Spiegazione di Apocalisse 19 e la Visione della Nuova Gerusalemme

Il diciannovesimo capitolo del libro dell'Apocalisse si apre con un affresco grandioso di celebrazione divina, seguito dalla descrizione del ritorno di Cristo e, nei capitoli successivi, dalla visione della Nuova Gerusalemme. Questi passaggi rivelano eventi cruciali nella prospettiva escatologica cristiana, culminando nel trionfo sovrano del bene e della luce.

Il Cielo Festeggia: La Caduta di Babilonia e la Lode Divina

Dopo questi eventi, l'apostolo Giovanni ode una voce forte nel cielo, simile a quella di una grande folla. Questa moltitudine proclama: «Alleluia! La salvezza, la gloria, l’onore e la potenza appartengono al Signore nostro Dio, poiché veraci e giusti sono i suoi giudizi.» Il cielo si rallegra e canta inni di lode a Dio per la rovina di Babilonia, la grande meretrice che aveva corrotto la terra con la sua fornicazione. Dio ha vendicato il sangue dei suoi servi sparso dalla sua mano.

L'Alleluia Celeste

La parola “Alleluia”, presa in prestito dall’ebraico e significante “Loda il Signore”, viene ripetuta quattro volte in Apocalisse 19, ma in nessun altro punto del Nuovo Testamento. Questa ripetizione sottolinea la gioia e la solennità del momento. È un’esortazione imperativa alla lode. Per la seconda volta, la moltitudine esclama: «Alleluia! E il suo fumo sale nei secoli dei secoli», indicando la perpetuità della distruzione e del giudizio divino.

Allora i ventiquattro anziani e i quattro esseri viventi si prostrano e adorano Dio che siede sul trono, dicendo: «Amen, Alleluia!». Questa scena mostra una grande folla salvata dalla Grande Tribolazione, pronta per la fine del sistema mondiale e del regno dell’Anticristo sulla terra. Parte di questa moltitudine, in particolare i santi martirizzati, invocava il giusto giudizio di Dio in Apocalisse 6:10. Questo evento è la risposta a quelle preghiere.

Una moltitudine di angeli e santi che lodano Dio per la caduta di Babilonia

La Giustizia Divina

La caduta di Babilonia è stata fissata e dichiarata irrecuperabile, e il cielo celebra con un trionfo, in conformità con l'ordine dato: «Rallegratevi su di lei, o cielo, e su voi santi apostoli e profeti» (Apocalisse 18:20). Le loro preghiere si trasformano in lodi, e i loro osanna finiscono in alleluia. La lode si basa sulla verità della parola di Dio e sulla giustizia della sua condotta provvidenziale, specialmente in questo grande evento: la rovina di Babilonia, che era stata madre, nutrice e nido di idolatria, dissolutezza e crudeltà.

L'effetto di queste lodi è che il fuoco dell'ira di Dio arde più ardentemente e il suo fumo sale per i secoli dei secoli. Questo suggerisce che lodare Dio per le liberazioni già avvenute è il modo più sicuro per continuare e completare le liberazioni future.

Le Nozze dell'Agnello

Giovanni ode poi una voce simile a quella di una folla numerosa, al rombo dell’oceano e allo scoppio del tuono. Questa voce proclama ancora: «Alleluia, perché il Signore nostro Dio, l’Onnipotente, ha iniziato a regnare. Rallegriamoci, giubiliamo e diamo a lui la gloria, perché sono giunte le nozze dell’Agnello e la sua sposa si è preparata.»

Il Regno dell'Onnipotente e la Preparazione della Sposa

La grandezza della lode sulla terra è solo un’ombra di ciò che viene descritto in questi versetti: una lode forte e appassionata. È un concerto di musica celestiale, senza discordie. L'occasione di questa canzone è il regno e il dominio di quel Dio onnipotente che ha redento la sua chiesa con il suo sangue, e ora la sta fidanzando a sé in modo più pubblico.

La sposa dell'Agnello è descritta come vestita di lino finissimo, puro e risplendente, poiché il lino finissimo sono le opere giuste dei santi. Nelle Scritture, l’immagine delle nozze dell’Agnello, che è il Messia, viene spesso adottata. Nell’Antico Testamento, Israele viene presentato come la sposa di Dio, spesso infedele (Osea 2:19-20, Isaia 54:5, Ezechiele 16). In epoca biblica, il matrimonio si componeva di due eventi principali: il fidanzamento e le nozze, solitamente separati da un lasso di tempo. La celebrazione iniziava con una processione verso la casa della sposa, seguita da un ritorno all’abitazione dello sposo per i festeggiamenti.

