Benedetto XVI: Un Pontificato tra Fede, Ragione e Lotta Spirituale

La figura di Joseph Ratzinger, Papa emerito Benedetto XVI, continua a risuonare profondamente anche dopo la sua scomparsa. La sua statuina campeggia nuovamente sulle bancarelle della via dei presepi partenopea di San Gregorio Armeno insieme a quelle dei personaggi famosi, ricreata dagli artigiani napoletani in omaggio alla morte del Papa emerito.

Statuette di Joseph Ratzinger in una bottega di San Gregorio Armeno a Napoli

Il Legame Indissolubile con Napoli

Questo segnale non è solo formale, ma testimonia il legame fortissimo tra Napoli e Ratzinger, un rapporto che l’ex vescovo di Roma aveva suggellato baciando la teca del sangue di San Gennaro nella sua visita pastorale in città. Da raffinatissimo teologo, egli diede così valore all’amore dei napoletani verso il proprio Santo patrono.

Le Visite Pre-Pontificato e il Riconoscimento

Il rapporto con la città partenopea per Ratzinger fu intenso ancor prima della sua elezione a papa. Già nel 1992, Ratzinger ricevette il premio Capri San Michele per i suoi scritti teologici. In quell’occasione, nel pieno dello scandalo Tangentopoli che negli anni successivi avrebbe rivoluzionato il quadro istituzionale italiano, dichiarò: «La politica non può sopravvivere senza valori morali».

Nel settembre del 2004, Ratzinger tornò a Napoli da Decano del Collegio cardinalizio e consacrò nel Duomo di Napoli, insieme all’allora cardinale Michele Giordano, l’arcivescovo metropolita di Chieti-Vasto, il teologo napoletano Bruno Forte. Un mese dopo, Ratzinger era di nuovo in Campania e, ancora una volta, sull’isola azzurra per ricevere nuovamente il premio Capri San Michele per il mirabile saggio “Fede, verità, tolleranza”. Erano gli anni successivi agli attentati dell’11 settembre alle Torri Gemelle di New York, ma pure quelli che preparavano la furia jihadista degli attentati in tutta Europa. «Vedo crescere - spiegò il cardinale in quell’occasione - il terrorismo e il fanatismo in nome di Dio, tutti dobbiamo lottare per l’amore, la pace e contro il terrore». Pochi mesi dopo, in aprile, giunse la sua elezione a pontefice.

La Visita Pastorale del 2007 e il Messaggio alla Città

Il 21 ottobre del 2007 avvenne la visita pastorale di Benedetto XVI a Napoli. Prima la messa eucaristica in piazza del Plebiscito, poi l’Angelus in una Napoli bagnata da una fortissima pioggia e dal freddo che non scoraggiarono comunque i napoletani dall’andare ad assistere alla venuta del pontefice.

Papa Benedetto XVI durante la messa in Piazza del Plebiscito a Napoli

«Nella vostra città - disse il Papa - non mancano energie sane, gente buona, culturalmente preparata e con un senso vivo della famiglia. Per molti però vivere non è semplice: sono tante le situazioni di povertà, di carenza di alloggio, di disoccupazione o sottoccupazione, di mancanza di prospettive future. C’è poi il triste fenomeno della violenza. Non si tratta solo del deprecabile numero dei delitti della camorra, ma anche del fatto che la violenza tende purtroppo a farsi mentalità diffusa, insinuandosi nelle pieghe del vivere sociale, nei quartieri storici del centro e nelle periferie nuove e anonime, col rischio di attrarre specialmente la gioventù, che cresce in ambienti nei quali prospera l’illegalità, il sommerso e la cultura dell’arrangiarsi. L’azione politica e la cultura possono essere l’antidoto contro il male e la scuola e il lavoro possono mettere i giovani in salvo dalla camorra». Parole ancora oggi attualissime, come ricordato anche dall’arcivescovo di Napoli, don Mimmo Battaglia.

