La religione Sikh, basata su principi di uguaglianza, servizio disinteressato e devozione a un unico Creatore, ha una ricca storia e una profonda struttura di pratiche. Centrale in questa fede è la cerimonia del battesimo Sikh, nota come Amrit, che segna un impegno significativo nella vita di un credente e la sua piena integrazione nella comunità, la Khalsa. Questo rito non solo impegna il Sikh a rispettare un codice di condotta specifico, ma lo lega indissolubilmente ai simboli distintivi della fede, le cosiddette "Cinque K", che rappresentano l'identità del "santo soldato".
Introduzione al Sikhismo
La parola sikh deriva dal sanscrito shishya e significa “discepolo”. La religione sikh è stata fondata da Shri Guru Nanak ji, nato nel 1469 d.C. a Talwandi, un villaggio che si trova nei pressi di Lahore in Pakistan, in un’era nella quale le continue invasioni, guerre, massacri, turbolenze stavano devastando il subcontinente asiatico. A trentotto anni, durante una profonda meditazione sul fiume Vein, ebbe l’ordine da parte di Dio di aiutare l’intera umanità e metterli sulla via retta.
Guru Nanak ji fondò la base del sikhismo su tre principi: venerare il nome di Dio, lavorare con onestà, condividere con gli altri ciò che si possiede. Il suo pensiero filosofico iniziò rapidamente a diffondersi in India, ma anche in altri Paesi. Iniziò a viaggiare nel 1496 e rimase in cammino 28 anni, prima di ritirarsi spiritualmente sulle sponde del fiume Ravi, dove visse gli ultimi 15 anni della sua esistenza. Guru Nanak ji e i nove guru che gli sono succeduti hanno fornito ai fedeli sikh un esempio di vita spirituale, pur partecipando attivamente alla vita sociale.
I Dieci Maestri Guru e le Sacre Scritture
Tutti e dieci i guru sono stati importanti nella storia sikh e hanno contribuito alla formazione della comunità sikh nel mondo. In particolare, il secondo guru, Angad Dev, introdusse il langar, la cucina comunitaria, per fornire cibo ai più poveri e bisognosi. Il suo discepolo e terzo guru, Amar Das, la istituzionalizzò e la rese aperta a tutti, indipendentemente dalla loro religione o casta. Il quarto guru, Ram Das, diresse personalmente lo sviluppo della costruzione del Tempio d’Oro, l’Harmandir Sahib, intorno al quale è sorta la città santa di Amritsar, alla quale i sikh si recano ancora oggi con grande gioia.
Grazie al nono guru, Tegh Bahadur, il sikhismo iniziò a diffondersi oltre la sua zona di origine. Il decimo e ultimo guru, Shri Guru Gobind Singh introdusse nel 1699 la cerimonia del battesimo sikh, l’amrit. In questa occasione, la comunità degli iniziati fu formalmente istituzionalizzata e dotata di autorità. Questa comunità, che sarebbe diventata nota come Guru Khalsa Panth, ha fornito una struttura ufficiale per quegli individui impegnati nello stile di vita sikh.

Le sacre scritture sikh sono raccolte nel Guru Granth Sahib, compilato e curato nel 1604. Questo testo è considerato dai sikh l’ultimo dei guru, che continuerà a guidarli per sempre. Non contiene solo pensieri, inni e insegnamenti dei dieci guru Sikh, ma anche di altri personaggi di spicco indù e musulmani come Kabir, Namdev, Ravida, Sheik Farid, Jaidev e Surdas. Il Guru Granth Sahib sancisce così il principio fondamentale enunciato da Guru Nanak: “tutte le fedi devono essere rispettate per la loro nobiltà d’intenti”. Dagli insegnamenti del Guru Granth Sahib deriva il codice di condotta sikh, conosciuto anche come Sikh Rehat Maryada. Sono regole pensate come valide per tutti i sikh del mondo, perché si mantenga un’uniformità di tutta la comunità nella pratica religiosa.
Il testo è stato compilato dagli stessi guru e contiene i loro scritti musicali. I sikh considerano il Guru Granth Sahib come un testo rivelato e svolge un ruolo centrale nella vita devozionale e cerimoniale Sikh. La scrittura, che è di dimensioni relativamente grandi, è il fulcro degli spazi di culto sikh. All’interno del gurdwara, il Guru Granth Sahib è posto su un trono e un volontario lo legge in continuazione. Tutte le cerimonie di vita sikh incorporano anche le scritture in qualche modo. In particolari occasioni solenni, si pratica il rito della lettura completa e senza interruzioni del libro sacro l’Akhand Panth, una cerimonia che prevede la lettura ininterrotta delle 1430 pagine del testo, da parte di 5 Lettori, nell’arco di 48 ore.
Principi Fondamentali
La religione sikh è monoteista. I sikh credono nell’esistenza di un unico essere supremo, il Creatore, che trascende l’universo, e negli insegnamenti dei dieci guru contenuti nel Guru Granth Sahib. Poiché il Creatore è presente in ogni persona, ciascun individuo è uguale di fronte a Dio, indipendentemente dalla razza, dal colore della pelle, dal sesso, dalla nazionalità. Nessuno quindi può legittimamente rivendicare una posizione più elevata degli altri: per questi motivi i sikh non credono nel sistema delle caste.
