La Bibbia Arabo-Cristiana: Storia, Tradizioni e Nuove Edizioni

La storia della Bibbia in arabo è un campo di studio vasto e complesso, che riflette la ricchezza delle diverse tradizioni cristiane, ebraiche e samaritane. Questa esigenza di traduzione nacque dal bisogno emergente di rendere le Scritture accessibili nella lingua parlata dalle comunità, configurandosi come un significativo caso di fecondazione transculturale nel Medioevo. Molte delle più importanti traduzioni bibliche, dall'antichità ai tempi moderni, sono state generate dal desiderio di ebrei e cristiani di possedere versioni più comprensibili delle Sacre Scritture.

Le comunità che parlavano o erano istruite nelle lingue franche o dialettali dell'epoca non comprendevano più i testi della Bibbia ebraica e cristiana nelle loro lingue originali (ebraico, aramaico e greco). Questo scenario portò alla creazione di opere fondamentali come la Septuaginta, prodotta ad Alessandria intorno al III secolo a.C. per soddisfare le esigenze degli ebrei ellenizzati, e la Vulgata latina, che fornì al clero cattolico dell'Europa medievale una versione più accessibile dei Testi Sacri.

Mappa delle regioni del Medio Oriente con indicazione dei principali centri di traduzione biblica

Le Tradizioni di Traduzione Preislamiche

Anche nel Medio Oriente preislamico si svilupparono diverse tradizioni di traduzione della Bibbia. Gli ebrei di lingua aramaica produssero una vasta gamma di traduzioni aramaiche, mentre i cristiani di lingua aramaica crearono varie versioni in siriaco della loro Bibbia, spesso utilizzate in combinazione con la Septuaginta.

L'Avvento dell'Arabo e la Nascita della Bibbia Arabo-Cristiana

Con la diffusione dell'Islam, l'arabo divenne la nuova lingua comune e il segno distintivo delle élite colte sotto il dominio islamico. Questo fenomeno non riguardò solo il crescente gruppo di convertiti all'Islam, ma anche le "Genti del Libro" (ahl al-kitâb), ovvero ebrei e cristiani, il cui patrimonio di scritture garantiva loro autonomia religiosa nei territori islamici.

A partire dall'VIII secolo, cristiani ed ebrei iniziarono a utilizzare l'arabo non solo come lingua orale, ma anche come lingua scritta per scopi religiosi, letterari e scientifici. Accanto all'uso ininterrotto di scritti letterari e liturgici in ebraico, greco, aramaico, siriaco e copto, essi cominciarono a comporre e utilizzare opere in arabo in misura sempre maggiore. Le più antiche versioni arabe della Bibbia giunte fino a noi risalgono a questa fase iniziale del processo di arabizzazione di tali gruppi.

Il Ruolo delle Comunità Cristiane nella Traduzione

Sembra che le comunità cristiane melkite, collegate a livello regionale con i monasteri di Siria, Palestina e della penisola del Sinai, abbiano fatto da apripista nella traduzione delle proprie scritture dal greco e dal siriaco in arabo. La loro adozione dell'arabo come lingua ecclesiastica in una fase relativamente precoce è attribuibile al loro sostanziale isolamento da Bisanzio a seguito delle conquiste musulmane. Le prime traduzioni arabe furono probabilmente realizzate all'interno delle comunità melkite, seguite dalla chiesa siro-orientale dell'area irachena.

Manoscritto antico con testo bilingue greco-arabo del Salmo 78

Il processo di arabizzazione delle comunità siro-occidentali (la Chiesa siro-ortodossa, nella zona di Tikrit) e copte fu molto più lento. Queste ultime insistettero a lungo nel mantenere le Scritture nella propria lingua sacra, per poi integrare varie tradizioni di traduzioni arabe precedenti nelle loro Bibbie arabe prodotte nel IX e X secolo. Nella stessa epoca, anche i cristiani arabofoni di Spagna (mozarabi) tradussero le proprie scritture in arabo, consultando spesso versioni latine e utilizzando traduzioni parziali di provenienza orientale.

La monumentale Geschichte der christlichen arabischen Literatur (1944-1949) di Georg Graf rimane il principale riferimento per le versioni arabe cristiane della Bibbia, sebbene al tempo della sua redazione non fossero ancora accessibili le importanti collezioni di manoscritti del monastero di Santa Caterina nel Sinai.

