Tra i molti aspetti che riguardano la lunga vita di Benedetto XVI, non è possibile dimenticare il suo amore per la musica, un amore che aveva spesso manifestato in varie occasioni. Egli si dilettava a suonare il pianoforte ed aveva un interesse particolare per la musica di Wolfgang Amadeus Mozart. Già nel 1974 affermava: «La Chiesa dev’essere ambiziosa; dev’essere una casa del bello». Questo profondo legame con l'arte musicale, coltivato sin dall'infanzia e proseguito anche dopo l’elezione a successore di Pietro, ha plasmato il suo pensiero e il suo magistero, rendendolo un pontefice che ha saputo far dialogare l’arte con la scintilla del Creatore.

Le Radici di una Passione: L'Infanzia e la Famiglia
La passione per la musica nacque in famiglia. Benedetto XVI ricevette una prima educazione musicale già in famiglia, come da tradizione d’Oltralpe, e nella parrocchia d’origine. L'harmonium regalato dal padre, che si chiamava Joseph come lui, ai figli Joseph e Georg permise in particolare all’amato fratello Georg di coltivare una passione che lo portò a dirigere il prestigioso coro della Cattedrale di Ratisbona. Joseph, invece, rimase un “dilettante”, nel senso più nobile del termine, della musica, prediligendo lo studio e l’insegnamento della teologia. Nel guardare indietro alla sua vita, Benedetto XVI ha ringraziato Dio per avergli posto accanto la musica «quasi come una compagna di viaggio, che sempre mi ha offerto conforto e gioia».
Cresciuto nella Bassa Baviera, nella regione salisburghese, era naturale che «le messe festive accompagnate dal coro e dall’orchestra fossero parte integrante della nostra esperienza della fede nella celebrazione della liturgia». Il fratello Georg, morto nel 2020, era uno stimato direttore di coro. Una foto che ha fatto il giro del mondo, scattata nell’estate 2005, ritrae Benedetto XVI al pianoforte, un pianoforte a muro, durante un periodo di vacanza a Les Combes, in Valle d’Aosta. Sul leggio era aperta una partitura di Johann Sebastian Bach, un autore che, secondo il Papa, «esprime irresistibilmente la presenza della verità di Dio». Questo scatto ha raccontato a tutti la passione per la musica di Joseph Ratzinger.
Il Magistero sulla Musica Sacra e la Liturgia
Il magistero di Benedetto XVI sulla musica, come un filo rosso, ha attraversato i quasi otto anni di pontificato, dal 19 aprile 2005 al 28 febbraio 2013, e ha continuato anche nel suo ritiro monastico nel monastero Mater Ecclesiae in Vaticano. Nonostante non abbia emanato provvedimenti normativi specifici in materia, a differenza di san Pio X (con il Motu Proprio Inter Sollicitudines del 1903) o Pio XII (con l’enciclica Musicae Sacrae Disciplina del 1955), il suo approccio è stato quello di persuadere «con la parola, il ragionamento, la testimonianza». Le sue riflessioni sulla musica sacra sono contenute in molti scritti e discorsi.
Ricevendo l’Associazione Italiana Santa Cecilia nel 2012, Benedetto XVI affermava che «la Costituzione Sacrosanctum Concilium, in linea con la tradizione della Chiesa, insegna che “il canto sacro, unito alle parole, è parte necessaria ed integrante della liturgia solenne” (n. 112). Perché “necessaria ed integrante”? Non certo per motivi puramente estetici, in un senso superficiale, ma perché coopera, proprio per la sua bellezza, a nutrire ed esprimere la fede, e quindi alla gloria di Dio e alla santificazione dei fedeli, che sono il fine della musica sacra». La desolante situazione musicale che si era venuta a creare dopo la riforma della liturgia successiva al Concilio Vaticano II fu per Ratzinger una continua fonte di amarezza. Già negli anni ’80, infatti, egli constatava lo «spaventoso impoverimento che si verifica nella Chiesa là dove si mette alla porta la bellezza non finalizzata e ci si sottomette invece esclusivamente all’“uso”» che «non ha reso le liturgie davvero più comprensibili, più aperte, ma solo più povere».