La sposa, la Chiesa, si è preparata. Sebbene ci sia molto da fare da parte nostra, alla fine è un’opera che Dio compie in noi (Efesini 5:25-27). In perfetta unione con Gesù, il Suo popolo sarà puro e risplendente davanti a Lui, creato per le buone opere preparate da Dio. La Chiesa glorificata si dice già consorte di Cristo, e le nozze saranno celebrate per tutta l'eternità in cielo, dove ella sarà perpetuamente unita a Cristo, di cui godrà per sempre.

Il suo abito non è quello sfarzoso della "madre delle prostitute", ma «di lino fino, pulito e bianco, che è la giustizia dei santi»; nelle vesti della giustizia di Cristo, sia imputata per la giustificazione che impartita per la santificazione. Ella ha lavato le sue vesti e le ha rese candide nel sangue dell'Agnello; e questi suoi ornamenti nuziali non li ha acquistati a nessun prezzo proprio, ma li ha ricevuti come dono e concessione del suo benedetto Signore.

La Cena Nuziale dell'Agnello

L'angelo dice a Giovanni: «Scrivi: Beati coloro che sono invitati alla cena delle nozze dell’Agnello.» Queste sono davvero parole veraci. Gesù stesso attendeva con impazienza questa cena nuziale. Nella cultura ebraica, la cena delle nozze era il miglior banchetto o festa che si conoscesse; era sempre un’occasione di immensa gioia.

La festa nuziale, sebbene non sia particolarmente descritta (come in Matteo 22:4), è dichiarata tale da rendere felici tutti coloro che sono chiamati ad essa, cioè coloro che accettano l'invito. È una festa composta dalle promesse del vangelo, le vere parole di Dio. Queste promesse, aperte, applicate, sigillate e celebrate dallo Spirito di Dio nelle sacre ordinanze eucaristiche, costituiscono la festa nuziale. L'intero corpo collettivo di tutti coloro che partecipano a questa festa è la sposa, la moglie dell'Agnello; essi mangiano in un solo corpo e bevono in un solo Spirito, non sono semplici spettatori o ospiti, ma si fondono nel partito sposato, il corpo mistico di Cristo.

In quel giorno tutti vedranno la Chiesa per quella che veramente è: la preziosa sposa di Gesù. Per ora, la Sposa di Cristo è come una sorta di Cenerentola seduta fra la cenere, disprezzata e rigettata dagli uomini, proprio come il suo Signore.

Giovanni e l'Adorazione Proibita

Allora Giovanni cade ai piedi dell'angelo per adorarlo. Ma l'angelo lo ammonisce: «Guàrdati bene dal farlo! Io sono servo con te e i tuoi fratelli, che custodiscono la testimonianza di Gesù. È Dio che devi adorare.» Giovanni provò un trasporto di gioia a questa visione, supponendo che l'angelo fosse più di una creatura. Ma l'angelo lo rimprovera: «Guardati dal farlo; abbi cura di quello che fai, stai facendo una cosa sbagliata.»

L'angelo dà un'ottima ragione per il suo rifiuto: «Io sono il tuo conservo di servizio, e uno dei tuoi fratelli che hanno la testimonianza di Gesù. Io, come angelo e messaggero di Dio, ho l'incarico di essere testimone per lui e di rendere testimonianza riguardo a lui, e tu, come apostolo, avendo lo Spirito di profezia, hai la stessa testimonianza da dare; e perciò siamo in questo fratelli e conservi.» L'angelo lo indirizza verso il vero e unico oggetto del culto religioso: Dio solo.

La Testimonianza di Gesù

L'angelo conclude la sua spiegazione a Giovanni affermando: «Perché la testimonianza di Gesù è lo spirito della profezia.» Il vero spirito della profezia si mostra sempre nella testimonianza di Gesù. Questo condanna la pratica di adorare creature, siano esse santi o angeli, e sottolinea che solo Dio deve essere adorato.

Il Ritorno Trionfale di Cristo

Giovanni poi vede il cielo aperto, ed ecco apparire un cavallo bianco. Questo è il compimento della preghiera di Isaia 64:1-2: «Oh, squarciassi tu i cieli e scendessi!». Questo evento rappresenta la seconda venuta di Cristo.

