Il Significato del Bere e dell'Ubriachezza nella Spiritualità Cristiana

Questa mattina, nel nostro studio del libro degli Efesini, ci soffermiamo sul versetto 5:18, che introduce il tema dell'ubriachezza e del bere. Questo argomento, come dimostrano le numerose domande ricevute, è di grande rilevanza e suscita dibattiti accesi tra i cristiani. Le questioni sollevate sono molteplici: è lecito per un cristiano consumare bevande alcoliche? Cosa insegna la Bibbia a riguardo?

La società odierna, spesso caratterizzata da un edonismo e un senso di colpa diffusi, cerca nel bere una via di fuga, un modo per dimenticare o per trovare un effimero conforto. Come evidenziato da un recente cartellone pubblicitario, il Natale stesso viene talvolta associato a marchi di alcolici, riflettendo una "malattia" sociale che cerca nella bottiglia una soluzione ai propri malesseri.

Efesini 5:18: Un Comando Diretto

Il versetto chiave, Efesini 5:18, dichiara:

"Non ubriacatevi! Il vino porta alla dissolutezza. Ma siate ricolmi di Spirito".

Questo è un comando inequivocabile contro l'ubriachezza. Lo Spirito di Dio ci esorta a non lasciarci dominare dall'alcol.

L'Alcolismo nella Società e nella Chiesa

Non sorprende che una società orgogliosa, autoindulgente e dedita al piacere personale manifesti un grave problema di alcolismo. È prevedibile che individui carichi di sensi di colpa, ansia, frustrazione e depressione cerchino rifugio nell'alcol per sopravvivere o dimenticare. Ciò che può apparire più strano, tuttavia, è riscontrare questo stesso comportamento tra i cristiani, coloro che dovrebbero essere caratterizzati da mitezza, altruismo, perdono, gioia e conforto nello Spirito Santo. La tendenza a ricercare conforto e gioia nella bottiglia, anziché nella fede, è un fenomeno preoccupante.

Dibattiti e Confusione sul Bere per i Cristiani

La questione del bere per i cristiani è fonte di molta discussione e confusione. Alcuni sostengono un divieto assoluto, definendo il bere come peccato. Altri ammettono un consumo moderato, citando l'esempio di come la Bibbia menzioni il vino consumato dal popolo di Dio. L'esperienza personale conferma questa diversità di opinioni: si incontrano cristiani che bevono e altri che non lo fanno, alcuni che ordinano vino a cena e altri che non vi pensano nemmeno. Anche tra i missionari si riscontrano approcci differenti, alcuni che valorizzano la tradizione vinicola locale, altri che evitano completamente il vino.

Questa ambivalenza genera interrogativi e talvolta pressioni, come dimostrano le richieste di prediche "contro" o "a favore" del bere. È fondamentale, tuttavia, evitare di ridurre la spiritualità a una mera questione di consumo di alcol, poiché la spiritualità risiede nell'essenza profonda dell'individuo, e le azioni ne sono solo una manifestazione.

un gruppo di persone che discutono animatamente attorno a un tavolo, con alcune bottiglie di vino

La Prospettiva Teologica di Paolo

Nell'analisi di Efesini 5:18, Paolo non si limita a una questione sociale, ma la inquadra in una prospettiva teologica. Sebbene sia vero che in ogni società si beva per dimenticare, gioire o trovare conforto, l'intento di Paolo va oltre. Egli mette in contrasto l'ubriachezza con il riempimento dello Spirito Santo.

Il Vino nelle Religioni Pagane

Nell'antichità, il vino era utilizzato nelle religioni pagane per indurre uno stato di coscienza alterata, ritenuto una forma di comunione con le divinità. I greci e i romani credevano che l'ebbrezza potesse elevare la coscienza e facilitare il contatto con il divino.

Il Contrasto Teologico: Calice dei Demoni vs. Calice del Signore

Paolo, in 1 Corinzi 10, evidenzia questo contrasto affermando l'impossibilità di partecipare sia al calice dei demoni che al calice del Signore. L'ubriachezza, utilizzata per la comunione con divinità pagane, è in diretta opposizione alla comunione con Gesù Cristo, che richiede l'uso pieno delle nostre facoltà, energizzate dallo Spirito Santo. La comunione pagana si basa sull'assenza di facoltà personali indotta dall'alcol, mentre la comunione cristiana si fonda sulla pienezza di esse.