Benedetto XVI a Napoli

«Come non ricordare - ha detto il vescovo - tra le tante immagini di quella visita, il lungo bacio al sangue del nostro Patrono e Martire Gennaro. Non un bacio qualsiasi. Non una leziosità qualunque. Piuttosto l’omaggio dato, in quel gesto di venerazione, all’intero popolo di Napoli, attraverso una presenza che nutre la storia con il richiamo al sacrificio e alla speranza, un bacio dato con tutta la lucidità della mente e della ragione, ma con la forza straordinaria del cuore, la stessa con la quale esortava la nostra città a non arrendersi nel suo messaggio a conclusione del Giubileo per Napoli».

Il Teologo, la Fede e la Sfida alla Modernità

Ai tempi del Concilio Vaticano II, Joseph Ratzinger fu una figura di punta della teologia progressista. Da allora, la sua vita di sacerdote fu una continua denuncia della modernità e dei suoi mali, il più grave e strutturale dei quali era il relativismo, cioè la pretesa di non riconoscere la Verità della religione cattolica.

Nei suoi ventitré anni come prefetto della Congregazione per la dottrina della fede e poi, dal 2005 al 2013, come Papa con il nome di Benedetto XVI, Ratzinger lanciò una vera e propria crociata permanente contro queste derive. Egli ribadiva principi fondamentali: «Coloro che portano sulla propria coscienza tante vittime umane devono capire, devono capire che non è permesso uccidere innocenti. Dio ha detto una volta “non uccidere”, non può l’uomo, qualsiasi umana agglomerazione, mafia, non può cambiare e calpestare questo diritto santissimo di Dio […] Questo popolo siciliano talmente attaccato alla vita, popolo che ama la vita, che dà la vita, non può vivere sempre sotto la pressione di una civiltà contraria, civiltà della morte […] Lo dico ai responsabili, lo dico ai responsabili: convertitevi, convertitevi, una volta verrà il giudizio di Dio!».

Benedetto XVI ha anche voluto citare i versi danteschi del 33° canto del Paradiso - "umile e alta più che creatura, termine fisso d'eterno consiglio" - per celebrare la figura della Vergine Maria, nell'Angelus per la festa dell'Immacolata, dedicato ancora al ricordo del Concilio Vaticano II, "l'evento ecclesiale più grande del secolo ventesimo", chiuso l'8 dicembre di 40 anni fa. Secondo Benedetto XVI, nella Madre di Cristo si è realizzata perfettamente la vocazione di tutti gli uomini, "chiamati ad essere santi e immacolati al cospetto di Dio nell'amore".

Benedetto XVI e la Lotta Spirituale: "Temutissimo da Satana"

Mentre più volte si è parlato dei combattimenti che Papa Giovanni Paolo II dovette affrontare contro il demonio, è meno noto il fatto che anche il suo successore Benedetto XVI ebbe modo di scontrarsi e sconfiggere le forze del male durante il suo pontificato. Il suo profondo impegno spirituale lo rese un formidabile avversario per il Maligno, tanto da essere definito dagli esorcisti come "temutissimo da Satana".

Episodi di Liberazione e Testimonianze degli Esorcisti

Benedetto XVI era ancora felicemente regnante quando il famoso esorcista paolino raccontava un episodio in cui due ragazzi posseduti furono accompagnati all’Udienza Generale del mercoledì in piazza San Pietro. Era il 2009, mentre il Santo Padre salutava la folla a bordo della papamobile, i due energumeni iniziarono ad agitarsi violentemente e - fuori di sé - caddero a terra sbattendo più volte la testa contro i “sampietrini”, farneticando freneticamente. «I giovani uomini - raccontò Amorth - urlano, sbavano, tremano, danno in escandescenze». La scena non sfuggì al Papa che, senza scomporsi, li vide da lontano e li benedisse. «Per i due posseduti è una scossa furente. Una frustata assestata su tutto il corpo. Tanto che cadono tre metri indietro, sbattuti per terra. Adesso non urlano più. Ma piangono, piangono, piangono. Gemono per tutta l’udienza».