Il Cavaliere sul Cavallo Bianco

Colui che cavalca il cavallo si chiama «Fedele e Veritiero»; egli giudica e combatte con giustizia. I suoi occhi sono come fiamma di fuoco e sul suo capo vi sono molti diademi. Egli ha un nome scritto che nessuno conosce fuorché lui. Era vestito di una veste tinta di sangue e il suo nome è «la Parola di Dio». Questo è un Gesù che non possiamo controllare, un Gesù che viene come giudice e come generale per guerreggiare.

I suoi occhi, come fiamme di fuoco, discernono i segreti di ogni cuore. Non c’è pensiero volgare, scetticismo incredulo, ipocrisia, formalismo o inganno che Egli non scruti. Sulla sua testa vi erano molti diademi, a significare che Gesù è il massimo dell’autorità e del potere regale, il Re dei Re. L'ultima volta che questa terra ha visto Gesù, Egli indossava una corona di spine, ma non qui. Le molte corone sono la manifestazione visibile di ciò che significa quando diciamo RE DEI RE.

La sua veste è intrisa di sangue. Alcuni studiosi discutono se sia il Suo stesso sangue (che ci ricorda la croce) o il sangue dei Suoi nemici. Dalla sua bocca usciva una spada acuta per colpire le nazioni. Questa espressione fa riferimento alla potenza della Sua Parola, con la quale governerà le nazioni con uno scettro di ferro, come predetto dal Salmo 2. Sulla sua veste e sulla sua coscia porta scritto questo nome: RE DEI RE E SIGNORE DEI SIGNORI.

Gli eserciti che sono nel cielo lo seguivano su cavalli bianchi, vestiti di lino finissimo, bianco e puro. Si tratta del popolo di Dio (Apocalisse 17:14, Giuda 14-15), senza alcuna armatura o armi, a sottolineare la loro purezza e giustizia.

Gesù Cristo che ritorna su un cavallo bianco, seguito dagli eserciti celesti

Il Giudizio degli Empi

Poi un angelo, in piedi nel sole, grida ad alta voce, invitando tutti gli uccelli che volano per mezzo il cielo a venire e radunarsi per la gran cena di Dio, per mangiare le carni dei re, dei capitani, dei potenti, dei cavalli e dei cavalieri, e le carni di tutti, liberi e servi, piccoli e grandi. Ciò implica che questo grande scontro decisivo lascerà ai nemici della chiesa un banchetto per gli uccelli rapaci, e che tutto il mondo dovrebbe gioire per la sua uscita.

Giovanni vede la bestia e i re della terra con i loro eserciti radunati per far guerra contro colui che cavalcava il cavallo e contro il suo esercito. Per alcuni è difficile capire come l’uomo possa essere così sciocco da cercare di tenere lontano Gesù e l’esercito celeste dalla terra in una battaglia campale. Suggeriscono che questi eserciti si riuniscano inizialmente per combattere gli uni contro gli altri, per poi rivolgere la loro furia contro Gesù al Suo ritorno. Questo non è altro che il risultato ovvio della guerra costante dell’uomo contro Dio fin dalla caduta.

La bestia fu fatta prigioniera, e con essa il falso profeta che aveva fatto prodigi davanti ad essa, con i quali aveva sedotto coloro che avevano ricevuto il marchio della bestia e avevano adorato la sua immagine. Questi due furono gettati vivi nello stagno di fuoco che arde con zolfo. Il resto dei loro seguaci fu ucciso dalla spada che usciva dalla bocca di colui che cavalcava il cavallo. Il passaggio descrive che alla sua seconda venuta, Cristo annienterà tutti gli ingiusti sulla terra. Lo stagno di fuoco è ciò che normalmente chiamiamo inferno. I santi glorificano Dio per il giudizio fatto contro la meretrice.

La Nuova Gerusalemme: La Città Sposa

Nei capitoli successivi, l'Apocalisse si apre con il grande affresco che descrive la creazione nuova, al cui centro c’è la città santa, la Nuova Gerusalemme, destinata ad assumere il ruolo di sposa del Cristo. Giovanni vede «un cielo nuovo e una terra nuova: il cielo e la terra di prima, infatti, erano scomparsi e il mare non c’era più.»

L’immagine si fa particolarmente forte quando la voce che arriva dal trono di Dio così dice: «ecco la tenda di Dio con gli uomini! Egli abiterà con loro ed essi saranno suoi popoli ed egli sarà il Dio con loro, il loro Dio.» A questo punto si svela il vero volto di Gerusalemme, la città-sposa del Cristo agnello, la donna-città.

