Il termine «bello» all'interno delle Scritture registra uno spettro molto variegato di sfumature. Spesso, la riflessione sull'estetica nel mondo biblico ci conduce a una comprensione più profonda della relazione tra etica, bene e creazione.

L'analisi semantica: l'ebraico "tôb"
Nell'Antico Testamento, il vocabolo ebraico tôb (o tôv) appare 741 volte. Il suo significato oscilla costantemente tra «buono» e «bello», suggerendo che bontà e bellezza siano due volti della stessa realtà. Il termine registra una gamma di significati ulteriori: piacevole, gustoso, soave, dolce, proporzionato, ma anche giusto, onesto, benevolo e valoroso.
Questa complessità è confermata dall'antica versione greca dei Settanta, che traduceva tôb con tre aggettivi diversi:
- Agathós: «buono» (ambito morale).
- Kalós: «bello» (ambito estetico).
- Chrestós: «utile» (aspetto pratico).
La Genesi: la bellezza come approvazione divina
Uno dei passi emblematici è il racconto della creazione (Genesi 1,1-2,4). Dio, nell'osservare la sua opera, pronuncia sette volte la formula «Dio vide che era tôb». In riferimento alla creatura umana, l'espressione diventa un superlativo: tôb me’od («molto buono»).
Tuttavia, dato che si rimanda al «vedere» divino, la traduzione «Dio vide che era una cosa bella» risulta altrettanto corretta, se non migliore. Si tratta di un apprezzamento non solo funzionale o morale, ma propriamente estetico, simile a chi contempla un panorama affascinante.
"La Genesi" di Roberto Quagliano
L'ambivalenza del bene e del male
Sebbene il senso estetico sia presente, l'accezione primaria di tôb rimane «buono», in opposizione al male. L'albero della «conoscenza del bene (tôb) e del male» (Genesi 2-3) evidenzia come ogni realtà creata sia ambivalente. Il profeta Isaia ammonisce duramente: «Guai a coloro che chiamano bene (tôb) il male e male il bene (tôb)» (5,20), sottolineando un'inversione di valori che devasta la moralità.
La bellezza nel Nuovo Testamento: la sapienza della Croce
Nel Nuovo Testamento, il binomio bellezza-bontà assume una prospettiva paradossale. Gesù è chiamato «il più bello tra i figli degli uomini», ma la sua bellezza si manifesta pienamente nel sacrificio. La morte di Gesù in croce è presentata come la rivelazione suprema della bellezza di Dio: la «bellezza rovesciata» che trova la sapienza nella stoltezza e la potenza nella debolezza.
| Concetto | Interpretazione Biblica |
|---|---|
| Bellezza terrena | Riflesso della sapienza divina e del dono gratuito. |
| Bellezza del Crocifisso | Amore portato all'estremo, redenzione dal male. |
| Bellezza escatologica | La città ideale, il compimento del progetto di Dio. |
Testimonianze della bellezza
La riflessione biblica si riflette anche in figure storiche e teologiche:
- Francesco d'Assisi: Contempla il Creatore attraverso la bellezza delle creature, definendo Dio come «Bellezza» stessa.
- Fëdor Dostoevskij: L'idea che «la Bellezza salverà il mondo» trova riscontro nell'amore che trasforma anche l'insipienza e l'impotenza in atto supremo di salvezza.

In conclusione, la bellezza biblica non è semplice armonia delle forme, ma ciò che riconcilia. Il Cristo, Crocifisso-Risorto, è la Bellezza che salva il mondo, l'orizzonte ultimo della visione cristiana e il possesso finale dei redenti.