Introduzione: Una Beatitudine al Cuore del Vangelo
La beatitudine "Beati i misericordiosi, perché troveranno misericordia" (Mt 5,7) occupa una posizione centrale nel Discorso della Montagna, pronunciato da Gesù sul monte. Questo discorso viene visto come un simbolo di un nuovo monte Sinai, sul quale Cristo, come un nuovo Mosè, offre la sua "legge". Le beatitudini non rappresentano semplicemente dei comportamenti che vengono premiati, ma sono vere e proprie opportunità per diventare un po' più simili a Dio. Esse trasformano e rivoluzionano i più comuni principi del nostro pensare, avendo il potere di cambiare il cuore e di creare una nuova umanità, rendendo efficace l'annuncio della Parola.
Le beatitudini, infatti, nascono dallo sguardo di Gesù sulle folle e si presentano come un discorso magisteriale, tipico del maestro che insegna. Esse non sono soltanto parole consolatorie, ma un insegnamento che è trasmissione di vita e nasce da un'esperienza profonda. Gesù comunica ciò che ha vissuto, elaborato interiormente e posto davanti a Dio. Le parole delle beatitudini rivelano la forza e l'autorevolezza di chi le pronuncia, diventando una sorta di identikit spirituale di Gesù stesso: Lui è l'uomo delle beatitudini. Non basta un gesto di misericordia o di mitezza per essere beati, ma occorre perseverare ostinatamente in queste virtù fino a farle divenire tratti costitutivi della persona.

La Misericordia: Origini, Significato e la Misericordia di Dio
Etimologia e Concetti Fondamentali
La parola "misericordia" è un sentimento generato dalla compassione per la miseria altrui, sia essa morale o spirituale. In lingua greca, deriva dal verbo veléo, che nell'Antico Testamento traduce di solito l'hesed ebraico e significa "avere o agire con misericordia", di norma riferito a Dio. Un'altra radice etimologica, dall'ebraico rehem, che significa "grembo", evoca una misericordia divina senza limiti, come la compassione di una madre per il suo bambino. È un amore che non misura, abbondante, universale e concreto, che tende a suscitare la reciprocità.
San Gregorio di Nissa definisce la misericordia come "l'attitudine di simpatia che nasce dall'amore verso chi è afflitto da eventi dolorosi". Questa attitudine è figlia di un dolore sperimentato, di un'afflizione sostenuta con coraggio. Nel suo significato più ampio, la misericordia definisce la manifestazione dell'amore di Dio verso le sue creature, che consiste non solo nel sollevare l'uomo dalla miseria del peccato, ma anche dall'ammetterlo alla partecipazione della natura di Dio attraverso la grazia.
La Misericordia Infinita di Dio
Il Signore, che è amore infinito, ha voluto raggiungere le sue creature chinandosi fino al loro nulla, alla loro pochezza, con un atto di misericordia infinita. La considerazione della misericordia divina ha il potere di accogliere la durezza del cuore dell'uomo, le sue intransigenze e asprezze, e di addolcirlo in un atteggiamento pieno di bontà verso i fratelli.
Dio non vuole la morte del peccatore, ma desidera che si converta e viva (Ez 33,11). La Misericordia di Dio è la perfezione del Suo agire che si china verso gli esseri inferiori per portarli fuori dalla miseria e per completare le loro mancanze. È la Sua volontà di operare il bene verso tutti quelli che soffrono di qualche difetto e da soli non sono in grado di rimediarvi. Nell'Antico Testamento, sebbene "misericordia" si incontri talvolta con riferimento al comportamento dell'uomo (Gen 43,10; Sir 16,14), in senso proprio si riferisce a Dio. Già nel Pentateuco, designa l'atteggiamento di Dio davanti al peccato e al tradimento dell'uomo, come espresso al Signore che si rivolge a Mosè: "Farò grazia a chi farò grazia e avrò pietà di chi avrò pietà" (Es 33,19). I profeti stessi cantano la misericordia di Dio: "Anche se i monti si spostassero e i colli vacillassero, non si allontanerebbe da te il mio affetto [...] dice il Signore che ti usa misericordia" (Is 54,10).
