Origini e Denominazione
La Settanta (LXX), nota anche come Bibbia alessandrina, è la prima versione in greco della Bibbia. Fu compiuta ad Alessandria d’Egitto per le comunità ebraiche lì residenti che non comprendevano più la lingua dei padri, l’ebraico.
La denominazione "Settanta" deriva dalla Lettera di Aristea a Filocrate (datata circa 200 a.C.), secondo la quale questa traduzione sarebbe stata opera di 72 scribi. Questi studiosi furono fatti venire da Gerusalemme su richiesta del re Tolomeo II Filadelfo (285-247 a.C.). La tradizione narra che, ritiratisi nell’isola di Faro, presso Alessandria, in 72 giorni avrebbero tradotto la Torah (il nostro Pentateuco).
Tuttavia, i dati presenti nella Lettera di Aristea sono considerati leggendari e mostrano un chiaro intento celebrativo della traduzione greca della Bibbia. Filone Alessandrino, nel suo De Vita Mosis, arricchì la leggenda aggiungendo che questi traduttori, pur avendo lavorato in celle separate, produssero settantadue traduzioni perfettamente uguali.

Cronologia e Nascita non Unitaria
Oggi, riguardo a questa versione, si può affermare con certezza che l’inizio della traduzione risale alla metà del III secolo a.C. e che il termine dei lavori va collocato intorno all’anno 100 a.C. Non si tratta quindi di un lavoro unitario svolto in una sola volta da un unico studioso o gruppo di studiosi, ma della somma di singole traduzioni fatte da persone diverse nell’arco di un secolo e mezzo.
Iniziata nella prima metà del III secolo a.C., la LXX comprendeva originariamente solo la Tôrah, ovvero il Pentateuco. A questa traduzione in greco del Pentateuco si aggiunsero in seguito anche gli altri libri della Bibbia, corrispondenti al nostro Antico Testamento.
Caratteristiche e Contenuto
L’importanza della Settanta è dovuta al fatto che deriva da manoscritti anteriori al lavoro di unificazione del testo ebraico operato nel I secolo d.C. dai Sopherim. Questo la rende una testimonianza preziosa per la ricostruzione del testo ebraico più antico.
La Settanta, che per la prima volta vide comunità giudaiche d'Egitto tradurre i 24 libri della Bibbia ebraica in greco, a questi aggiunse dei nuovi scritti composti direttamente in greco. Essa include sette libri non presenti nella Bibbia ebraica (il TaNaK), oltre ad alcuni brani aggiuntivi di Ester e Daniele:
- Tobia
- Giuditta
- 1 Maccabei
- 2 Maccabei
- Baruch
- Siracide
- Sapienza
I traduttori della Settanta si spinsero anche a rivedere l’organizzazione interna del piano della Bibbia, collocando in prima posizione il Pentateuco e i libri storici, poi le fonti sapienziali e poetiche, infine i testi profetici.
La Settanta è più di una semplice traduzione del testo ebraico: è il risultato di un lavoro intellettuale per rileggere il testo ebraico con nuove categorie greche. Lo sforzo della traduzione supera il semplice bisogno di abbattere le barriere linguistiche per adattare il testo della Bibbia ad altre culture e spazi geografici. La traduzione in lingua greca della Bibbia ebraica diede ai testi la propria coloritura, aprendo a sfumature nei testi di partenza, introducendo varianti e innovazioni proprie dell’Occidente, che in alcuni casi sarebbero state preziose per gli sviluppi cristiani.
La Settanta tra Ebrei e Cristiani
La Settanta divenne la Bibbia utilizzata dagli ebrei che parlavano greco. Con la formazione delle chiese ellenistiche ad Antiochia di Siria e in altre città del Mediterraneo ad opera di Paolo, divenne anche la Bibbia dei cristiani di lingua greca, e quella degli autori del Nuovo Testamento, scritto in greco, la lingua internazionale dell’epoca.
Proprio per questo, con il passar del tempo, la Settanta cominciò a essere invisa agli ebrei. I cristiani argomentavano le loro dottrine sulla base della Settanta, mentre i rabbini si irrigidirono sul testo ebraico, che secondo loro era stato falsificato dalla traduzione greca. Gli ebrei, tuttavia, non potevano rinunciare del tutto a una versione in greco e nel II secolo d.C. diedero vita a nuove traduzioni.
Aquila (circa 140 d.C.), Simmaco (circa 180 d.C.) e Teodozione (circa 200 d.C.) realizzarono nuove traduzioni finalizzate a riprodurre fedelmente in greco il testo ebraico fissato dai Sopherim. Queste nuove traduzioni esercitarono un forte influsso nella trascrizione della Settanta stessa.
Edizioni Critiche e Revisioni Storiche
Per ripristinare il testo originale della Settanta, Origene († 254 d.C.) allestì in 50 volumi una colossale edizione della Bibbia, l’Esapla. In quest'opera, su sei colonne affiancate, presentava:
- Il testo ebraico
- La traslitterazione dell’ebraico con lettere greche
- La versione di Aquila
- La versione di Simmaco
- La Settanta
- La versione di Teodozione
Per alcuni passi della Bibbia, Origene aggiunse persino una settima e un'ottava colonna con altre versioni greche.

