Il Significato dello "Spezzare il Pane" nella Tradizione Cristiana

"Spezzare il pane": un'espressione molto suggestiva nella sua semplicità, che allude al gesto che si compie quando ci si nutre, poiché il pane, quando viene consumato, dev'essere spezzato. Allude però anche al gesto tipico del condividere: si spezza un pane affinché ognuno ne possa ricevere un pezzo. Nella tradizione cristiana, questo gesto assume un significato profondo e molteplice, radicato negli insegnamenti biblici e nella pratica delle prime comunità.

Rappresentazione simbolica dell'Eucaristia con pane e vino

L'Eucaristia: Nutrimento e Comunione

Nel passo degli Atti degli Apostoli, che descrive la vita della prima comunità cristiana di Gerusalemme, questa formula viene utilizzata per indicare il gesto tipicamente cristiano della celebrazione dell'Eucaristia, un rito che i discepoli di Gesù compivano nelle case. Nell'ultima cena, infatti, Gesù aveva preso il pane non lievitato tipico della cena pasquale e lo aveva spezzato affinché ognuno dei dodici seduti a tavola con lui potesse riceverne un pezzo e cibarsene. Qui ritroviamo il duplice significato di nutrimento e comunione.

Ci si nutre di Cristo stesso, entrando personalmente in comunione con lui a partire dal segreto della propria interiorità; ci si ritrova profondamente e misteriosamente uniti gli uni con gli altri partecipando insieme della sua stessa vita. "Chi mangia di me vivrà per me" aveva spiegato Gesù ai discepoli nella sinagoga di Cafarnao. E sempre a loro, riuniti a tavola, prima aveva raccomandato: "Rimanete in me; rimanete nel mio amore".

L'Eucaristia non è solo la parola di Gesù "Questo è il mio corpo", ma anche il gesto più importante che lui ha fatto: "prese il pane e lo spezzò". L'Eucaristia non è solo pane, ma pane spezzato e condiviso. Come aveva fatto innumerevoli volte a tavola con i suoi discepoli, anche alla vigilia della sua passione Gesù segue il rituale ebraico e, spezzando il pane per condividerlo con i commensali, fa interamente suo il significato del rito ma, al tempo stesso, lo arricchisce ulteriormente: "Prese il pane e recitò la benedizione, lo spezzò e lo diede loro dicendo: Prendete, questo è il mio corpo". Gesù ha espresso il mistero della sua vita prendendo tra le mani il pane e facendo con esso un gesto colmo di senso: lo ha spezzato e lo ha distribuito perché fosse mangiato.

Allo stesso modo ha preso il calice di vino e lo ha dato perché tutti bevessero, e in questo modo è diventato l'uomo nuovo: "Nessuno vive per sé stesso e nessuno muore per sé stesso" (Rm 14,7). La Chiesa, che ininterrottamente deve nascere dal Vangelo, riconosce in questi gesti dell'uomo di Nazaret il mistero della sua stessa vita, perché neppure la Chiesa vive per se stessa e muore per se stessa. Spezziamo il pane e lo condividiamo insieme, così l'unico calice di vino, e attraverso questi gesti facciamo memoria di Gesù Cristo, secondo il comando che ha lasciato. Gesù spezza il pane e in quel gesto vede racchiuso il senso dell'intera sua vita e della sua imminente morte.

La Frazione del Pane come Rito Eucaristico

Da quando Gesù lo ha compiuto nell'Ultima cena, insieme alle parole da lui pronunciate, la frazione del pane non è solo il rito ebraico della condivisione con i commensali, ma è anche il gesto attraverso il quale fare memoria del sacrificio di comunione di Cristo che, stipulando la Nuova Alleanza nel suo corpo messo a morte e nel suo sangue versato, crea la comunione della sua comunità e fa di essa un unico corpo, il suo corpo. È dall'Ultima cena che la frazione del pane diventa un rito eucaristico e da allora i discepoli di Cristo spezzano il pane per fare memoria di lui.