Le Traduzioni Ebraiche e Samaritane

Gli ebrei iniziarono a produrre traduzioni scritte della loro Bibbia in arabo circa un secolo più tardi dei cristiani, verso la metà del IX secolo, rispondendo alla stessa dinamica socio-linguistica che aveva generato il crescente bisogno di traduzione della Scrittura. Anche gli ebrei sembrano essere passati da contesti di traduzione orale a sporadiche liste di parole per poi arrivare a traduzioni complete. Tra queste, la versione del Pentateuco di Saadia Gaon raggiunse uno status quasi-canonico nella seconda metà del X secolo. La maggior parte dei frammenti ebraici è scritta in caratteri ebraici, ma alcuni sono in caratteri arabi.

Oltre alle collezioni note come Geniza del Cairo - un deposito presso la Sinagoga di Ben Ezra a Fustat dove la comunità ebraica accumulò tra il 950 e il 1250 più di 300.000 frammenti manoscritti - altre versioni in arabo prodotte dagli ebrei, sia rabbaniti che caraiti, sono conservate in migliaia di fonti manoscritte provenienti dal Medio Oriente, oggi custodite principalmente nelle biblioteche nazionali di San Pietroburgo, Londra e Parigi. Rispetto alla Bibbia arabo-cristiana, lo studio accademico della Bibbia arabo-ebraica è più avanzato, in parte a causa delle dimensioni più ridotte delle comunità ebraiche medievali e della produzione manoscritta più contenuta.

Manoscritto ebraico-arabo con commentari biblici

Anche la comunità samaritana di Palestina produsse versioni arabe del suo Pentateuco, probabilmente nel corso dell'XI secolo, dopo un lungo periodo di bilinguismo. In alcuni casi, i samaritani adattarono le versioni del Pentateuco di Saadia Gaon e alcune versioni caraite. In altri casi, produssero versioni originali con caratteristiche comuni alle prime traduzioni cristiane ed ebraiche.

La Varietà e la Mobilità delle Traduzioni Arabe

Le tradizioni di traduzione della Bibbia in arabo differivano notevolmente tra le diverse comunità non musulmane. Sono sopravvissuti migliaia di frammenti e codici contenenti porzioni di queste traduzioni e commentari, sebbene solo pochi siano stati studiati approfonditamente. Essi rivelano una grande varietà di approcci stilistici, di vocabolario, di alfabeti (ad esempio greco, ebraico o siriaco), di ideologie (da versioni letterali a quelle teologicamente ispirate) e didattici (versioni esplicative, glossografie).

Le differenti versioni erano inoltre abbastanza "mobili", fondendosi le une con le altre sia all'interno che oltre i confini confessionali, ecclesiastici e geografici. Le versioni di Saadia, per esempio, originariamente prodotte per un pubblico ebraico, sono attestate in manoscritti di provenienza samaritana e cristiana, oltre che in adattamenti siriaci e copti di alcune parti della traduzione del Pentateuco. Alcune delle versioni siriaco-orientali del Pentateuco furono successivamente impiegate tra i mozarabi di Spagna. La versione caraita del Pentateuco di Yeshu‘a ben Yehuda è attestata in manoscritti samaritani. Fenomeni comuni che richiedono ulteriore indagine includono la revisione secondaria e l'adattamento delle rispettive versioni.

Riproduzione di una pagina della traduzione di Saadia del Deuteronomio

L'Interesse Musulmano per le Scritture Bibliche Arabe

Quando le traduzioni arabe divennero facilmente reperibili, anche i musulmani iniziarono a nutrire un maggiore interesse per le scritture ebraiche e cristiane. Queste presentavano molti personaggi ed episodi menzionati nel Corano e i musulmani credevano vi fosse annunciato il profeta Muhammad e predetto l'avvento dell'Islam. I dotti musulmani erano particolarmente interessati alla grande varietà di traduzioni bibliche correnti nelle diverse comunità del Libro, un fatto senza paragone rispetto al Corano, la cui inimitabilità e intraducibilità è uno dei dogmi centrali nell'Islam. Tale varietà era perciò utilizzata dai musulmani come argomento contro l'autenticità del testo biblico.

Un'antica fonte bio-bibliografica, il Fihrist di Ibn Nadîm, cita vari progetti musulmani di traduzione (tarjama) in una sezione dedicata ai libri della Bibbia e ai loro interpreti, sebbene non vi siano conferme indipendenti di tali resoconti. Le due opere musulmane più antiche esistenti che contengono liste complete delle predizioni bibliche del profeta Muhammad sono il Kitâb al-Dîn wa-l-Dawla del cristiano convertito all'Islam ‘Alî Ibn Rabban al-Tabarî (m. 865) e l'A‘lâm al-nubuwwa di Ibn Qutayba (m. 889). Nonostante le loro fonti debbano essere ancora in parte individuate, non vi è dubbio che esse si siano rifatte a tradizioni più antiche di provenienza cristiana.