Dioniso: Il Falso Dio del Vino

La figura di Dioniso, il dio greco del vino, rappresenta una contraffazione del Vangelo. Egli, figlio di Zeus, incarnava una sorta di falsa resurrezione e divenne signore della terra. La sua associazione con il vino sottolinea come le religioni pagane utilizzassero l'ebbrezza come parte integrante del loro sistema.

un'illustrazione che raffigura Dioniso circondato da grappoli d'uva e coppe di vino, con un'atmosfera di festa e disordine

La Nuova Via: Il Riempimento dello Spirito

"Non ubriacatevi! [...] ma siate ricolmi di Spirito" è un'esortazione a sostituire le antiche forme di adorazione religiosa, basate sull'ubriachezza, con la nuova via dello Spirito Santo. Questo comando non è una mera questione sociale, ma profondamente religiosa. Per camminare degnamente, in umiltà, unità, amore, luce e saggezza, dobbiamo cercare la comunione con Dio attraverso il riempimento dello Spirito, non attraverso l'ebbrezza.

L'Ubriachezza come Manifestazione di un Vecchio Stile di Vita

L'ubriachezza è proibita perché rappresenta una manifestazione di un vecchio stile di vita, incompatibile con la nuova vita in Cristo. Le Scritture sono chiare a riguardo:

  • Romani 13:13: "Comportiamoci onestamente, come in pieno giorno, senza gozzoviglie e ubriachezze."
  • Galati 5:21: Le opere della carne, tra cui le ubriachezze, impediscono di ereditare il regno di Dio.
  • 1 Corinzi 6:10: Gli ubriachi non erediteranno il regno di Dio.
  • 1 Pietro 4:3: Si esorta a porre fine al tempo trascorso a soddisfare la volontà dei pagani vivendo in dissolutezze, passioni e ubriachezze.
  • 1 Tessalonicesi 5:6: "Non dormiamo dunque come gli altri, ma vegliamo e siamo sobri; poiché quelli che dormono, dormono di notte, e quelli che si ubriacano, lo fanno di notte."

L'ubriachezza appartiene all'oscurità della notte da cui siamo usciti entrando nel giorno di Cristo. Pertanto, un credente non può ubriacarsi.

Definire l'Ubriachezza

L'ubriachezza può essere definita come qualsiasi punto in cui l'alcol prende il sopravvento o il controllo di una parte delle nostre facoltà. Anche se esistono diversi livelli, cedere il controllo di una qualsiasi facoltà a causa dell'alcol costituisce ubriachezza.

La Bibbia e l'Ubriachezza: Avvertimenti e Conseguenze

La Bibbia offre numerosi avvertimenti e descrizioni delle conseguenze dell'ubriachezza:

Proverbi 20:1: Il Vino come Schernitore

"Il vino è schernitore, la bevanda alcolica è turbolenta, e chiunque se ne lascia sopraffare non è saggio".

Chi si ubriaca si inganna, credendo che porti a qualcosa di positivo, mentre in realtà è uno scherno.

Proverbi 23:19-35: Una Descrizione Vivida

Il libro dei Proverbi, spesso inteso come insegnamento paterno, offre una dettagliata descrizione dell'ubriachezza:

  • Versetto 19: "Ascolta, figlio mio, sii saggio e dirigi il tuo cuore per la retta via."
  • Versetto 20: "Non essere di quelli che sono bevitori di vino, né di quelli che sono ghiotti mangiatori di carne."
  • Versetto 21: "Perché l’ubriacone e il goloso impoveriranno e i dormiglioni andranno vestiti di cenci." L'immagine dell'alcolista ridotto in miseria è vivida.
  • Versetto 29: Descrive le conseguenze dell'ubriachezza: lamenti, liti, ferite, occhi rossi, ricerca prolungata del vino.
  • Versetto 30: "Per chi s’indugia a lungo presso il vino, per quei che vanno a gustare il vino tagliato."
  • Versetto 31-32: "Non guardare il vino quando rosseggia, quando scintilla nel bicchiere, [...] alla fine, esso morde come un serpente e punge come una vipera." L'ubriachezza porta a vedere cose strane e a parlare insensatamente.
  • Versetto 33-34: L'ubriaco è paragonato a chi si corica in mezzo al mare o in cima a un albero di nave durante una tempesta, perdendo ogni senso di stabilità e realtà.
  • Versetto 35: Nonostante le conseguenze, il desiderio persiste: "mi hanno percosso, e non m’hanno fatto male; mi hanno percosso, e non me ne sono accorto; quando mi sveglierò?... Tornerò a cercarne ancora!"
una rappresentazione artistica di un bicchiere di vino che si trasforma in un serpente