La cosa più sorprendente della misericordia di Dio è che Egli prova gioia nell'avere misericordia. Gesù conclude la parabola della pecorella smarrita dicendo: "Ci sarà più gioia in cielo per un peccatore convertito, che per novantanove giusti che non hanno bisogno di conversione" (Lc 15,7). Analogamente, nella parabola del figlio prodigo, la gioia straripa e diventa festa. Dio si compiace di avere misericordia (Mi 7,18), provando piacere nel farlo. La sua paura di perdere per sempre la pecorella smarrita o il figlio prodigo fa sbocciare in Lui la speranza, e una volta realizzata, provoca gioia e festa.
CONVERSAZIONI BIBLICHE - Lc 15: Le tre parabole della misericordia di Dio - don Franco Manzi
Gesù: Il Volto della Misericordia
I Vangeli ci raccontano come Gesù non rimane insensibile di fronte alla miseria umana. Di fronte alla vedova di Naim, una madre straziata dal dolore, Gesù ebbe grande compassione e risuscitò il figlio. Al lebbroso che lo supplicava, concesse la guarigione, e al mendicante cieco ridonò la vista. Di fronte alla profonda esternazione d'amore della peccatrice che con le lacrime del suo pentimento gli bagnava i piedi, si commosse e perdonò tutti i peccati.
Gesù ha soccorso ogni infermità, ha risposto prontamente a ogni grido di aiuto, si è commosso per ogni miseria: i ciechi hanno riacquistato la vista, i sordi l'udito, i muti la parola, i paralitici la salute e i morti la vita. Oltre al Suo agire salvifico, "Dio, ricco di misericordia, per il grande amore con il quale ci ha amato, da morti che eravamo per le colpe, ci ha fatto rivivere con Cristo: per grazia siete salvati" (Ef 2,4-5).
L'aggettivo greco eleémon, tradotto in italiano come "misericordioso", ricorre raramente nel Nuovo Testamento, ma è detto di Gesù nella Lettera agli Ebrei. L'autore di questa lettera ci aiuta a chiarire il concetto di misericordia, affermando che Gesù doveva rendersi in tutto simile ai fratelli per diventare un Sommo Sacerdote misericordioso e fedele. Questo concetto, rivoluzionario per l'ambiente ebraico che associava il sacerdozio alla separazione, indica un progetto di solidarietà tra Dio e l'uomo. Proprio perché Dio diventa interamente solidale con l'umanità, "può diventare sacerdote misericordioso". La misericordia è strettamente correlata alla solidarietà: proprio per essere stato messo alla prova in tutto e aver sofferto personalmente, Gesù è in grado di venire in aiuto a quelli che subiscono la prova. Egli sa compatire le nostre infermità, essendo stato lui stesso provato in ogni cosa, escluso il peccato (Eb 4,15-16).
Quando i farisei rimproveravano Gesù per aver pranzato con "gentaglia" come i pubblicani, egli rispose: "Andate e imparate che cosa significhi: Misericordia io voglio e non sacrificio. Infatti non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori" (Mt 9,13; Os 6,6). Qui, Gesù intende la sua azione come "misericordia", una partecipazione personale alla vita di chi ha bisogno, a differenza del rito che può essere semplicemente esterno e freddo. Anche nell'episodio delle spighe strappate in giorno di sabato, Gesù commenta che se avessero compreso il significato di "Misericordia io voglio e non sacrificio", non avrebbero condannato persone senza colpa. La misericordia in questo contesto è l'atteggiamento di chi si mette nei panni dell'altro, una capacità di solidarietà che supera il freddo ritualismo che applica la legge alla lettera.
La Parabola del Buon Samaritano (Lc 10,30-37) è un'icona della misericordia. Il samaritano, straniero e inviso, di fronte al malcapitato percosso, riceve una "simpatia", una "compassione" e quindi una misericordia che sacerdoti e leviti, uomini dell'osservanza e del culto, non avevano mostrato, scandalizzandosi della sua condizione.

L'Esortazione alla Misericordia Umana
La Necessità di Sperimentare la Misericordia
La consapevolezza della misericordia divina ha il potere di accogliere e addolcire la durezza del cuore dell'uomo. Senza questa profonda connotazione di indulgenza e di longanimità, l'amore non potrebbe resistere a lungo fra le creature umane, che per la loro debolezza sono spesso occasione di angustia e maldicenza, e quindi bisognose di perdono vicendevole.
