Cherubini, Ezechiele e il Significato Biblico

I cherubini sono figure enigmatiche e potenti che appaiono in diversi contesti all'interno della Bibbia, suscitando interrogativi sul loro aspetto, la loro funzione e il loro significato. La loro presenza attraversa momenti cruciali della storia biblica, dalla Genesi alle visioni profetiche di Ezechiele, agendo come custodi, veicoli della gloria divina e simboli complessi della maestà e del giudizio di Dio.

I Cherubini nella Torah: Custodi e Simboli Divini

Le prime menzioni dei cherubini nella Bibbia ne evidenziano il ruolo di guardiani. Nel libro dell'Esodo, Dio comanda: “E farai due cherubini d’oro. […] I cherubini avranno le ali spiegate in alto, per coprire il coperchio [dell’Arca] con le loro ali. Saranno rivolti l’uno verso l’altro, e le facce dei cherubini saranno volte verso il coperchio.” Questi due cherubini erano posizionati sulla Kapporet (il propiziatorio), la parte superiore dell'Arca dell'Alleanza, l'oggetto più sacro e misterioso tra quelli costruiti dagli Israeliti nel deserto. Erano scolpiti a martello, integrati con la Kapporet alle sue due estremità, e simboleggiavano la presenza divina sopra di essa.

Un'altra apparizione significativa si trova all’inizio della Genesi, dopo la cacciata dell’umanità dal giardino dell’Eden. Si legge che Dio “pose i keruvim (cherubini) e la spada fiammeggiante che si volgeva intorno per custodire la via dell’albero della vita” (Genesi 3:24). Questo li stabilisce fin da subito come custodi di luoghi sacri e della santità divina.

illustrazione dei cherubini a guardia dell'Eden con una spada fiammeggiante

Aspetto e Interpretazioni Storiche

Il loro aspetto preciso è stato oggetto di molte discussioni. Ciò si deduce da versi come 1 Re 6:29, secondo cui le pareti del Tempio a Gerusalemme erano decorate con immagini di “cherubini, palme e fiori.” Una celebre opinione riportata nel Talmud sostiene che i keruvim avessero le sembianze di bambini (Chagigah 13b). L’interpretazione più vicina al testo biblico sembra essere però quella di Rabbi Joseph Bekhor Shor (XII secolo), che identifica i keruvim con “angeli dalla forma di buoi.”

L’archeologia ha avvalorato questa ipotesi portando alla luce imponenti sculture di buoi e leoni alati con volti umani, che in Assiria e a Babilonia erano spesso collocate all’ingresso dei templi. La questione se i cherubini della Torah siano imparentati con questi colossali guardiani dei santuari è possibile. Un esempio particolarmente rilevante si trova in un bassorilievo raffigurante l’accampamento del faraone Ramses II (probabilmente il Faraone dell’Esodo) durante la sua campagna militare contro gli Ittiti. Nel suo libro Ani Maamin, il Prof. Joshua Berman afferma che il Tabernacolo degli Israeliti si presenta come una versione “purificata” di questa immagine idolatrica, con l’autorità incontrastata del Dio unico che sostituisce quella di Ramses.

Il Trono Vuoto e lo Sgabello di Dio

A conferma del ruolo divino dei cherubini, si deve ricordare che la Bibbia si riferisce in varie occasioni a Dio come a “Colui che siede sui cherubini” (1 Sam. 4:4; 2 Re 19:15; Isaia 37:16). Nel caso del Tabernacolo, si ha però un trono vuoto, su cui non è posta alcuna immagine. Mentre in Egitto e in Mesopotamia i guardiani alati dei templi e dei troni regali erano esseri divini, lo stesso non può dirsi dei keruvim delle Scritture, che non sono adorati ma servono il Dio unico.

In alcuni passi biblici, l’Arca è perciò chiamata metaforicamente “Lo sgabello dei piedi di Dio” (Salmi 99:5; Salmi 132:7; 1 Cronache 28:2). Tale associazione simbolica permette di comprendere il vero motivo per cui le Tavole dei Dieci Comandamenti erano custodite proprio all’interno nell’Arca, invece che essere esposte pubblicamente. Nel corso dell’ultimo secolo, gli archeologi hanno scoperto infatti l’esistenza di un’usanza diffusa nel Medio Oriente antico, che consisteva nel deporre ai piedi delle statue delle divinità i testi dei trattati di alleanza fra i re di diverse nazioni. Nel Santuario edificato dagli Israeliti, invece, non esisteva alcuna statua che raffigurasse il Dio Unico, ma soltanto un “trono vuoto,” costituito dalla Kapporet e dai cherubini, su cui la Presenza del Creatore del mondo risiedeva senza essere percepita dall’occhio umano, o si manifestava attraverso fenomeni impalpabili come la nuvola o la voce, proprio a dimostrazione del fatto che il Dio concepito dalla Torah non possiede alcuna natura corporea.

