Beati gli Ultimi: Il Significato Profondo nel Vangelo

Introduzione al Paradosso Evangelico

L'affermazione di Gesù: «Beati gli ultimi perché saranno i primi a entrare nel regno dei cieli» è una delle parabole più profonde e, forse, tra le più difficili da comprendere per il cuore umano. Questo versetto del Vangelo ispira riflessioni sul significato della vita e della salvezza, proponendo un ribaltamento della logica umana.

Don Marco Pozza, cappellano della Casa di reclusione Due Palazzi di Padova, nel suo libro "Chi ultimo arriva meglio alloggia", fa il verso a un noto proverbio veneto che esalta i vincenti, i primi. Egli osserva che chi oggi, con la sua vita ferita, si ritrova all'ultimo gradino della scala sociale, può cogliere l'occasione per trasformare quella ferita in un trampolino e ricominciare, entrando così nel cuore di Cristo prima di molti altri. L'autore afferma che proprio il suo lavoro in carcere gli ha permesso di fare esperienza di cosa significa, nel Vangelo, essere l'ultimo, come Maria Maddalena o Zaccheo. Egli racconta che l'uomo e la donna non sono i loro errori; anzi, una caduta può diventare la scorciatoia verso la salvezza. Anche se si parte da una posizione di svantaggio nella vita, scrive don Marco Pozza, non si è destinati a rimanere ultimi, perché anche l'ultimo avrà la sua occasione di incontrare Cristo. Se la riconosce e ha la capacità di giocarsela, sicuramente scriverà un futuro diverso per sé stesso e per il suo cuore.

Gesù che parla ai discepoli, scena evangelica

La Parabola dei Lavoratori nella Vigna

La richiesta di comprensione riguardo l'affermazione di Gesù: "gli ultimi saranno primi e i primi saranno ultimi", esige di attingere alla fonte stessa del Vangelo per contestualizzare questa massima. Siamo di fronte a un criterio di ribaltamento di posizioni che si giustifica in ordine ai paradigmi di valore proposti dalla logica evangelica.

Nel Vangelo di Matteo, al capitolo venti, Gesù presenta la parabola dei lavoratori a giornata, racchiudendola tra due versetti che riportano proprio la massima in questione (una tecnica che gli studiosi chiamano “inclusione”). Così, in apertura leggiamo: «Molti che sono primi saranno ultimi e gli ultimi primi» (Mt 19,30); e in chiusura troviamo, in forma rovesciata: «Molti che sono ultimi saranno primi e i primi ultimi» (Mt 20,16).

Il Testo della Parabola (Matteo 20,1-16)

L'espressione, diventata proverbiale, degli ultimi che saranno i primi, allude alla parabola evangelica di Gesù, conosciuta come “parabola dei lavoratori della vigna”, presente nel Vangelo secondo Matteo 20,1-16:

«Il regno dei cieli è simile a un padrone di casa che uscì all’alba per prendere a giornata lavoratori per la sua vigna. Accordatosi con loro per un denaro al giorno, li mandò nella sua vigna. Uscito poi verso le nove del mattino, ne vide altri che stavano sulla piazza disoccupati e disse loro: Andate anche voi nella mia vigna; quello che è giusto ve lo darò. Ed essi andarono. Uscì di nuovo verso mezzogiorno e verso le tre e fece altrettanto. Uscito ancora verso le cinque, ne vide altri che se ne stavano là e disse loro: Perché ve ne state qui tutto il giorno oziosi? Gli risposero: Perché nessuno ci ha presi a giornata. Ed egli disse loro: Andate anche voi nella mia vigna. Quando fu sera, il padrone della vigna disse al suo fattore: Chiama gli operai e dà loro la paga, incominciando dagli ultimi fino ai primi. Venuti quelli delle cinque del pomeriggio, riceverono ciascuno un denaro. Quando arrivarono i primi, pensavano che avrebbero ricevuto di più. Ma anch’essi ricevettero un denaro per ciascuno. Nel ritirarlo però, mormoravano contro il padrone dicendo: Questi ultimi hanno lavorato un’ora soltanto e li hai trattati come noi, che abbiamo sopportato il peso della giornata e il caldo. Ma il padrone, rispondendo a uno di loro, disse: Amico, io non ti faccio torto. Non hai forse convenuto con me per un denaro? Prendi il tuo e vattene; ma io voglio dare anche a quest’ultimo quanto a te. Non posso fare delle mie cose quello che voglio? Oppure tu sei invidioso perché io sono buono?»

