Introduzione all'Autore: Marco Anneo Lucano
Marco Anneo Lucano nacque a Cordoba, in Spagna, nel 39 d.C. Era nipote del filosofo stoico Seneca. Compì gli studi a Roma e completò la sua formazione in Grecia. Entrò nel gruppo di Nerone e gli fu affidato il compito di censore. Nel 60 d.C., durante i Neronia, giochi organizzati per volere di Nerone, recitò un componimento di una sua opera intitolata “cavallo di Troia”. Lucano si trasferì giovanissimo a Roma dove, fatta eccezione per una parentesi ad Atene per completare i propri studi, rimase fino alla sua morte, avvenuta nel 65 d.C. Fu coinvolto nella congiura dei Pisoni contro Nerone e costretto al suicidio a soli ventisei anni.
Il "Bellum Civile" (Pharsalia): Un'Epopea Anti-Virgiliana
L’unica opera sopravvissuta di Lucano è il "Bellum Civile", conosciuto anche come "Pharsalia". Si tratta di un poema epico-didascalico di dieci libri, che descrive il periodo delle guerre civili tra Cesare e Pompeo, culminate nella celebre battaglia di Farsalo (9 agosto 48 a.C.). Molto probabilmente, l’opera è rimasta incompiuta al decimo libro a causa della prematura morte del poeta. Questo poema si contrappone all’Eneide di Virgilio, distaccandosi prepotentemente dal suo modello che aveva celebrato il passato glorioso della civiltà romana attraverso la vicenda mitica dell’arrivo di Enea nel Lazio, fornendo una giustificazione ideale al principato di Ottaviano Augusto.
Il "Bellum Civile" si concentra sugli eventi che vanno dalla decisione di Cesare di superare il Rubicone con le proprie truppe (10 gennaio 49 a.C.) fino alla fine del 48 a.C. Sceglie come proprio tema la fine della libertà repubblicana di Roma, un passato recente e politicamente ancora vivo e problematico. È il racconto di una sconfitta (la guerra civile) che non porterà ad alcun miglioramento se non ad ulteriori sconfitte. Lucano non è un poeta eponimo, poiché nella sua opera non c’è alcun eroe. Il tema centrale del "Bellum Civile" è, infatti, la sconfitta nella guerra civile, che non porta a miglioramenti ma solo a ulteriori sconfitte.
Struttura e Contenuti dei Libri
- Libro I: Il poema si apre con un elogio di Nerone, che tuttavia potrebbe essere interpretato come ironia, seguito dall’esposizione delle cause della guerra. Lucano entra nel vivo dell’azione seguendo il passaggio del Rubicone da parte di Cesare e lo scompiglio di Roma alla notizia del suo avvicinamento. I futuri lutti causati da questa decisione sono chiaramente leggibili attraverso una serie di nefaste profezie.
- Libro II: Bruto e Catone Uticense discutono sul conflitto, che rischia di porre fine alla res publica, considerandolo ben peggiore di quello tra Mario e Silla. I due si chiedono se sia meglio astenersi, dato che chiunque trionferà si comporterà come dittatore assoluto, o piuttosto schierarsi dalla parte di Pompeo, di cui è ancora possibile condizionare le decisioni e l’atteggiamento futuro. Catone, conscio della sete di potere che anima Cesare, convince Bruto a optare per la seconda possibilità, ma nel frattempo Pompeo fugge dall’Italia, partendo per nave da Brindisi.
- Libro III: Pompeo vede in sogno la prima moglie Giulia, figlia di Cesare e morta di parto, che gli predice drammatiche sciagure. Cesare intanto assedia e conquista Marsiglia dopo una battaglia navale.
- Libro IV: I successi dei populares (la fazione capeggiata da Giulio Cesare) proseguono anche nella penisola iberica, dove gli optimates pompeiani conoscono sonore sconfitte. La campagna in Africa del cesariano Curione va però incontro ad un insuccesso.
- Libro V: Il senato si riunisce nell’Epiro e si schiera dalla parte di Pompeo. Cesare giunge con le sue truppe ma l’alleato Antonio indugia a seguirlo con la restante parte dell’esercito, e quindi il protagonista torna da lui in Italia imbarcandosi in incognito, ma viene risospinto a terra da una tempesta. Intanto Pompeo porta al sicuro la nuova moglie Cornelia sull’isola di Lesbo.