Cherubini e i Venti

Un indizio sulla loro natura è fornito dal re David, che nell’esaltare il Creatore che domina nei cieli associa i keruvim al vento: “Egli cavalcava sopra un cherubino e volava, appariva sulle ali del vento” (Salmi 18:10). In base a ciò, Umberto Cassuto, nel suo Commentario alla Genesi, interpreta i keruvim come personificazioni poetiche dei venti. L’idea secondo cui le nubi del cielo rappresentino il carro della Divinità era già presente nell’immaginario religioso dei Cananei, ma la Bibbia rielabora queste antiche credenze e le utilizza in chiave poetica per impartire insegnamenti coerenti con la concezione monoteistica. “Egli fa delle nubi il suo carro e cammina sulle ali del vento.” Queste immagini poetiche e metaforiche esaltano la sovranità di Dio sulla natura e costituiscono il fondamento del simbolismo dell’Arca e dei cherubini d’oro.

È interessante notare che, secondo alcune fonti della mistica ebraica, l’Arca dell’Alleanza e la Kapporet rappresentano rispettivamente la terra e il cielo, un’affermazione che trova una sorprendente corrispondenza nelle parole del Profeta Isaia: “Così dice il Signore: «Il cielo è il mio trono e la terra è lo sgabello dei miei piedi.»” (Isaia 66:1). In base a questo insegnamento, l’Arca (lo “sgabello”) appare quindi come un elemento di un microcosmo, e rinvia ad una realtà superiore e ad una verità più grande. Se da un lato essa trasmette l’idea della Presenza di Dio in mezzo al Suo popolo, dall’altro ricorda anche che l’esistenza del Creatore riempie l’intero universo e non è confinata ad alcun luogo, come dichiara il re Salomone: “Ma è proprio vero che Dio abita sulla terra?

La Visione di Ezechiele: Gloria Divina e Giudizio

Nel libro di Ezechiele (capitoli 1 e 10), i cherubini (keruvim, in ebraico) appaiono nelle visioni mistiche del Profeta come quattro figure angeliche che trasportano il trono di Dio su una nuvola circondata da bagliori incandescenti. Il profeta Ezechiele ci aveva osservato (Ezechiele 8:4) che quando era in visione a Gerusalemme vide la stessa apparizione della gloria di Dio che aveva visto lì presso il fiume Chebar; ora, in questo capitolo, egli ci dà un resoconto dell'apparizione lì, per quanto era necessario per chiarire due ulteriori indizi dell'imminente distruzione di Gerusalemme. Questa visione aveva lo scopo di ispirare un santo timore e terrore di Dio, e di riempire del suo timore.

Panoramica: Ezechiele 1-33

La Descrizione delle "Creature Viventi" e il Trono di Dio

Ezechiele descrisse “quelle che sembravano quattro creature viventi,” le quali avevano caratteristiche angeliche, umane e animali (Ezechiele 1:4, 5). In una visione successiva Ezechiele parlò di queste quattro creature viventi come di “cherubini,” potenti creature angeliche (Ezechiele 10:2). Ezechiele, cresciuto in una famiglia sacerdotale, sapeva che i cherubini hanno stretta relazione con la presenza di Dio e sono al suo servizio (1 Cron. 28:18; Salmi 80:1).

Queste creature viventi assomigliavano a “infuocati carboni ardenti.” I loro movimenti fulminei avevano “l’aspetto del lampo.” Le loro ali producevano un fragore simile al “suono di acque scroscianti,” e quando si muovevano sembrava di sentire “il tumulto di un esercito” (Ezec. 1:13, 14, 24-28). Ezechiele osservò che i cherubini emettevano un suono terribile con le loro ali (Ezechiele 10:5). La loro vibrazione, come delle corde degli strumenti musicali, formava una strana melodia. Questo rumore delle loro ali si udì fino al cortile esterno, al cortile del popolo, perché la voce del Signore, nei suoi giudizi, grida nella città.