La Domenica con Benedetto XVI arte parola musica 20/08/12
Benedetto XVI contestava il fatto che certa musica che si ascolta oggi in Chiesa fosse da considerare positivamente «perché è per i giovani», dicendo giustamente che «quella musica non esprime la cultura giovanile, ma quella delle grandi corporation della musica pop». Egli sottolineava che i giovani vengono attratti verso questa musica con dei mezzi tecnici e di marketing messi in atto esclusivamente allo scopo di vendere il più possibile. Ma questo, a suo avviso, non dovrebbe essere il criterio con cui si sceglie la musica liturgica per le chiese.
Negli anni della sua gioventù, riconosceva come «era già presente anche la nuova realtà del Movimento liturgico» che portava con sé «la tensione fra la “participatio actuosa” conforme alla liturgia e la musica solenne che avvolgeva l’azione sacra». Per risolverla, il Papa emerito consigliava di tornare alla Costituzione sulla liturgia del Concilio Vaticano II, dove «è scritto molto chiaramente: "Si conservi e si incrementi con grande cura il patrimonio della musica sacra"». Tuttavia, «quel che nella Costituzione sta ancora pacificamente insieme, successivamente, nella recezione del Concilio, è stato sovente in un rapporto di drammatica tensione». Ambienti significativi del Movimento liturgico ritenevano infatti che, per le grandi opere corali e finanche per le messe per orchestra, in futuro ci sarebbe stato spazio solo nelle sale da concerto, non nella liturgia. Questa rinuncia alla grande musica sacra nelle chiese causava anche «sgomento per l’impoverimento culturale della Chiesa».
L'Origine e il Valore Universale della Musica secondo Ratzinger
«Che cos’è in realtà la musica? Da dove viene e a cosa tende?» si chiedeva Joseph Ratzinger nel 2015, ricevendo il dottorato honoris causa da parte della Pontificia Università Giovanni Paolo II di Cracovia e dell’Accademia di musica di Cracovia. Il Papa emerito ha indicato «tre luoghi» da cui scaturisce la musica:
- L’esperienza dell’amore: «Quando gli uomini furono afferrati dall’amore, si schiuse loro un’altra dimensione dell’essere, una nuova grandezza e ampiezza della realtà. Ed essa spinse anche a esprimersi in modo nuovo. La poesia, il canto e la musica in genere sono nati da questo essere colpiti, da questo schiudersi di una nuova dimensione della vita».
- L’esperienza della tristezza: «L’essere toccati dalla morte, dal dolore e dagli abissi dell’esistenza. Anche in questo caso si schiudono, in direzione opposta, nuove dimensioni della realtà che non possono più trovare risposta nei soli discorsi».
- L’incontro con il divino: «Sin dall’inizio è parte di ciò che definisce l’umano. A maggior ragione è qui che è presente il totalmente altro e il totalmente grande che suscita nell’uomo nuovi modi di esprimersi».
Joseph Ratzinger ha sottolineato che «forse è possibile affermare che in realtà anche negli altri due ambiti - l’amore e la morte - il mistero divino ci tocca e, in questo senso, è l’essere toccati da Dio che complessivamente costituisce l’origine della musica». Ha riassunto affermando che «la qualità della musica dipende dalla purezza e dalla grandezza dell’incontro con il divino, con l’esperienza dell’amore e del dolore. Quanto più pura e vera è quest’esperienza, tanto più pura e grande sarà anche la musica che da essa nasce e si sviluppa».
Il linguaggio della musica è universale. «Vediamo persone di origini culturali e religiose completamente diverse che si fanno afferrare e parimenti guidare da essa e che se ne fanno interpreti». Questa universalità, accentuata dagli strumenti elettronici e digitali, permette a molte persone di partecipare a esecuzioni musicali e di riviverle, offrendo un valore spirituale e sociale, come osservava Benedetto XVI nel 2007 con uno sguardo proiettato in avanti.