Inoltre, secondo la religione sikh, ciascun individuo, in accordo con la volontà divina, può migliorare il proprio destino. Ognuno ha quindi una forte responsabilità individuale: quella di condurre una vita ricca di valore e utile all’intera umanità. Il traguardo della perfezione, secondo Guru Nanak, si raggiunge sviluppando l’amore verso Dio. Ogni credente, attraverso la meditazione e l’impegno quotidiano, lotta per divenire simile a Dio migliorandosi continuamente.
La Cerimonia del Battesimo Sikh (Amrit)
Una cerimonia molto importante per un sikh è il battesimo, l’amrit, che è un dovere per ciascuno. Da quel momento ci si fa carico dei principi della fede e ci si impegna a rispettare il codice di comportamento. Non esiste età minima o massima per essere battezzati: ogni uomo o donna, di qualsiasi nazionalità, ha il diritto di ricevere il battesimo e di unirsi alla comunità sikh (Khalsa).
L’amrit segna l’ingresso di un sikh nella comunità religiosa e il suo impegno a rispettare il codice di condotta. È un dovere per ogni credente, ma non esiste età minima o massima per essere battezzati. Nella tradizione Sikh, una persona veramente religiosa è una persona che coltiva il sé spirituale mentre serve anche le comunità intorno a loro - o un santo soldato. L’ideale del santo soldato si applica sia alle donne che agli uomini.
I Cinque Simboli Distintivi (Le Cinque K)
Ogni sikh battezzato porta i cinque simboli distintivi, conosciuti come i "cinque K", perché la prima lettera di ogni simbolo comincia con la lettera “K”. Questi simboli sono una parte importante dell'identità sikh e del suo impegno verso la fede.
- Kesh: i capelli lunghi non tagliati, spesso raccolti in un turbante.
- Kangha: un pettine, che consente ai sikh di mantenere la cura, la pulizia e l’igiene dei loro lunghi capelli. Viene solitamente posto nella capigliatura, sotto il turbante. Rappresenta l’importanza della disciplina e della purezza dello stile di vita sikh.
- Kara: un braccialetto di ferro.
- Kachera: un particolare tipo di biancheria, i pantaloni tipici, simbolo di castità.
- Kirpan: un pugnale cerimoniale.

Sebbene esistano poche prove storiche per spiegare perché sono stati scelti questi articoli particolari, i cinque K continuano a fornire alla comunità un’identità collettiva, legando gli individui sulla base di una convinzione e pratica condivise. Anche i turbanti sono una parte importante dell’identità sikh. Sia le donne che gli uomini possono indossare turbanti. Come gli articoli di fede, i sikh considerano i loro turbanti come doni dei loro amati guru e il loro significato è profondamente personale.
Il Kirpan: Simbolo di Giustizia e Autodifesa
Il kirpan è un pugnale cerimoniale, simbolo di giustizia e protezione dei più deboli. Rappresenta l’impegno per il rispetto di sé e per la propria libertà di spirito. Nel 1699, il decimo maestro aveva inserito quest’arma come simbolo di autodifesa e difesa dei poveri. Un Sikh doveva essere pronto di fronte a qualsiasi pericolo in quanto figura di santo e soldato. Il kirpan non lo portano tutti: solo i battezzati e comunque non tutti fanno questa scelta. In Italia, su 150mila Sikh, circa un 10% è battezzato e solo questi portano il pugnale discusso nella sentenza.
La Questione del Kirpan in Italia
La questione del kirpan si è posta con l’istanza di un indiano Sikh di Mantova che era stato multato perché aveva nella cintura un coltello di circa 18 centimetri. Questa non è la prima sentenza sul tema, ma la prima che ha messo in discussione la possibilità di portare quest’arma in giro in Italia.
Jaspreet Singh, vicepresidente della Sikhi Sewa Society, ha raccontato le esperienze nel resto del mondo per spiegare quanto abbia colpito l’intera comunità la sentenza della Cassazione per cui gli immigrati devono rinunciare ai propri simboli religiosi o culturali se in contrasto con la tutela della sicurezza. In Inghilterra i Sikh portano liberamente il kirpan, e in Canada addirittura ci sono membri del parlamento Sikh battezzati che portano il pugnale con gli altri elementi distintivi della religione, svolgendo tranquillamente il loro lavoro.
I rappresentanti della comunità Sikh in Italia hanno proposto al ministero dell’Interno una riduzione delle dimensioni del kirpan, che non sono fisse, all’interno della pratica per il riconoscimento della religione. Stanno cercando compromessi per trovare le condizioni per riuscire comunque a portarlo. Il kirpan non è considerato un’arma di offesa, ma una cosa sacra, paragonabile al crocefisso per i cristiani.
