San Benedetto, patrono d'Europa e uomo di pace
Il 21 marzo è una data significativa per la comunità di Montecassino: si ricorda il Transito di san Benedetto, il suo passaggio pasquale da questa terra al cielo di Dio. Sebbene la riforma liturgica post-conciliare abbia trasferito la solennità del santo al calendario universale l'11 luglio, a Montecassino si mantiene la data odierna come festa principale, essendo il luogo dove il santo è morto e sepolto.

San Gregorio Magno descrive gli ultimi istanti di vita del santo: dopo aver ricevuto l'Eucaristia, Benedetto muore in preghiera, sostenuto dai discepoli. Questa scena evoca il passo dell'Esodo di Mosè che intercede per il suo popolo. Benedetto muore pregando non solo per sé, ma per il mondo intero e la sua storia tribolata. Oggi l'Europa, dilaniata da conflitti e crisi di identità, sente il bisogno dell'intercessione di colui che san Paolo VI proclamò patrono d'Europa il 24 ottobre 1964.
La tradizione della pace a Montecassino
Ogni anno, le comunità di Montecassino, Norcia e Subiaco propongono un messaggio di pace in prossimità del 21 marzo, affidato al pellegrinaggio della fiaccola pro pace et Europa una. In questa prospettiva, si ricorda come il monachesimo benedettino abbia edificato la civiltà europea attraverso tre strumenti, ancora oggi attuali:
- La croce: segno di riconciliazione e perdono, poiché non c'è pace senza perdono.
- Il libro: impegna le facoltà umane nello studio, nella ricerca di vie di incontro, nel dialogo e nell'ascolto.
- L'aratro: sollecita ad aprire solchi nella storia affinché il seme della pace possa trovare accoglienza e produrre un raccolto sorprendente.

Benedetto XVI e il tema della verità nella pace
Il nome "Benedetto", scelto da Joseph Ratzinger al momento dell'elezione, indica un impegno convinto in favore della pace, richiamando sia il patrono d'Europa sia Benedetto XV, che condannò la Prima Guerra Mondiale come «inutile strage». Nel suo messaggio per la Giornata Mondiale della Pace del 2007, il Pontefice ha approfondito il tema: «Nella verità, la pace».
La verità come fondamento della convivenza
La pace non è semplice assenza di conflitti, ma il frutto dell'ordine impresso nella società dal suo divino Fondatore. Il Papa sottolinea che dove l'uomo si lascia illuminare dallo splendore della verità, intraprende naturalmente il cammino della pace. Al contrario, la menzogna - definita come il dramma che accompagna il peccato fin dalle origini - è ciò che impedisce la realizzazione della pace, causando devastazioni nella vita di individui e nazioni.
Sfide globali: nichilismo e fondamentalismo
Benedetto XVI pone in guardia contro due derive opposte che minacciano la verità:
| Fenomeno | Relazione con la verità |
|---|---|
| Nichilismo | Nega l'esistenza di qualsiasi verità. |
| Fondamentalismo | Pretende di imporre la propria visione con la forza. |
Entrambi, pur con origini diverse, si accomunano nel disprezzo per la vita umana e nello stravolgimento della verità di Dio. La risposta cattolica deve essere l'annuncio del «Vangelo della pace», proclamando che il riconoscimento della piena verità di Dio è condizione indispensabile per la pace.
La nonviolenza come stile di vita
La riflessione sulla pace si è evoluta nel tempo, arrivando a includere la nonviolenza come metodo di trasformazione dei conflitti. Benedetto XVI, nel gennaio 2007, aveva già indicato nelle beatitudini la «magna carta della nonviolenza cristiana». Questo impegno, ripreso e sviluppato dai pontefici successivi, si traduce oggi in una geopolitica della misericordia, finalizzata allo sviluppo umano integrale e al disarmo.
Al servizio della pace – Il Video del Papa 11 – Novembre 2018
La Giornata Mondiale della Pace, istituita da Paolo VI nel 1968 e riconosciuta dalle Nazioni Unite nel 1981, resta un appuntamento fondamentale per rafforzare la volontà di pace tra le nazioni. Essa ricorda a ogni persona di buona volontà che la pace è un compito quotidiano, un collante che unisce laddove falsi valori tentano di gettare discordia.