La Grandezza Unica della Musica Occidentale e la sua Origine nella Fede Cristiana
Benedetto XVI ha più volte rimarcato una convinzione profonda: «In nessun altro ambito culturale c’è una musica di grandezza pari a quella nata nell’ambito della fede cristiana: da Palestrina a Bach, a Händel, sino a Mozart, Beethoven e Bruckner. La musica occidentale è qualcosa di unico, che non ha eguali nelle altre culture». Pur riconoscendo che «la musica occidentale supera di molto l’ambito religioso ed ecclesiale», ha ribadito che «essa trova comunque la sua sorgente più profonda nella liturgia, nell’incontro con Dio». Per il Pontefice emerito, la grande musica dell'Occidente è «una dimostrazione della verità del cristianesimo. Laddove si sviluppa una risposta così, è avvenuto un incontro con la verità, con il vero creatore del mondo. Per questo la grande musica sacra è una realtà di rango teologico e di significato permanente per la fede dell’intera cristianità».
L'Educazione al Bello e per i Giovani
Nel 2008 Papa Ratzinger richiamava l’importanza dell’educazione al Bello, specialmente per le giovani generazioni che «dall’accostamento a tale patrimonio artistico possono trarre sempre nuove ispirazioni per costruire il mondo secondo progetti di giustizia e di solidarietà, valorizzando, al servizio dell’uomo, le multiformi espressioni della cultura mondiale». Ha ribadito quest'idea nel 2010, ascoltando l’orchestra giovanile italiana in Vaticano. «Lo studio della musica riveste un alto valore nel processo educativo della persona, in quanto produce effetti positivi sullo sviluppo dell’individuo, favorendone l’armonica crescita umana e spirituale». I giovani, pur vivendo in contesti diversi, hanno in comune la sensibilità ai grandi ideali della vita e ricercano, «in modi a volte confusi e contraddittori, la spiritualità e la trascendenza, per trovare equilibrio e armonia».
Compositori e Opere nel Cuore di Benedetto XVI
Antonio Vivaldi: Il Canto della Comunità e il Mistero dell'Incarnazione
Benedetto XVI ha riflettuto più volte sulla preghiera del Magnificat di Maria messa in musica da Antonio Vivaldi. «Il Magnificat è il canto di lode di Maria e di tutti gli umili di cuore, che riconoscono e celebrano con gioia e gratitudine l’azione di Dio nella propria vita e nella storia». Nel 2007, quando la pagina di Vivaldi risuonò con l'orchestra e il coro de laVerdi, Papa Ratzinger notò che Vivaldi aveva composto arie solistiche per cinque orfane allieve dell’Ospedale veneziano della Pietà. «Così, questi cinque “assoli” stanno quasi a rappresentare la voce della Vergine, mentre le parti corali esprimono la Chiesa-Comunità. Entrambe, Maria e la Chiesa, sono unite nell’unico cantico di lode al “Santo”, al Dio che, con la potenza dell’amore, realizza nella storia il suo disegno di giustizia».
Nel maggio 2011, in Aula Paolo VI, risuonò il Credo in sol maggiore di Vivaldi. Benedetto XVI lo descrisse come un brano, composto probabilmente nel 1715, con l’anomala assenza di solisti, solo il coro. «In questo modo, Vivaldi vuole esprimere il “noi” della fede. Il “Credo” è il “noi” della Chiesa che canta, nello spazio e nel tempo, come comunità di credenti, la sua fede; il “mio” affermare “credo” è inserito nel “noi” della comunità». Evidenziò inoltre i due splendidi quadri centrali: «Et incarnatus est e Crucifixus. Vivaldi si sofferma, come era prassi, sul momento in cui il Dio che sembrava lontano si fa vicino, si incarna e dona se stesso sulla Croce. Qui il ripetersi delle parole, le modulazioni continue rendono il senso profondo dello stupore di fronte a questo Mistero e ci invitano alla meditazione, alla preghiera». Ricordò anche l'osservazione di Carlo Goldoni su Vivaldi: «Lo trovai circondato di musica e con il Breviario in mano».
Johann Sebastian Bach: La Verità di Dio nella Musica
Per Benedetto XVI, Johann Sebastian Bach è il «maestro dei maestri», un musicista con una concezione profondamente religiosa dell’arte: onorare Dio e ricreare lo spirito dell’uomo. «Soli Deo gloria. Questa frase appare come un ritornello nei manoscritti di Bach e costituisce un elemento centrale per comprendere la musica del grande autore tedesco. La profonda devozione fu un elemento essenziale del suo carattere, e la sua solida fede sostenne ed illuminò tutta la sua vita». Sulla copertina del Kleines Orgelbüchlein si possono leggere le righe: «Al Dio Altissimo per onorarlo, agli altri per istruirli».
