La Causa di Beatificazione dei Servi di Dio Rosetta Franzi e Giovanni Gheddo

Introduzione: Un Esempio di Santità Familiare per il Mondo Contemporaneo

La storia dei coniugi Rosetta Franzi e Giovanni Gheddo offre un luminoso esempio di come sia possibile vivere il Vangelo in una vita ordinaria, affrontando le sfide e le difficoltà con una fede incrollabile. Le loro vite, intrise di carità e dedizione al prossimo, hanno ispirato l'avvio di una causa di beatificazione, promossa anche dal loro figlio, il missionario del Pontificio Istituto Missioni Estere, Padre Piero Gheddo.

Ritratto fotografico di Rosetta Franzi e Giovanni Gheddo con i loro tre figli

Vita e Matrimonio: L'Amore Fondato sulla Fede e la Carità

Le Origini e la Formazione

Rosetta Franzi, nata a Crova (Vercelli) nel 1902, proveniva da una famiglia profondamente religiosa. Diplomatasi maestra elementare, non esercitò la professione per volontà del padre benestante. Tuttavia, la sua vocazione all'educazione e alla carità la portò a dedicarsi gratuitamente ai bambini nell’asilo e nella scuola elementare, e a insegnare la sera a giovani e adulti analfabeti a leggere e fare i "conti". Era una militante attiva dell’Azione Cattolica, catechista e insegnava canti sacri. Andava a Messa tutti i giorni e recitava il rosario in famiglia.

Giovanni Gheddo, nato a Viancino (VC) nel 1900, si trasferì a Tronzano in giovane età. Grazie all'aiuto economico di un conte locale, riuscì a studiare e a diplomarsi geometra. Dopo il servizio militare tra il 1918 e il 1922, aprì il suo studio. A Tronzano, Giovanni era conosciuto come il "geometra dei poveri", poiché svolgeva il suo lavoro gratuitamente per i meno abbienti, e come "il paciere". Interveniva spesso nelle controversie familiari, specialmente per le eredità, portando la pace attraverso il dialogo e la preghiera. Uomo di grande bontà e carità, era un membro attivo dell’Azione Cattolica, impegnato in varie opere parrocchiali e presidente dell'Azione Cattolica dei giovani. Il suo desiderio era "essere sempre gradito a Dio", "fare del bene" e salire "la faticosa scala della perfezione".

Il Matrimonio e la Famiglia Gheddo

Nel settembre del 1927, Giovanni e Rosetta si fidanzarono e si sposarono nel giugno del 1928. Il loro amore era saldo come una roccia perché fondato su Dio. Si fidavano della Provvidenza Divina, desiderando ardentemente dodici figli e pregando affinché almeno uno di essi diventasse sacerdote o suora. Per questo motivo, prima del viaggio di nozze a Napoli, trascorsero tre giorni in preghiera al santuario di Oropa, dormendo in stanze separate come offerta al Signore per la benedizione della loro unione.

La loro famiglia fu presto allietata dalla nascita di tre figli: Piero (1929), Francesco (1930) e Mario (1931). Essi conducevano una vita ordinaria, ma animata da una grande fede e un profondo amore per il prossimo, sempre pronti ad aiutare chiunque avesse bisogno. Ogni sera, dopo cena, recitavano il Rosario assieme, seduti attorno al tavolo della cucina, con i bambini aiutati da mamma e papà. Giovanni, pur lavorando intensamente come geometra, si svegliava alle cinque del mattino per portare i figli alla Messa parrocchiale delle sei. I genitori educavano i bambini a condividere i doni ricevuti con i coetanei meno fortunati. Espressioni come "La cosa più importante è fare la volontà di Dio" (Rosetta) e "Siamo sempre nelle mani di Dio" (Giovanni) erano costanti nel loro quotidiano, trasmettendo ai figli una grande fiducia in Dio.

E' morto a Padre Piero Gheddo. una vita per la missione

Il Dolore e l'Eroismo: Testimonianze di Fede Incondizionata

La Scomparsa di Rosetta Franzi

La loro unione, ricca di amore e fede, durò purtroppo solo sei anni. Nel 1934, all'età di soli 31 anni, Rosetta morì di polmonite e setticemia a seguito del parto prematuro di due gemelli, che morirono con lei. Lasciò i suoi tre figli ancora piccolissimi (di 5, 4 e 3 anni). Le sue ultime parole furono "Non preoccupatevi è la fine, io vado in Paradiso. Sia fatta la volontà di Dio", una frase che aveva spesso ripetuto, come "Giovanni, faremo sempre la volontà di Dio". Il parroco di Tronzano, Monsignor Giovanni Picco, celebrò il suo funerale con paramenti bianchi, affermando ai fedeli: "Sono stato il parroco e il confessore di Rosetta. Lei era un angelo ed è già in Paradiso."

L'Eroismo di Giovanni Gheddo

Giovanni fu distrutto dal dolore, ma sostenuto da una fede profonda, continuò a essere un padre esemplare. Non si risposò, rimanendo fedele a Rosetta oltre la morte. La sua vita fu caratterizzata da un amore incrollabile verso i poveri, bontà e generosità. Durante il periodo fascista, Giovanni non si iscrisse al Partito e aiutò i perseguitati del regime, manifestando così il suo profondo antifascismo e i suoi ideali cristiani. Per questa sua ferma opposizione, fu punito con l'invio al fronte russo nel 1941, nonostante avesse diritto all'esenzione in quanto vedovo con tre figli minorenni.