Tuttavia, non è raro che noi umani sperimentiamo una certa difficoltà nell'usare misericordia agli altri. Ciò può dipendere dall'essere poco consapevoli della propria indigenza personale e, quindi, dell'immensa necessità che ognuno ha della misericordia di Dio. Sentirsi profondamente bisognosi della misericordia di Dio rende spontaneamente misericordiosi verso i fratelli, rendendoci comprensivi e indulgenti verso le debolezze altrui. La misericordia è uno slancio irrefrenabile e disinteressato di amore, che trae origine dall'amore e spinge la volontà a condividere le pene. Chiunque, per scelta, si protende verso il debole, l'afflitto o il bisognoso è misericordioso.
I Tre Momenti della Misericordia Umana
La misericordia dell'uomo comprende tre momenti decisivi:
- Accorgersi del bisogno: Il primo atto misericordioso è accorgersi della debolezza o della necessità del prossimo. Il contrario è l'atteggiamento insensibile di chi non si accorge di nulla.
- Provare compassione: Dopo essersi accorti, il secondo passo è "con-patire", cioè soffrire insieme all'altro. Non si tratta di un pensiero teorico, ma di una partecipazione reale, personale e sentimentale al bisogno dell'altro.
- Intervenire concretamente: La misericordia richiede che, dopo aver visto e provato compassione, si faccia un passo operativo, aiutando concretamente chi è nel bisogno.
Questi tre passi possono anche essere praticamente contemporanei: si vede, si prova quel senso di partecipazione, si interviene.
Il Significato di "troveranno misericordia"
La beatitudine "Beati i misericordiosi, perché troveranno misericordia" è l'unica in cui la causa e il frutto della felicità coincidono: la misericordia. Coloro che esercitano la misericordia saranno "misericordiati". Non abbiamo un verbo italiano corrispondente al greco che traduca fedelmente la forma al futuro passivo, ma l'idea è quella di "essere trattati con misericordia".
Il tema della reciprocità del perdono è ricorrente nel Vangelo. Gesù dice: "Non giudicate e non sarete giudicati; non condannate e non sarete condannati; perdonate e sarete perdonati" (Lc 6,37). La Lettera di Giacomo afferma che "la misericordia ha sempre la meglio sul giudizio" (Gc 2,13). Ed è soprattutto nel Padre Nostro che noi preghiamo: "Rimetti a noi i nostri debiti come anche noi li rimettiamo ai nostri debitori" (Mt 6,12), con l'unica domanda ripresa alla fine: "Se voi infatti perdonerete agli altri le loro colpe, il Padre vostro che è nei cieli perdonerà anche a voi; ma se voi non perdonerete agli altri, neppure il Padre vostro perdonerà le vostre colpe" (Mt 6,14-15).

La Parabola del Servo Spietato
La Parabola del Servo Spietato (Mt 18,21-35) illustra chiaramente questa condizione imprescindibile. Pietro chiede a Gesù quante volte dovrà perdonare al fratello, fino a sette volte. Gesù risponde: "Non ti dico fino a sette, ma fino a settanta volte sette". La parabola racconta di un re che condona a un suo servo un debito enorme (diecimila talenti), ma quel servo, appena uscito, non ha pietà per un altro servo che gli deve una somma irrisoria (cento denari), facendolo gettare in carcere. Il padrone, sdegnato, punisce il servo spietato. Gesù conclude: "Così anche il mio Padre celeste farà a ciascuno di voi, se non perdonerete di cuore al vostro fratello". La lezione è che non è possibile sentire l'impulso a curare la disgrazia del vicino, se la misericordia non ha suscitato nell'anima un simile istinto di compassionevole amore fraterno. L'uomo misericordioso è indotto verso il bisognoso, offrendo all'afflitto quello che il suo spirito angosciato ricerca, per la sua disposizione di cuore.
Vivere la Misericordia: Una Via di Trasformazione
Misericordia: Dono e Dovere
Gesù ci ha detto: "Siate misericordiosi, come il Padre vostro è misericordioso" (Lc 6,36). Tuttavia, le frasi evangeliche non devono indurci a pensare che la misericordia di Dio verso di noi sia un effetto della nostra misericordia verso gli altri. Se così fosse, verrebbe distrutto il carattere di pura gratuità della misericordia divina. Dobbiamo dunque avere misericordia perché abbiamo ricevuto misericordia, non per riceverla. La grazia "previene" sempre ed è essa che crea il dovere: "Come il Signore vi ha perdonato, così fate anche voi" (Col 3,13).