- Libro VI: Cesariani e pompeiani si scontrano prima a Durazzo e poi in Tessaglia. Qui Sesto Pompeo, figlio dell’avversario di Cesare, chiede una profezia alla maga Eritto sull’esito della guerra; quest’ultima richiama in vita un soldato caduto, il quale predice a Sesto Pompeo la rovina della sua famiglia e dell’ordinamento politico di Roma.
- Libro VII: Siamo a Farsalo; i sostenitori di Pompeo (tra cui Cicerone), certissimi della vittoria finale, lo inducono allo scontro aperto con Cesare. Per i pompeiani è un massacro: l’esercito è sterminato e Pompeo è costretto a fuggire, mentre Cesare saccheggia il suo accampamento. Lucano interviene direttamente nel testo per tessere lo straziante elogio funebre delle libertà repubblicane, ormai estinte.
- Libro VIII: Pompeo, ormai disperato, cerca di evitare la resa dei conti con Cesare e si rifugia in Egitto, presso re Tolomeo. Quest’ultimo lo fa decapitare alla presenza della moglie.
- Libro IX: Catone assume il comando dell’esercito pompeiano e attraversa il deserto libico. Cesare arriva in Egitto e simula una reazione di sdegno quando gli viene offerta la testa del rivale.
- Libro X: Cesare visita la tomba di Alessandro Magno e partecipa a un banchetto lussuoso alla presenza di Cleopatra.
Temi Ricorrenti e Caratterizzazione dei Personaggi
Il "Bellum Civile" si struttura come una serie di lutti e tragedie che colpiscono senza sosta uomini e cose, senza lasciare alcun spiraglio a una speranza di salvezza. Le profezie, che costellano la vicenda, sono un chiaro indizio in questo senso. Quella del sesto libro, che ha per protagonista Sesto Pompeo, è un trasparente rimando alla catabasi (cioè, la discesa agli Inferi) di Enea nel sesto libro del poema virgiliano; qui però, oltre al responso orrifico per il figlio di Pompeo, la scenografia è quella di un atto di negromanzia e la profezia giunge dal cadavere di un soldato morto. Questo gusto per le “tinte forti” e per gli effetti drammatici (nel nono libro l’esercito pompeiano nel deserto è decimato da un attacco di serpenti velenosi) si vede anche nella scelta e nella caratterizzazione dei personaggi principali.
La tematica del fato, in quest’opera, non presuppone l’esistenza di una divinità (anzi, in quest’opera non esiste, ma è presentata per delle previsioni), affiancata alla virtus. Dal quarto libro, il poema presenta una profonda malinconia per la repubblica.

I Personaggi Principali
- Cesare: Viene descritto in termini grandiosi e terribili, con quei tratti tipici del tiranno assoluto quali la ferocia, la crudeltà e la sete di sangue. Nel libro VII egli banchetta sul campo di battaglia dei pompeiani massacrati, e viene presentato come una figura negativa, quasi come un Catilina.
- Pompeo: La figura di Pompeo è passiva e già sconfitta in partenza, non può che seguire la res publica nel suo crollo definitivo. Sin da subito, Pompeo appare l’eroe consapevolmente destinato alla sconfitta.
- Catone: È la figura più morale e la più importante di tutte. Incarna le qualità del “sapiens”, in cerca della virtù, ed è profondamente legato alla repubblica e alla "Libertas". Per questi ideali, si suicida. È l’unico personaggio ad incarnare dei principi positivi, tutti mutuati dalla filosofia stoica: è rigoroso e risoluto e, pur di fronte alla morte, manifesta coerenza con i propri valori etici e civili.
Stile e Linguaggio del "Bellum Civile"
Lo stile di Lucano è caratterizzato da frasi ad effetto, tipico dell’asianesimo. La narrazione della "Pharsalia" ha un ritmo incalzante e una notevole tensione espressiva, ricercando continuamente elementi di pathos e sublime. In accordo con la sua visione della storia, Lucano cerca di riprodurre sulla pagina la sua tensione morale irrisolta e l’assenza di speranze di redenzione o di libertà.
Abbondano le figure retoriche, in particolar modo quelle giocate su una contrapposizione o un’esagerazione: dall’antitesi alla metafora, dall’iperbole all’amplificazione, dall’enjambement all’esclamazione. Questa grandezza del poeta e la disperazione del suo messaggio si radicano nella sua incoerenza ideologica, nella formazione retorica ed erudita e negli attriti personali. Non esiste nella letteratura latina un’opera così lacerata, desultoria, urlante, spezzata nel verso, irrevocabile nelle sentenze, angosciosamente ossessiva nella paratassi, di cui il periodo breve è insieme un germe e un sintomo; e tuttavia così rigorosamente squadrata e compressa nella perfezione esametrica.