La parabola dei lavoratori nella vigna, dipinto

Interpretazioni della Parabola

La parabola può essere interpretata a vari livelli:

  • Può essere intesa come un modo per dire che la logica del Regno di Dio è paradossale.
  • O che la misericordia di Dio è davvero imperscrutabile.
  • Oppure che il metodo della retribuzione di Dio segue un criterio del tutto diverso dalla logica umana.

La parabola non deve intendersi nel senso di una relativizzazione del lavoro degli operai. Non si vuole sminuire il lavoro di quelli assunti prima, ma la parabola significa la gioia del Signore per l'entrata nel Regno dei cieli. Il Signore non manca di segnalare che gli ultimi che entreranno saranno i primi, non per fare dispetto ai primi, ma perché Egli gioisce di tutti quelli che entreranno nel Regno, anche e soprattutto per gli ultimi che sarebbero potuti non entrare. Il Regno non è un'esclusiva dei migliori, ma è per tutti. Il Signore non si è stancato di uscire di casa per assumere anche gli operai che non erano stati assunti da nessuno. Questa parabola significa l'assoluta disponibilità del Signore a salvarci; non esiste un disegno imperscrutabile di salvezza, ma esiste un Signore buono che non si stanca mai di volgere gli occhi al mondo, e le persone possono essere salvate in ogni momento. Per gli ultimi il Signore sarà felicissimo.

Gesù economista - La parabola dei lavoratori della vigna

Contesti Diversi e Approfondimenti

Nel Vangelo di Matteo, queste parole si trovano due volte e vengono applicate a contesti diversi, come ci spiega un'analisi più dettagliata:

  1. Il Giovane Ricco (Mt 19,30): Il primo caso è riferito a Mt 19,30. Il contesto è quello in cui un giovane aveva chiesto al Signore cosa dovesse fare per avere in eredità la vita eterna. Gesù gli aveva risposto di osservare i comandamenti. Il giovane aveva replicato dicendo di averli sempre osservati. Gesù allora gli disse: «Se vuoi essere perfetto, va’, vendi quello che hai, dallo ai poveri, avrai un tesoro in cielo, poi vieni e seguimi». Ma quel giovane se ne andò via triste perché aveva molti beni. Il Signore allora si mise a parlare del pericolo delle ricchezze. Al termine del suo discorso San Pietro disse: «Ecco, noi abbiamo lasciato tutto e ti abbiamo seguito; che cosa dunque ne avremo?» Nostro Signore gli garantì che avrebbe avuto cento volte tanto di qua e in eredità la vita eterna. L'interpretazione più immediata è che quelli che di qua sono considerati ultimi perché si sono fatti poveri, saranno primi nella vita eterna.
  2. Perseveranza nella Fede: Senza nulla togliere alla prima interpretazione, ne è stata data anche un'altra, che riguarda coloro che si sono fatti primi per lo slancio nell'andare dietro al Signore, ma poi hanno perso il fervore. Sicché non è sufficiente abbandonare tutto per seguire Gesù, ma è necessario perseverare fino alla morte. Così Nostro Signore mette in guardia gli apostoli dall'accidia e dal torpore. Se non sono ciò che devono essere, da primi diventeranno ultimi.
  3. Ebrei e Gentili (Mt 20,16): Gesù ripete questa affermazione anche in Mt 20,16 nella parabola dei lavoratori chiamati in varie ore del giorno a lavorare nella vigna. Poiché anche quelli dell’ultima ora prendono come quelli che sono stati assunti nella prima ora, Gesù conclude: «Così gli ultimi saranno primi e i primi, ultimi». Qui, i primi sono gli ebrei, chiamati fin dall'inizio ad essere il popolo santo di Dio, mentre gli "ultimi" possono rappresentare tutti gli altri popoli chiamati alla salvezza in seguito.

La Logica del Regno: Lourdes come Esempio Concreto

Questa espressione rimanda a un'esperienza concreta, come quella del santuario di Lourdes, un luogo dove le cose funzionano al rovescio rispetto al criterio di questo mondo. Lì, tutto è in funzione delle persone più svantaggiate: l’accesso alla grotta è riservato anzitutto ai malati in carrozzella, con assoluta precedenza sugli altri pellegrini; il bagno alle vasche riserva ugualmente la precedenza ad essi; le strutture architettoniche sono pensate anzitutto per facilitare l’accesso ai malati. Insomma, quelli che normalmente nella situazione comune di tutti i giorni faticano a vivere perché considerati ultimi rispetto agli altri, lì sono considerati primi secondo la logica del Regno. Chi si fa prossimo del fratello in difficoltà e svantaggiato riceve lo stesso trattamento, godendo degli stessi "privilegi" dei malati.

