Il libro della Genesi, in particolare il capitolo 6, presenta un passaggio che ha suscitato numerose interpretazioni e dibattiti nel corso dei secoli. Questo brano introduce le figure enigmatiche dei "figli di Dio" e delle "figlie degli uomini", ponendo le basi per la narrazione del Diluvio universale.

Il Passaggio Biblico in Genesi 6:1-4
Il testo chiave che genera la discussione si trova in Genesi 6:1-4:
“Quando gli uomini cominciarono a moltiplicarsi sulla terra e nacquero loro figlie, i figli di Dio videro che le figlie degli uomini erano belle e ne presero per mogli quante ne vollero. Allora il Signore disse: «Il mio spirito non resterà sempre nell'uomo, perché egli è carne e la sua vita sarà di centoventi anni». Vi erano dei giganti sulla terra a quei tempi, e anche dopo, quando i figli di Dio si accostarono alle figlie degli uomini e queste partorirono loro dei figli. Questi sono gli uomini potenti che, fin dai tempi antichi, sono stati famosi.”
Chi sono i "Figli di Dio" e le "Figlie degli Uomini"? Le Principali Interpretazioni
Sono state proposte diverse teorie per spiegare l'identità di queste figure bibliche, ognuna con i suoi sostenitori e le sue argomentazioni.
1. Angeli Caduti
Questa è storicamente l'interpretazione più comune, presente già nel Libro di 1 Enoch (200 a.C.) e sostenuta dalla tradizione giudaica posteriore e da quasi tutti i primi scrittori ecclesiastici. Essi hanno visto in questi "figli di Dio" angeli colpevoli o angeli ribelli.
- Argomenti a favore:
- Il termine ebraico "figli di Dio" (בְּנֵי הָאֱלֹהִים - *benei ha'elohim*) in altri brani dell'Antico Testamento (Giobbe 1:6; 2:1; 38:7) si riferisce sempre agli angeli.
- Passaggi come 1 Pietro 3:19-20, che menziona spiriti ribelli al tempo di Noè, e 2 Pietro 2:4 e Giuda 6, che parlano di angeli imprigionati per aver abbandonato la loro dimora, sembrano sostenere questa tesi.
- Gli antichi interpreti ebrei, scritti apocrifi e pseudoepigrafi sono unanimi nel sostenere questa visione.
- Problemi e contro-argomenti:
- Gesù insegnò che gli angeli "nei cieli" non si sposano (Marco 12:25). Tuttavia, i sostenitori di questa tesi replicano che Gesù si riferiva agli angeli fedeli e non a quelli caduti, che attivamente cercano di sovvertire il piano divino.
- La natura spirituale degli angeli e la loro capacità di avere rapporti sessuali con umani sono messe in discussione. Si suggerisce che gli angeli possano aver assunto una forma umana completa o aver posseduto corpi umani, rendendo possibile la riproduzione. Esempi biblici mostrano angeli che prendono forma umana e interagiscono fisicamente (Genesi 19:1-5 con gli uomini di Sodoma e Gomorra).
- Non è chiaro perché l'umanità fu punita (Genesi 6:3) per il peccato degli angeli, anche se si presume che le donne coinvolte non fossero senza colpa. Sembra che Dio abbia imprigionato gli angeli caduti responsabili di questo peccato per evitare che altri facessero lo stesso.
2. Discendenti di Set e Caino
Questa interpretazione suggerisce che i "figli di Dio" fossero i discendenti di Set, il terzo figlio di Adamo ed Eva, considerati uomini giusti che seguivano Dio. Le "figlie degli uomini", invece, sarebbero le discendenti di Caino, che si erano allontanate da Dio e si occupavano solo delle cose materiali.
- Argomenti a favore:
- Giulio Africano (II secolo) e, in seguito, Sant'Agostino (nel suo De civitate Dei, pur avendola inizialmente ritenuta poco probabile) adottarono questa visione.
- Il testo, rivisto in una logica di deformazione morale, indica che l'umanità si è rovinata quando i giusti si sono lasciati sedurre dalla lussuria, dalla poligamia e da un libertinaggio sfrenato.
- Problemi:
- Questo impiegherebbe i termini "figli di Dio" e "figlie degli uomini" in modo inusuale, soprattutto considerando che "uomini" nel primo versetto significa tutti gli esseri umani.
- Non spiega in modo convincente perché i figli nati da tali unioni fossero "giganti" o più potenti.
3. Re o Nobili Potenti
Una terza interpretazione vede i "figli di Dio" come un titolo per re e altri nobili, che esercitavano il loro potere prendendo per mogli tutte le donne che desideravano, descrivendo così il peccato di poligamia e l'ingiustizia di questi tiranni. Il racconto di Lamec (Genesi 4:19-24), un poligamo malvagio, viene talvolta citato come parallelo.
- Problemi:
- Anche questa interpretazione non chiarisce l'origine dei "giganti" o degli "uomini potenti e famosi" nati da tali unioni.
I Giganti (Nefilim): Origine e Significato
Il versetto 4 di Genesi 6 introduce la figura dei "giganti" (נְפִילִים - *nefilim*) presenti sulla terra. Il termine ebraico *nefilim* è spesso tradotto con "giganti" e può significare sia "uomini violenti e oppressori" sia "uomini di grande statura".
- La Volgata identifica questi giganti con uomini potenti e famosi nati dalle unioni profane menzionate.
- La Bibbia di Gerusalemme annota che l'episodio richiama "solo questo ricordo di una razza insolente di superuomini, come un esempio della perversità crescente che sta per motivare il diluvio".