Nel giorno del Signore si identificano, si riconoscono e si confessano "riuniti per spezzare il pane" (At 20,7). "Spezzare il pane" è il nome con il quale la chiesa apostolica designava quella che oggi chiamiamo con il termine "Messa". "Pane spezzato" è il nome più antico dell'Eucaristia che oggi chiamiamo "ostia". È il significato del gesto che l'apostolo Paolo trasmette alla comunità cristiana di Corinto, dove l'espressione "spezzare il pane" designa l'Eucaristia: "Il pane che noi spezziamo non è forse comunione con il corpo di Cristo? Poiché c'è un solo pane, noi, pur essendo molti, siamo un solo corpo, dato che tutti partecipiamo a un solo pane" (1Cor 10,16-17). È insufficiente affermare che l'Eucaristia è pane. No, l'Eucaristia è pane spezzato!

La Comunità Cristiana Primitiva e lo Spezzare il Pane

Illustrazione della prima comunità cristiana che spezza il pane nelle case

Il terzo pilastro portante di ogni comunità cristiana, ricorda l'Arcivescovo Angelo Scola, è la celebrazione dell'Eucaristia e, più in generale, la celebrazione dei Sacramenti. Questo celebrare liturgico è inseparabile dalla preghiera, perché introduce nel segreto di una presenza redentrice e apre il cuore all'adozione. Quella che possiamo chiamare "l'economia sacramentale" consente al Cristo risorto di essere nostro contemporaneo e a noi di vivere "in lui e per lui". Non solo, dunque, averlo di fronte come un modello, ma condividere il suo modo di sentire e di pensare, soprattutto il suo modo di amare. Realtà che ci sovrastano ma che insieme ci consolano.

Negli Atti degli apostoli si legge: "Erano perseveranti nell'insegnamento degli apostoli e nella comunione, nello spezzare il pane e nelle preghiere. Un senso di timore era in tutti, e prodigi e segni avvenivano per opera degli apostoli. Tutti i credenti stavano insieme e avevano ogni cosa in comune; vendevano le loro proprietà e sostanze e le dividevano con tutti, secondo il bisogno di ciascuno. Ogni giorno erano perseveranti insieme nel tempio e, spezzando il pane nelle case, prendevano cibo con letizia e semplicità di cuore, lodando Dio e godendo il favore di tutto il popolo." (At 2,42-47)

In questo piccolo quadro l'evangelista Luca presenta la Chiesa nascente e la disegna quasi ispirandosi al presepe di Betlemme. C'è un filo rosso che, attraversando il racconto del terzo vangelo dalla mangiatoia giunge alla mensa domestica attorno alla quale si spezza il pane e si prende cibo con animo gioioso. Con brevi pennellate si descrive il clima familiare che si respirava nella comunità cristiana delle origini composta da piccoli gruppi di persone che si riunivano nei cenacoli domestici. Gli apostoli sono il principio di comunione nella Chiesa fondata sulla carità, attinta dall'ascolto della Parola e dalla celebrazione dell'Eucaristia.

Il ministero apostolico si declina nella predicazione del Vangelo e nelle azioni nelle quali si dispiega la potenza santificatrice dello Spirito Santo che sana, perdona e libera. La vita cristiana, come quella di ogni famiglia, è fatta di gesti ripetuti che diventano buone abitudini. La forza vitale della Chiesa sta nel mantenere vive la virtù dell'ascolto e della condivisione.

I Discepoli di Emmaus: Il Riconoscimento nel Pane Spezzato

Dipinto della Cena di Emmaus (ad esempio di Velázquez o Caravaggio)

Uno degli episodi più significativi che illuminano il senso dello "spezzare il pane" è quello dei discepoli di Emmaus, narrato dall'evangelista Luca (24,13-35). Questo incontro del Cristo risorto con Cleopa e con un altro seguace anonimo di Gesù è descritto in due quadri consequenziali.

In questo racconto, dopo la morte di Gesù, due discepoli si trovano in cammino sulla strada che da Gerusalemme conduce verso il vicino villaggio di Emmaus. Per quasi tre anni erano stati insieme a Gesù, avevano ascoltato i suoi discorsi e visto i suoi miracoli. Ma l'avevano veramente conosciuto? L'avevano veramente compreso? Evidentemente no, poiché erano amareggiati, delusi e volevano tornare dalle loro famiglie. Camminavano tristi lungo la strada e davano sfogo al loro dolore e alla loro delusione. Quando Gesù si unì a loro, i loro occhi erano chiusi e non furono in grado di riconoscerlo, nonostante Gesù spiegasse loro il senso delle Scritture.

