La Bibbia, scritta originariamente in ebraico, aramaico e greco, è il libro più tradotto al mondo, disponibile per intero o in parte in oltre 2.400 lingue. In molte di esse esistono numerose traduzioni, il che rende fondamentale comprendere le diverse tipologie e i loro limiti per scegliere con cognizione di causa.

Tipologie di Traduzione Biblica
Le traduzioni della Bibbia abbracciano una vasta gamma di stili e possono essere classificate in tre categorie fondamentali:
- Le traduzioni strettamente letterali: mirano a riprodurre il testo originale parola per parola.
- Le traduzioni libere o parafrasi: si prendono maggiori libertà rispetto al testo nelle lingue originali, spesso aggiungendo opinioni o omettendo informazioni.
- Le traduzioni a via di mezzo: cercano di bilanciare la fedeltà al testo originale con la comprensibilità per il lettore moderno.
Le Sfide della Traduzione Letterale
Le traduzioni della Bibbia strettamente letterali, pur ambendo alla massima fedeltà, spesso non sono le migliori se l'obiettivo è cogliere il significato profondo di ciascun versetto. I motivi sono molteplici:
1. Differenze Linguistiche e di Pensiero
Non esistono due lingue che siano perfettamente uguali in quanto a grammatica, lessico e costruzione delle frasi. Come afferma l'ebraista Samuel R. Driver, le lingue "non differiscono solo come grammatica e radici, ma anche... nel modo in cui le idee sono inserite nel periodo". Popoli che parlano lingue diverse pensano in maniera diversa. Poiché nessuna lingua rispecchia esattamente il lessico e la grammatica dell'ebraico e del greco biblici, una traduzione parola per parola della Bibbia potrebbe risultare poco chiara o addirittura fuorviante.
Ad esempio, nella lettera agli Efesini, l'apostolo Paolo usò un'espressione che tradotta letteralmente significa "nel cubo (dado) degli uomini" (Efesini 4:14, The Kingdom Interlinear Translation of the Greek Scriptures). Questa espressione si riferisce all'abitudine di barare nel gioco dei dadi. Nella maggior parte delle lingue, tuttavia, una traduzione letterale di questa allusione non avrebbe molto senso. Similmente, scrivendo ai Romani, Paolo usò un'espressione greca che significa letteralmente "di spirito bollente" (Romani 12:11, Kingdom Interlinear).
Durante uno dei suoi discorsi più famosi, Gesù usò un'espressione che in genere è tradotta: "Beati i poveri in spirito" (Matteo 5:3). In molte lingue, la traduzione letterale di questo passo è poco chiara e, in alcuni casi, può perfino sottintendere che "i poveri in spirito" siano persone mentalmente instabili o che manchino di vitalità e determinazione. Gesù, invece, stava insegnando che la felicità non dipendeva dai bisogni materiali, ma dal riconoscere il proprio bisogno della guida di Dio (Luca 6:20). Perciò, "felici quelli che si rendono conto del loro bisogno spirituale" è una traduzione che trasmette il significato con maggiore accuratezza.

2. Il Contesto e la Flessibilità Semantica
Il significato di una parola o di un'espressione può cambiare a seconda del contesto in cui viene usata. Per esempio, l'espressione ebraica che di solito si riferisce alla "mano" può avere una vasta gamma di significati. A seconda del contesto, può essere tradotta come "controllo", "larghezza di mano" o "potere".
Questa complessità è tale che l'edizione inglese della Traduzione del Nuovo Mondo impiega quasi 16.000 espressioni diverse per tradurre circa 5.500 termini biblici greci, e oltre 27.000 espressioni per tradurre circa 8.500 termini ebraici. Questa varietà sottolinea come il comitato di traduzione abbia ritenuto più importante rendere queste parole nel senso più logico e appropriato al contesto, piuttosto che produrre una traduzione strettamente letterale. È evidente che per tradurre la Bibbia non basta rendere una parola della lingua originale sempre nello stesso modo; i traduttori devono avere buon senso nello scegliere parole che trasmettano le idee della lingua originale in modo accurato e comprensibile.