La Vita di un Sikh Battezzato
La religione sikh si traduce nella pratica concreta della vita, nel rendere servizio agli esseri umani e nell’amore fraterno. La salvezza può essere raggiunta da chiunque, conducendo una vita onesta e ordinaria. Si basa su tre principi fondamentali:
- ricordare il Creatore in ogni momento;
- guadagnare lavorando onestamente;
- condividere il guadagno.
Ogni sikh deve alzarsi prima dell’alba e, dopo aver fatto un bagno, meditare sul nome di Dio. Ogni giorno si devono recitare sette preghiere: cinque al mattino, una alla sera e una di notte, prima di dormire. Le sette preghiere prendono il nome di Nitnem, che letteralmente significa la routine di tutti i giorni. I Sikh seguono inoltre particolari norme alimentari che vietano l’uso di tutti i tipi di carne (pesce incluso) e i loro derivati, uova, alcolici e tabacco. La donna rappresenta una figura fondamentale nella comunità sikh, fortemente rispettata per il suo ruolo nella famiglia e nella società. Essa può partecipare, praticare e officiare servizi religiosi.
I Luoghi di Culto: Il Gurdwara
Il luogo di culto sikh si chiama gurdwara: nella stanza principale, che viene utilizzata per la preghiera e i servizi giornalieri, viene collocato il testo sacro, il Guru Granth Sahib. Ciascun gurdwara ha la sua cucina comunitaria, il langar, per offrire cibo a credenti, pellegrini e visitatori. Il langar è aperto a tutti e sedersi per terra è segno di uguaglianza. Solitamente prima si divide un dolce sacro, fatto di semolino dolce, chiamato karah prashad, che viene benedetto alla fine della funzione, poi viene servito un pasto, solitamente a base di cereali e verdure.
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Su ogni gurdwara viene posta una bandiera di colore giallo, con il disegno del khanda, un cerchio con al centro una spada a doppio taglio: il cerchio indica l’infinito, le due lame rappresentano l’equilibrio tra la dimensione spirituale e temporale della vita sikh.
Il luogo di culto sikh più famoso al mondo si trova in India, nel Punjab, ed è chiamato Harmandir Sahib, il Tempio D’Oro. L’Harmandir Sahib, a cui tutti possono accedere, indipendentemente dal proprio credo e dalla propria origine, incarna il principio che la casa di Dio è aperta a tutti. L’entrata della struttura principale, però, ha un’unica via d’accesso, a rappresentare che esiste un solo Dio. Intorno al Tempio d’Oro sorge la città santa di Amritsar, centro culturale e spirituale dei sikh. Akal Takht Sahib, il primo e più importante, situato proprio di fronte alla porta di Harmandir Sahib ad Amritsar, rappresenta l’erogazione di giustizia e attività temporale, complementando la guida spirituale dell'Harmandir Sahib.

La Comunità Sikh in Italia
Le comunità sikh in Italia provengono soprattutto dal Punjab indiano, vivono nel paese da circa 30 anni e contano oltre 100mila fedeli. Sono presenti soprattutto al nord, a Mantova, Torino e in provincia di Cremona, a Pessina Cremonese, dove sorge il secondo tempio sikh più grande d’Europa, il Gurdwara Shri Kalgidhar Sahib, superato solo dallo storico Gurdwara centrale di Londra. Questo tempio è diventato presto il centro della vita religiosa di una vastissima comunità, radicata ormai da due decenni nella provincia di Cremona.

C’è una forte presenza storica sikh anche nella zona emiliana, in particolare a Novellara, in cui si trova uno dei templi sikh più antichi costruiti in Italia, il Gurdwara Singh Sabha. Diverse sono le comunità sikh nel Lazio, soprattutto nell’Agro Pontino, in provincia di Latina, dove sorgono molti gurdwara, ma anche nella capitale si trovano alcune presenze. Ci sono, inoltre, anche diversi fedeli italiani che si sono convertiti alla religione sikh.
A parte un periodo di indipendenza nella seconda metà del Settecento, la comunità sikh ha conosciuto fasi alterne nei rapporti con il potere politico (l’Impero Britannico prima e l’India indipendente poi). Quando il Punjab fu diviso tra India e Pakistan nel 1947, la maggior parte della popolazione sikh che lì viveva si trasferì nella parte indiana, oppure scelse la strada dell’emigrazione, inizialmente soprattutto verso il Regno Unito e il Canada, ma anche in Africa Orientale, dove la comunità era ben radicata dalla fine dell’Ottocento. Ormai la diaspora sikh è diffusa in tutto il mondo.
Inspirati dagli insegnamenti del Guru Nanak a impegnarsi in un servizio disinteressato, a cercare giustizia per il beneficio e la prosperità di tutti e ad essere onesti nella propria condotta, i giovani sikh hanno tradizionalmente deciso di servire nelle forze armate e nelle forze di polizia in gran numero. In passato, 83.005 soldati sikh hanno dato la vita durante i due conflitti mondiali, e 109.045 sono rimasti feriti. I soldati Sikh sono famosi per la loro feroce capacità di combattimento, coraggio e lealtà.