Udienza papale in Piazza San Pietro con Benedetto XVI

Un nuovo episodio, ancora più discreto e “silenzioso”, di quello avvenuto in piazza San Pietro, conferma quanto la preghiera del papa tedesco si sia rivelata efficace contro il Maligno. Un uomo francese di nome Charles, di circa quarant’anni, era terribilmente tormentato dal demonio. Sposato e padre di un figlio, Charles aveva iniziato a subire disturbi in età adulta, ma scoprì che, quando era ancora nel grembo di sua madre, i genitori - che appartenevano ad una setta - lo avevano consacrato a Satana e accompagnato ad alcuni riti. Da quando iniziarono i disturbi, Charles si affidò alla cura di diversi psichiatri e sacerdoti, senza mai ottenere la liberazione. Per questo si recò a Roma per affidarsi a uno degli esorcisti più rinomati del mondo: padre Francesco Bamonte, attuale presidente dell'Associazione Internazionale Esorcisti.

Fin dalle prime sedute, Bamonte convocò padre Cesare Truqui come traduttore per poter dialogare con l’uomo francese e il demonio che lo possedeva. Interrogato dall’esorcista, secondo la prassi, il demonio rivelò inizialmente di chiamarsi “Rex” (dal latino, “re”). Ma l’esorcista lo incalzò: «Nessun diavolo si chiama così…». Il demonio rispose ancora: «Sono il principe di questo mondo». Alla terza volta che l’esorcista gli chiese di rivelare il nome, il diavolo si presentò come «Satana». La storia di Charles ha dell’incredibile. Si trattava di uno dei rari casi di vera possessione ed era Satana, in persona, a possederlo! Lo stesso padre Bamonte lo definì come «Il caso più difficile di tutta la mia vita».

Bamonte e Truqui ne parlarono con padre Amorth per ottenere qualche consiglio. La risposta di Amorth fu secca: «È una menzogna per spaventarti! L’esorcista parla sempre a nome di un vescovo». Il caso si complicava: aveva forse ragione il diavolo nell’affermare che solo il vescovo o il Papa avrebbero potuto scacciarlo? Oppure, come diceva Amorth, il demonio cercava solamente di scoraggiare e far desistere gli esorcisti per essere lasciato in pace?

Data la gravità della possessione, si consigliò all’uomo di scrivere a Benedetto XVI e la lettera fu consegnata a un confratello che a quel tempo lavorava nella Segreteria di Stato. Una settimana dopo arrivò una risposta firmata dal segretario del Santo Padre in cui si affermava che il pontefice avrebbe preso personalmente nota della vicenda e prometteva di pregare per il posseduto e di offrire intenzioni nelle messe affinché fosse liberato. Tre mesi dopo aver scritto la lettera, padre Bamonte telefonò annunciando: «Padre, non ci crederà, ma penso che Charles sia libero!». Infatti, nel corso di un esorcismo, Charles aveva gridato forte e aveva annunciato: «Mi sento libero e felice. Non sono più oppresso!». La liberazione si era compiuta. Questa liberazione così veloce, dopo tanti e tanti sforzi vacui, è spiegabile solo in un modo: la potente preghiera del Papa a cui Satana è stato costretto a piegarsi.

A differenza di Giovanni Paolo II, Benedetto XVI non compì veri e propri esorcismi, ma - come afferma padre Amorth - Papa Benedetto era «temutissimo da Satana». La sua santità di vita, la sua preghiera e la sua devozione rappresentavano una costante sfida per il diavolo: «Le sue messe, le sue benedizioni, le sue parole sono come dei potenti esorcismi. […] Credo che il suo pontificato sia un grande esorcismo contro Satana. Efficace. Potente». «Il modo con cui Benedetto XVI vive la liturgia. Il suo rispetto delle regole. Il suo rigore. La sua postura sono efficacissimi contro Satana. La liturgia celebrata dal Pontefice è potente. Satana è ferito ogni volta che il Papa celebra l’Eucaristia».