I Limiti delle Traduzioni Libere (Parafrasi)
Le traduzioni libere, o parafrasi della Bibbia, si prendono delle libertà rispetto al testo originale, talvolta aggiungendo le proprie opinioni su ciò che il testo potrebbe significare o omettendo informazioni contenute nel testo. Pur essendo spesso di facile lettura e risultando gradevoli, queste libertà possono alterare il messaggio originale.
Per esempio, una parafrasi della Bibbia rende la famosa preghiera modello di Gesù nel modo seguente: "Padre nostro che sei in cielo, rivela chi sei" (Matteo 6:9, The Message: The Bible in Contemporary Language). Una traduzione più accurata delle parole di Gesù è: "Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il tuo nome".
Allo stesso modo, alcune Bibbie rendono Giovanni 17:26 con Gesù che dice in preghiera: "Ti ho fatto conoscere a loro" (Today’s English Version). Una traduzione più fedele è: "Ho fatto conoscere loro il tuo nome".
In alcuni casi, le traduzioni libere possono persino oscurare le norme morali espresse nel testo originale. Si paragoni la parafrasi di 1 Corinti 6:9, 10 ("Non vi rendete conto che questo non è il giusto modo di vivere? Gli ingiusti che non si interessano di Dio non avranno parte nel suo regno. Quelli che fanno uso e abuso di se stessi e degli altri, che fanno uso e abuso del sesso, che fanno uso e abuso della terra e di tutto ciò che è in essa, non sono idonei per essere cittadini del regno di Dio") con la versione più accurata della Traduzione del Nuovo Mondo: "Che cosa! Non sapete che gli ingiusti non erediteranno il regno di Dio? Non siate sviati. Né fornicatori, né idolatri, né adulteri, né uomini tenuti per scopi non naturali, né uomini che giacciono con uomini, né ladri, né avidi, né ubriaconi, né oltraggiatori, né rapaci erediteranno il regno di Dio".

Influenza Dottrinale nella Traduzione
Il lavoro dei traduttori può essere influenzato dalle loro convinzioni in campo dottrinale. Ad esempio, in Matteo 7:13, una traduzione libera fa dire a Gesù: "Entrate per la porta stretta, perché la porta dell'inferno è larga e la strada che conduce ad esso è comoda, e molti sono quelli che la percorrono" (Today’s English Version). Qui, i traduttori hanno aggiunto la parola "inferno" anche se il racconto ispirato di Matteo dice chiaramente "distruzione". Questo mostra come le preesistenti convinzioni possano portare a interpretazioni che deviano dal testo originale.
La Ricerca della Traduzione Ideale: Accuratezza e Comprensibilità
La Bibbia fu scritta nella lingua usata quotidianamente da persone comuni come agricoltori, pastori e pescatori (Neemia 8:8, 12; Atti 4:13). Perciò, una buona traduzione deve rendere il messaggio della Bibbia comprensibile alle persone sincere, qualunque sia il loro retaggio culturale, e deve soprattutto rendere con accuratezza il messaggio originale ispirato da Dio.
Milioni di lettori scelgono la Traduzione del Nuovo Mondo proprio per il metodo adottato dal suo comitato di traduzione, che nella prefazione della prima edizione inglese dichiarò: "Non si è fatto ricorso a parafrasi delle Scritture." Questa traduzione è stata pubblicata per intero o in parte in più di 60 lingue con una tiratura complessiva di oltre 145.000.000 di copie, con l'obiettivo di aiutare chi studia la Bibbia con sincerità a cogliere il significato del messaggio ispirato da Dio.
La Traduzione Letterale dell'Ebraico Antico: Una Metodologia Critica
Un caso quasi unico nella letteratura mondiale, la Bibbia non è mai riuscita a separare completamente la fase della traduzione da quella dell'interpretazione. L'ambiguità e la mutabilità del contenuto hanno spinto i traduttori a inserire le proprie interpretazioni, presentandole come autentiche, spesso senza riportare le proprie scelte interpretative ma aggiungendo note che allontanano ulteriormente il significato dal testo originale. Questo è particolarmente vero in ambito cristiano, dove si sono spesso "iniettati" nel testo del Vecchio Testamento contenuti del Nuovo o speculazioni teologiche successive, come il "sacro spirito" o le "profezie".
