La beatificazione dei 19 martiri d'Algeria, celebrata presso il santuario di Notre-Dame di Santa Cruz di Orano, ha rappresentato un evento storico di profondo significato, specialmente per il suo radicamento in terra islamica e la sua volontà di promuovere la convivenza pacifica. L'8 dicembre 2018, in occasione della Festività dell’Immacolata, una chiesa gremita di persone, tra cui numerosi fedeli e religiosi musulmani, ha assistito a questa celebrazione senza precedenti.

Un Evento Storico di Dialogo e Fratellanza
A due anni di distanza da quell'evento di alto valore simbolico e a oltre 25 dallo scoppio del conflitto civile che causò oltre 200mila morti in Algeria, il postulatore della causa di beatificazione, il trappista Padre Thomas Georgeon, ha sottolineato il senso profondo di questo percorso e il valore permanente di una testimonianza ancora molto sentita nel Paese, nella Chiesa e nel mondo. Padre Georgeon ha affermato: "Sono certo che ad appena due anni dalla beatificazione vi siano già frutti anche se non immediatamente percepibili".
Secondo la sua visione, Papa Francesco scelse con cura il momento per quella storica celebrazione, in una fase in cui cercava di compiere passi decisivi verso il dialogo con l'Islam. Pochi mesi dopo, infatti, ebbero luogo l'incontro di Abu Dhabi con il Grande Imam di Al-Azhar, Ahmad Al-Tayyeb, e la sigla del Documento sulla Fratellanza Umana, seguiti dalla visita in Marocco. Padre Georgeon ritiene che "c'è stata una volontà di Papa Francesco di innescare una catena di avvenimenti che andavano nella direzione del dialogo tra persone di buona volontà", e che "l'esperienza dei martiri di Algeria" sia per il Papa un costante riferimento, anche per la stesura dell'enciclica Fratelli Tutti, per la quale i 19 religiosi hanno rappresentato "come un'icona della fratellanza".
I 19 Martiri: Testimoni di Fede e Amicizia
Il periodo tra il 1991 e il 2002 è stato definito il "Decennio nero" per la scia di sangue che ha seminato, con la morte di quasi 200 mila persone tra uomini, donne, bambini e anziani. Tra le vittime, si annoverano 19 religiosi cattolici - suore, consacrati, monaci, un Vescovo - che furono beatificati l'8 dicembre 2018 a Orano, in Algeria, segnando la prima beatificazione cattolica in un Paese a maggioranza musulmana. Padre Thomas Georgeon, postulatore della causa dal 2013, li definisce "Testimoni della speranza".
La testimonianza dei 19 beati martiri colpisce perché ciascuno di loro ha avuto un proprio e personale cammino di fede. Nonostante le loro diversità, negli anni della tragedia, queste figure vissero una forma di convergenza comune verso il dono definitivo, verso la morte. Questa convergenza fu sperimentata da tutti coloro che vivono nella Chiesa in Algeria, inclusi i "permanenti", un centinaio di persone che hanno accettato la possibilità del martirio o di una morte violenta e che sono ancora in vita. Un documento dei Vescovi di Algeria recita: "Queste beatificazioni sono una luce per il nostro presente e per l’avvenire. Dicono che l’odio non è la risposta all’odio, che non esiste una spirale di violenza che sia ineluttabile".
Il Contesto della Guerra Civile Algerina
Gli anni del terrore in Algeria iniziarono nel 1991, quando durante le elezioni, un gruppo islamico estremista ottenne ampi consensi. Di fronte al profilarsi di una Repubblica islamica, le elezioni vennero sospese e nel 1992, con un colpo di stato, alcuni generali dell'esercito assunsero il potere. Gli estremisti, in risposta, si organizzarono nel Gruppo Islamico Armato (GIA), attaccando chiunque sostenesse il nuovo governo. Le conseguenze furono durissime, con migliaia di vittime colpite indistintamente dalla loro appartenenza religiosa. Il 30 ottobre 1993, gli estremisti emisero un ultimatum: tutti gli stranieri dovevano andarsene o avrebbero subito una morte violenta. Molti lasciarono il paese, anche su pressione delle ambasciate. Tra il 1994 e il 1996, in questo contesto familiare e quotidiano, 19 cristiani trovarono la morte per mano dei terroristi.