Sopra il capo dei cherubini, sul firmamento, appariva come una pietra di zaffiro che somigliava nella forma a un trono (Ezechiele 10:1). Questo firmamento è il firmamento della sua potenza e della sua prospettiva, perché di là egli vede tutti i figli degli uomini. La natura divina trascende infinitamente la natura angelica, e Dio è al di sopra del capo dei cherubini, per quanto riguarda non solo la sua dignità al di sopra di loro, ma il suo dominio su di loro. I cherubini hanno grande potere, saggezza e influenza, ma sono tutti soggetti a Dio e a Cristo.

Egli è qui sul trono, o quello che aveva l'aspetto simile a un trono, ed era come una pietra di zaffiro, pura e scintillante. Egli è qui assistito da un glorioso corteo di santi angeli. Quando Dio entrò nel suo tempio, i cherubini stavano sul lato destro della casa (Ezechiele 10:3), come guardiani del principe, e sorvegliavano la porta del suo palazzo. L'aspetto della sua gloria è velato da una nuvola, eppure da quella nuvola sgorga uno splendore abbagliante. Nella casa e nel cortile interno c'era una nube e tenebre che li riempivano, eppure il cortile esterno era pieno dello splendore della gloria del Signore (Ezechiele 10:3-4). La sua giustizia è cospicua come i grandi monti, e il suo splendore riempie il cortile, ma i suoi giudizi sono un grande abisso, che non possiamo scandagliare, una nuvola attraverso la quale non possiamo vedere.

Le Quattro Facce e le Ruote (Ofanym)

Ezechiele vide che ogni cherubino aveva quattro facce: una d’uomo, una di leone, una di toro e una d’aquila (Ezechiele 1:6, 10). In Ezechiele 10:14, una delle facce è esplicitamente chiamata "faccia di cherubino", sostituendo il "bue" di Ezechiele 1:10. La visione di quelle quattro facce deve aver avuto un profondo effetto su Ezechiele, attirando la sua attenzione sull’incomparabile maestà e sull’eccelsa gloria di Geova. Ogni faccia raffigurava una creatura che richiama l’idea di maestà, forza e potenza. Il leone è un maestoso animale selvatico, il toro un imponente animale domestico, l’aquila un possente volatile e l’uomo il degno coronamento della creazione visibile, colui che ha autorità su tutte le altre creature che vivono sulla terra (Salmi 8:4-6).

Ezechiele notò che queste quattro possenti creature, rappresentate dalle quattro facce di ogni cherubino, erano tutte al di sotto del trono di Geova, il Sovrano Supremo. Questo illustra come Geova possa usare la sua creazione per adempiere il suo proposito. Le facce dei cherubini rappresentano qualità proprie di Geova stesso (Giob. 37:23; Sal. 99:4; Prov. 2:6; Mic. 7:18):

  • Giustizia: “ama la giustizia”, “non tratta nessuno con parzialità” (Sal. 37:28; Deut. 10:17).
  • Sapienza: “saggio di cuore”, ha provveduto un libro pieno di “saggezza” (Giob. 9:4; Prov. 2:7).
  • Potenza: “grande in potenza”, usa il suo spirito santo per darci “potenza oltre il normale” (Naum 1:3; 2 Cor. 4:7).
  • Amore: “abbonda in amore leale”, non abbandona mai i suoi fedeli servitori (Sal. 103:8; 2 Sam. 22:26).

L’Onnipotente è incomprensibile e la sua grandezza insondabile (Giob. 37:23; Sal. 145:3). La visione di Ezechiele rivela che le qualità di Dio non hanno limiti in quanto a numero o raggio d’azione (Sal. 139:17, 18). Il fatto che ognuno dei cherubini avesse quattro facce, e che il numero quattro sia menzionato ben 11 volte nella visione, indica universalità o completezza (Isa. 11:12; Matt. 24:31; Riv. 7:1). Queste quattro facce rappresentano ben più di quattro qualità specifiche, ma l'intero spettro delle perfette qualità di Dio, espresse in modo completo e universale.