La narrazione è la seguente:

Ed ecco, in quello stesso giorno [il primo della settimana] due dei [discepoli] erano in cammino per un villaggio di nome Èmmaus, distante circa undici chilometri da Gerusalemme, e conversavano tra loro di tutto quello che era accaduto. Mentre conversavano e discutevano insieme, Gesù in persona si avvicinò e camminava con loro. Ma i loro occhi erano impediti a riconoscerlo. Ed egli disse loro: «Che cosa sono questi discorsi che state facendo tra voi lungo il cammino?». Si fermarono, col volto triste; uno di loro, di nome Clèopa, gli rispose: «Solo tu sei forestiero a Gerusalemme! Non sai ciò che vi è accaduto in questi giorni?». Domandò loro: «Che cosa?». Gli risposero: «Ciò che riguarda Gesù, il Nazareno, che fu profeta potente in opere e in parole, davanti a Dio e a tutto il popolo; come i capi dei sacerdoti e le nostre autorità lo hanno consegnato per farlo condannare a morte e lo hanno crocifisso. Noi speravamo che egli fosse colui che avrebbe liberato Israele; con tutto ciò, sono passati tre giorni da quando queste cose sono accadute. Ma alcune donne, delle nostre, ci hanno sconvolti; si sono recate al mattino alla tomba e, non avendo trovato il suo corpo, sono venute a dirci di aver avuto anche una visione di angeli, i quali affermano che egli è vivo. Alcuni dei nostri sono andati alla tomba e hanno trovato come avevano detto le donne, ma lui non l'hanno visto». Disse loro: «Stolti e lenti di cuore a credere in tutto ciò che hanno detto i profeti! Non bisognava che il Cristo patisse queste sofferenze per entrare nella sua gloria?». E, cominciando da Mosè e da tutti i profeti, spiegò loro in tutte le Scritture ciò che si riferiva a lui.

Quando furono vicini al villaggio dove erano diretti, egli fece come se dovesse andare più lontano. Ma essi insistettero: «Resta con noi, perché si fa sera e il giorno è ormai al tramonto». Egli entrò per rimanere con loro. Quando fu a tavola con loro, prese il pane, recitò la benedizione, lo spezzò e lo diede loro. Allora si aprirono loro gli occhi e lo riconobbero. Ma egli sparì dalla loro vista. Ed essi dissero l'un l'altro: «Non ardeva forse in noi il nostro cuore mentre egli conversava con noi lungo la via, quando ci spiegava le Scritture?». Partirono senza indugio e fecero ritorno a Gerusalemme, dove trovarono riuniti gli Undici e gli altri che erano con loro, i quali dicevano: «Davvero il Signore è risorto ed è apparso a Simone!». Ed essi narravano ciò che era accaduto lungo la via e come l'avevano riconosciuto nello spezzare il pane.

Solo quando furono a tavola e Gesù spezzò il pane, subito si aprirono loro gli occhi e lo riconobbero. La frase "prese il pane, recitò la benedizione, lo spezzò e lo diede loro" (Luca 24,30) echeggia i gesti compiuti da Gesù nella sua Ultima Cena (Luca 22,19). È, quindi, l'Eucaristia l'atto dello svelamento del Cristo risorto agli occhi del credente. Non basta l'esperienza fisica dell'ascolto per riconoscerlo nella sua realtà più intima, ma è necessaria una via superiore di conoscenza, quella della fede, che permette l'incontro pieno sotto il segno del pane spezzato.

È per questo che la formula "spezzare il pane" (in greco klásis tou ártou) diverrà quasi "tecnica" per indicare l'Eucaristia. Lo stesso evangelista Luca, quando delinea negli Atti degli apostoli le quattro colonne ideali che reggono la comunità cristiana di Gerusalemme, non esita a collocarvi anche questo rito fondamentale della Chiesa: "Erano perseveranti nell'insegnamento degli apostoli, nella comunione fraterna, nello spezzare il pane (klásis tou ártou) e nelle preghiere" (At 2,42). Poco dopo (At 2,46), si ricorda che questa celebrazione avveniva all'interno delle abitazioni dove si radunavano i primi cristiani: "Erano perseveranti insieme nel tempio e spezzavano il pane nelle case", e ciò aveva luogo all'interno di un banchetto comunitario ("prendevano cibo con letizia e semplicità di cuore"). Questo atto è rievocato altrove nel secondo scritto di Luca. Ad esempio, a Troade, alla presenza di san Paolo e dello stesso Luca, si nota: "Il primo giorno della settimana ci eravamo riuniti a spezzare il pane" (At 20,7). Similmente, dopo una terribile tempesta nel Mediterraneo e prima di approdare a Malta, Paolo sulla nave "prese un pane, rese grazie a Dio davanti a tutti e lo spezzò cominciando a mangiarlo" (At 27,35).

