La Terra di Israele, spesso descritta come la “Terra della promessa”, per i suoi due terzi è composta da deserto, in ebraico midbar. Questo termine designa uno spazio geografico che può presentare paesaggi molto diversi: può essere una zona desolata e arida, con monti, rocce e alture dai colori variegati, oppure caratterizzata da una serie di colline e catene montuose dai colori uniformi, o ancora con oasi collocate in vaste distese pianeggianti o lungo pendii scoscesi.

Se la prima impressione è quella dell’aridità, i deserti biblici spesso nascondono nel sottosuolo una notevole ricchezza d’acqua e, nei medesimi, le piogge invernali fanno nascere una vegetazione che nutre le greggi e permette la vita dei nomadi. Non si può comprendere la santità della Terra di Israele senza fare questa esperienza, fondamentale per tutta la rivelazione ebraico-cristiana. Ad esempio, nel deserto Giovanni Battista ha predicato e invitato alla conversione (Mc 1,1-8) e Gesù è stato “messo alla prova”.
Il Deserto Biblico: Natura e Significato Spirituale
Si può fare un’esperienza significativa di questo luogo entrando in Israele da sud, da Eilat presso il Mar Rosso, e percorrendo verso nord le diverse zone del Neghev e del deserto di Giuda. Qui si possono scoprire parchi naturali che evocano l’epoca dei Patriarchi, dell’Esodo, dei re e dei profeti; crateri spettacolari che rimandano ai racconti della creazione e suggestive oasi presso il Mar Morto che ricordano i luoghi del Cantico dei Cantici.
Rimettendosi in ascolto della Parola rivelata e aprendosi al fascino misterioso che il contesto evoca, ci si accorge che il cammino nel deserto è sempre provocatorio: può essere duro e difficile, può mettere alla prova in maniera radicale. Ma è proprio qui che Dio si è rivelato e il popolo di Israele è diventato il “popolo di Dio”, vivendo con Lui una dinamica di tipo sponsale: dal “fidanzamento” segnato dal dono della libertà all’accoglienza della Torah, l’insegnamento divino rivelato, come “patto di nozze”. Tutto questo nell'orizzonte del quale realizzare la propria vocazione, ma soprattutto continuando a vivere il deserto come paradigma di un continuo cammino di conversione per “ritornare a Dio”.
ISRAELE SELVAGGIO | Sopravvivenza Estrema nel Deserto del Negev – Documentario Animali
In questo deserto, che può sembrare apparentemente arido, si scopre un lato fecondo e si assiste a sorprese naturali che segnano inaspettatamente il cammino: un albero verde, una palma con i datteri presso un corso d’acqua, un fiore in mezzo alla terra arida, un capriolo che si arrampica su un dirupo, un’aquila che solca il cielo e ricorda l’amore di Dio che porta il “suo popolo” sulle ali. Questo è il deserto in cui Dio si rivela a chi è capace di mettersi in ascolto a partire dalla testimonianza del suo popolo, dal quale provengono sia Gesù che la Chiesa delle origini.
La Pioggia come Dono Divino e Simbolo Biblico
La pioggia nella terra d'Israele, che non possiede fiumi come il Nilo per il vicino Egitto, è necessaria alla vita. Nella Bibbia, essa è simbolo della potenza di Dio che, con la pioggia che disseta la terra e la rende feconda, dona la sua benedizione. La terra biblica è irrigata dal cielo: «La terra che andate a prendere in possesso è una terra di monti e di valli, beve l'acqua della pioggia che viene dal cielo» (Dt 11,11; cfr. Gen 7,11; 2 Re 7,2.19). Con la pioggia, Dio benedice (cfr. Dt 28, 12; cfr. Ez 34,26). È un dono di Dio (Ger 5,24), il bene che Dio dona al suo popolo (cfr. Os 6,8).