Accanto ai cherubini, Ezechiele vide quattro ruote (Ezechiele 10:9), una a fianco di ogni cherubino. Le ruote avevano l’aspetto di una pietra di topazio e sembravano avere tutte e quattro la medesima forma, come se una ruota fosse in mezzo all’altra. Quando si muovevano, andavano verso una delle loro quattro direzioni e non si voltavano (Ezechiele 10:11). Tutto il loro corpo, il loro dorso, le loro mani, le loro ali e le ruote, erano pieni di occhi tutt’intorno (Ezechiele 10:12). Questa è la stessa descrizione delle ruote e della loro associazione con i cherubini come descritto in Ezechiele 1:17, 1:20-21. L’idea è che i cherubini e le ruote siano perfettamente coordinati nei loro movimenti insieme. Questo mondo è soggetto a svolte, cambiamenti e varie rivoluzioni. Il corso delle cose in esso è rappresentato da ruote; a volte un raggio è il più alto e a volte un altro. No, il loro aspetto è come se ci fosse una ruota in mezzo a una ruota (Ezechiele 10:10), il che suggerisce i reciproci riferimenti delle provvidenze l'una all'altra, le loro dipendenze reciproche e la tendenza congiunta di tutti a un fine comune.

La Partenza della Gloria di Dio e il Giudizio

Ezechiele vide la gloria di Dio risplendere nel santuario, e ciò servì a far capire a coloro che con la loro malvagità avevano provocato Dio ad allontanarsi da loro, ciò che avevano perduto. In questa parte della visione, la gloria del Signore si alzò sopra il cherubino muovendo verso la soglia del tempio; allora il tempio fu ripieno della nuvola e il cortile fu ripieno dello splendore della gloria dell’Eterno. Ci furono ordini di ridurre in cenere la città, spargendo su di essa carboni ardenti, che nella visione furono presi tra i cherubini.

L’uomo vestito di lino che aveva segnato coloro che dovevano essere preservati, ricevette il comando di prendere i carboni ardenti fra le ruote sotto i cherubini e spargerli sulla città. Un cherubino stese la mano tra i cherubini verso il fuoco, ne prese e lo mise nelle mani dell’uomo vestito di lino (Ezechiele 10:7). Questo fuoco, che procede da Dio, sarà assolutamente giusto nella sua attività e non danneggerà nulla se non ciò che è male. L’ira di Dio è terribile, ma non è mai passione che oltrepassa i confini dell’azione giusta.

La gloria dell’Eterno si allontanò quindi dalla soglia del tempio e si fermò sui cherubini. Poi i cherubini spiegarono le loro ali e si sollevarono da terra sotto gli occhi di Ezechiele; mentre si allontanavano anche le ruote erano accanto a loro. Essi si fermarono all’ingresso della porta orientale della casa dell’Eterno (Ezechiele 10:19). È un pensiero sorprendente e scioccante che la gloria di Dio stesse per lasciare completamente il tempio, segnalando la fine di una relazione che era esistita per quasi quattro secoli. Tuttavia, Ezechiele avrebbe poi annunciato il suo ritorno (Ezechiele 43:2-4).

Conforto dalla Visione

Ezechiele disse che si trovava “nel paese dei caldei” e che “lì la mano di Geova fu su di lui” (Ezec. 1:3). Egli comprese che, pur essendo un umile esule allontanato da Gerusalemme e dal suo tempio, nessuno aveva potuto allontanarlo da Geova e dalla sua adorazione. La visione gli dimostrò che poteva rendere pura adorazione indipendentemente dal luogo o dalla situazione in cui si trovava. Questo messaggio è di grande conforto anche oggi, assicurando che Geova rimane vicino ai suoi fedeli servitori, indipendentemente dalla loro posizione o sofferenza (Sal. 25:14; Atti 17:27). Il suo amore leale non abbandona mai (Eso. 34:6; Sal. 100:5; Rom. 8:35-39). Questa impressionante visione della santità di Geova e della sua incomparabile potenza ricorda che lui merita l’adorazione (Riv. 4:9-11).

Terminologia e Interpretazioni Moderne: Un Confronto

Un'analisi delle interpretazioni moderne dei cherubini, in particolare quelle che si discostano dal significato teologico tradizionale, rivela come alcuni tentino di reinterpretarli in chiave tecnologica o ufologica. Ad esempio, Mauro Biglino e altri "liberi pensatori" hanno proposto interpretazioni che identificano i termini biblici con concetti anacronistici.