Il Pane: Dono e Responsabilità

Dove si trovano i discepoli a spezzare il pane? Quando? Dobbiamo andare all'esperienza del popolo ebraico quando nel deserto sperimenta la mancanza di pane. Subito la crisi del pane diventa crisi di fede. Dinnanzi alla carenza di pane il popolo vorrebbe un miracolo, ma quello che accade è un fenomeno del tutto naturale che si verifica nella penisola del Sinai. Mosè dice: "questo è il pane che il Signore vi ha dato" (Es 16,15), nel senso che è un dono. È il pane del cielo che anche il salmo ci ha ricordato (Sal 104) nel senso che è un dono di Dio.

In secondo luogo, dice Mosè, non bisogna accaparrare pane, quello che Dio dona basta alle esigenze di tutti, chi ne ha bisogno di molto, ne prende molto, chi ha bisogno di meno, ne prende meno… ma basta prenderne ogni giorno la razione di un giorno (Es 16,4)! Qui si dice una cosa dal potenziale straordinario: il pane non è merce. Il pane è un dono, ma anche una responsabilità. Perché se continui nella logica dell'accumulo non fai altro che alimentare ingiustizie e guerre.

Ecco perché il gesto con cui Gesù viene ricordato dai suoi primi compagni non è tanto la descrizione del moltiplicarsi dei cinque pani e dei due pesci, ma nell'atto di spezzare il pane. Altro che essere identificati per quelli che vanno a Messa o moltiplicano i segni di croce… i discepoli sono coloro che spezzano il pane e lo condividono. Chiediamoci allora, in un mondo dove sono milioni le persone che ancora muoiono di fame e dove una su tre è sovralimentata, obesa e morirà per aver mangiato troppo, cosa fanno le nostre mani oggi?

Persone che condividono il pane come simbolo di solidarietà

Riconoscere Gesù Oggi nello Spezzare il Pane

Riconoscere Gesù Cristo significa anche che deve essere possibile riconoscere noi cristiani dal gesto di spezzare il pane, vale a dire dal gesto di condividere e di donare. Non a caso si dice dei primi cristiani: "Tutti i credenti stavano insieme e avevano ogni cosa in comune" (At 2,44).

Possiamo riconoscere Gesù nello spezzare il pane, nella celebrazione del pasto eucaristico. Nell'Eucaristia possiamo riconoscerlo, riconoscere chi egli sia e che cosa faccia per noi. La celebrazione dell'Eucaristia è il centro e il culmine della vita cristiana ed ecclesiale [33]. Il calo numerico di coloro che partecipano all'Eucaristia domenicale è quindi un segnale che dovrebbe far suonare tutti i nostri campanelli di allarme interiori. È segno di una diminuzione della fede, di un raffreddamento dell'amore.

Anche a noi oggi Gesù sembra essere spesso lontano, potremmo dire assente; anche per noi oggi egli è spesso come morto. Anche noi oggi, come i discepoli di Emmaus, siamo spesso così presi da noi stessi, dai nostri problemi, dai nostri progetti e dalle nostre aspettative, dalle nostre preoccupazioni e anche dalle nostre delusioni, che nella nostra mente non c'è più spazio per ciò che nella vita conta veramente. La nostra quotidianità ci tiene sotto sequestro, a tal punto che non può più essere domenica. Gesù allora non è più presente, e noi restiamo soli con le nostre domande.

Riconoscere Gesù nello spezzare il pane significa anche che deve essere possibile riconoscere noi cristiani dal gesto di spezzare il pane, vale a dire dal gesto di condividere e di donare. Possiamo condividere il pane eucaristico soltanto se condividiamo anche il pane quotidiano. In una descrizione dello stile di vita dei primi cristiani si dice: "Amano tutti e da tutti sono perseguitati [...]. Sono poveri e arricchiscono molti; mancano di tutto e di tutto abbondano" [34].

