Il capitolo 40 del libro di Isaia costituisce il prologo al «libro della consolazione» (capitoli 40-55) ed è attribuito al Deuteroisaia o Secondo Isaia, un profeta che operò al tempo dell’esilio in Babilonia. A differenza del primo Isaia (capitoli 1-39), che intendeva scuotere Israele dalle sue false sicurezze, il secondo Isaia si rivolge a un popolo scoraggiato e indebolito, che ha bisogno di essere consolato e spronato a credere ancora che Adonai non lo ha abbandonato ed è ancora al suo fianco. Le verità contenute in questo capitolo sono un'incredibile fonte di conforto e speranza, valide per qualsiasi prova in cui ci troviamo, stimolandoci a confidare solo in Dio.
Il Messaggio Divino di Consolazione (Isaia 40:1-11)
Isaia 40 inizia con un doppio imperativo: «Consolate, consolate il mio popolo, dice il vostro Dio.» Questo comando, sebbene proclamato da una voce umana, ha origine direttamente da Dio, che esprime una precisa volontà riguardo al suo popolo. Non si tratta solo di pronunciare parole di conforto, ma di operare affinché il destinatario della consolazione venga sollevato e liberato dalla difficile situazione in cui versa.
La Natura del Popolo di Dio e la Sua Cura
Anzitutto, notiamo le due frasi meravigliose contenute nel versetto 1: Dio chiama gli israeliti “il mio popolo” e poi, riferendosi a Se stesso, dice “il vostro Dio”. Il significato di queste parole è incredibile: sebbene tutto il mondo e i cieli dei cieli appartengano a Dio ed Egli regni su tutti gli uomini, Egli etichetta certi uomini come “mio popolo”. Di loro, Egli parla diversamente da come parla degli altri; ha scelto questo popolo, lo ha comprato a caro prezzo. Questo popolo, scelto e favorito da Lui, è il Suo possesso in modo speciale. Dio è tanto attento al Suo popolo, cioè a coloro che chiama “Il Mio popolo”. Notate che Egli è premuroso non solo a tenerlo in vita, ma a consolarlo. Egli non solo si impegna a tenerci in vita protetti da ciò che ci farebbe morire prima del momento da Lui stabilito, ma si adopera pure per farci essere un popolo consolato e perciò gioioso! La Sua cura non riguarda solamente le cose grandi, né tanto meno solo i grandi problemi e i grandi pericoli, ma riguarda anche le piccole cose. Come buon Padre, Egli manda consolazione a chi ha il cuore abbattuto, a chi è rattristato, a chi è ferito.

Il Contenuto del Conforto Divino
Il contenuto di questo messaggio-azione consiste nel convincere Gerusalemme che la sua tribolazione è finita. Il fatto che esso sia rivolto «al cuore», organo che nella Bibbia indica la sede della volontà, della libertà e dunque della fede, significa che la realtà collettiva a cui è destinato il messaggio è chiamata ad esprimere un atto di fede in Adonai, come colui che può liberare e salvare. La profezia annuncia la futura conquista babilonese di Gerusalemme e l’esilio della nazione, ma poi introduce il conforto: “Che il tempo della sua schiavitù è compiuto” e “che la sua iniquità è scontata”. Questo è vero conforto: essere riconosciuti come peccatori - come aventi iniquità - eppure sapere altrettanto che la nostra iniquità è scontata. La base per il perdono dell’iniquità è che il peccato è stato completamente pagato. Il termine “doppio” in “ha ricevuto dalla mano del Signore il doppio per tutti i suoi peccati” può significare una corrispondenza esatta tra peccato e pagamento, non un pagamento ingiusto o eccessivo. Dio non perdona il peccato semplicemente “lasciandoci andare”, il che lo renderebbe un giudice ingiusto.