L'Approccio di Mauro Biglino alla Traduzione Letterale
Il traduttore Mauro Biglino, che ha tradotto per le Edizioni San Paolo diciassette libri del testo masoretico della Bibbia e ha pubblicato numerosi volumi sui risultati del suo lavoro, ha fatto della sua professione una bandiera per l'onestà intellettuale nella traduzione di testi antichi. Biglino sottolinea come la traduzione debba sforzarsi di evitare ogni interpretazione intenzionale, in particolare quelle elaborate dall'esegesi spiritualistico-teologica, per tentare di riportare il significato originario dei termini così come indicato nei dizionari di etimologia ebraica.
Le principali difficoltà che un traduttore deve affrontare con la Bibbia ebraica includono l'incertezza sul significato di molti termini antichi. Come osservato dal prof. Giovanni Garbini, docente di filologia semitica all’Università La Sapienza di Roma, anche l'accordo di tutti gli studiosi sul significato di un termine non è garanzia di certezza per le lingue antiche. L'ebraico non fa eccezione, con secoli di discussioni su vocaboli chiave come Elohim, Yahweh, Ruach, Kavod.
Biglin propone un approccio metodologico che egli definisce "fare finta che": non abbiamo nessuna certezza su chi abbia scritto i testi, come fossero scritti nella prima stesura (sono stati oggetto di centinaia di variazioni nei secoli) e come fossero letti in origine, dato che furono scritti senza vocali. Per questo, la correttezza e l'onestà intellettuale richiedono un atteggiamento cauto.
Regole per una Traduzione "Letterale" Rigorosa
Per Mauro Biglino, tradurre "letteralmente" significa:
- Evitare ogni interpretazione intenzionale.
- Tentare di riportare il significato originario dei termini basandosi su dizionari di etimologia ebraica.
- Non tradurre termini su cui l'esegesi discute da secoli senza accordo, come Elohim, Yahweh, Ruach, Kavod, limitandosi invece a leggere attentamente i contenuti dei contesti in cui sono presenti.
- Evitare di comportarsi come gli esegeti che cercano conferme alle proprie tesi; nell'incertezza, si evita di tradurre e ci si limita a narrare ciò che racconta il contesto.
Un esempio significativo è il termine Elohim (plurale), spesso tradotto con "Dio" (singolare), anche se l'esegesi ebraica stessa afferma che nella lingua biblica non esiste alcun termine con il significato di "Dio" inteso come oggetto di venerazione; questo è un concetto mutuato dalla teologia greca e applicato forzosamente ai testi ebraici.
La metodologia di Biglino applica alcune regole specifiche:
- I termini non standard, se presenti in singola istanza, con significati diversi in parti diverse, o se una traduzione potrebbe introdurre un bias, vengono lasciati nella loro forma fonetica originale (es. ‘ĕ·lō·hîm, Yah·weh, Šad·day, ‘El·yō·wn, Rū·aḥ, Kā·ḇō·wḏ, Mal·’aḵ).
- Le persone di nomi, aggettivi e verbi seguono scrupolosamente l'originale ebraico, anche per termini controversi come ‘ĕ·lō·hîm, Šad·day, ’Êl, senza risolvere arbitrariamente le contraddizioni.
- Il genere degli articoli e aggettivi resi in ebraico viene associato al genere del termine ebraico, non a quello di una traduzione italiana, il che può portare a discrepanze rispetto alle traduzioni clericali.
- Nel caso particolare di ‘ĕ·lō·hîm, quando preceduto da articolo determinativo, si è deciso di renderlo sempre come "gli ‘ĕ·lō·hîm", anche quando il termine regge un verbo al singolare, per preferire leggibilità e obiettività.
Questa scelta metodologica, apertamente dichiarata, mira a fornire un quadro con una sua coerenza intrinseca che non necessita di categorie interpretative come il "mistero" e che spesso contrasta nettamente con le tesi dottrinali diffuse da secoli. L'esperienza di traduzione suggerisce che gli antichi avessero l'obiettivo di registrare e mantenere la memoria di fatti realmente accaduti, eventi importanti per le loro origini e la loro esistenza come popolo.
