Il Battesimo di Cristo nel Duomo di Prato: Opere e Testimonianze Artistiche

Il tema del Battesimo di Cristo riveste un significato profondo nell'arte sacra e il patrimonio artistico legato al Duomo di Prato ne offre esempi significativi, sia attraverso maestose opere murali che in preziosi codici miniati. Queste rappresentazioni non solo illustrano un momento cardine della vita di Gesù, ma testimoniano anche la ricchezza e la complessità delle tecniche artistiche e delle attribuzioni storiche.

Le Rappresentazioni Artistiche del Battesimo

Gli Affreschi di Agnolo Gaddi e il Legame con Prato

La storia degli affreschi relativi al Battesimo di Cristo si intreccia con le vicende della Cappella Castellani in Santa Croce a Firenze, la cui realizzazione ha un forte legame con le commissioni di Prato. Il 9 luglio 1383, Michele di Vanni di ser Lotti de' Castellani, legava per testamento (Archivio di Stato di Firenze, Diplomatico, Monastero degli Angioli) mille fiorini d'oro per l'edificazione di una cappella in S. Croce destinata ad accogliere la propria sepoltura e quella del figlio Ranieri. Il Salvini, supponendo che sia trascorso un anno e mezzo per l'erezione della cappella, presume che la decorazione pittorica sia stata iniziata nel 1385.

Mentre le fonti prevasariane assegnano ad Agnolo Gaddi, oltre agli affreschi del coro, "un'altra cappella" (che non può essere che questa), il Vasari nomina come autore di "molte storie di Sant'Antonio abate in fresco" nella cappella Castellani, Gherardo Starnina. Tuttavia, è attestato dalle carte relative agli affreschi della cappella del Sacro Cingolo nel Duomo di Prato, che l'affrescatura della cappella era stata allogata ad Agnolo Gaddi e che la cappella Castellani era stato l'ultimo lavoro eseguito da Agnolo prima di quello di Prato. È probabile che il lavoro prendesse avvio nella campata dell'altare, dove le scene relative al Battesimo di Cristo, sebbene in gran parte rovinate, presentano aspetti simili a quelli delle storie autografe del coro.

Già nel 1600 la decorazione delle pareti era scomparsa sotto calce (vd. Bocchi-Cinelli, 1677) e non rimaneva che la decorazione della volta. Nel 1870 si cominciarono a fare saggi sulle pareti della cappella e vennero alla luce gli affreschi. Successivamente, nel 1921/1922, gli affreschi vennero rimessi in luce e restaurati dal prof. A. Benini (in occasione del centenario dantesco), pur non potendo recuperare, se non parzialmente, quelli della zona inferiore. È da supporre che la dipintura della vasta cappella non sia avvenuta tutta di seguito, ma abbia subito ad un certo momento una interruzione. Le fonti antiche, come già accennato, discordano sull'autografia degli affreschi, con Vasari che li attribuisce a Gherardo Starnina e li data anteriormente al tumulto dei Ciompi del 1378, periodo in cui Starnina si recò in Spagna dopo che i suoi affreschi nella Castellani furono ammirati da mercanti spagnoli.

Affreschi del Battesimo di Cristo nello stile di Agnolo Gaddi, legato ai lavori per il Duomo di Prato

Il Prezioso Codice Miniato di Frate Eustachio

Un'altra significativa testimonianza del tema del Battesimo di Gesù, strettamente legata all'Opera del Duomo di Prato, si ritrova in un prezioso codice miniato attribuito a Frate Eustachio. L'opera si presenta con una S. Iniziale a corpo rosso su campo oro, ornata all'interno da motivi a filigrana in oro ed azzurro, con perle bianche e gemme ai due lati, in verde, rosso ed azzurro, su borchie dorate. La cornice interna è doppia in rosa ed oro, mentre quella esterna è in rosa. Nodi in alto ed in basso, in rosso e verde, con foglie di acanto azzurre, da cui si dipartono girali vegetali con rosette e boccioli in verde, rosso, arancio, azzurro e giallo che ornano il campo a fondo oro.

All'interno di questa ricca decorazione, sullo sfondo del cielo azzurro sfumato, dei monti azzurri, del bosco verde con dietro la città in grigio ed arancio, è raffigurato il Battesimo di Gesù. San Giovanni, sul prato verde, davanti a un monte di pietre bianche, ha l'aureola, i capelli biondi, la veste di pelle di cammello color ocra ed il mantello rosso. Egli ha nella sinistra la croce ocra e con la destra battezza Cristo, nimbato, con i capelli dello stesso colore ed il perizoma rosa, che sta nell'acqua celeste del fiume Giordano in cui nuotano due minuscole anatre bianche. A sinistra della scena, due angeli biondi, nimbati, con le ali in rosso ed oro, indossano vesti in verde (a sinistra) e rosa (a destra) e manti in rosso (a sinistra) e azzurro (a destra). Tra i personaggi figurano San Giovanni Battista, Cristo e Dio Padre, mentre le figure includono angeli, cherubini, un neofita e astanti. L'abbigliamento rappresentato è sia contemporaneo che all'antica, e il paesaggio è arricchito da rocce, fiumi, cespugli, alberi, e architetture come un castello, oltre a elementi simbolici come la croce.

Il codice è attribuito a Frate Eustachio per motivi stilistici dalla Francini Ciaranfi, che lo pubblica come inedito. Ella propende ad assegnarlo ad una fase tarda della produzione del pittore, o piuttosto a qualcuno della sua bottega. Certamente questo codice è assai meno prezioso degli altri miniati dal pittore per l'Opera del Duomo (cfr. codici E24; M25 e schede relative), ma, a giudizio della critica, rivela uno stile assai simile a quello dei codici suddetti, specie nel paesaggio e nella figura umana, anche se alcuni motivi si ripetono. Probabilmente è stato dipinto dal pittore in età avanzata, ossia attorno al 1527-29, dato che un documento di pagamento di Frate Eustachio da parte dell'Opera del Duomo, citato dalla Levi D'Ancona (cfr. M. Levi D'Ancona, Miniatura e miniatori a Firenze, Firenze, 1962, pp.246-250), reca appunto questa data.

Pagina miniata del Battesimo di Gesù di Frate Eustachio (codice per l'Opera del Duomo di Prato)

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