Descrizione della Città Celeste

Un angelo trasporta Giovanni in spirito su di un monte grande e alto, e gli mostra la città santa, Gerusalemme, che scende dal cielo, da Dio, risplendente della gloria di Dio. Il suo splendore è simile a quello di una gemma preziosissima, come pietra di diaspro cristallino. La città è cinta da un grande e alto muro con dodici porte, sopra le quali stanno dodici angeli e nomi scritti, i nomi delle dodici tribù dei figli d’Israele. A oriente, a settentrione, a mezzogiorno e a occidente ci sono tre porte per ciascun lato.

Le mura della città poggiano su dodici basamenti, sopra i quali sono i dodici nomi dei dodici apostoli dell’Agnello. La città è a forma di quadrato, la sua lunghezza è uguale alla larghezza. L'angelo misura la città con una canna d'oro: misura dodicimila stadi; la lunghezza, la larghezza e l'altezza sono uguali. Ne misura anche le mura: sono alte centoquarantaquattro braccia, secondo la misura in uso tra gli uomini.

Le Fondamenta Preziose

Le fondamenta delle mura della città sono adorne di ogni specie di pietre preziose, che richiamano le dodici pietre del pettorale del giudizio dell’Antico Testamento, e sono: diaspro, zaffiro, calcedonio, smeraldo, sardonico, sardio, crisolito, berillo, topazio, crisopraso, giacinto e ametista. E le dodici porte sono dodici perle; ciascuna porta è formata da una sola perla. Questo simboleggia la sua inesauribile capacità di accogliere ospiti santificati da Cristo.

Illustrazione della Nuova Gerusalemme come descritta nell'Apocalisse

Luce e Vita Eterna

Nella Nuova Gerusalemme, Giovanni non vede alcun tempio, poiché il Signore Dio, l’Onnipotente, e l’Agnello sono il suo tempio. La città non ha bisogno della luce del sole, né della luce della luna, perché la gloria di Dio la illumina e la sua lampada è l’Agnello. Le nazioni cammineranno alla sua luce, e i re della terra a lei porteranno la loro magnificenza, poiché non vi sarà più notte.

L'apostolo vede poi un fiume d'acqua viva limpida come cristallo, che scaturiva dal trono di Dio e dell'Agnello. In mezzo alla piazza della città, e da una parte e dall’altra del fiume, si trova un albero di vita che dà frutti dodici volte all’anno, portando frutto ogni mese; le foglie dell’albero servono a guarire le nazioni. E non vi sarà più maledizione. I servi di Dio vedranno la sua faccia e porteranno il suo nome sulla fronte. Il Nuovo Eden, dove solo l'Albero della Vita è rimasto, e dove gli opposti si sono riunificati nell'unità della Luce. La salvezza dell'intero universo è assicurata per sempre.

Le Ultime Parole e la Promessa

L'angelo dice a Giovanni: «Queste parole sono certe e veraci. Ecco, io verrò presto.» Giovanni, che aveva visto e udito queste cose, si prostra ancora una volta ai piedi dell'angelo per adorarlo. Ma l'angelo lo ammonisce nuovamente: «Guàrdati dal farlo! Io sono un servo di Dio come te e i tuoi fratelli, i profeti, e come coloro che custodiscono le parole di questo libro. Beati coloro che lavano le loro vesti: avranno parte all'albero della vita e potranno entrare per le porte nella città.»

Gesù stesso dichiara: «Io, Gesù, ho mandato il mio angelo per testimoniare a voi queste cose riguardo alle Chiese. Io sono l’Alfa e l’Omega, il Primo e l’Ultimo, il Principio e la Fine.»

L'Attesa del Ritorno

Nell’oscurità delle vicende quotidiane, il grido dello Spirito divino e della città-sposa risuona forte: «lo Spirito e la sposa dicono: «Vieni!». E chi ascolta, ripeta: «Vieni!».» Si compie così la promessa divina che diventa attesa e preghiera: «Vieni, Signore Gesù» (Ap 22,20). Questo è il celebre grido in lingua aramaica maranà thà, che può essere tradotto come «il Signore viene» o, come invocazione accorata, «Vieni, Signore».

Il libro si chiude con l'augurio: «La grazia del Signore Gesù sia con tutti voi.» L'Apocalisse, con la sua ricca simbologia, non ha voluto essere semplicemente capito, ma meditato in profondità. Se si fa lo sforzo di entrare nella sua simbologia, si riesce a comprendere un messaggio di sconcertante attualità.

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