L'ubriachezza e l'immoralità sessuale sono strettamente connesse, come evidenziato dal riferimento alla prostituzione nel testo.

Isaia 5:11: Bere al Mattino

"Guai a quelli che la mattina si alzano presto per correre dietro alle bevande alcoliche e fanno tardi la sera, finché il vino li infiammi!" Uno dei segni distintivi degli alcolisti è il bere fin dal mattino.

Le Risorse Spirituali non Garantiscono il Successo Spirituale

Il riferimento a 1 Corinzi 10:1-5, dove si parla dell'esperienza degli Israeliti nel deserto, solleva interrogativi sul significato di "tutti" in quei versi. Paolo sembra suggerire che, nonostante le grandi risorse spirituali ricevute (la guida della nuvola, il passaggio del Mar Rosso, il cibo spirituale, la bevanda spirituale dalla roccia che era Cristo), non tutti ebbero il favore di Dio e non ottennero la salvezza promessa.

Questo passo sottolinea un principio fondamentale: avere grandi risorse spirituali non è garanzia di successo spirituale. Anche i Corinzi, come Israele, potevano mancare il premio finale, la salvezza eterna.

La Genealogia di Gesù: Un Quadro Inaspettato

Il Vangelo di Matteo inizia con una genealogia che, a prima vista, può apparire noiosa e arida. Tuttavia, essa rivela una realtà profonda e inaspettata sulla natura della storia della salvezza.

Uomini e Donne nella Genealogia

La genealogia include nomi di uomini e donne, molti dei quali hanno storie complesse e a volte problematiche. Si trovano figure come Giuda, che vendette Giuseppe; Ozia, coinvolto in incesto; Iotam, accusato di omicidio. Anche figure considerate esemplari come Davide sono descritte come un misto di fedeltà e peccato.

Le Donne nella Genealogia

Tra i nomi femminili spiccano figure come Tamar, che si vestì da prostituta; Rahab, prostituta di mestiere; Rut, che usò stratagemmi per farsi sposare; Betsabea, adultera il cui marito fu fatto uccidere; e la madre di Gesù, che concepì prima del matrimonio.

Un Quadro di Misericordia

Questa genealogia, lungi dall'essere un elenco di perfezione, presenta un quadro realistico dell'umanità, segnata dal peccato e dalla fragilità. La presenza di questi individui nella linea di discendenza di Gesù sottolinea la vastità della misericordia di Dio. La storia di Gesù inizia con un "casato" imperfetto, evidenziando che la sua missione è rivolta a tutti, specialmente ai peccatori.

Come afferma il profeta Geremia (31:3), Dio ha amato Israele di amore eterno. La genealogia di Gesù, con le sue imperfezioni, ci ricorda da dove veniamo e quanto sia grande la grazia di Dio, capace di trasformare anche le vite più segnate dal peccato.

un albero genealogico stilizzato con alcuni nomi evidenziati e simboli che richiamano storie bibliche

Il Contesto Culturale e Religioso del Bere

Le religioni, dalle più primitive alle più complesse, spesso istituiscono un legame tra il divino e il cibo, inteso come fonte di sussistenza. Questo legame si esprime attraverso offerte e sacrifici, che molte tradizioni considerano la sostanza stessa della religione.

La Tradizione Ebraica e la Berakah

Nella tradizione ebraica, questo legame tra Dio e il cibo è esplicitato attraverso la categoria della berakah (benedizione). La berakah è una preghiera di lode e ringraziamento per la provvidenza divina, che riconosce Dio come fonte di ogni bene. Il Talmud stabilisce che chi usa i beni della terra senza benedire Dio commette un duplice peccato.

