La Tavola bronzea di Polcevera: storia e significato del più antico documento giuridico di Genova

La Tavola bronzea di Polcevera rappresenta una testimonianza storica di valore inestimabile, essendo il più antico documento giuridico riguardante Genova e le popolazioni liguri. Si tratta di una lamina di bronzo, datata 117 a.C., su cui è incisa una sentenza (nota come Sententia Minuciorum) emessa dal Senato romano per risolvere una complessa controversia territoriale.

Mappa schematica dell'Alta Val Polcevera con indicazione delle zone contese citate nella sentenza tra i Genuati e i Viturii Langenses.

Le origini del conflitto: Genuati e Viturii Langenses

Nel II secolo a.C., la zona dell'entroterra genovese, situata in alta Val Polcevera, divenne teatro di accese dispute. I Viturii Langenses, tribù residente in loco, desideravano estendere i propri insediamenti e sfruttare nuove terre a causa dell'incremento demografico e della necessità di risorse. Tali pretese entrarono in rotta di collisione con gli interessi di Genua, città confederata ma formalmente autonoma, che riteneva quei territori di propria pertinenza.

La controversia non fu solo amministrativa, ma sfociò in ripetuti atti di violenza, arrivando a comprendere l'imprigionamento di alcuni membri dei Langensi da parte dei Genovesi. Poiché la vallata rivestiva un ruolo strategico fondamentale - essendo attraversata dalla via Postumia, che collegava Genova alla Pianura Padana fino ad Aquileia - il Senato romano decise di intervenire direttamente.

L'arbitrato romano e la Sentenza

I magistrati romani, i fratelli Minuci Rufi, furono inviati in loco per condurre una ricognizione dei luoghi. Dopo aver ascoltato le parti, emisero una sentenza ufficiale a Roma il 15 dicembre del 117 a.C. Il testo epigrafico, redatto in latino, stabilì:

  • Le norme per il possesso e lo sfruttamento dell'agro pubblico.
  • La definizione precisa dei confini tra le proprietà private dei Langensi e i terreni pubblici.
  • L'obbligo per i Genovesi di liberare i Viturii imprigionati entro il 15 giugno successivo.
  • Le modalità per il pagamento delle tasse annuali al tesoro di Genova.
Fotografia del reperto originale in bronzo con l'iscrizione in latino antico.

Il ritrovamento fortuito nel 1506

Dopo secoli di oblio, il reperto riemerse nel 1506. Fu rinvenuto da un contadino, Agostino Pedemonte, mentre dissodava con la zappa un terreno in località Isola, frazione di Serra Riccò. Il contadino, ignorando l'importanza storica dell'oggetto, lo portò a Genova per venderlo a un calderaio, col rischio che venisse fuso.

Grazie all'intervento di uno studioso, probabilmente Agostino Giustiniani, il Senato genovese comprese il valore del reperto e ne riscattò il possesso. Per testimoniare le origini antiche della città, la tavola fu collocata solennemente nella Cattedrale di San Lorenzo, all'interno di una cornice di marmo bianco presso la cappella di San Giovanni Battista.

Spostamenti e conservazione

Nei secoli successivi, la Tavola bronzea ha seguito le vicende amministrative e museali di Genova:

  1. Cattedrale di San Lorenzo (dal XVI secolo).
  2. Palazzo dei Padri del Comune (vicino a Palazzo San Giorgio).
  3. Palazzo Ducale (dal 1838, in seguito alla demolizione del palazzo precedente).
  4. Palazzo Tursi (dal 1850, sede del municipio).
  5. Museo Civico di Palazzo Bianco (dal 1908).
  6. Museo di Archeologia Ligure di Pegli (sede attuale).

Il documento rimane un tassello fondamentale per comprendere il processo di "romanizzazione" della Liguria e l'autorità esercitata da Roma nei rapporti tra le città confederate e le popolazioni locali.

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