Preparare la Via del Signore (Versetti 3-5)
Ai versetti 3-5, «Una voce grida nel deserto: «Preparate la via dell’Eterno, raddrizzate nel deserto una strada per il nostro DIO» descrive l’esecuzione del comando del versetto 1. L’idea è che il Signore sta venendo al Suo popolo come un Re trionfante, che ha la strada preparata davanti a Lui in modo che possa viaggiare nella gloria e nell’agio. Questa espressione si presta a più di una lettura: anzitutto, è usata nell'Antico Testamento in senso etico, non fisico: la via è quella della conversione, del ritorno a Dio. Così viene intesa anche nel Nuovo Testamento da Giovanni Battista e da Gesù, che riferisce il termine a se stesso: «io sono la via» (Gv 14,6). Un adempimento diretto di questo passaggio si trova infatti nel Nuovo Testamento, nella persona e nel ministero di Giovanni Battista. La vera preparazione deve avvenire nei nostri cuori, e qualunque cosa fosse sbagliata nella strada doveva essere corretta. Ed è rivelata senza riguardo alla nazionalità; ogni carne insieme la vedrà. Questa gloria del Signore non è rivelata solo a Gerusalemme o a Giuda, ma a ogni cuore preparato. Spesso non riusciamo ad apprezzare quanto sia importante l’opera preparatoria del Signore; ogni grande opera di Dio inizia con una grande preparazione.

La Fragilità Umana e l'Eternità della Parola di Dio (Versetti 6-8)
Nei versetti 6-8 si legge: «Grida che ogni carne è come l’erba, e che tutta la sua grazia è come il fiore del campo. L’erba si secca, il fiore appassisce quando lo Spirito dell’Eterno vi soffia sopra; certo il popolo non è altro che erba. Ma la parola del nostro Dio dura per sempre». Il messaggio qui è la fragilità dell’uomo, contrapposta alla permanenza di Dio e della Sua parola. L’uomo è in questo stato fragile per volere di Dio. Gli infedeli per milleottocento anni hanno confutato e rovesciato questo libro, eppure oggi sta saldo come una roccia. Se questo libro non fosse stato il libro di Dio, gli uomini lo avrebbero distrutto molto tempo fa. La comprensione della nostra fragilità e gloria fugace, in contrasto con la durata eterna di Dio e della Sua parola, dovrebbe umiliarci nel ravvedimento davanti al Signore.
La Storia Completa della BIBBIA – Dalla Creazione del Mondo all’Apocalisse
La Proclamazione della Venuta di Dio (Versetti 9-11)
«O Sion, tu che rechi la buona novella, sali su un alto monte! O Gerusalemme, tu che rechi la buona novella alza la voce con forza! Di’ alle città di Giuda: “Ecco il vostro Dio!”». Questo è un messaggio così grande - notizie così buone - che devono essere diffuse il più ampiamente possibile. Il grido di giubilo, intonato già durante l’esilio, significa che Israele (Sion) ha accolto l’invito, ha creduto alla parola, ha avuto fede nell’opera di Adonai. Il Signore viene con potenza e il suo braccio domina per lui; viene a ricompensare il Suo popolo (la sua ricompensa è con lui) e a ispezionare la Sua opera (e la sua retribuzione lo precede).
Un altro aspetto del nostro Dio da contemplare è la Sua cura amorevole come pastore: «Come un pastore egli pascerà il suo gregge: raccoglierà gli agnelli con il suo braccio, e li porterà sul suo seno; condurrà dolcemente le pecore che allattano». Dio mostra una cura speciale per gli agnelli - i più giovani, i più deboli - che ricevono cure speciali. Gesù stesso si identifica come il Buon Pastore (Giovanni 10:11-15), il Grande Pastore (Ebrei 13:20) e il Sommo Pastore (1 Pietro 5:4).
La Grandezza e la Sovranità Incomparabili di Dio (Isaia 40:12-26)
Isaia prosegue con una serie di domande retoriche per evidenziare l'infinita grandezza e onnipotenza di Dio, sottolineando quanto gli uomini siano piccoli al Suo cospetto.