- Padre Emanuele Testa ha precisato che il passo della Genesi non dice chiaramente che questi giganti siano nati direttamente dall'unione tra esseri divini e donne mortali, anche se l'associazione è forte nel contesto.
- I "nefilim" sono menzionati nuovamente in Numeri 13:33, descrivendo i figli di Anak come persone di statura eccezionale. L'esistenza di "giganti" è attestata anche in Baruch 3:26, dove sono descritti come "uomini famosi fin dal principio, di grande statura e addestrati alla guerra".
- Sant'Agostino, nel suo commento, riconosce l'esistenza di giganti prima del diluvio, considerandoli "cittadini della città degli uomini generata dalla terra", e non esclude che anche dalle unioni dei "figli di Dio" (intesi come Setiti) potessero nascere uomini di statura superiore. Per Agostino, la creazione dei giganti serviva a dimostrare che "la bellezza ma anche la grandezza e forza fisica non si devono tener in gran conto dal sapiente".
Il Contesto del Diluvio: Perversità e Giudizio Divino
Il racconto dei "figli di Dio" e delle "figlie degli uomini" si inserisce nel contesto di una crescente perversità dell'umanità che culminerà nel Diluvio. Il Signore stesso esprime il suo dolore:
“Allora il Signore disse: «Il mio spirito non resterà sempre nell'uomo, perché egli è carne e la sua vita sarà di 120 anni».” (Genesi 6:3)
- Dio si addolora perché l'uomo non riesce a mantenere una coerenza morale, sapendo che questa corruzione porta all'infelicità.
- I 120 anni indicano una limitazione della vita umana, drastica rispetto ai patriarchi precedenti, e sono anche il tempo di attesa della distruzione del mondo con il diluvio.
- L'autore biblico, purificando antiche tradizioni, mostra un Dio misericordioso che mantiene il suo progetto per un mondo buono e la promessa per un'umanità fedele. Per questo salva un "resto": il piccolo gruppo di giusti, come Noè, risparmiati per continuare il dialogo con il Signore e la discendenza dell'umanità.
- Noè, che "cammina con Dio", accetta le scelte di umanità e rispetto offerte dal Signore, non lasciandosi confondere dalla mentalità corrente, dalla violenza e dalla corruzione.

L'Arca di Noè: Simbolo di Salvezza e Nuova Alleanza
Nel frattempo, Noè riceve il compito di costruire l'arca, un natante a forma di cassa, non destinato alla navigazione ma al galleggiamento. Gli elementi fondamentali di questo racconto sono l'arca, il diluvio e l'alleanza. L'arca stessa viene interpretata come un tempio, dove Noè compie tutto ciò che il Signore suggerisce.
La storia del Diluvio evidenzia come le sorti del mondo dipendano dalla coerenza dell'umanità e dalla riscoperta del suo compito. Se Adamo doveva "coltivare e custodire il mondo", questa custodia passa anche attraverso la consapevolezza e l'equilibrio morale.
Riflessioni Laterali sul Tempo e la Fede
La tematica dell'imprevedibilità del giudizio e della necessità di una condotta coerente si ritrova anche in altri contesti biblici.
- Nella "Piccola Apocalisse di Luca" (Luca 17,20-30), Gesù risponde alla domanda dei farisei "Quando verrà il Regno di Dio?" sottolineando l'imprevedibilità del tempo e l'incapacità delle persone di vivere con chiarezza il presente.
- Gli esempi di Noè e Lot mostrano come i contemporanei fossero troppo assorbiti dalle attività quotidiane (mangiare, bere, sposarsi, commerciare, costruire) da perdere di vista il progetto di Dio. Gesù invita a non chiedersi "Quando verrà il Regno?" ma "Come vivere la quotidianità, ancorandosi al fondamento della nostra vita con la parola di Gesù e accettando di vivere alla sua presenza?".
- La comunità cristiana ha il compito di evangelizzare, aprendo gli occhi delle persone oltre il quotidiano, per ritrovare valori più profondi. La fedeltà a Gesù si esprime nel coraggio di progetti e stili di vita nuovi, offrendo l'acqua del battesimo e il fuoco dello Spirito come segni di questa attesa.
I FIGLI DELLO SCANDALO di GENESI 6 | di Daniele Salamone
Approfondimenti Patristici: Sant'Agostino e San Tommaso d'Aquino
I Padri della Chiesa hanno fornito contributi significativi all'interpretazione di questo passaggio.
- Sant'Agostino: Nella sua opera De Genesi ad Litteram, Agostino stabilisce una regola esegetica: difendere il senso letterale, ma se un'espressione non può essere presa alla lettera senza risultare assurda, deve essere intesa in senso figurato. Riguardo ai "figli di Dio", Agostino afferma che "non furono angeli di Dio nel senso che non erano uomini", ma piuttosto uomini che, con lo Spirito di Dio, erano diventati "quasi angeli e quasi figli suoi", ma che peccando sono diventati "carne".
- San Tommaso d'Aquino: Nella Summa Theologiae, Tommaso si rifà ad Agostino, sostenendo che per "figli di Dio" si devono intendere i figli di Set (i buoni) e per "figlie degli uomini" le donne della stirpe di Caino. Riguardo alla possibilità che i demoni (non gli angeli buoni) si uniscano con donne, Tommaso spiega che ciò potrebbe avvenire non con il loro seme, ma utilizzando il seme di qualche uomo preso a tale scopo (succubi e incubi).