Intorno al 300 d.C., Luciano di Antiochia curò una nuova revisione che si diffuse ampiamente nella zona di Antiochia. Questo testo si ritrova nelle citazioni dei Padri antiocheni, come Giovanni Crisostomo e Teodoreto di Ciro.
Manoscritti Famosi
La Bibbia dei Settanta è la versione greca più importante dell’Antico Testamento, ed è riportata in manoscritti antichi e famosi, tra cui i più celebri sono il Codice Vaticano, il Codice Sinaitico e il Codice Alessandrino.

Il Declino in Occidente e l'Ascesa della Vulgata
Nei secoli successivi, furono le versioni latine, e in particolare la grande Vulgata geronimiana, a eclissare la Settanta nell'Occidente latino. Intorno all’anno 400 d.C., la Chiesa d’Occidente, di lingua latina, si trovò ad affrontare un problema: la Bibbia utilizzata, sia per la liturgia sia per lo studio, era un testo latino tradotto dal greco (la cosiddetta Vetus Latina), che presentava vari errori di traduzione.
Questo creò la necessità di un intervento. Mentre per il Nuovo Testamento si trattava solo di adottare un buon manoscritto greco, per l’Antico Testamento la questione era più complessa, poiché il testo latino in uso era tradotto dal greco, il quale a sua volta era stato tradotto dall’ebraico. Si pose la domanda se non fosse meglio risalire direttamente alla fonte ebraica.
Due padri della Chiesa latina, entrambi venerati poi come santi, Girolamo e Agostino, presero posizioni opposte. Girolamo sosteneva che il testo ebraico dovesse essere preferito perché più antico e, essendo scritto nella lingua originale, era il solo ispirato. Agostino difese invece il testo greco, argomentando che aveva permesso alla Parola di Dio di essere accolta nel mondo pagano e apparteneva quindi alla storia della salvezza, diversamente dal testo ebraico.
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Rilevanza Attuale e Studi Moderni
Oggi la LXX rimane utilizzata nella liturgia dalle Chiese ortodosse di lingua greca. L'interesse scientifico per quest’opera è aumentato progressivamente dalla seconda metà del XX secolo, mentre sino ad allora era considerata principalmente solo come un testimone per la ricostruzione del testo ebraico più antico.
Gli studi moderni si interrogano sull'ambiente alessandrino che diede vita a questa versione, sul valore storico della Lettera di Aristea e sul tipo di comunità giudaiche che il suo vocabolario presuppone in Egitto e ad Alessandria.
Il fiorire degli studi sulla lingua di questa traduzione è notevole. Ne è testimonianza l'annuncio dell’edizione in quattro volumi di un nuovo lessico della LXX: l'Historical and Theological Lexicon of Septuagint (Mohr Siebeck, Tübingen), un'impresa che vede la collaborazione di oltre 120 autori da tutto il mondo.
Proporre oggi in italiano la traduzione della Bibbia greca dei Settanta non ha solo un intento filologico, ma esprime la volontà di far conoscere un testo che può gettare nuova luce sulla nostra stessa cultura cristiana contemporanea.