La Chiesa algerina, a differenza di altre situazioni, non fu mai perseguitata in quanto tale. Dopo l'indipendenza nel 1962, quasi tutti i cristiani avevano lasciato il Paese. L'intuizione del cardinale Leon Étienne Duval, Arcivescovo di Algeri, fu che la Chiesa dovesse essere anzitutto al servizio della società algerina, credendo fermamente nell'amicizia come il cammino giusto da percorrere. Le persone conoscevano e apprezzavano i martiri perché lavoravano nelle scuole, nell’assistenza e negli ospedali, rappresentando una vicinanza amica.
Le Storie Emblematiche dei Martiri
I Sette Monaci di Tibhirine
La vicenda dei sette monaci trappisti di Tibhirine è tra le più note, resa celebre anche dal film "Uomini di Dio" (Grand Prix Speciale della Giuria al Festival di Cannes nel 2010). I monaci - Christian de Chergé, Luc Docher, Christophe Lebreton, Michel Fleury, Bruno Lemarchand, Celestin Ringeard e Paul Favre-Miville - furono rapiti nella notte tra il 26 e il 27 marzo 1996 da uomini armati. Il sequestro fu rivendicato un mese dopo da estremisti islamisti del GIA. Dopo inutili trattative, il 21 maggio i terroristi annunciarono l'uccisione dei monaci, di cui furono ritrovate solo le teste decapitate a fine maggio nei pressi di Medea. Le circostanze esatte della loro morte non sono mai state completamente chiarite, e nel 2013 la magistratura francese ha riaperto le indagini. Alcune piste hanno anche portato a sospettare i servizi segreti algerini, in anni in cui il governo militare doveva affrontare l'avanzata fondamentalista.
Nel suo testamento spirituale, stilato tra il dicembre 1993 e il gennaio 1994, il priore frère Christian de Chergé scriveva: "Se mi capitasse un giorno (e potrebbe essere oggi) di essere vittima del terrorismo che sembra voler coinvolgere ora tutti gli stranieri che vivono in Algeria, vorrei che la mia comunità, la mia chiesa, la mia famiglia si ricordassero che la mia vita era donata a Dio e a questo Paese. Che sapessero associare questa morte a tante altre ugualmente violente, lasciate nell’indifferenza e nell’anonimato". Papa Francesco ha ricordato la drammatica storia dei monaci di Tibhirine, affermando che "gli assassini non hanno preso loro la vita: l'avevano donata in anticipo, proprio come gli altri dodici religiosi e religiose, tra i quali il nostro fratello vescovo Pierre Claverie, ucciso in Algeria durante quegli anni bui".
Algeria, 20 anni fa il martirio dei monaci di Tibhirine
Monsignor Pierre Claverie, Vescovo di Orano
Settanta giorni dopo il brutale assassinio dei sette monaci di Tibhirine, il 1° agosto 1996, fu ucciso a Orano monsignor Pierre Claverie, vescovo di Orano, insieme al suo autista musulmano Mohamed Bouchikhi, vittima di un attentato mentre rientrava in auto nella sua residenza. Claverie, nato in Algeria da genitori francesi, aveva dedicato la sua vita all'opera ecumenica di dialogo con la cultura e la religione islamica. Il 9 ottobre 1981 fu ordinato vescovo di Orano, alla presenza di moltissimi amici musulmani.
