Il 31 dicembre 2022 Joseph Ratzinger, Pontefice per otto anni con il nome di Benedetto XVI, moriva, lasciando un'eredità di pastore e maestro che, sebbene a volte oscurata nell'attuale confusione, rimane fondamentale per "correggere la rotta" della Chiesa. Nella complessa situazione ecclesiale odierna, non molti sembrano pienamente interessati alla sua eredità e alla sua lezione, spesso incasellandolo tra chi lo venera contrapponendolo a Francesco e chi lo esecra per lo stesso motivo, o tra i "continuisti" che appiattiscono i due pontificati. Tuttavia, il suo insegnamento ha offerto l'opportunità di riorientare la Chiesa in molti aspetti della sua vita, e ha fornito le basi per completare il suo lavoro di correzione, fornendo implicite indicazioni e percorsi da seguire.
Benedetto XVI: Una Vita Guidata dalla Provvidenza
Nato il 16 aprile 1927, al mattino del Sabato Santo, Joseph Ratzinger ricevette il battesimo con l’acqua appena benedetta, un segno premonitore che i suoi genitori consideravano significativo. La famiglia, in particolare il padre, uomo di profonda pietà e fede radicata nella Chiesa, ebbe un ruolo cruciale nella sua crescita e nel suo cammino vocazionale. Entrato in seminario nel 1939, all’età di 12 anni, il suo percorso verso il sacerdozio fu segnato dalle tempeste della Seconda Guerra Mondiale e dalla minaccia del nazismo, che appariva capace di annientare la Chiesa. Fu proprio in queste vicende che comprese l’importanza di custodire la fede per resistere al male. In questi anni emerse con crescente chiarezza la verità che avrebbe accompagnato tutta la sua vita e la sua opera: Dio appartiene ai beni essenziali dell’umanità.
Durante il suo pontificato, ripropose in mille modi il primato di Dio come premessa per costruire una società dal volto umano, affermando: «Un nuovo ordine mondiale economico e politico non funziona se non c’è un rinnovamento spirituale, se non possiamo avvicinarci di nuovo a Dio e trovare Dio in mezzo a noi» (6 gennaio 2007). La sua vita, carica di responsabilità, fu segnata dalla più grande umiltà e vissuta nella più totale obbedienza, tanto che, scherzando con il suo segretario, rispose: «Io non ho fatto nessun conto: ho accettato ciò che mi ha dato il Signore».
In una lettera a Esther Betz, un’amica giornalista, Papa Benedetto rivelò una regola che lo aveva sempre accompagnato: «Non pianifico nulla (non l’ho mai fatto, in realtà), ma mi lascio semplicemente trasportare dalla Provvidenza, che con me non è stata affatto cattiva, anche se tutto è andato in modo molto diverso da come avevo immaginato». Questa dichiarazione riassume la sua profonda fiducia nella Divina Provvidenza.
Il Ministero Petrino e il Rapporto con San Luigi Orione
La figura del Papa e il suo ministero furono temi centrali nell'insegnamento di Benedetto XVI, spesso evidenziati in occasioni significative, come la «festa di San Pietro - festa del Papa», celebrata con grande partecipazione, soprattutto dagli ambienti orionini. In una di queste manifestazioni, il Santo Padre salutò cordialmente i presenti, tra cui il Superiore Generale dei Figli della Divina Provvidenza, Don Flavio Peloso, che era stato suo collaboratore alla Congregazione per la Dottrina della Fede. In quell'occasione, Benedetto XVI rievocò le parole di San Luigi Orione: «La festa di san Pietro è la festa del Papa» (Lettere II, 488). Il Papa sottolineò come la Provvidenza Divina avesse voluto il Successore di Pietro quale Vicario di Cristo sulla terra, chiamato a «presiedere alla carità» (Lettera ai Romani 1,1), come affermato da Sant'Ignazio di Antiochia. Egli approfondì il significato di Pietro come «roccia» su cui Gesù edifica la sua Chiesa, chiarendo che non si trattava della solidità personale di Pietro, ma di un nomen officii, un titolo di servizio e un incarico di origine divina.

Benedetto XVI espresse gratitudine per le preghiere e l’affetto dei fedeli, apprezzando le numerose opere di bene svolte dalla Famiglia Orionina in Italia e nel mondo con spirito ecclesiale. Riprendendo le parole di San Luigi Orione, egli affermò: «Opere di carità ci vogliono - esse sono la migliore apologia della fede cattolica» (Scritti 4, 280). Queste opere, infatti, rendono visibile e tangibile la grazia della salvezza e la presenza del Signore attraverso la carità. Il suo predecessore, Giovanni Paolo II, del quale il 25 giugno 2008 iniziò il processo di beatificazione, amava ripetere che i giovani sono la speranza e il futuro della Chiesa e dell'umanità, un messaggio che Benedetto XVI fece proprio.