La berakah definisce il rapporto dell'uomo con Dio, il mondo e i suoi simili, riconoscendo Dio come fonte e norma, l'uomo come beneficiario e interprete, e il mondo come sacramento e dono. La pronuncia della benedizione trasforma la percezione delle cose, rivelandone la dimensione spirituale e divina.

Il Pane e il Vino nella Tradizione Cristiana

Il Nuovo Testamento e la tradizione cristiana riprendono questo legame, facendo del "pane" e del "vino" i simboli fondanti della fede, in particolare nell'Eucaristia. Il significato di "questo è il mio corpo" e "questo è il mio sangue" si innesta sul legame preesistente tra divino e cibo, senza cancellarlo ma presupponendolo.

Il Simbolismo del Bere e del Cibo nelle Scritture

Il testo biblico è ricco di riferimenti al bere e al cibo, che assumono significati simbolici profondi:

La Manna nel Deserto

Il racconto della manna nel deserto (Esodo 16) illustra come ciò che è donato debba essere raccolto secondo il bisogno e non accumulato. L'accumulo porta alla corruzione e all'ira divina. La manna condivisa è pane di vita, mentre quella accumulata è distruttiva.

Il Bere come Condivisione e Responsabilità

L'atto del mangiare, interpretato attraverso la lente della berakah, rimanda non solo al dono di Dio, ma anche alla condivisione. Se il pane è di Dio, esso deve essere goduto da tutti, non appropriato da pochi. Questo implica un'attività responsabile, in cui il lavoro umano si intreccia con il dono divino.

Il Vino e la Gioia Spirituale

In alcuni contesti, il vino è associato alla gioia e alla celebrazione. Tuttavia, è fondamentale distinguere la gioia che deriva dallo Spirito Santo dalla euforia effimera indotta dall'alcol. La Bibbia stessa, in Salmo 104:15, menziona il vino che "allietà il cuore dell'uomo", ma questo va contestualizzato all'interno di un quadro di vita sobria e in comunione con Dio.

un'illustrazione che raffigura la manna che cade dal cielo su un accampamento nel deserto

La Vigilia e la Preparazione Spirituale

Il tema della vigilanza, ricorrente nei discorsi escatologici di Gesù (Matteo 24, Marco 13, Luca 12), è centrale per la vita cristiana. La vigilanza non è solo un precetto morale, ma una risposta al mistero di Cristo e al suo ritorno.

Il Tempo Presente come Notte

La vita è paragonata a un sogno o a una notte, in attesa del giorno del Signore. La frenetica attività umana, al di fuori della fede, è vista come un sognare. La brevità e l'irrealtà della vita terrena contrastano con la realtà eterna.

La Vigilia come Attesa e Preparazione

Vegliare significa essere attenti, pronti e pregare. È un orientamento del cuore verso il ritorno di Cristo, sia nella sua venuta finale che nei momenti in cui Egli si manifesta nella nostra vita.

Il Risveglio Spirituale

L'esortazione "Svegliatevi!" (Efesini 5:14) è un appello al risveglio spirituale, alla conversione. Il mondo, con le sue concupiscenze, può indurre un sonno spirituale, ma è necessario liberarsi da esso per indossare le "armi della luce" e comportarsi onestamente.

La vigilanza è un atto che richiede attenzione, prontezza e preghiera. È la consapevolezza del momento presente (kairòs) e la decisione di vivere secondo la luce di Cristo, rifiutando le "opere delle tenebre" come gozzoviglie, ubriachezze, impurità e gelosie.

un'immagine di un girasole rivolto verso il sole, che simboleggia l'attesa e l'orientamento verso Cristo

Conclusione sul Bere e la Spiritualità

La Bibbia è chiara nel condannare l'ubriachezza come un peccato e una manifestazione di uno stile di vita incompatibile con la vita cristiana. Sebbene il vino sia menzionato in contesti storici e culturali, l'enfasi teologica è posta sul riempimento dello Spirito Santo come fonte di vera gioia, conforto e comunione con Dio. La scelta di consumare o meno bevande alcoliche è una questione personale che dovrebbe essere affrontata con discernimento, preghiera e nel rispetto dei principi biblici, evitando ogni forma di eccesso che comprometta la sobrietà e la testimonianza cristiana.

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