La Crocifissione e il Significato di Maria Sorretta: Fede, Dolore e Redenzione

La crocifissione, in origine un supplizio tra i più scandalosi e infamanti, praticato da Persiani e Cartaginesi, consisteva nel legare o inchiodare i condannati sul patibulum. Con la figura di Cristo, questa pratica è entrata profondamente nella iconografia, nel culto e nella liturgia cristiana, divenendo il simbolo per eccellenza della redenzione.

La rappresentazione realistica della Crocifissione risale al V secolo dopo Cristo e si è evoluta, accogliendo il significato più profondo della passione di Gesù, che Egli stesso volle quando tutto fu compiuto, a dimostrazione che era un vero uomo e aveva realmente sofferto la passione.

Mosaico paleocristiano della Crocifissione con Maria

L'Iconografia della Crocifissione e la Presenza di Maria

Nel VI secolo, a Ravenna, un amplissimo ciclo di mosaici di San Apollinare Nuovo mostra un soldato nell’atto di colpire Cristo con la lancia e alla destra Maria Santissima. Un affresco dell’VIII secolo, a Roma, nella Chiesa di Santa Maria Antiqua, raffigura a sinistra della croce Maria Santissima e a destra San Giovanni, evidenziando una trasmissione iconografica dalla Siria e dalla Cappadocia, passando per Bisanzio.

Il Crocifisso di San Damiano: Un'Icona di Vittoria e Compassione

Il Crocifisso di San Damiano, conservato nella Basilica di Santa Chiara ad Assisi, è un esempio emblematico di arte sacra che intorno al 1205 San Francesco d’Assisi interpretò fedelmente, ponendolo al centro della contemplazione del mistero. Questo crocifisso, un "Cristo trionfante", ha la capacità di suscitare emozioni e rapire gli animi.

Nel Crocifisso di San Damiano, la figura di Cristo presenta lineamenti caratteristici: occhi grandi, bocca piccola e viso ovale. Cristo è leggermente rivolto verso i personaggi presenti, in un dialogo silente. Egli è il vivente per eccellenza, e il suo sangue della nuova alleanza, come dice San Paolo, ci porta tutti allo stato di uomo perfetto (Ef 4,13).

Intorno alla figura centrale, il Crocifisso di San Damiano illustra una profonda teologia. I personaggi che si trovano sulla croce sono Santi, simbolo della Comunione dei Santi di ogni tempo. La croce stessa è una corona di gloria, nella quale, però, sono presenti le linee della croce, suggerendo una vittoria che scaturisce dalla sofferenza. Il gallo dipinto è un simbolo del sole nascente, della risurrezione imminente. L'iscrizione latina “IESUS NAZARENUS REX IUDAEORUM” (Gesù Nazareno, Re dei Giudei) riafferma la sua regalità anche nella sofferenza.

La sua prova è finita ed Egli ne è uscito vincitore, coronato con l’olio dell’esultanza come canta il salmista (Sal 45, 8). L'icona del Cristo di San Damiano, e altre simili, conservate ad esempio nel Museo della Porziuncola (circa 1230), esprimono il concetto che il "Risorto è il Crocifisso", sottolineando la vittoria implicita nella passione.

Crocifisso di San Damiano con dettagli dei personaggi

Maria ai Piedi della Croce: Dolore e Nuova Maternità

La presenza di Maria ai piedi della croce è uno degli aspetti più toccanti della narrazione della passione di Cristo e della sua iconografia. Maria Santissima, dal suo costato, guarda nella stessa direzione del Maestro e del Figlio, partecipando al mistero di Gesù vivente in Giovanni e simboleggiando la purificazione portata da Cristo. Rivolta verso di loro, lei è la vera Arca dell’Alleanza, simbolo d'amore, che ha saputo pronunciare il "Sì" all'Incarnazione e sostenere il suo Figlio fino alla fine, come attestato anche dalla testimonianza del centurione: "Veramente costui era Figlio di Dio" (Mc 15,39).