Dio, il Creatore Onnisciente e Onnipotente (Versetti 12-17)
«Chi ha misurato le acque nel cavo della sua mano e ha preso le dimensioni dei cieli con la spanna, o ha contenuto in una misura la polvere della terra, o ha pesato i monti con la stadera e i colli con la bilancia? Chi ha preso le dimensioni dello Spirito dell’Eterno, o come suo consigliere gli ha dato insegnamenti?». Queste sono domande che infondono timore reverenziale, su cui dobbiamo riflettere. Per Geova, i mari che coprono la terra sono come una goccia d’acqua nel palmo della mano; Egli misura i cieli con la stessa facilità con cui un uomo potrebbe misurare un oggetto con una spanna. Dio in effetti può pesare monti e colli su una bilancia, e sa esattamente quanti granelli di polvere ci sono sulla terra. Non c'è nessuno che possa dirigere il Suo Spirito o dargli consigli. La conoscenza, la saggezza e la forza appartengono interamente a Dio. Perfino il Libano non è sufficiente a far ardere un fuoco, e i suoi animali selvaggi non sono sufficienti per un olocausto che sia degno di Geova.

Le Nazioni e gli Uomini Di Fronte a Dio (Versetti 18-20)
Le nazioni, al suo confronto, sono come una goccia in un secchio, o come il pulviscolo della bilancia. «Ecco, le nazioni sono come una goccia in un secchio, sono considerate come il pulviscolo della bilancia... Tutte le nazioni sono di fronte a lui come qualcosa d’inesistente; presso di lui sono state considerate come nulla e un’irrealtà». Dio riduce al nulla perfino gli uomini più potenti del mondo, i principi, i presidenti o i generali. Chiunque abbia un certo potere sulla nostra vita, è un nulla davanti a Dio. Questa prospettiva ci aiuta a non temere gli uomini, ma a confidare in Dio.
La Follia dell'Idolatria (Versetti 21-26)
«A chi dunque assomigliereste Dio e quale immagine gli mettereste a confronto?» chiede Isaia. È stolto pensare che qualsiasi idolo d’oro, d’argento o di legno possa essere una degna rappresentazione di “Uno che dimora sul circolo della terra” e domina sui suoi abitanti. Invece, Egli è l’Eterno, il Creatore di tutto, sovrano su tutto, incomparabile. Egli dispiega il cielo come una tenda, immense e gigantesche, ma che per Lui sono un nulla. Dio è in controllo di tutta la natura. «Alzate in alto i vostri occhi e guardate: Chi ha creato queste cose? Colui che ne fa uscire l’esercito perfino a numero, che tutte chiama perfino per nome. A motivo dell’abbondanza di energia dinamica, essendo egli anche vigoroso in potenza, non ne manca nessuna». Dio è pienamente sovrano su tutto, dalle grandi cose come le stelle, alle piccole cose come i capelli del nostro capo, che sono tutti contati (Matteo 10:30).
La Cura di Dio per il Suo Popolo Stanco e Abbattuto (Isaia 40:27-31)
Isaia si rivolge direttamente al popolo scoraggiato, che si sente abbandonato da Dio, offrendo una potente riaffermazione della Sua costante cura.
La Riprensione e la Reale Condizione Umana (Versetti 27-28)
«Perché dici tu, Giacobbe, e perché parli così, Israele: «La mia via è occulta al SIGNORE e al mio diritto non bada il mio Dio?» Non lo sai tu? Non vi ricordate allora?». Questa è una riprensione. Avremmo dovuto già sapere chi è Dio. Il popolo, pur conoscendo Dio, viveva come se non lo sapesse. Quando siamo afflitti, scoraggiati, o stanchi, tendiamo a dubitare e a pensare che dipenda tutto da noi, e che in tal caso non ci sarebbe speranza. Siamo la creazione e questo significa che conosciamo noi stessi e la nostra situazione solo in misura limitata. Dio è il creatore, conosce la sua creazione al meglio, ci conosce completamente. Dimenticare chi è Dio ci porta a sentirci senza controllo e senza speranza. È un peccato terribile accusare Dio di non averci curato bene o di trascurare il nostro diritto; noi non meritiamo mai alcun bene da Dio a causa del nostro peccato.