Il profeta Elia la ritiene il dono che Dio concede quando egli vuole (cfr. 1 Re 17,1). I Salmi lodano Dio per la pioggia che rende feconda la terra e dona consistenza al popolo: «Pioggia abbondante hai riversato, o Dio, la tua esausta eredità tu hai consolidato» (Sal 68,10). Egli, quando dona la pioggia, visita la terra e la disseta, e il suo passaggio dona esultanza (cfr. Salmo 65). La pioggia è anche simbolo della parola di Dio che fa germogliare la vita. Come la pioggia che scende dal cielo è dono che irriga ovunque la terra, così è la Parola che Dio invia sulla terra (cfr. Is 55,10-11).

Il Salmo 84:6 recita: «Quando attraversano la valle di Baca essi la trasformano in luogo di fonti e la pioggia d'autunno la ricopre di benedizioni». Questo versetto mostra come anche un luogo arido possa essere trasformato dalla benedizione divina. L'estrema aratura di alcune zone viene evidenziata anche in contrasto con la speranza biblica: esiste una pianura nel nord del Cile, tra le Ande e l'oceano Pacifico, dove non piove mai. Un esploratore la descriveva come un "deserto arido e disabitato" nonostante il sole splendente. Questa immagine può far riflettere sull'importanza vitale della pioggia.
Pioggia, Infedeltà e Castigo
Le divinità di Canaan, primo tra tutti Baal, cui si attribuiva la pioggia che dava fecondità, erano una continua tentazione alla fedeltà a Dio. Il testo biblico avverte che questi idoli, anziché portare la pioggia, creano siccità: «Fra gli idoli vani delle nazioni c'è qualcuno che può far piovere? Forse che i cieli da sé mandano rovesci? Non sei piuttosto tu, Signore, nostro Dio? In te noi speriamo, perché tu hai fatto tutto questo» (Ger 14,22). La maledizione a causa del peccato porta la mancanza di pioggia e la sicità è la punizione per i peccatori (Is 5,13; 19,5-7). Di qui l'avvertimento a non cadere nell'infedeltà perché «si accenderebbe contro di voi l'ira del Signore ed egli chiuderebbe il cielo, non vi sarebbe più pioggia» (cfr. Dt 11,16-17).
Davide piange la morte di Saul come una disgrazia, paragonabile alla mancanza di pioggia (cfr. 2 Sam 1,21). Il re Salomone, nella dedicazione del Tempio, ricorda che la mancanza di pioggia sarà una punizione divina e la pioggia nella siccità si può ottenere solo con la preghiera e il pentimento, invocato nel Tempio (cfr. 1 Re 8,35-36).
Fenomeni Atmosferici nella Bibbia
La Bibbia parla spesso di fenomeni atmosferici, certamente non con la cognizione scientifica che noi oggi abbiamo del meteo, ma sempre con un significato profondo. Il termine ebraico sheleg - in Ebraico שֶׁלֶג - (neve) compare soprattutto nei libri sapienziali, perché indica la potenza maestosa e trascendente di Dio (cfr. Giobbe 37,6; Sal 147,16; Prov 31,21). La neve simboleggia anche la parola di Dio (cfr. Isaia 55,10) e l’efficacia interiore e spirituale della sua misericordia nei confronti della nostra pochezza umana (cfr. Sal 51,9).
In Ebraico barad - בָּרָד - (grandine) è un evento atmosferico potente e temibile, considerato una manifestazione del potere di Dio (cfr. Esodo 9,23; Salmo 105,32). D’altro canto, la grandine può anche essere vista come parte della provvidenza divina.
I venti hanno anch'essi significati simbolici e pratici:
- Vento dell’Est (ruach haqqadim - רוּח הַקָּדִים): noto anche come vento caldo o vento del deserto, può essere un vento secco e arido. Celebre è il vento che prosciugò il Mar Rosso (cfr. Esodo 14,21).
- Vento del Sud (darom - דָּרוֺם): lo scirocco, è un vento caldo che porta la siccità, ma che riscalda e asciuga i vestiti (cfr. Giobbe 37,17).
- Vento del Nord (ruach tzafon - רוּחַ צָפוֹן): può portare aria fredda e gelida. Nella Bibbia, è talvolta associato a eventi calamitosi e a invasioni nemiche. Ma è anche il vento che porta la pioggia e fa crescere le piante (cfr. Prov 25,23; Sal 148,8).