Il Dolore Incommensurabile di una Madre

Vedere morire un figlio è per una madre il dolore più grande che ci sia. Non vi sono parole che possano consolare chi, aspettando naturalmente di poter morire dopo aver generato, allevato ed educato il proprio erede, vede invece morire il figlio mentre lei resta ancora in vita, quel figlio al quale avrebbe voluto ridare altre cento volte la vita e magari sostituirsi ad esso nel morire. Milioni di madri che nel tempo hanno subito questo immenso dolore si sono rivolte e si rivolgono a Maria per trovare sostegno e consolazione, perché Maria ha visto morire il Figlio in modo atroce, consapevole della sua innocenza, soffrendo per la cattiveria, incomprensione e malvagità scatenate contro di lui, personificazione della bontà infinita.

Il mondo di oggi ha tanto bisogno di compassione e la memoria della Madonna ci dà una lezione di compassione vera e profonda. Maria soffre per Gesù, ma soffre anche con lui, e la passione di Cristo è partecipazione a tutto il dolore dell’uomo. La passione di Gesù si è impressa nel cuore della madre; le sue forti grida e lacrime l'hanno fatta soffrire. Il desiderio che Egli fosse salvato dalla morte doveva essere in lei ancora più forte che non in Gesù, perché una madre desidera più del figlio che egli sia salvo. Ma nello stesso tempo Maria si è unita alla pietà di Gesù, è stata come lui sottomessa alla volontà del Padre.

Maria, Madre di Tutti i Cristiani

Maria è presente in due episodi significativi del Vangelo di San Giovanni: all’inizio, quando esorta il Figlio alla sua prima manifestazione divina pubblica con il miracolo alle nozze di Cana, e quando il Figlio ha la sua massima manifestazione e glorificazione sotto la Croce. Maria ci ha donato il suo Figlio nella mangiatoia di Betlemme ed ora Gesù ci dona, attraverso il discepolo Giovanni, una madre: Maria. Ella diventa, proprio nella scena della Croce, la madre di tutti i cristiani.

Proprio lei, che non è fuggita nell’ora suprema della morte del Figlio, assume nel suo cuore il dolore profondo di una madre che perde il figlio, e proprio lei ha ora una nuova maternità. Maria, che è Madre di Dio fin dal primo istante dell’Incarnazione, diventa Madre di noi uomini negli ultimi momenti della vita del Figlio Gesù. Gesù crocifisso, oltre a darci la vita, ci dà ciò che ha di più caro: la Madre. Ai piedi della Croce Maria riceve da Lui quasi una “seconda annunciazione”: «Donna, ecco il tuo figlio!» (Gv 19,26). Rivolgendosi poi a Giovanni, si rivolge a tutti gli uomini, a ciascuno di noi, e ci dice, anche oggi: “Ecco la tua madre”.

9. Prove e conseguenze della maternità divina di Maria

Sulla Croce, il Figlio può riversare la sua sofferenza nel cuore della Madre; ogni figlio che soffre ne sente il bisogno. Maria ci dà l’indicazione che alla Croce di Gesù noi possiamo portare i nostri dolori e le nostre sofferenze, perché il Signore li possa purificare e farli diventare strumento di salvezza per noi e per gli altri. Maria diventa la fonte della nostra speranza, la speranza dei cristiani che si affidano a Maria nel momento massimo del dolore; è la speranza che guarda al di sopra e al di là delle vicende terrene ma che si realizza su questa terra. Nessuno sarà ormai più orfano di madre. Maria Santissima genera ogni credente alla “vita nuova”, poiché Maria è la nuova Eva, la nuova Madre dell’umanità, colei che ci riporta dentro il progetto originario di Dio.

Siamo affidati a Maria, siamo figli suoi. Lo eravamo già per il Sì dell’Incarnazione. Ora, sotto la croce e poi nel Cenacolo, la maternità divina verso Cristo si dilata alla maternità universale. In virtù dello Spirito Santo, Maria diventa per noi madre nell’ordine della grazia, per cooperare alla rigenerazione e alla formazione dei figli di Dio. La realizzazione della promessa dello Spirito Santo nel giorno della Pentecoste, che darà nuove forze e illuminazione spirituale ai primi cristiani, troverà la comunità raccolta in preghiera attorno alla figura di Maria.