È per questo che Satana temeva molto l’elezione di Ratzinger a Sommo Pontefice, perché vedeva in lui la continuazione della battaglia che aveva combattuto contro il suo predecessore per più di ventisei anni. Mons. Andrea Gemma, Arcivescovo Emerito di Isernia-Venafro, conferma ciò che hanno affermato diversi esorcisti, vale a dire che l’invocazione a Giovanni Paolo II durante i riti provoca un impatto devastante sul diavolo: «Giovanni Paolo II è molto invocato negli esorcismi, e il Diavolo soffre molto all’udire il suo nome». Il vescovo testimonia però che, durante un esorcismo, fu lo stesso diavolo ad ammettere la sua avversione ancora maggiore verso Benedetto XVI affermando per bocca di una donna: «Il vecchiaccio [Giovanni Paolo II, ndr.] ci ha danneggiato enormemente, ma quello che c’è adesso è peggio!». È confortante che un uomo mite e discreto, dedito allo studio e alla preghiera, quale era Joseph Ratzinger, fosse così temuto dal demonio.

Benedetto XVI a Napoli

Il Sostegno di Benedetto XVI agli Esorcisti

Quando nel febbraio del 2013 Papa Benedetto rinunciò al Soglio di Pietro, padre Gabriel Amorth, parlando a nome di tutti gli esorcisti, gli dedicò uno speciale ringraziamento. Papa Benedetto XVI ha fatto molte cose per gli esorcisti:

  • Ha curato la stesura del Catechismo della Chiesa Cattolica.
  • Ha consentito agli esorcisti di amministrare il sacramentale dell’esorcismo non solo a persone che subiscono la possessione diabolica, ma anche su quelle persone che subiscono disturbi diabolici, come la vessazione e l’infestazione diabolica. Questa speciale concessione ha sollevato gli esorcisti dalla proibizione presente nel nuovo rituale degli esorcismi emanato dal Vaticano dopo il Concilio Vaticano II e che aveva trovato dure critiche.

Allo stesso modo, l’esorcista spagnolo José Antonio Fortea - autore della Summa Daemoniaca - ha parlato di Benedetto XVI come «il Papa che nell’età moderna più ha fatto per gli esorcisti» (D. Murgia, Vade Retro, Mondadori 2017, p. 110). Essendo a capo della Congregazione per la Dottrina della Fede, l’allora cardinale Joseph Ratzinger emanò un breve documento in cui ribadiva ai Vescovi di tutto il mondo alcune norme da osservare nei casi di esorcismo. Tra queste, la proibizione rivolta ai laici e ai sacerdoti che non ne avessero ricevuto la facoltà dal proprio Vescovo, di guidare riunioni e di utilizzare le formule e le preghiere di esorcismo. «I Vescovi - scriveva Ratzinger - sono vivamente pregati di esigere l’osservanza di queste norme».

Il Dialogo con il Mondo Laico: L'Incontro con la Scrittrice Atea

Un aspetto meno noto del suo pontificato è il suo dialogo con esponenti del mondo laico. In un'udienza privata, una nota scrittrice atea fu ricevuta da Ratzinger, Papa Benedetto XVI. La scrittrice, che rispettava profondamente il Papa per i suoi libri intelligenti, trovava accordo con lui in parecchi casi. Per esempio, quando egli scriveva che l'Occidente ha maturato una sorta di odio contro sé stesso, che non ama più sé stesso, che ha perso la sua spiritualità e rischia di perdere anche la sua identità. (Esattamente ciò che la scrittrice stessa sosteneva, scrivendo che l'Occidente è malato di un cancro morale e intellettuale, ripetendo spesso: «Se un Papa e un'atea dicono la stessa cosa, in quella cosa dev'esserci qualcosa di tremendamente vero»).