Benedetto XVI: ...chi vive la carità pienamente è guidato da Dio, perché Dio è amore
Il Legame Speciale con San Luigi Orione
Il legame tra Benedetto XVI e San Luigi Orione fu profondo e si manifestò in diverse occasioni. Papa Benedetto XVI inserì il ricordo di San Luigi Orione nella sua Enciclica Deus Caritas est (n. 39), annoverandolo tra i «modelli insigni di carità sociale per tutti gli uomini di buona volontà». Egli citò nuovamente Don Orione nel suo discorso per la XII Giornata Mondiale della Vita Consacrata (2 febbraio 2008), dove San Luigi Orione scriveva: «Nostra prima Regola e vita sia di osservare, in umiltà grande e amore dolcissimo e affocato di Dio, il Santo Vangelo». La mattina del 25 giugno 2008, prima dell’udienza generale, Benedetto XVI benedisse la statua di San Luigi Orione in Vaticano, alla presenza di numerosi fedeli orionini. Nel 2009, in vista del 13° Capitolo Generale della Famiglia Orionina, fu espresso il desiderio che il Papa stesso scrivesse e consegnasse in autografo il motto di Don Orione, che costituiva anche il tema del Capitolo: «Solo la carità salverà il mondo».
Un evento eccezionale fu la visita di Benedetto XVI alla Madonnina di Monte Mario il 24 giugno 2010. La statua, abbattuta dalla furia del vento mesi prima, tornò a vegliare su Roma. Il Papa accolse l'invito a rendere omaggio a Maria «Salus populi romani», raffigurata in questa statua, memoria di eventi drammatici e provvidenziali. Essa fu collocata nel 1953, ad adempimento di un voto popolare pronunciato durante la Seconda Guerra Mondiale. Dalle opere romane di Don Orione partì allora l'iniziativa di una raccolta di firme per un voto alla Madonna, cui aderirono oltre un milione di cittadini. Il Venerabile Pio XII raccolse questa devota iniziativa e il voto fu pronunciato il 4 giugno 1944, giorno della pacifica liberazione di Roma. Gli Orionini vollero la statua grande e in alto, sovrastante la città, per onorare la santità della Madre di Dio e per averne un segno di familiare presenza nella vita quotidiana. Benedetto XVI esortò: «Maria, Madre di Dio e nostra, sia sempre in cima ai vostri pensieri e ai vostri affetti, amabile conforto delle anime vostre, guida sicura delle vostre volontà e sostegno dei vostri passi, ispiratrice suadente dell’imitazione di Gesù Cristo». La Madonnina, nel suo gesto di guardare dall'alto, protegge le famiglie e suggerisce «desideri di cielo». In quell'occasione, il Papa ricordò anche il programma di San Luigi Orione: «Solo la carità salverà il mondo».

La Centralità della Verità, della Ragione e della Fede
Uno dei pilastri dell'insegnamento di Benedetto XVI fu la centralità del tema della verità e il giusto rapporto tra ragione e fede. Egli permise di impostare su solide basi il dialogo anche con laici e atei, non fondandolo su una carità sentimentale avulsa dalla verità. Ciò permetteva sia di ribadire l’autonomia legittima della ragione, sia di confermare il primato della fede. Secondo il suo insegnamento, la fede non chiede alla ragione di cessare di essere ragione, ma le chiede di verificare come l’aiuto della fede le permetta di essere maggiormente ragione. Il «Dio dal volto umano», come egli disse a Verona nel 2006, non pretende che il cristiano smetta di essere uomo, ma che l’uomo ritrovi in Cristo la conferma di tutte le più alte esigenze della sua umanità. La ragione avrebbe così compreso che non esiste un piano puramente naturale, ma o essa accoglie la luce dall’altro e sale in umanità, o scende in basso e corrompe se stessa. Papa Benedetto insegnava che non c’è via di mezzo, al punto di chiedere ai laici almeno di vivere come se Dio fosse, rovesciando la tesi del naturalismo di Grozio. Questa cifra metodologica risuona anche nella sua Introduzione al Cristianesimo, dove scrive: «Non si scorge altro che il buio baratro del nulla, ovunque si volga lo sguardo» (2005, pag. 58). Per Benedetto XVI, la fede è un interlocutore naturale della ragione umana, come hanno insegnato Sant'Anselmo e Sant'Agostino.