Letteratura latina - LUCANO
L'Epica Latina: Contesto e Caratteristiche del Genere
L'epica è il principale e più importante tra i generi letterari. Si tratta di un testo con un andamento narrativo che presenta un personaggio eroe (una figura straordinaria e non comune) protagonista di imprese che appartengono a un contesto storico-mitologico o anche fantastico. Dal punto di vista formale, è caratterizzata da uno stile solenne, sostenuto ed elevato; lo stile epico è sostanzialmente qualcosa di diverso dal parlato comune, come dimostra la formula "Cantami o diva" che esula dalla quotidianità. Questa concezione dell'epica è il punto di arrivo di una tradizione, formatasi storicamente prima in Grecia e poi a Roma con uno stile ben definito. Le sue caratteristiche saranno poi riprese dal romanzo cavalleresco, considerato il suo primo reale e naturale successore.
Il termine "epica" deriva dal greco e, di genere neutro, con l'articolo suona to epos, che significa semplicemente "parola". Ha la stessa radice del verbo greco che indica il parlare, lego. Nello sviluppo del termine, questa parola, che inizialmente indica l'atto di parola, assume significati aggiuntivi come "parola accompagnata da musica", poi "canto", "versi" e quindi "poesia". L'ultimo significato più tecnico che assume la parola epos è "esametro". Leggendo in sequenza questi significati, si ripercorre la storia etimologica della parola, che sviluppa il suo significato secondo il procedimento retorico della metonimia (cioè del leggero spostamento di significato).
All'epoca, chi leggeva questa parola tendeva a darle il significato di "poesia in esametri", un aspetto interessante perché porta in sé un'indicazione formale, ovvero il metro con cui il verso deve essere composto. Questa importanza data alla forma è comune a tutti i generi letterari antichi:
- L'elegia è così chiamata perché è fatta di distici elegiaci.
- La poesia giambica è definita tale perché scritta in giambi.
- La lirica usa nella sua esposizione la lira, riferendosi allo strumento piuttosto che al metro, essendo un genere composito (monodica e corale).
- L'epigramma, "ciò che è scritto sopra qualcosa" (dal greco grapho, "scrivere"), si riferisce alla forma della comunicazione e al supporto (papiro, pergamena, ecc.).
Il dato di fondo è che nei generi letterari antichi la denominazione del genere prende vita dalla forma metrica che il testo assume, dallo strumento utilizzato per generare il testo, o dal rapporto con il supporto materiale. In tutti i testi, il dato principale è che la forma è più importante del contenuto, una differenza significativa rispetto alla cultura contemporanea che tende a svalutare l'aspetto formale a favore di quello contenutistico.
Un genere letterario è una combinazione di forma e contenuto, con il presupposto iniziale della coerenza tra i due, sebbene nell'evoluzione avvengano cambiamenti. Epica significa "genere in esametri", e il genere epico implica il riversare in questa forma un contenuto coerente. Dal punto di vista formale, l'epica è poesia in esametri, mentre dal punto di vista del contenuto è un racconto di lode, che serve a "parlare bene di qualcuno" e si configura fin dall'inizio come poesia celebrativa, per assicurare che una figura venga ricordata. L'epica, come poesia di lode in esametri, si pone al crocevia tra memoria e identità.
Ad esempio, Omero è il racconto con cui i Greci celebravano le loro conquiste o ricordavano le avventure dei loro eroi; nel celebrare queste figure, il popolo greco acquisisce la sua identità, perché quel passato diventa la base di costruzione del presente. L'epica è una sorta di interpretazione ufficiale della base di un popolo, e in quella storia la comunità crede e resta fedele, costruendo su di essa i comportamenti concreti. Analogamente, l'Eneide di Virgilio è la storia di Roma in chiave epica, un racconto cui i Romani erano tenuti a credere e su cui modellare la propria identità. Il racconto epico non è quindi una memoria fine a se stessa, ma una memoria attiva, che produce identità e diventa un racconto esemplare ed edificante. L'epica non è mai neutrale, ma è un racconto ideologico con un messaggio da cui il pubblico è obbligato a ricavarne un insegnamento.