Le sue lettere dal fronte russo, raccolte nel volume "Il testamento del capitano", testimoniano la sua fede in Dio e la sua carità, come quando condivideva il suo pane con la popolazione stremata dalla guerra. La sua vita si concluse con un atto di carità eroica: il 17 dicembre 1942, durante la ritirata nella steppa russa e con i sovietici all'offensiva, Giovanni, capitano d’artiglieria, scelse di rimanere con i feriti intrasportabili dell'ospedale da campo. Disse a un giovane sottotenente: "Tu sei giovane, devi ancora farti una vita. Salvati, qui rimango io". Questo gesto richiama il sacrificio di San Massimiliano Kolbe e rimane come un'indelebile testimonianza di santità.

Il Percorso verso la Beatificazione

L'Inizio della Causa

L'idea di avviare la causa di beatificazione dei coniugi Gheddo nacque dopo la pubblicazione nel 2002 delle lettere di Giovanni dalla Russia, "Il testamento del capitano". Il volume suscitò grande interesse e molte persone, commosse dalla santità di questi giovani sposi, iniziarono a chiedere la loro beatificazione come modello per le coppie di oggi. In particolare, il 14 gennaio 2004, le suore di clausura Redentoriste di Magliano Sabina (Rieti) presentarono una richiesta ufficiale, affermando di aver ottenuto grazie per intercessione di Rosetta e Giovanni e sottolineando che "la Chiesa ha bisogno di testimoni come i tuoi genitori!".

L'Arcivescovo di Vercelli, Monsignor Enrico Masseroni, dopo aver letto il libro ed essersi consultato con la Congregazione dei Santi a Roma, manifestò grande entusiasmo per l'iniziativa. Il 30 settembre 2005, la Congregazione per le Cause dei Santi concesse il "nulla osta". Successivamente, il 18 febbraio 2006, nella chiesa parrocchiale di Tronzano, Mons. Masseroni istituì il Tribunale Diocesano per il processo informativo. Questo tribunale ha il compito di interrogare i testimoni e esaminare i documenti relativi alla vita dei due Servi di Dio.

Sviluppi e Difficoltà

Durante il processo, le autorità della Congregazione dei Santi a Roma hanno più volte sottolineato l'utilità e l'opportunità di questa causa, poiché i coniugi Gheddo, persone comuni, hanno offerto grandi esempi di santità. Tuttavia, la causa ha incontrato una difficoltà: la mancanza di documenti scritti contemporanei che attestino la loro santità. Per le "Cause storiche", infatti, le sole testimonianze orali non sono sufficienti. Rosetta e Giovanni erano persone umili, non figure pubbliche che suscitassero l'interesse dei giornali dell'epoca. Nonostante questa sfida, l'Arcivescovo di Vercelli e il Pontificio Consiglio per la Famiglia di Roma incoraggiano a proseguire, sostenendo la diffusione della conoscenza e della devozione verso i due Servi di Dio, che possono già essere venerati e pregati.

A Tronzano, il 30 giugno 2012, è stato inaugurato un memoriale dedicato ai Servi di Dio Rosetta Franzi e Giovanni Gheddo nel piazzale antistante il cimitero, un'iniziativa che ha coinciso con il restauro dell'antica chiesa di San Pietro. Il Sindaco di Tronzano, dott. Chemello, ha espresso la speranza che quanto realizzato fosse "degno dell'amore e della straordinaria testimonianza di fede cristiana che Giovanni e Rosetta nel corso della loro vita hanno donato ai Tronzanesi".

La Diffusione della Devozione

Per favorire la conoscenza e l'imitazione dei coniugi Gheddo, l'Arcidiocesi di Vercelli pubblica un bollettino quadrimestrale intitolato "Lettera agli Amici di Rosetta e Giovanni". Questa pubblicazione viene inviata gratuitamente a oltre 9.350 indirizzi in Italia e all'estero, contribuendo alla diffusione della devozione anche in Polonia, Ungheria, Francia e Stati Uniti, attraverso la traduzione di volumi, articoli e immaginette. Molte conferenze vengono tenute in varie parti d'Italia per presentare le loro figure, e testimonianze di grazie ricevute per loro intercessione continuano ad arrivare.

L'Attualità del Messaggio di Rosetta e Giovanni

La vita di Rosetta e Giovanni Gheddo dimostra che la santità non è un privilegio di pochi, ma una chiamata universale. Come ha sottolineato Monsignor Enrico Masseroni nella Lettera pastorale 2006-2007, "la causa di beatificazione dei coniugi Gheddo [...] vuole essere un’obbedienza all’invito di Gesù: 'Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perché vedano le vostre opere buone e rendano grazie al vostro padre che è nei cieli'" (Mt. 5,16). La Chiesa si propone di beatificare laici e coppie di coniugi proprio per offrire esempi concreti di come vivere il Vangelo in modo eroico nelle situazioni ordinarie della vita. La loro "santità straordinariamente ordinaria" offre un modello concreto per la nuova evangelizzazione, specialmente per gli sposi e i genitori cristiani di oggi.

La serenità, l'ottimismo, la gioia e la generosità che caratterizzarono Rosetta e Giovanni non derivavano da una natura eccezionale, ma dalla loro costante preghiera e dalla sincera collaborazione con la grazia divina, nel desiderio profondo di "fare sempre la Sua volontà". Il loro esempio invita tutti i credenti a orientare la propria vita verso i valori e gli esempi che li stanno conducendo agli onori degli altari.

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