La Promessa di Forza e Rinnovamento (Versetti 29-31)
«Egli dà forza allo stanco, e moltiplica il vigore a chi è senza forze. I giovani si stancano e si affaticano, i giovani cadono; ma quelli che sperano nell’Eterno acquisteranno nuove forze, si alzeranno a volo come aquile, correranno e non si stancheranno, cammineranno e non si affaticheranno». Dio conosce la nostra stanchezza per i nostri peccati e vuole sempre darci forza; conosce la nostra stanchezza per la nostra malattia e vuole sempre darci forza. La Sua potenza si dimostra perfetta nella debolezza, e la Sua grazia ci basta (2 Corinzi 12:7-9).
Quando le montagne sono alte, Dio ci dà la forza di elevarci sopra. L'ostacolo che l'aquila vuole superare produce il potere di elevarsi al di sopra di esso. Se ammettiamo davanti a Dio che siamo deboli, può venire in nostro aiuto. C’è una condizione, però: Dio non dà forza a tutti, ma a quelli che camminano per fede in Dio, a quelli che sperano nell'Eterno. Questo è un altro modo per descrivere la fede in Lui. Non fidarsi di Dio è stoltezza. Dobbiamo guardare a Dio, il sovrano dell'universo, e non ai nostri problemi o difficoltà, confidando nella Sua cura costante, sia che lo vediamo o no.
Implicazioni Pratiche per la Vita del Credente
Il Ruolo dei Credenti nella Consolazione
Il comandamento “Consolate, consolate il mio popolo” è certamente per ogni credente nella Chiesa di Gesù Cristo. Ogni credente dovrebbe impegnarsi a cercare di consolare gli altri. La consolazione proviene a volte dagli angeli, molto più spesso dai pastori (che sono messaggeri di Dio, con la responsabilità di annunciare le verità di Dio al Suo popolo) e molto, molto spesso dagli altri credenti. La vera consolazione viene dalle verità di Dio e non dalle capacità umane. Dio ci consola in ogni nostra afflizione affinché, per mezzo della consolazione con cui noi stessi siamo da Dio consolati, possiamo consolare coloro che si trovano in qualsiasi afflizione (2 Corinzi 1:3-7).
Quante benedizioni manchiamo di ricevere perché non ci impegniamo a consolarci gli uni gli altri. Ciò spesso è dovuto al nostro egoismo e al nostro orgoglio. Consolare gli altri richiede tempo ed impegno, e per questo dobbiamo rinnegare la nostra carne. Qualunque volta sentiamo parlare di qualcuno che ha bisogno di consolazione, dobbiamo mettere da parte l'egoismo e l'orgoglio, seguire le orme di Gesù Cristo e cercare di consolare la persona che ne ha bisogno. I migliori consolatori sono coloro che erano per un tempo senza consolazione, perché hanno gustato della grazia e della bontà che vengono dal cuore di Dio e possono trasmettere quel bene anche ad altri.
Perché Dio Comanda la Consolazione?
- Dio vuole che il Suo popolo sia gioioso: A differenza di molte religioni che immaginano un Dio duro, la Bibbia rivela un Dio che prova piacere nel benedire il Suo popolo e che ci offre abbondantemente ogni cosa per goderne. Se viviamo con cuore sempre afflitto, la nostra condizione non dà gloria a Dio.
- Un credente abbattuto disonora la sua fede: Quando siamo abbattuti, non stiamo veramente guardando a Dio e trovando in Lui la grazia che ci offre. In Cristo Gesù possiamo gioire ed esultare in ogni circostanza, anche in mezzo a terribili sofferenze (Habacuc 3:17-18).
- Un credente abbattuto non può portare frutto per la gloria di Dio: È molto difficile parlare con gli altri di Dio quando il nostro cuore è afflitto. Invece, quando il nostro cuore è pieno di gioia, allora possiamo lavorare giorno e notte per la gloria di Dio.
- Fa parte dell'amarci gli uni gli altri: Il vero amore non può chiudere la porta in faccia a chi si trova nel bisogno ed è capace di aiutare e sostenere sia materialmente che spiritualmente.
