In epoca Borromaica (1560-1631), nelle valli della Lombardia occidentale e del Piemonte orientale, si diffusero i Sacri Monti, percorsi devozionali celebranti i Misteri del cattolicesimo. Tra essi, il Sacro Monte di Varese è tra i più grandi e importanti, estendendosi lungo le pendici del Monte Velate per circa 2 km. Secondo alcune fonti, risalenti al 922, fu la Chiesa di Santa Maria, edificata sul Monte, a dare il nome al Sacro Monte.
L'inizio della costruzione risalirebbe al IV secolo, quando Sant'Ambrogio fondò il primo altare come ringraziamento alla Vergine per la vittoria ottenuta sugli Ariani. Grazie alle sue fortificazioni, nel Medioevo il Monte fu roccaforte militare e divenne in seguito una realtà religiosa e spirituale. Il Sacro Monte di Varese, situato in Viale del Santuario, Via Prima Cappella, Varese, è riconosciuto come Patrimonio UNESCO dal 2003.

La Via Sacra del Rosario: Nascita e Struttura
Nel 1604 ebbe inizio la costruzione della Via Sacra del Rosario, realizzata grazie all’impegno e all’iniziativa di Padre Aguggiari. Le popolazioni locali ne sostennero fisicamente ed economicamente la costruzione. Il progetto e la realizzazione delle 14 cappelle furono affidati all'architetto varesino Giuseppe Bernasconi, detto il Mancino. L'intento era quello di creare all'interno delle cappelle una sorta di teatro capace di coinvolgere spiritualmente ed emotivamente i pellegrini: le statue, infatti, indossano abiti dell'epoca ed esprimono emozioni sia nelle espressioni sia nei movimenti.
Le cappelle celebrano i Misteri del Rosario e furono costruite secondo modelli e strutture architettoniche diverse. Il percorso inizia in località Prima Cappella e il cammino è suddiviso ogni cinque cappelle da tre archi: l'Arco dei Misteri Gaudiosi, detto "del Rosario", l'Arco dei Misteri Dolorosi, detto "di San Carlo" e l'Arco dei Misteri Gloriosi, detto "di Sant'Ambrogio". Poco prima dell'inizio della Via sorge la Chiesa dell'Immacolata, punto di ritrovo delle processioni.

I Misteri Dolorosi e la Settima Cappella della Flagellazione
Si giunge all'Arco dei Misteri Dolorosi, dedicato a San Carlo, che introduce alle cappelle che ricordano la sofferenza di Gesù. In questa sezione, l'architettura è più sobria, invitando i pellegrini a concentrarsi sul dolore di Gesù e a compatirlo.
La Settima Cappella: La Flagellazione di Gesù
La Settima Cappella, dedicata alla Flagellazione di Gesù, si accede tramite una scalinata. Ha una forma circolare ed è preceduta da un timpano, dove è collocata la "Pietà" di Martino Retti e sul quale è riportato lo stemma della famiglia Litta di Milano, che ne finanziò la costruzione. Questa cappella fu una delle prime ad essere completata, nel 1609, grazie ai nobili mecenati Francesco e Girolamo Litta.
L'architetto Bernascone scelse attentamente la posizione della cappella, offrendo una vista sorprendente sul Santuario di Santa Maria del Monte, visibile tra le case del borgo, e rendendo l'ascesa un'esperienza di connessione con la sofferenza rappresentata nei Misteri Dolorosi.
All'interno, vi sono famosi affreschi di Pier Francesco Mazzucchelli, detto Il Morazzone, che presentano scene della passione di Gesù. Questi affreschi rappresentano una sequenza di eventi precedenti la flagellazione, dialogando in modo suggestivo con le statue di Retti. La cappella è inoltre ornata da lunette con ritratti dei committenti, i fratelli Litta, e da affreschi nella cupola con angeli che contribuiscono ad accentuare il senso di dolore.

Opere d’arte del Santuario del Sacro Monte di Varese
Pier Francesco Mazzucchelli, Il Morazzone: L'Artista e il suo Contributo
Nato a Morazzone, presso Varese, nel 1573, Pier Francesco Mazzucchelli si trasferì a Roma entro il 1592, dove compì esperienze fondamentali per la sua formazione artistica grazie al senese Salimbeni e al Cavalier d’Arpino. Lasciò Roma prima del 1598, e tornato in patria, arricchì il suo bagaglio culturale con la conoscenza della pittura lombarda del Cinquecento, da Gaudenzio Ferrari al Boccaccino, ai Campi. La sua sensibilità cromatica, rivelata nei suoi dipinti, suggerisce un contatto con la pittura veneta, forse anche attraverso opere del Tintoretto viste a Roma.
Il Morazzone operò nel clima della Controriforma, che a Milano ebbe come autorevoli sostenitori e guide ispirate i cardinali San Carlo e Federigo Borromeo. In questo periodo, anche la produzione artistica doveva contribuire al rinnovamento spirituale e culturale, esprimendo la vera dottrina e costituendo un "esercizio spirituale". Questa spinta devozionale animò anche i Sacri Monti, che ricevettero nuovo slancio costruttivo e decorativo. Il Morazzone fu uno degli artisti più apprezzati nell’ambito della "scuola lombarda" dei primi anni del Seicento, insieme a figure come il Cerano, il Tanzio, i Fiammenghini e il Procaccini.
La sua importanza per il Sacro Monte di Varese è cruciale: nel 1608 fu chiamato per la decorazione della Cappella della Flagellazione. Già in quegli anni, era attivo in vari cantieri, come testimoniano gli affreschi per le cappelle dell’Andata al Calvario, dell’Ecce Homo e della Condanna di Cristo al Sacro Monte di Varallo tra il 1602 e il 1611. Lo stile morazzoniano si distinse per una notevole sensibilità luministica, un accentuato realismo e una particolare capacità narrativa, con una stesura del colore in campiture nitide e l'uso di tonalità naturali. Il percorso umano ed artistico del Morazzone si concluse nel terzo decennio del Seicento: nel 1625 iniziò ad affrescare la cupola del Duomo di Piacenza, ma una malattia lo costrinse a interrompere l’impresa, che fu portata a compimento dal Guercino.