Illustrazione storica di un manoscritto islamico con riferimenti biblici

Innumerevoli testi musulmani contenenti abbondante materiale biblico attendono ancora di essere analizzati. Studiati in parallelo ai manoscritti delle varie traduzioni cristiane ed ebraiche, tali materiali potrebbero aiutare a stabilire la cronologia di queste ultime, soprattutto considerando l'assenza, nelle prime traduzioni cristiane, di colophon che permetterebbero una datazione esatta. Inoltre, nella letteratura islamica primitiva, materiali biblici canonici ed extra-canonici profondamente islamizzati spiccano come fonti grezze dei racconti della storia universale, in cui le vite dei primi profeti e patriarchi costituiscono spesso una parte sostanziale, come nella Târîkh [Storia] di al-Ya‘qûbî (morto nel o dopo il 905).

La Ricchezza della Bibbia Araba: Un Campo di Studio Aperto

Parlare della "Bibbia araba" è un'eccessiva semplificazione, tanto quanto parlare della "Bibbia greca" o della "Bibbia inglese". La storia della traduzione araba della Bibbia è simile a quella di altre versioni bibliche, riflettendo nelle fonti superstiti molte varietà e amalgami. Le versioni arabe sono, di fatto, le più abbondanti in termini di quantità di manoscritti e opere a stampa sopravvissuti, e naturalmente, di varianti. Questo attesta la ricchezza e la varietà della storia testuale della traduzione araba della Bibbia nelle varie denominazioni cristiane, ebree e samaritane, oltre che nelle citazioni e negli adattamenti dei musulmani.

Eppure, solo una minima parte di questo immenso territorio è stato adeguatamente esplorato. Solo in tempi recenti la storia della ricezione della Bibbia, ebraica e cristiana, compresa la sua traduzione e interpretazione, ha iniziato a essere vista come parte integrante degli studi biblici. Il progetto di ricerca internazionale "Biblia arabica: la Bibbia in arabo tra ebrei, cristiani e musulmani", condotto congiuntamente da ricercatori dell'Università di Tel Aviv e della Freie Universität di Berlino, si propone di tracciare, descrivere e analizzare le tradizioni di traduzione della Bibbia in arabo così come emergono dalle fonti cristiane, ebraiche, samaritane e islamiche. Le fonti manoscritte e le versioni a stampa delle collezioni ebraiche, samaritane, cristiane e islamiche, ancora in gran parte inedite, costituiranno la base per lo sviluppo di un nuovo modello di ricerca sui nessi fondamentali tra le religioni abramitiche e sul ruolo svolto dai traduttori e dagli ambienti in cui questi erano immersi nel formare tali nessi.

La Nuova Edizione della Bibbia in Lingua Araba della SoBiCaIn

In occasione della memoria liturgica del beato don Giacomo Alberione, fondatore della Famiglia Paolina, il 26 novembre 2024 è stata presentata presso la Basilica di Santa Maria Regina degli Apostoli a Roma una nuova edizione della Bibbia, "Scrutate le Scritture", in lingua araba. Questo progetto è stato curato con dedizione da un team di esperti guidati dal padre maronita Jean Azzam e da don Francesco Voltaggio, biblista del Patriarcato di Gerusalemme.

Nuova Traduzione Vivente - Nuovo Testamento - Alcune interviste

Genesi e Obiettivi del Progetto

La pubblicazione della Bibbia in lingua araba si deve alla Società Biblica Cattolica Internazionale (SoBiCaIn), fondata dal beato Giacomo Alberione cento anni fa ad Alba e approvata dalla Santa Sede nel 1960. Don Jose Pottayil, direttore delegato della SoBiCaIn, spiega che l'idea di fondo che ha ispirato la nascita e l’attività della SoBiCaIn è stata quella di passare dal motto "Il Vangelo in ogni famiglia" a "La Bibbia in ogni famiglia". Da qui sono nate diverse edizioni del testo sacro, corsi formativi, missioni bibliche, pubblicazioni di commentari e testi propedeutici.

L'idea di questa ampia edizione in arabo è nata nel 2020. Dopo l'edizione italiana della Bibbia "Scrutate le Scritture", una copia fu recapitata al Patriarca latino di Gerusalemme, il cardinale Pierbattista Pizzaballa. Apprezzando il risultato, chiese se si potesse fare qualcosa di simile in lingua araba. Dopo averne discusso con altri vescovi, fu inviata una richiesta ufficiale all'allora Superiore generale della Società San Paolo, don Valdir José De Castro, seguita da altre dieci lettere ufficiali con la medesima richiesta. Don Valdir rispose affermativamente, chiedendo alla SoBiCaIn di realizzare il progetto prima del Giubileo del 2025.