L’ascolto della sua musica, ricordava il Pontefice nel 2011, «richiama una grande costruzione architettonica in cui tutto è armoniosamente compaginato, quasi a tentare di riprodurre quella perfetta armonia che Dio ha impresso nella sua creazione». Dedicando un’udienza alla bellezza dell’arte come vera strada verso Dio, la Bellezza suprema, Benedetto XVI definì la musica come «la più grande apologia della nostra fede. Al pari della scia luminosa dei santi e più degli argomenti di ragione». A tal proposito, Joseph Ratzinger attinse alla sua memoria personale di ascoltatore: «Mi torna in mente un concerto di musiche di Johann Sebastian Bach, a Monaco di Baviera, diretto da Leonard Bernstein. Al termine dell’ultimo brano, la Cantata Bwv 140 Wachet auf, ruft uns die Stimme, sentii, non per ragionamento, ma nel profondo del cuore, che ciò che avevo ascoltato mi aveva trasmesso verità, verità del sommo compositore, e mi spingeva a ringraziare Dio».

Wolfgang Amadeus Mozart: Armonia, Bellezza Celestiale e Mistero
«Un affetto particolare mi lega, potrei dire da sempre, a questo sommo musicista», ricordava Benedetto XVI nel 2010. Il suo interesse per Wolfgang Amadeus Mozart era profondo; un autore prediletto da molti teologi che nella sua musica hanno intuito l’impronta di Dio. Ratzinger riconosceva in Mozart un autore molto più enigmatico di quanto sembrerebbe ad un ascolto superficiale, capace di abitare il sublime più che il bello, essendo il sublime anche terrificante, a volte. «Ogni volta che ascolto la musica di Mozart non posso non riandare con la memoria alla mia chiesa parrocchiale, quando, da ragazzo, nei giorni di festa, risuonava una sua Messa: nel cuore percepivo che un raggio della bellezza del Cielo mi aveva raggiunto e questa sensazione la provo ogni volta, anche oggi, ascoltando la grande meditazione, drammatica e serena, sulla morte che è il suo Requiem».
In Mozart, per Ratzinger, «ogni cosa è in perfetta armonia, ogni nota, ogni frase musicale è così e non potrebbe essere altrimenti; anche gli opposti sono riconciliati e la Mozart’sche Heiterkeit, la serenità mozartiana avvolge tutto, in ogni momento». Nell’Ave Verum Corpus in re maggiore, eseguito per Benedetto XVI da laVerdi di Milano, Joseph Ratzinger vedeva un momento di contemplazione: «Lo sguardo dell’anima si posa sul Santissimo Sacramento, per riconoscervi il Corpus Domini, quel Corpo che veramente è stato immolato sulla croce e da cui è scaturita la sorgente della salvezza universale».
Ludwig van Beethoven: Gioia Conquistata e Silenziosa Presenza Divina
«La Sinfonia n.9 in re minore, questo capolavoro imponente, che appartiene al patrimonio universale dell’umanità, suscita sempre di nuovo la mia meraviglia», affermò Benedetto XVI, proponendo la sua riflessione in due occasioni. Dopo un’esecuzione nel 2007, si chiese cosa fosse accaduto: «Per ascoltatori attenti, la musica stessa lascia intuire qualcosa di ciò che sta alla base di questa esplosione inaspettata di giubilo. Il travolgente sentimento di gioia trasformato qui in musica non è qualcosa di leggero e di superficiale: è un sentimento conquistato con fatica, superando il vuoto interno di chi dalla sordità era stato spinto nell’isolamento - le quinte vuote all’inizio del primo movimento e l’irrompere ripetuto di un’atmosfera cupa ne sono l’espressione».