Sulla croce veniva sconfitta la legge dell’amore per sé stessi e iniziava un’amicizia nuova: una piccola famiglia, unita dall’amore del Signore crocifisso. Oggi è a noi che Cristo chiede espressamente di prendere Maria “nella nostra casa”, di accoglierla “tra le nostre cose più care” per imparare da Lei la disposizione interiore all’ascolto e l’atteggiamento di umiltà, di generosità e di spirito di servizio. Come Giovanni, dilatamo il nostro cuore alla sua accoglienza, sentiamoci onorati di avere una tale madre. Prendiamola anche noi nella nostra casa: il nostro cuore l’accolga come guida alla Dimora di Dio. In Maria abbiamo l’esempio della carità che si manifesta nell’adempimento della volontà del Signore. Nel momento doloroso della Croce, Maria offre la sua assistenza spirituale alla prima comunità cristiana. Le gioie ed i dolori che la vita ci presenta sono esortazione per vivere la carità che ci indica il Signore. Il dolore non è più realtà a sé, ma attraverso Maria viene profuso come profumo della missione della Chiesa intera, attraverso l’atto di offerta e di affidamento che Gesù fa a Maria verso Giovanni e a Giovanni verso Maria.

La Vergine Maria in preghiera con gli apostoli a Pentecoste

L'Invito di Papa Francesco

Papa Francesco ha posto la Settimana Santa sotto la protezione di Maria, invitando a viverla come insegna la tradizione del santo popolo fedele di Dio, accompagnando il Signore Gesù con fede e con amore. "Impariamo dalla nostra Madre, la Vergine Maria: lei ha seguito il suo Figlio con la vicinanza del cuore, era un’anima sola con Lui e, pur non comprendendo tutto, insieme con Lui si abbandonava pienamente alla volontà di Dio Padre - ha detto il Pontefice all’Angelus della domenica delle Palme -. La Madonna ci aiuti a stare vicino a Gesù presente nelle persone sofferenti, scartate, abbandonate."

Il Tema di Maria Sorretta nell'Iconografia

Il tema di Maria sorretta o svenuta ai piedi della croce è un motivo iconografico potente, che esprime l'estremo dolore della Madre. Le rappresentazioni di questo momento sono molteplici e variano a seconda delle tradizioni artistiche.

Icona doppia del Monastero di Santa Caterina d'Alessandria del Monte Sinai

In un'icona doppia della Crocifissione, risalente al X-XI secolo e conservata nel Monastero di Santa Caterina d’Alessandria del Monte Sinai, possiamo osservare:

  • Lato recto: La Beata Vergine reclina la testa in un mesto dolore, simbolo di Maria che custodisce queste cose nel suo cuore, meditandole (cf Lc 2,51). Luca si riferisce al fatto che Maria, trovato Gesù dodicenne nel tempio, mossa da angoscia per la sua scomparsa, anche alla risposta di Gesù - "Non sapevate che devo occuparmi delle cose del Padre mio?" - non comprendeva. Né lei, né Giuseppe comprendevano. Dinanzi alla croce, ora, quell’"occuparsi delle cose del Padre suo" ha portato il Figlio all’incomprensibile fine, e Maria, pur essendo Madre di Dio, non può che restare sottomessa alle sue parole nel mistero, patendo, com-patendo. San Giovanni, colui che fu definito prediletto, ora prediletto anche nel dolore del suo Maestro, si tiene il capo con stupore meditativo. Come a Cana, il maestro di tavola non sapeva da dove venisse quel vino, così ora Giovanni si chiede da dove venga quella grazia e lo scopre: dal cuore trafitto. "Maria, da parte sua, custodiva tutte queste cose, meditandole nel suo cuore" (Lc 2,19).
  • Lato verso: La faccia della Resurrezione ha nello sfondo le alte montagne del Sinai, memoria viva dell’incontro tra Dio e Mosè nel roveto ardente, radice spirituale del complesso monastico di Santa Caterina del Monte Sinai. Da lì, Cristo discende agli inferi, luogo di tenebra, ma anche sede dei metalli, dai quali trarre l’oro puro dell’anima. Egli entra in una condizione che sembrerebbe a lui estranea, e ivi porta con sé la croce tempestata di pietre preziose, simbolo di vittoria. La resurrezione, in Oriente, è raffigurata non tanto nel momento dell’incontro con la Maddalena, ma dell’annuncio del Vangelo all’umanità dell’Antico Testamento ricapitolata in Adamo, alla quale Colui che è vivo porta proprio la novità della Croce, simbolo di salvezza.

