Rendere grazie e omaggiare è uno dei doveri morali più sentiti dai cristiani, nei riguardi di Dio Padre Creatore. Non importa quando lo si fa o il come: c'è chi prega recitando preghiere, chi prega cantando, chi va in pellegrinaggio o in ritiro spirituale. La preghiera è una modalità diretta per entrare in relazione con il sacro, è il momento in cui una persona “parla a Dio” e contemporaneamente “ascolta Dio”.

La preghiera come relazione e dialogo
Papa Francesco, nel suo ciclo di catechesi dedicato alla preghiera, definisce quest'ultima come una relazione, un dialogo, un “incontro tra l’io e il Tu”. La preghiera è il respiro della fede, un grido che esce dal cuore di chi crede e si affida a Dio. Essa nasce nel segreto di noi stessi, in quel luogo interiore che spesso gli autori spirituali chiamano cuore.
Questa ricerca del “Tu” non è un calcolo matematico, ma un percorso umano che spesso procede a tentoni. Come ricorda il Pontefice, la preghiera è uno slancio che va oltre noi stessi, un’invocazione che nasce dall'intimo perché avverte la nostalgia di un incontro. Questa nostalgia è più di un bisogno: è una strada.
Le diverse forme della preghiera
La preghiera può essere vocale o mentale, parlata o cantata, personale o comunitaria, libera o liturgica. Ogni forma di preghiera cristiana poggia sulla base di fede sintetizzata nel Credo Apostolico. Tra le varie modalità, troviamo:
- Invocazione: chiedere aiuto o una grazia per sé stessi.
- Intercessione: pregare per gli altri, costruendo un ponte tra l'uomo e Dio.
- Lode e Ringraziamento: esaltare la grandezza di Dio e riconoscere i benefici ricevuti.
- Contemplazione: stare in silenzio davanti a Dio, lasciando che le parole diventino preghiera.

Pregare con il cuore: l'insegnamento dei Santi
Il peggior servizio che si possa rendere a Dio è pregare stancamente, in maniera abitudinaria, come i pappagalli. La preghiera deve interessare tutte le dimensioni che caratterizzano l’umano: spirito, anima e corpo. Solo in questo modo si riesce a vivere una preghiera integrale.
Se senti che pregare e ringraziare Dio non è abbastanza per dimostrare il tuo amore e la tua fede, prova con qualche piccolo gesto di carità verso gli altri. Come ricordava Madre Teresa di Calcutta, nel nostro piccolo, ognuno di noi, con un piccolo gesto, può fare grandi cose. La preghiera porta alla carità e la carità, se è reale, ti porta a pregare per colui al quale fai del bene.
La preghiera nell'ora della prova
Pregare non significa essere illusi, ma sapere che, anche se tante questioni della vita rimangono insolute, Dio ha un cuore di Padre e ascolta le nostre grida. La preghiera ci dà nobiltà e assicura la relazione con Dio, che è il vero Compagno di cammino dell'uomo in mezzo alle mille traversie della vita.
L'esempio di Abramo, che si fida della Parola di Dio, o di Mosè, che intercede per il suo popolo, ci insegna che la preghiera è un filo rosso che dà unità a tutto ciò che accade. Anche nei momenti più tristi e bui, non bisogna nascondersi dal Signore: bisogna correre dritti alla Sua presenza e piangere il proprio dolore davanti a Lui.
La biografia di una parola | Un miracolo ogni giorno.
Consigli pratici per una vita di preghiera
Per chi desidera approfondire la propria vita spirituale, ecco alcuni suggerimenti:
- Il silenzio: Bisogna fare silenzio per riempirsi della Parola di Dio e lasciarla decantare.
- La costanza: Trovare ogni giorno alcuni minuti per cercare il Signore trasformerà piano piano la vita.
- Il nome di Gesù: Ripetere il nome di Cristo, come faceva il pellegrino russo, aiuta a mantenere la comunione con Dio in ogni circostanza.
- L'abbandono: La preghiera di Gesù è abbandonarsi nelle mani del Padre, dicendo: “Padre, si faccia la tua volontà”.
Ricordate sempre le parole di Gesù nel Vangelo di Matteo: “Chiedete e vi sarà dato; cercate e troverete; bussate e vi sarà aperto”. La preghiera non è un lavoro, ma un piacere, un incontro con il Padre che ci attende con infinita misericordia.
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