Fare di se stessi e della propria vita un dono è un messaggio che oggi ai più suona inconsueto. Dobbiamo lasciarci ispirare e motivare dal gesto di Gesù che spezza il pane. Dobbiamo imparare di nuovo a condividere, a dare e a donare. Abbiamo bisogno di una nuova cultura dell'attenzione agli altri, della solidarietà, della condivisione e della misericordia. Per la nostra società è una questione di riuscire a restare umani; allo stesso modo è una questione di credibilità del nostro essere cristiani.

Riconoscere Gesù Cristo nell'Eucaristia domenicale, essere riconoscibili come cristiani nell'atteggiamento eucaristico, deve essere la nostra soluzione. Allora anche noi, come la prima comunità, potremo spezzare il pane con letizia (At 2,46).

Riflessioni e Implicazioni Pratiche

Gli Atti degli apostoli raccontano, a proposito della comunità originaria di Gerusalemme, che i primi cristiani si riunivano regolarmente per spezzare insieme il pane (At 2,46). Dall'epoca della Chiesa delle origini possediamo molte testimonianze che mostrano come l'Eucaristia domenicale fosse una caratteristica che distingueva i cristiani [28]. Il vescovo e martire Ignazio d'Antiochia diceva che essere cristiano significa vivere secondo la domenica [29]. Ci sono testimonianze di non-cristiani che attestano come i cristiani si riconoscessero dal fatto di riunirsi di domenica [30]. Durante la persecuzione di Diocleziano i martiri di Abitina risposero ai loro accusatori: «È senza alcun timore che abbiamo celebrato la cena del Signore, perché non la si può tralasciare; è la nostra legge [...]. Noi non possiamo stare senza la cena del Signore» [31].

I primi cristiani del tempo delle persecuzioni avevano compreso che l'Eucaristia domenicale apparteneva alla loro identità. Essa è la fonte della loro vita. Nell'Eucaristia, infatti, si riattualizza ciò che disse e fece Gesù nell'Ultima Cena, quando diede il pane ai suoi discepoli dicendo: «Questo è il corpo, che è per voi» (1 Cor 11,24; Lc 22,20). «Questo è il mio sangue dell'alleanza, che è versato per molti» (Mc 14,24; Mt 26,28). Con queste parole Gesù ha voluto dire: questo sono io, io che offro e dono me stesso per voi e per tutti. In questi doni del pane e del vino io sono presente per voi; in essi mi dono a voi. Sotto queste sembianze io sono in mezzo a voi. In questi segni del pane e del vino potete riconoscermi e potete riconoscere chi io sia e quanto sia grande il mio amore per voi. Infatti, nella frazione del pane e nella condivisione del vino si manifesta chi io sia per voi: colui che è solidale con voi, che condivide se stesso con voi e che si dona a voi. Così Gesù stesso risponde alla nostra domanda su come possiamo riconoscerlo e sperimentarlo, su come possiamo incontrarlo. È la stessa risposta che hanno ricevuto i discepoli di Emmaus.

La preghiera è l'anima della vita cristiana perché attraverso di essa accogliamo lo Spirito Santo che fa di noi un solo corpo e un solo spirito. La concordia e l'unanimità sono un dono dello Spirito che soffia nella Chiesa e fa di essa il pane che Dio spezza per tutta l'umanità bisognosa di amore e di gioia. La comunità cristiana, quanto più si fa povera per i poveri, tanto più diventa trasparenza del Dio degli umili e luce per chi è nelle tenebre del peccato e gioia per coloro che sono nella tristezza.

Signore Gesù, che hai voluto la Chiesa come segno vivo della tua presenza nel mondo, fa che coltiviamo le stesse virtù che hanno resa santa la tua famiglia di Nazaret e unite le comunità cristiane degli inizi. Effondi il tuo Spirito sopra di noi perché il fuoco della carità bruci il peccato che inquina i rapporti fraterni, purifichi il nostro cuore per aprirlo sempre di più ad accogliere il dono della Parola di vita e di coloro che hanno bisogno del nostro aiuto, alimenti la speranza della concordia e della comunione. Rendici partecipi della tua missione insegnando a predicare il vangelo con la benedizione della tenerezza e dell'amabilità.

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