Se la misericordia divina è all'inizio di tutto ed è essa che esige e rende possibile la misericordia degli uni verso gli altri, allora la cosa più importante per noi è fare un'esperienza rinnovata della misericordia di Dio. La misericordia non è una dimensione fra le altre, ma è il centro della vita cristiana. Se tutto il nostro cristianesimo non ci porta alla misericordia, abbiamo sbagliato strada, perché la misericordia è l'unica vera meta di ogni cammino spirituale. Essa è uno dei frutti più belli della carità.
La misericordia di Dio è la nostra liberazione e la nostra felicità. Noi viviamo di misericordia e non ci possiamo permettere di stare senza misericordia: è l'aria da respirare. Siamo troppo poveri per porre le condizioni, abbiamo bisogno di perdonare, perché abbiamo bisogno di essere perdonati. Tutti siamo debitori: verso Dio, che è tanto generoso, e verso i fratelli. Proprio questa nostra povertà diventa la forza per perdonare, poiché perdonando si è perdonati.
Il Perdono nella Vita Quotidiana
L'uomo non ha solamente bisogno del pane, del bere e del vestire; ha invece fame d'amore, fame di comprendere l'amore più grande che è l'unica risposta all'estrema miseria. Anche laddove nessuno ha fame di pane, si incontrano persone che soffrono terribilmente per la solitudine, la disperazione, l'impotenza, la mancanza di prospettive. Non esiste solo la povertà materiale, ma anche la povertà spirituale, più dura e profonda, che si annida nel cuore degli uomini anche se colmi di ogni ricchezza materiale.
Noi esseri umani, diceva Sant'Agostino, "siamo come vasi di creta che, solo sfiorandosi, si fanno del male". Non si può vivere insieme in armonia, nella famiglia e in ogni altro tipo di comunità, senza la pratica del perdono e della misericordia reciproca. Misericordia è una parola composta da misereo e cor, significa impietosirsi nel proprio cuore, commuoversi riguardo alla sofferenza o all'errore del fratello. È così che Dio spiega la sua misericordia di fronte al traviamento del popolo: "Il mio cuore si commuove dentro di me, il mio intimo freme di compassione" (Os 11,8).
Si tratta di reagire con il perdono e, fin dove è possibile, con la scusa anziché con la condanna. Un detto popolare afferma: "Chi si scusa, Dio lo accusa; chi si accusa, Dio lo scusa" per sé stessi; mentre per gli altri: "Chi scusa il fratello, Dio scusa lui; chi accusa il fratello, Dio accusa lui". Il perdono è per una comunità quello che è l'olio per il motore: scioglie gli attriti. L'olio che dobbiamo mettere negli ingranaggi della nostra vita sono soprattutto parole buone, che possono servire alla vicendevole edificazione: "Nessuna parola cattiva esca dalla vostra bocca, ma solo parole buone, che possono servire a vicendevole edificazione" (Ef 4,29). Una parola buona, positiva, di incoraggiamento e di lode, è un balsamo, specie nell'ambito della famiglia.
Un salmo canta la bellezza e la gioia del vivere insieme come fratelli riconciliati, dicendo che questo "è come olio profumato sul capo" che scende lungo la barba e le vesti di Aronne. Il nostro sommo sacerdote è Cristo; la misericordia e il perdono sono l'olio che scende da questo "capo" elevato sulla croce e si diffonde lungo il corpo della Chiesa fino all'estremità delle sue vesti, fino a quelli che vivono ai suoi margini. Dobbiamo cercare, concretamente, di individuare, tra i nostri rapporti con le persone, quello nel quale ci sembra più necessario far penetrare l'olio della misericordia e della riconciliazione e versarlo silenziosamente, con abbondanza.

Preghiera di Ringraziamento per la Misericordia Divina
Per concludere, possiamo elevare una preghiera che riassume il senso di questa beatitudine e del desiderio di vivere nella misericordia di Dio:
Il mondo ti riconosce misericordioso, Signore, Dio compassionevole:
tu soffri con chi soffre,
tu taci in chi è oppresso,
tu perdoni ogni nostro peccato,
tu rinnovi ogni cuore pentito.
Il mondo ti riconosce clemente, Signore, Dio di infinita tenerezza:
tu attendi con chi attende,
tu consoli chi piange amaramente,
tu richiami chi perde la strada,
tu cammini con chi cerca una patria.
Il mondo ti riconosce buono, Signore, difensore degli umili:
tu soccorri il povero che ti invoca.
Tu sei presente a chi non ti conosce,
tu illumini chi si muove nelle tenebre,
tu ti riveli ai puri di cuore.
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