Il Concetto di Diritto Naturale e la Società Giusta
Benedetto XVI affrontò anche le «incompiutezze» nel dialogo con il pensiero moderno. La sua concezione del liberalismo e la nozione di diritto naturale, di legge morale naturale e della libertà connessa fin dall'inizio con la verità, rimangono spunti fondamentali per la riflessione. Egli non considerava chiuso nemmeno il concetto di laicità e del ruolo pubblico della Chiesa. Se, come insegnava, la religione vera è indispensabile perché la politica sia veramente tale fino in fondo, allora la politica ha un bisogno sostanziale della religione vera, il che pone sfide alla laicità liberale. Nella Deus caritas est (n. 28), Benedetto XVI specificò che la dottrina sociale della Chiesa argomenta dalla ragione e dal diritto naturale, non per far valere politicamente questa dottrina, ma per servire la formazione della coscienza nella politica e contribuire affinché cresca la percezione delle vere esigenze della giustizia. La giustizia è lo scopo e la misura intrinseca di ogni politica, e questa è di natura etica. La questione della giustizia è anche l’argomento più forte a favore della fede nella vita eterna, poiché l’ingiustizia della storia non può essere l’ultima parola (Spe salvi, n. 43).
In Caritas in veritate, Benedetto XVI chiarisce che «la carità esige la giustizia: il riconoscimento e il rispetto dei legittimi diritti degli individui e dei popoli». Essa si adopera per la costruzione della «città dell’uomo» secondo diritto e giustizia, ma la supera e la completa nella logica del dono e del perdono. Il diritto, quindi, non può essere semplice espressione della volontà dell’autorità, ma deve riflettere la dignità della persona. Il Papa evidenziò la necessità di rafforzare le garanzie dello Stato di diritto, un sistema di ordine pubblico efficiente nel rispetto dei diritti umani e istituzioni veramente democratiche. In quest'ottica, la negazione del diritto alla vita e alla morte naturale, la manipolazione della concezione e della nascita, e il sacrificio di embrioni umani alla ricerca, portano a perdere il concetto di ecologia umana e, con esso, quello di ecologia ambientale. «Il libro della natura è uno e indivisibile, sul versante dell’ambiente come sul versante della vita, della sessualità, del matrimonio, della famiglia, delle relazioni sociali, in una parola dello sviluppo umano integrale» (Caritas in veritate, n. 51). L’esclusione della religione dall’ambito pubblico o il fondamentalismo religioso impediscono il dialogo fecondo tra ragione e fede, impoverendo la vita pubblica e rendendo la politica opprimente. I diritti fondamentali e i diritti sociali sono intrinsecamente legati alla dignità della persona, e l'umanesimo che esclude Dio è un «umanesimo disumano».
Benedetto XVI: ...chi vive la carità pienamente è guidato da Dio, perché Dio è amore
La "Calligrafia del Creatore": Natura, Scienza ed Evoluzione
Benedetto XVI ha spesso utilizzato la metafora del «libro della natura» per descrivere come Dio si rivela all'umanità. Già nel suo discorso del 22 dicembre 2005 alla Curia Romana, in occasione degli auguri natalizi, citando il motto per la Giornata Mondiale della Gioventù, «Andiamo ad adorarlo», il Papa parlava dell'uomo che si mette alla ricerca della verità, della vita giusta, di Dio, e della necessità di scoprire nella natura la «calligrafia del Creatore», la ragione creatrice e l'amore da cui è nato il mondo. Questo invito a «leggere» il mondo era una costante nel suo pensiero.
Nella catechesi del 26 settembre 2007, e richiamando San Giovanni Crisostomo, Benedetto XVI insegnava che la creazione è una «scala» per salire a Dio e conoscerlo. A questo primo passo si aggiungeva la «condiscendenza» di Dio attraverso la Sacra Scrittura, una «lettera» che ci permette di decifrare la creazione. Infine, Dio stesso si incarna e lo Spirito Santo trasforma le realtà del mondo all'interno della vita del cristiano.
Nel discorso alla Pontificia Accademia delle Scienze il 31 ottobre 2008, il Papa affermò che «"Evolvere" significa letteralmente "srotolare un rotolo di pergamena", cioè, leggere un libro». La natura, come un libro ordinato, un cosmo, possiede una «matematica» innata, permettendo alla mente umana di discernere la logica interna visibile. «L'indagine filosofica e sperimentale scopre gradualmente questi ordini». Questa visione porta a chiedersi se non debba esserci un'unica intelligenza originaria, il Logos creatore, che sia la comune fonte della ragione soggettiva e della ragione oggettivata nella natura (Discorso al Convegno nazionale della Chiesa italiana, Verona, 19 ottobre 2006; Messaggio ai partecipanti al Convegno “Dal telescopio di Galileo alla cosmologia evolutiva”, 26 novembre 2009). Questa prospettiva capovolge la tendenza a dare il primato all'irrazionale, al caso e alla necessità, e permette di allargare gli spazi della razionalità, riaprirla alle grandi questioni del vero e del bene, coniugando teologia, filosofia e scienze.