La scrittrice si definiva un'atea-cristiana, come sempre chiariva, ma un'atea. E Papa Ratzinger lo sapeva molto bene. Nel libro "La Forza della Ragione" la scrittrice dedicò un intero capitolo per spiegare l'apparente paradosso di tale autodefinizione. Il Papa, rivolgendosi agli atei come lei, diceva: «Ok. (L'ok è mio, ovvio). Allora Veluti si Deus daretur. Comportatevi come se Dio esistesse». Parole da cui si deduceva che nella comunità religiosa vi fossero persone più aperte e più intelligenti che in quella laica a cui la scrittrice apparteneva. E così si incontrarono, senza cerimonie, senza formalità, tutti soli nel suo studio di Castel Gandolfo, e conversarono, un incontro non-professionale che doveva restare segreto. Nonostante la richiesta di privacy, la voce si diffuse ugualmente.

Ritratto di Benedetto XVI in studio o a Castel Gandolfo

Un Cortocircuito in Vaticano: Il Discorso Ritirato ai Vescovi Svizzeri

Ci fu anche un episodio che mise in luce alcune dinamiche interne alla comunicazione vaticana. Un "giallo in Vaticano", o meglio, un nuovo cortocircuito tra gli uffici d’Oltretevere. Benedetto XVI concelebrò la messa con i vescovi svizzeri, venuti a Roma per concludere la loro visita «ad limina» interrotta nel febbraio 2005 a causa della malattia di Papa Wojtyla. Nel bollettino quotidiano della Sala Stampa vaticana fu pubblicato un testo del discorso, contenente molti richiami alla Chiesa svizzera, alla crisi della società elvetica, ai «segni di scristianizzazione» rappresentati da divorzi, aborti, unioni omosessuali.

Ma nel pomeriggio, con un comunicato, la stessa Sala Stampa avvertì che quel discorso «non è stato pronunciato» dal Papa, ma si trattava di un documento «che rifletteva il contenuto di una bozza preparata precedentemente», cioè per la visita del 2005 e dunque - si può dedurre - un testo approntato per Papa Wojtyla, anche se i contenuti apparivano ratzingeriani. Secondo le regole in vigore per i giornalisti accreditati in Vaticano, un testo papale distribuito dalla Sala Stampa (e in questo caso già pronunciato, perché la messa e l’udienza erano avvenute in mattinata) è dato comunque per pronunciato anche se il Pontefice decide sul momento di accorciarlo o di modificarlo. In questo caso, invece, il testo pubblicato e poi ritirato non era più da considerare. Ancora ieri sera il testo ritirato compariva sulla prima pagina dell’Osservatore Romano sul sito internet della Santa Sede: segno che il disguido non avvenne in sala stampa ma nei sacri palazzi.

Che cosa conteneva il testo ritirato? Dopo aver parlato della diminuzione della pratica religiosa, e della crisi del matrimonio e della famiglia, nel testo vaticano si leggeva: «È doloroso vedere dei fedeli, e purtroppo in certi casi anche dei preti, che mettono in discussione dei punti della dottrina e della disciplina della Chiesa... Alcuni si arrogano il diritto di scegliere, in materia di fede, gli insegnamenti che secondo loro sono ammissibili e quelli che possono essere rifiutati». Il dovere «fondamentale dei vescovi, pastori e maestri della fede, è quello di invitare i fedeli ad accettare pienamente l’insegnamento della Chiesa». Nella «bozza» trasmessa per errore era poi contenuto un richiamo ai vescovi perché fossero fedeli alle norme liturgiche.

L’omelia effettiva, pronunciata in tedesco, fu pubblicata sul sito della Radio Vaticana. Papa Ratzinger raccomandò ai vescovi svizzeri di mettere sempre Dio al centro di tutto. Solo così «si decide, oggi, la storia del mondo. Nelle attuali situazioni drammatiche il destino del mondo si decide solo se Dio è presente, se Gesù Cristo viene riconosciuto oppure se lentamente sparisce». «Dio sembra che fallisca continuamente, ma egli in realtà non fallisce mai poiché trova sempre nuove possibilità per arrivare alla gente e aprire ulteriormente la sua grande casa». «Dio non fallisce - proseguì il Pontefice - nemmeno oggi sebbene sentiamo spesso dire di no».

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