Due mesi prima di morire, aveva detto in un'omelia: "Dopo l’inizio del dramma algerino mi è stato chiesto più di una volta: 'Ma cosa ci fate laggiù? Perché rimanete in quel Paese? Scuotete finalmente la polvere dai vostri calzari e tornatevene a casa'. Ma dov’è davvero la nostra casa? Noi siamo in Algeria per amore di questo Messia crocifisso solo e unicamente per amore suo, non abbiamo alcun interesse da salvare, alcuna influenza da difendere; non non siamo stati spinti da alcuna perversione masochista, non abbiamo alcun potere, ma siamo laggiù come al capezzale di un amico, di un fratello, ammalato, in silenzio, stringendogli la mano solo per amore di Gesù, poiché è lui che sta soffrendo a motivo di questa violenza che non risparmia nessuno, crocifisso nuovamente nella carne di migliaia di innocenti. Come Maria, la madre e l’apostolo Giovanni, anche noi ci troviamo ai piedi della Croce su cui Gesù muore abbandonato dai suoi e schernito dalla folla. Non è forse il dovere di ogni cristiano essere presente nei luoghi dove qualcuno viene respinto e abbandonato?".
Altri Martiri e la loro Testimonianza
I 19 martiri includono anche:
- L'8 maggio 1994, furono uccisi il marista Henri Vergès e suor Paul Hélène de Saint Raymond, piccola suora dell'Assunzione.
- Il 23 ottobre dello stesso anno, furono assassinate suor Esther Paniagua Alonso e suor Caridad Alvarez Martin, agostiniane, nel quartiere popolare di Bab el Oued ad Algeri.
- Il 27 dicembre, a Tizi Ouzou, nella regione della Cabilia, trovarono la morte quattro padri bianchi: Jean Chevillard, Charles Deckers, Alain Dieulangard e Christian Chessel. Questi ultimi lavoravano con la povera gente, aiutandoli con le pratiche burocratiche e ascoltando i loro problemi, guadagnandosi l'amore della popolazione locale (in quattromila, prevalentemente musulmani, parteciparono ai loro funerali).
- Nel 1995, ad Algeri, furono uccise il 3 settembre suor Bibiane e suor Angèle-Marie, delle suore di Nostra Signora degli Apostoli, e il 10 novembre suor Odette Prévost, piccola sorella del Sacro Cuore.
Ognuno di loro ha rappresentato "un'autentica testimonianza dell'amore di Cristo, del dialogo, dell'apertura agli altri, dell'amicizia e della fedeltà al popolo algerino. Con un'immensa fede in Cristo e nel suo Vangelo", come commentato da padre Thomas Georgeon. Essi non hanno dato la vita per un'idea, ma per Lui, con un profondo amore per la terra dove il Signore li aveva inviati, l'Algeria, e con un'attenzione evangelica verso quel popolo, specialmente nei confronti dei più piccoli e dei più umili.
La Profondità della Scelta: Restare per Amore
La domanda "Perché decidere di restare? Perché non partire, per servire altrove il Signore?" trova risposta nella scelta comune di rimanere per testimoniare la forza silenziosa della pace e sognare con Dio un mondo diverso e possibile. Un mondo in cui non c’è muro di odio, discriminazione e violenza che sopravvivrà all’erosione umile, costante, luminosa dell’amore. Questi martiri hanno detto sì alla logica del seme che muore per portare vita, sull'esempio di Gesù, gridando che "un mondo diverso è possibile".
Padre Christian de Chergé, in un episodio della sua vita quando era seminarista e prestava servizio militare in Algeria, si affezionò a un pastore musulmano. Quest'ultimo, venuto a conoscenza di un attentato pianificato contro padre Christian, fece in modo che l’agguato non avvenisse e fu poi ritrovato morto. Anni dopo, padre Christian spiegò che, secondo lui, l’amico aveva vissuto, in un certo modo, l'Eucaristia, il dono totale di sé per gli altri.