Santuario di Lourdes, fedeli in preghiera, malati in carrozzella

Le Beatitudini: La Via degli Ultimi verso la Felicità

Il Vangelo di Matteo ci presenta le Beatitudini, il primo discorso di Gesù sulla montagna. La prima parola del primo salmo è "Beato l'uomo", a cui fa eco la prima parola del primo discorso di Gesù: «Beati i poveri in spirito».

Il Significato di "Beato"

Cosa significa "beato", un termine talvolta desueto e scolorito? La mente corre subito a sinonimi quali: felice, contento, fortunato. Ma il termine non può essere compresso solo nel mondo delle emozioni, impoverito a uno stato d’animo aleatorio. Indica invece uno stato di vita, consolida la certezza più umana che abbiamo e che tutti ci compone in unità: l’aspirazione alla gioia, all’amore, alla vita. "Beati" è come dire: in piedi, in cammino, avanti, voi poveri - Dio cammina con voi; su, a schiena dritta, non arrendetevi, voi non violenti, siete il futuro della terra; coraggio, alzati e getta via il mantello del lutto, tu che piangi; non lasciarti cadere le braccia, tu che produci amore.

Le Beatitudini non sono un precetto in più o un nuovo comandamento, ma la bella notizia che Dio regala gioia a chi produce amore, che se uno si fa carico della felicità di qualcuno, il Padre si farà carico della sua felicità. Vostro è il regno: il Regno è dei poveri perché il Re si è fatto povero. La terra è dei miti perché il potente si è fatto mite e umile.

Gesù che pronuncia il discorso della montagna, le Beatitudini

I "Poveri" e la Loro Forza

Gesù si schiera con i "poveri" che vivono dell’essenziale. Essi includono il disabile, la vittima, il sofferente, coloro che sono affamati e oppressi dalla società. Il Regno è per tutti, la testimonianza della parola è per tutti. Il Signore non si stanca di uscire dalla casa per assumere nuovi operai. E i primi saranno gli ultimi: coloro che si sono ritenuti campioni della fede, nell’ambito di conventicole privilegiate, saranno ultimi rispetto a coloro che, pur a lungo disoccupati, sono comunque riusciti a percepire la chiamata.

La vera povertà, la "nudità" evangelica, non è un'esclusione, ma una condizione di assoluta disponibilità e fiducia, dove l'uomo non "vuole nulla e che è semplicemente felice di essere". In questa libertà interiore agisce la Libertà e si cresce in umanità. L'uomo deve accettare di disfarsi delle proprie certezze e imparare ad essere "garantito" solo dalla Provvidenza, per conoscere la vera povertà di spirito. Il povero in spirito è colui che "niente vuole, niente ha, e niente sa" (M. Eckhart), ritrovando il proprio valore in Dio stesso, visto che tutte le creature sono in lui. Questo svuotamento di sé e il nulla sono il terreno fertile dove si innesta il messaggio di Amore-Agape di Cristo, promuovendo un arricchimento reciproco e una rivoluzione di tutti gli uomini a partire da sé stessi, comprendendo tutti.

Beati Quelli che Sono nel Pianto

La seconda beatitudine afferma: «Beati quelli che sono nel pianto, perché saranno consolati». È la beatitudine più paradossale: lacrime e felicità mescolate assieme. Non perché Dio ami il dolore, ma perché nel dolore egli è con te. Un angelo misterioso annuncia a chiunque piange: il Signore è con te. Dio è con te, nel riflesso più profondo delle tue lacrime per moltiplicare il coraggio; in ogni tempesta è al tuo fianco, forza della tua forza, argine alle tue paure. Come per i discepoli colti di notte dalla burrasca sul lago, Lui è lì nella forza dei rematori che non si arrendono, nelle braccia salde sulla barra del timone, negli occhi della vedetta che cercano l’aurora. È in tali situazioni di vulnerabilità, quando si è consapevoli di non essere liberi né autosufficienti, che l'uomo si apre all'aiuto divino, e la sua vita acquista un valore più profondo nell'attesa del nutrimento spirituale.

Gesù economista - La parabola dei lavoratori della vigna

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