Nella storia del profeta Elia, ad esempio, Dio si manifesta non nel vento impetuoso o nel terremoto, ma in una “voce sottile” o “brezza leggera,” indicando una connessione spirituale più delicata e intima (cfr. 1 Re 19,11-12).
La Trasformazione delle Terre Aride: La Profezia di Isaia 35
La profezia del capitolo trentacinque di Isaia, bella in sé stessa, acquista una bellezza ancora maggiore per la ragione che viene immediatamente dopo la solenne profezia di una desolazione e di un deserto estremi e senza fine. Tale luttuoso stato doveva essere l’espressione della vendetta divina su una biasimevole nazione, la nazione di Edom.

Un “deserto” assai diverso è quello di cui si parla nel capitolo trentacinque di Isaia che inizia con bellezza poetica dicendo: «Il deserto e la regione senz’acqua esulteranno, e la pianura del deserto gioirà e fiorirà come lo zafferano. Senza fallo fiorirà, e realmente gioirà con gioia e con grido di letizia. Gli si deve dare la gloria dello stesso Libano, lo splendore del Carmelo e di Saron. Lì saranno quelli che vedranno la gloria di Geova, lo splendore del nostro Dio» (Isaia 35:1-2).
Qui è predetta la trasformazione di un paese, la restaurazione di una terra alla bellezza paradisiaca. Si riferisce al paese di coloro di cui nell’ultimo versetto del capitolo viene detto: «E i medesimi redenti da Geova torneranno e per certo verranno a Sion con grido di gioia; e allegrezza a tempo indefinito sarà sulla loro testa. Essi otterranno esultanza e allegrezza, e mestizia e sospiri dovranno fuggire» (Isaia 35:10). Nell’antico o primo adempimento della profezia, i redenti che tornarono a Sion o Gerusalemme appartenevano al popolo del profeta Isaia, al popolo dell’antico paese di Giuda. Ai giorni di Isaia, il paese di Giuda non era ancora ridotto allo stato indicato nel capitolo trentacinque della sua profezia, anche se aveva subito devastazioni da parte degli Assiri.
Il Diluvio Universale e la Cessazione della Pioggia
Il racconto del Diluvio Universale in Genesi offre una prospettiva sulla potenza della pioggia e la sua cessazione. «Dio si ricordò di Noè, di tutte le fiere e di tutti gli animali domestici che erano con lui nell’arca. Dio fece passare un vento sulla terra e le acque si abbassarono. Le fonti dell’abisso e le cateratte del cielo furono chiuse e fu trattenuta la pioggia dal cielo; le acque andarono via via ritirandosi dalla terra e calarono dopo centocinquanta giorni. Nel settimo mese, il diciassette del mese, l’arca si posò sui monti dell’Ararat. Le acque andarono via via diminuendo fino al decimo mese» (Genesi 8:1-5).
ISRAELE SELVAGGIO | Sopravvivenza Estrema nel Deserto del Negev – Documentario Animali
Questi versetti si aprono con una frase confortante: «Elohim si ricordò». Oggetto del ricordo di Dio non è solo Noè, ma anche le fiere e gli animali domestici. Il verbo ricordare (זָכַר zakar) nella Scrittura non significa un ricordo sterile e inefficace, ma un ricordo che realizza qualcosa: o un castigo o un favore, ma in ogni caso, sempre una presenza di Dio. Per quanto riguarda l’Ararat, dove si riposò l’arca, il termine ebraico אֲרָרָט (ărārat) non indica un monte specifico, ma una zona montuosa, situata sulla sponda occidentale del Tigri e corrisponde al nome accadico Urartu. Il monte è nominato in molti racconti sul diluvio delle civiltà antiche.
La Pioggia nel Nuovo Testamento
Nel Vangelo di Matteo, la pioggia è un bene così necessario che Dio Padre la concede a tutti, anche ai peccatori: «Egli fa sorgere il suo sole sui cattivi e sui buoni, e fa piovere sui giusti e sugli ingiusti» (Mt 5,45). La pioggia verifica le fondamenta della casa/vita. Se essa è fondata sulla roccia che è la parola di Dio, resiste alle piogge torrenziali; se invece è fondata sulla sabbia viene travolta (cfr. Matteo 7,24-27).