Le "Chayot" (Creature Viventi)

Il termine ebraico CHAYOT, tradotto come “creature viventi,” è usato per indicare i cherubini, come Ezechiele stesso afferma: “Erano i medesimi esseri che io avevo visto sotto il Dio d’Israele lungo il fiume Chebar e riconobbi che erano cherubini” (Ezechiele 10:20). Biglino nel libro Il dio alieno della Bibbia sostiene che le "chayot" indichino una radice che esprime l'idea di movimento autonomo, riconducibile a eliche o turbine di un oggetto volante.

Tuttavia, l'interpretazione di CHAYOT come oggetto meccanico è fuorviante. Grammaticalmente, CHAYOT è un sostantivo plurale femminile usato esclusivamente in riferimento a esseri viventi (animali o uomini in gruppo) o con un significato astratto come vita e vitalità. Non esiste alcun riferimento a un generico movimento autonomo applicabile a entità non viventi o meccaniche. Ezechiele, vedendo creature in movimento, userebbe naturalmente il termine "esseri viventi", non un concetto moderno di "automa". Nell’ebraico contemporaneo, per dire “automa” si usa GOLEM, parola che nella Bibbia è tradotta come “informe” e appare una sola volta, riferendosi a un bambino nel grembo materno che inizia a muoversi autonomamente. Se fosse stato presente questo termine, la teoria di Biglino sarebbe stata più plausibile, ma la presenza di CHAYOT ne esclude l'interpretazione meccanicistica.

"Kanaf" (Ali)

Biglino afferma che il termine KANAF, etimologicamente un qualcosa che copre, non si riferisce ad ali vere e proprie, ma a semplici "estremità" meccaniche. Nel versetto di Ezechiele (3:12-13), in riferimento alle ali troviamo la descrizione “le battevano l’una contro l’altra,” o letteralmente: “univano verso sua sorella.” Questo dettaglio esclude a priori che KANAF si riferisca a pale d’elica o a una turbina, che mantengono sempre la stessa distanza, senza mai toccarsi. È chiaro che quelle “estremità” sono ali con un’apertura tale da toccarsi l’una con l’altra. La descrizione della “mano d’uomo” sotto il KANAF indica una forma antropomorfa con l’aggiunta di ali, in linea con le raffigurazioni tradizionali e precludendo ogni speculazione su attrezzi meccanici.

I Serafini

Nel libro di Isaia, si menzionano i serafini (SERAFIM שְׂרָפִים), il cui nome richiama una radice ebraica che significa “bruciare,” associandoli al fuoco come simbolo della manifestazione divina. “Sopra di lui stavano dei serafini; ognuno aveva sei ali: con due si copriva la faccia, con due si copriva i piedi e con due volava. Proclamavano l’uno all’altro, dicendo: Santo, santo, santo il Signore degli eserciti! Tutta la terra è piena della sua gloria” (Isaia 6:1-3). Questo brano, che non è citato nelle interpretazioni ufologiche, descrive chiaramente elementi antropomorfi quali viso, piedi e mano, e li presenta come esseri senzienti capaci di parlare e proclamare la gloria del Signore. La presenza di sei ali (KANAF) su una figura antropomorfa rafforza l'idea di esseri celesti e non di "estremità" meccaniche.

Gli "Ofanym" (Ruote)

La domanda sulla natura delle ruote accanto ai cherubini ha anch'essa generato diverse interpretazioni. Biglino le considera congegni su cui poggiavano i velivoli chiamati KERUVIM. Nel dizionario, la parola OFANYM significa “ruote,” ma Ezechiele le descrive come due cerchi uno dentro l’altro, con un aspetto splendente come se fossero fatte di crisolito, una pietra preziosa trasparente o traslucida. Questo suggerisce una natura più complessa di semplici ruote meccaniche.

Per comprendere meglio questi "strani soggetti", è utile addentrarsi nel libro apocrifo di Enoch. In questo libro, ritenuto sacro per alcune confessioni cristiane come i Copti d’Egitto, compaiono anche gli OFANYM. Enoch intraprende un viaggio mistico insieme a due angeli per visitare i cieli, e nel settimo cielo compaiono i KERUVIM insieme agli OFANYM, che stanno attorno al trono o alla presenza di Dio e non si allontanano mai. In particolare, gli OFANYM vengono classificati nel libro di Enoch come angeli incorporei, cioè senza corpo fisico, esseri spirituali fatti da una sostanza non materiale sempre a stretto contatto come i KERUVIM o il KAVOD di YHWH (la gloria di Dio).

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