Il Panorama delle Traduzioni della Bibbia in Italia
Dalla seconda metà degli anni '90, l'Italia ha visto un numero considerevole di nuove traduzioni della Bibbia, superando la ventina, senza contare le molteplici edizioni di singoli libri o sezioni. Questo riflette un crescente interesse e bisogno di (ri)leggere la Bibbia, penetrando in un territorio che, almeno in ambito cristiano-cattolico, è stato a lungo precluso al pubblico dei lettori e dei fedeli. Le ultime traduzioni sono spesso più attente al testo ebraico, corredate da ricchi commentari volti a spiegare ogni dettaglio.
Anche figure non permeate da afflati religiosi in senso tradizionale hanno contribuito con operazioni editoriali e letterarie innovative. Un esempio è il traduttore-scrittore Erri De Luca, che per Feltrinelli ha curato numerose traduzioni dall'ebraico, da testi storici come Shemòt/Esodo a opere più meditative come Kohèlet/Ecclesiaste. De Luca, tuttavia, non è un traduttore "classico", lasciandosi guidare dalla singola parola in un viaggio evocativo non sempre sostenuto dalla precisione grammaticale.
Dall'altra parte dello spettro, Mauro Biglino propone versioni letterali di numerosi passi, ritenendo di offrire il "vero" significato, il senso scritturale rimosso dalle religioni tradizionali. I suoi libri come La Bibbia non è un libro sacro, La Bibbia non parla di Dio e Il Falso Testamento sono esempi di questo approccio critico alla traduzione.
Non va dimenticato il valore letterario e poetico della Bibbia, modello fondamentale per generazioni di autori. Alcune traduzioni odierne, soprattutto di libri poetici come i Salmi o il Cantico dei Cantici, mirano a presentare una versione non solo rinnovata ma anche ben elaborata dal punto di vista letterario. In questo contesto, spicca il nome di Guido Ceronetti, che ha saputo trasferire nella lingua italiana lo splendore del testo ebraico, pur privilegiando la potenza evocativa e poetica sulla precisione grammaticale o la letteralità.
Panoramica delle Principali Traduzioni Italiane
Ecco alcune delle traduzioni della Bibbia più diffuse in Italia:
- CEI (Cattolica): La traduzione liturgica ufficiale della Conferenza Episcopale Italiana, con una nuova versione pubblicata nel 2008 (e precedenti del 1971, rivista nel 1974).
- Diodati (Evangelica): La più antica traduzione italiana della Bibbia ancora in commercio, caratterizzata da una notevole fedeltà ai testi originali.
- TILC (Interconfessionale): La Traduzione Interconfessionale in Lingua Corrente, edita da Elledici in collaborazione con l'Alleanza Biblica Universale. Elaborata da un team di studiosi cattolici, evangelici ed ebrei (questi ultimi per l'Antico Testamento), si basa sulle corrispondenze dinamiche per rendere il testo il più intellegibile possibile per il lettore moderno.
- Bibbia Concordata (Interconfessionale): Pubblicata nel 1968 dalla Mondadori, curata da un gruppo interconfessionale di studiosi sotto l'egida della Società Biblica Italiana.
- Nuovissima Versione dai testi originali (NV*, Cattolica): Pubblicata a partire dal 1967 dall'Editrice San Paolo, dapprima in volumi separati e poi (1991) in volume unico (Bibbia Emmaus, Bibbia Tabor), con un apparato critico ridotto.
- Bibbia Ebraica (Ebraica): Edita da La Giuntina in quattro volumi (1995-1996), presenta il testo ebraico a fronte di una traduzione italiana curata dal Rav. Dario Disegni (che ha tradotto in quattro volumi il Tanak, con la Torah o Pentateuco come prima parte, contenente aspetti narrativi e legislativi, inclusi i 248 precetti positivi e 365 negativi).
A queste si aggiunge la Bibbia di Gerusalemme, curata dal p. Lagrange nel 1890, e di recente revisione (1997), che offre introduzioni dettagliate e note che spiegano le diverse traduzioni e le varianti principali conosciute, in modo da permettere al lettore di prenderne coscienza.
Storia della Bibbia - Chi l'ha scritta? - E' affidabile? - Documentario Storico
tags: #bibbia #ebraica #miglior #traduzione #letterale