La Reazione della Comunità Islamica e il Messaggio di Pace
La beatificazione di Orano ha visto una significativa presenza musulmana. Le stesse autorità civili algerine hanno offerto la loro collaborazione, con il Ministro per gli Affari religiosi nominato guida del pellegrinaggio di tutti coloro che si sono recati all'evento. Padre Thomas Georgeon ha sottolineato che "i 19 sono stati veramente artigiani della pace, uomini e donne delle beatitudini: è questo il messaggio che la Chiesa porterà all’Algeria, in una celebrazione che non sarà volta al passato, ma che guarderà al futuro e a tutto quello che ancora dobbiamo costruire perché ciascuno possa vivere nella pace e nella fratellanza".
La scelta di celebrare la beatificazione in un Paese prevalentemente islamico, cosa mai vista nella storia della Chiesa, era complessa e rischiosa, con il concreto pericolo di strumentalizzazioni politiche. Tuttavia, la scommessa è stata vinta. Il celebrare questi cristiani come "eroi della fede" ha permesso di mettere in evidenza l'esistenza di centinaia di "comuni eroi della fede", tra cui più di cento imam musulmani, che hanno pagato con le loro vite la lotta contro la strumentalizzazione violenta della loro religione.
Nessuno può strappare la vita a chi ha deciso di donarla: per questo, la celebrazione a Notre-Dame di Santa Cruz ha visto la partecipazione di un gran numero di musulmani nel ricordo di un congiunto o di una persona cara da piangere. Un esempio toccante è quello di Mohamed Bouchikhi, giovane autista di monsignor Claverie, che scelse di rimanere con il vescovo di Orano a rischio della sua vita. La sua scelta, vergata nel testamento spirituale trovato dopo la sua morte, fu letta in apertura della celebrazione. Mohamed saltò in aria vittima dei giustizieri di quel vescovo che l'aveva accolto come un figlio, rispettandone e proteggendone la fede islamica, ricevuta dalla sua famiglia e soprattutto dalla madre, Zouawiya, presente alla celebrazione della beatificazione, mano nella mano con Anne-Marie, sorella di monsignor Pierre.
Questo si è concretizzato anche nella profezia del testamento spirituale del priore di Tibhirine, frère Christian de Chergé: "Se mi capitasse un giorno … di essere vittima del terrorismo che sembra voler coinvolgere ora tutti gli stranieri che vivono in Algeria, vorrei che la mia comunità, la mia Chiesa, la mia famiglia, si ricordassero che la mia vita era donata a Dio e a questo Paese… Che essi accettassero che l’unico Signore di ogni vita non potrebbe essere estraneo a questa dipartita brutale. […] So di quale disprezzo hanno potuto essere circondati gli Algerini, globalmente presi, e conosco anche quali caricature dell’Islam incoraggia un certo islamismo. È troppo facile mettersi la coscienza a posto identificando questa via religiosa con gli integrismi dei suoi estremismi. L’Algeria e l’Islam, per me, sono un’altra cosa, sono un corpo e un’anima. L’ho proclamato abbastanza, mi sembra, in base a quanto ho visto e appreso per esperienza, ritrovando così spesso quel filo conduttore del Vangelo appreso sulle ginocchia di mia madre, la mia primissima Chiesa proprio in Algeria, e, già allora, nel rispetto dei credenti musulmani. La mia morte, evidentemente, sembrerà dare ragione a quelli che mi hanno rapidamente trattato da ingenuo, o da idealista: 'Dica, adesso, quello che ne pensa!'. Ma queste persone debbono sapere che sarà finalmente liberata la mia curiosità più lancinante. Ecco, potrò, se a Dio piace, immergere il mio sguardo in quello del Padre, per contemplare con lui i Suoi figli dell’Islam così come li vede Lui, tutti illuminati dalla gloria del Cristo, frutto della Sua Passione, investiti del dono dello Spirito, la cui gioia segreta sarà sempre di stabilire la comunione, giocando con le differenze".
tags: #beatificazione #orano #comunita #islamica