Nella Verbum Domini (30 settembre 2010), Benedetto XVI ribadì che «la stessa creazione, il liber naturae, è anche essenzialmente parte di questa sinfonia a più voci in cui l’unico Verbo si esprime». Il cosmo è un’opera di un Autore che si esprime mediante la «sinfonia» del creato, e Gesù è l’«assolo» che riassume in sé la terra e il cielo, il creato e il Creatore. Questa visione si rifletteva anche nell'ispirazione di Gaudí, che voleva unire i tre grandi libri: il libro della natura, il libro della Sacra Scrittura e il libro della Liturgia (Omelia nella Chiesa della Sagrada Familia, Barcellona, 7 novembre 2010). Nel suo messaggio per la Giornata Mondiale della Pace dell'8 dicembre 2009, sottolineò che «non si può domandare ai giovani di rispettare l’ambiente, se non vengono aiutati in famiglia e nella società a rispettare se stessi: il libro della natura è unico, sia sul versante dell’ambiente come su quello dell’etica personale, familiare e sociale». La natura, come creazione di Dio, ci parla e ci mostra i valori veri, e la Rivelazione ci aiuta a decifrarla, in un «concerto» tra creazione e Rivelazione che apre le indicazioni per un'educazione che non è imposizione, ma apertura dell'«io» al «tu», al «noi» e al «Tu» di Dio (Discorso alla Assemblea Generale della Conferenza Episcopale Italiana, 27 maggio 2010).
La Pace e la Carità come Frutti della Provvidenza
Il ministero del Successore di Pietro è anche quello di essere «messaggero di pace», un compito che si riallaccia alla consegna di Gesù ai suoi Apostoli nel Cenacolo: «Vi lascio la pace, vi do la mia pace. Non come la dà il mondo, io la do a voi» (Gv 14,27). L'impegno della Chiesa per la pace è innanzitutto di natura spirituale, consistente nell'indicare Gesù come Principe della pace e nell'educare alla fede, da cui scaturiscono feconde energie di pace e riconciliazione. Benedetto XVI rendeva grazie a Dio per i pensieri e le opere di pace che le Comunità cristiane e gli Istituti religiosi sviluppano in ogni parte del mondo, omaggiando i «silenziosi costruttori di pace» che promuovono il dialogo e superano ogni conflitto, affinché la terra diventi una patria di pace e fraternità per tutti gli uomini. Egli ricordava le parole del Signore: «Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio» (Mt 5,9).
Il Papa invitava tutti, specialmente i giovani, a offrire la propria collaborazione per la salvaguardia della dignità di ogni uomo, per la difesa della vita umana e al servizio di un'autentica pace in ogni ambito sociale. Affidava questi auspici all'intercessione di San Luigi Orione e della Vergine Maria, Regina della pace, affinché benedica gli sforzi di quanti si dedicano all'edificazione della pace sui pilastri della verità, della giustizia, della libertà e dell’amore.
Nel suo insegnamento sulla Divina Provvidenza, Benedetto XVI sottolineava che «non si possono servire due padroni: Dio e la ricchezza». Egli spiegava che chi crede in Dio mette al primo posto la ricerca del Suo Regno e della Sua volontà, e ciò è l'opposto del fatalismo. Questo insegnamento, pur essendo universale, è praticato in modi diversi a seconda delle vocazioni, ma il cristiano si distingue per l'assoluta fiducia nel Padre celeste. Egli invitava ad invocare la Vergine Maria con il titolo di Madre della divina Provvidenza, affidando a lei la nostra vita, il cammino della Chiesa e le vicende della storia. La preghiera di Gesù al Getsemani, in cui chiede a Dio «allontana da me questo calice!», ci rivela che solo nel conformare la sua volontà a quella divina, l'essere umano arriva alla sua vera altezza, diventa «divino».
L'Eredità di Benedetto XVI: Completare l'Opera
Il lascito di Benedetto XVI è immenso, un contributo fondamentale alla vita della Chiesa, spesso riconosciuto nella sua dimensione dottrinale, tanto che molti vorrebbero vederlo insignito del titolo di Dottore della Chiesa. Tra le grandi cose recuperate dal suo insegnamento vi è la correzione di molte tendenze post-conciliari distruttive. Tuttavia, egli stesso ha fornito delle implicite indicazioni e posto le basi per completare il suo lavoro di «correzione di rotta». Questo è il lavoro che bisognerebbe fare oggi: recepire quelle indicazioni per affrontare le incompiutezze, come i conti non definitivamente chiusi con il pensiero moderno e la piena comprensione della laicità. La sua opera omnia, in 16 volumi, testimonia il suo grande contributo teologico, ma al di là del teologo c'è il credente, l'uomo di fede che ha vissuto lo studio come umile servizio alla Chiesa, sempre al servizio della verità, come indicato nel suo motto episcopale: «Collaboratori della verità» (Cooperatores veritatis).

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