Caratteristiche Distintive della Nuova Edizione

Questa nuova edizione si differenzia da altre versioni precedenti per due tratti fondamentali:

  1. La ricchezza di note e introduzioni, che la rendono unica nel suo genere.
  2. La sintonia che ha caratterizzato i due gruppi di lavoro, uno in Libano e uno in Israele, mettendo a disposizione una nuova versione integrale di tutto il Nuovo Testamento, tradotto ex-novo dal greco all'arabo. L'Antico Testamento riproduce invece la versione araba dai testi antichi (ebraici e aramaici) curata da Dar el-Machreq, casa editrice dei Gesuiti libanesi.

L'apparato critico presenta degli adattamenti nelle note, ma senza inficiarne il messaggio e il contenuto. I biblisti che hanno collaborato hanno mantenuto i testi "aperti", attingendo sia alla tradizione ebraica sia a quella patristica, lasciando che sia la Parola a provocare il lettore.

Copertina della nuova edizione della Bibbia

Collaborazioni e Significato

I nomi chiave dietro a quest'opera sono padre Jean Azzam, biblista libanese maronita che ha diretto l'intero lavoro, e don Francesco Voltaggio, biblista del Patriarcato latino di Gerusalemme.

La presentazione della nuova Bibbia è stata preceduta da una solenne celebrazione eucaristica presieduta dal cardinale Pierbattista Pizzaballa, Patriarca di Gerusalemme dei Latini. Alla cerimonia hanno partecipato numerosi esponenti delle Chiese orientali, tra cui Mons. Michel Jalakh, Segretario della Congregazione per le Chiese Orientali; Mons. Hani Bakhoum, Vescovo vicario del Patriarcato di Alessandria d’Egitto; e Mons. Michel Aoun, Vescovo maronita di Biblos.

Durante l’omelia, il cardinale Pizzaballa ha evidenziato il valore della presenza cristiana nei contesti di conflitto: “È fondamentale che la Chiesa sia presente in questi luoghi per portare una parola di vita: il Vangelo e la testimonianza di Gesù Cristo”. Don Francesco Voltaggio ha spiegato che il progetto ha tenuto conto delle specificità culturali e spirituali del mondo arabo e delle Chiese orientali: “Abbiamo adattato la traduzione alle sensibilità delle comunità arabe e delle chiese orientali, che rappresentano la maggior parte dei fedeli di lingua araba. Inoltre, ci siamo ispirati ai Padri della Chiesa, simbolo di unità tra le confessioni cristiane, e al contesto storico della Bibbia, nata in Oriente.”

La Bibbia Araba come Strumento di Pace e Dialogo

La Bibbia in arabo è anche un formidabile mediatore culturale, oltre che uno strumento a disposizione dei cristiani del Medio Oriente, definito "il polmone orientale della Chiesa". Il cardinale Pizzaballa ha sottolineato l'importanza di esprimersi nella lingua originale, l'arabo classico della koinè araba e della umma, per trasmettere il cento per cento del messaggio.

In un contesto di guerra e divisione, come quello attuale in Medio Oriente, la Bibbia in arabo assume un significato ancora più profondo come strumento di riconciliazione e speranza. Le minoritarie, ma non ininfluenti, comunità cristiane hanno il compito di interporsi come zona cuscinetto, farsi area di contatto e terreno ospitale fra le parti in conflitto, cercando anche nello strumento delle Scritture i punti di contatto e le brecce nel muro di separazione. Come ha affermato il vicario copto cattolico del Cairo, Hani Bakhou Kiroulos, “Il mondo arabo ha fame della Parola di Dio.”

La missione data ai Paolini da padre Alberione era di comunicare la Parola attraverso i media, e l’operazione "Scrutare le scritture" ha la potenzialità di creare interlocuzione, anche laica, fra culture, e di restituire alle parole chiave come speranza, promessa, alleanza, patto, liberazione, pace e giustizia, la legittimità che occorre loro dopo anni di perversione di senso.

Applicazioni Digitali per la Bibbia Araba

Oltre alle edizioni cartacee, esistono anche applicazioni digitali che permettono di leggere, ascoltare e meditare la Parola di Dio in arabo. Una di queste app gratuite offre la "Bibbia Araba (الكتاب المقدس العربي)" con una Bibbia parallela di Tashelhayt. È facile da scaricare e utilizzare, senza costi, e non presenta pubblicità. Consente di leggere il testo e ascoltare l'audio mentre ogni verso viene evidenziato. Offre inoltre la possibilità di contrassegnare ed evidenziare versi preferiti, aggiungere note e cercare parole, oltre a funzioni come il "Versetto del giorno" e promemoria giornalieri.

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