Icona della Crocifissione dal Monte Sinai, lato recto con Maria

La Crocifissione Spinola e l'Iconografia Occidentale

Nel contesto dell'arte occidentale, il tema della "Madonna svenuta" e sorretta è particolarmente presente. Un esempio significativo è la "Crocifissione Spinola", un olio su carta applicata a teletta di piccole dimensioni, forse destinato alla devozione privata. In quest'opera, la raffigurazione di Cristo in croce è spostata sulla destra della composizione per lasciare spazio al gruppo dei dolenti a terra: la Madonna, svenuta, è sostenuta dalla Maddalena e da San Giovanni. Questo "piccolo schizzo brillantemente eseguito" è stato attribuito all'attività matura di Grechetto (Giovanni Benedetto Castiglione) della seconda metà degli anni Cinquanta del Seicento, rivelando modelli figurativi comuni e notevoli tangenze esecutive con altre sue opere. Il tema della Crocifissione fu congeniale all’artista negli ultimi anni della sua produzione, ritornando con costanza anche nei disegni e nei monotipi quasi come una meditazione personale sulla morte di Cristo.

Pittura della Crocifissione con Maria svenuta e sorretta

La Profondità Simbolica dell'Arte Sacra

L'arte sacra, in particolare le icone della Crocifissione, trasmette un significato profondo anche attraverso i materiali e i simboli. Il legno della tavola di un'icona è simbolo della croce, e attraverso di esso, il fedele può entrare nella caverna del cuore cercando il santo Nome di Gesù. La cera, utilizzata per le candele, significa la luce di Cristo cui si associa quella di ogni anima. Le tempere, ricavate da pigmenti diversi unificati con sostanze come l’uovo o l’olio, simboleggiano l’unione, di per sé impossibile con le sole forze umane, tra l’umano e il divino.

I Misteri cristiani si connotano per una contrapposizione di simboli: luce e tenebre; caligine di giorno e colonna di fuoco di notte; visione e cecità; virtù e peccato; vita e morte; gioia e sofferenza. Per i teologi dei primi secoli, i sacramenti erano immagini che partecipavano della qualità della bellezza. Secondo San Basilio, per esempio, l’acqua del Battesimo è immagine della morte, poiché accoglie il corpo come in un sepolcro. Per San Gaudenzio da Brescia, il pane è immagine del corpo di Cristo, poiché composto da molti chicchi di grano che, macinati e impastati con l’acqua, diventano segno della comunione di molti e corpo mistico.

Da queste citazioni, emergono sia l’aspetto metaforico della relazione tra immagine e sacramento, sia la dimensione visiva del bello e della godibilità. Alla metafora corrisponde il fatto storico della morte di croce. Ma con l’Ascensione di Cristo, quello che nel nostro Redentore era visibile è passato nei sacramenti, comunicando il Dio invisibile. Se la bellezza dal Mistero passa alle opere d’arte, grazie alla qualità dell’arte stessa e dell’immagine, il fondamento più profondo di tale connessione sta nella stessa realtà dell’Incarnazione, per la quale sappiamo che il Cristo Dio-Uomo è immagine del Padre e modello dell’Uomo perfetto. La bellezza dell’opera d’arte sacra consiste nell’essere immagine di Colui che è Immagine formata del Padre e Immagine formale ed esemplare dell’Uomo.

Il "significato" della Crocifissione con Maria sorretta, quindi, trascende la mera rappresentazione del dolore per abbracciare la teologia della compassione, della corredenzione e della nuova maternità universale di Maria, che diventa per ogni credente un faro di speranza e un modello di fede incondizionata.

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