La solitudine silenziosa, osservava, aveva insegnato a Beethoven un modo nuovo di ascolto che si spingeva ben oltre la semplice capacità di sperimentare nell’immaginazione il suono delle note. In questo contesto, Joseph Ratzinger richiamava un’espressione del profeta Isaia: «Udranno in quel giorno i sordi le parole di un libro; liberati dall’oscurità e dalle tenebre, gli occhi dei ciechi vedranno». Concludeva poi che «Dio - a volte proprio attraverso periodi di vuoto e di isolamento interni - vuole renderci attenti e capaci di “sentire” la sua presenza silenziosa non solo “sopra la volta stellata”, ma anche nell’intimo del nostro animo».
Ancor più ampia fu la riflessione che Benedetto XVI pronunciò il 1 giugno 2012 al Teatro alla Scala di Milano, dopo un’esecuzione della Nona: «La gestazione della Sinfonia fu lunga e complessa, ma fin dalle celebri prime sedici battute del primo movimento, si crea un clima di attesa di qualcosa di grandioso e l’attesa non è delusa. Beethoven pur seguendo sostanzialmente le forme e il linguaggio tradizionale della sinfonia classica, fa percepire qualcosa di nuovo già dall’ampiezza senza precedenti di tutti i movimenti dell’opera, che si conferma con la parte finale introdotta da una terribile dissonanza».
Il Progetto "Alma Mater": La Voce del Pontefice
Il progetto Alma Mater, prodotto da Multimedia San Paolo e distribuito da Geffen/Universal, è una raccolta di otto brani tra preghiere, litanie, canti mariani, musica etnica e canti gregoriani, ottenendo un mix elegante e moderno, con la voce di Sua Santità Benedetto XVI che recita preghiere e canta il Regina Coeli. Questo album, frutto di una lunga genesi, ha ricevuto il plauso di Papa Ratzinger. In occasione del lancio del CD, i pezzi sono stati eseguiti a Londra dalla Royal Philharmonic Orchestra e dal coro dell’Accademia filarmonica romana presso la Westminster Cathedral.
Contenuto del CD "Alma Mater":
- Sancta Dei Genitrix
- Mater Ecclesiae
- Advocata nostra
- Benedicta tu
- Causa nostrae laetitiae
- Auxilium christianorum
- Regina coeli

La Musica come Strumento di Meditazione e Via alla Bellezza
La visione di Joseph Ratzinger sull’arte e la musica si racchiude nelle sue parole pronunciate il giorno prima della Festa di Santa Cecilia, patrona della musica: «Voi siete custodi della bellezza; voi avete, grazie al vostro talento, la possibilità di parlare al cuore dell’umanità, di toccare la sensibilità individuale e collettiva, di suscitare sogni e speranze, di ampliare gli orizzonti della conoscenza e dell’impegno umano. Siate perciò grati dei doni ricevuti e pienamente consapevoli della grande responsabilità di comunicare la bellezza, di far comunicare nella bellezza e attraverso la bellezza!».
Per Papa Benedetto, la musica era un dono di Dio che gli regalava conforto e gioia. «È veramente il linguaggio universale della bellezza, capace di unire fra loro gli uomini di buona volontà su tutta la terra e di portarli ad alzare lo sguardo verso l’alto ed ad aprirsi al Bene e al Bello assoluti, che hanno la loro ultima sorgente in Dio stesso». L’armonia del canto e della musica, ha insegnato, purifica, solleva e fa sentire la grandezza e la bellezza di Dio perché non conosce barriere sociali e religiose. Monsignor Marco Frisina ricordava che per Benedetto XVI «la musica aveva un grande valore. Non era un intrattenimento ma era occasione di meditazione, culturalmente importante». Nelle sue riflessioni teologiche e spirituali, sottolineava «l’importanza del cantare con arte, cosa che anche a me sta molto cuore. Riuscire ad entrare in contatto con Dio in modo interiore attraverso la musica».
Il Papa emerito conclude che «non conosciamo il futuro della nostra cultura e della musica sacra. Ma una cosa mi sembra chiara: dove realmente avviene l’incontro con il Dio vivente che in Cristo viene verso di noi, lì nasce e cresce nuovamente anche la risposta, la cui bellezza viene dalla verità stessa». Ha espresso la speranza che «il grande dono della musica che proviene dalla tradizione della fede cristiana resti vivo e sia di aiuto perché la forza creativa della fede anche in futuro non si estingua». Abbiamo tutti bisogno della «bellezza della fede».