La "Crocifissione dei Santi" di Jacopo Bassano e la Chiesa di San Teonisto

La storia dell’edificio della Chiesa di San Teonisto a Treviso è legata a una piccola chiesa che sorgeva vicino al Sile, nel luogo dove si vuole sia approdata la barca, proveniente da Altino, che trasportava le salme dei Santi Teonisto, Tabra e Tabrata. Donata nel 1045 da Olderico vescovo di Treviso al monastero benedettino di Santa Maria Assunta di Mogliano, le monache edificarono un monastero a ovest della chiesa nel 1180, trasferendosi qui all’inizio del 1400.

La Chiesa di San Teonisto: Storia e Restauro

La costruzione più antica della Chiesa di San Teonisto, nel centro storico di Treviso, risale al 1434, a opera delle monache benedettine del Monastero di Mogliano Veneto. Il suo stile segna il passaggio dal Tardo Gotico al primo Rinascimento.

Esterno della Chiesa di San Teonisto a Treviso

Una Storia Travagliata e la Rinascita

Nel corso del Seicento, le monache commissionarono la realizzazione di grandi tele a illustri pittori dell’epoca come Paolo Veronese, Palma Il Giovane, Carletto Caliari, Bartolomeo Scaligero, Pietro della Vecchia, Alessandro Varotari detto il Padovanino, e Antonio Fumiani. Dopo una storia travagliata che l’ha vista subire una parziale spoliazione in epoca napoleonica, i bombardamenti della Seconda guerra mondiale, diverse destinazioni d’uso dopo la sconsacrazione, e anni di abbandono nella seconda metà del Novecento, nel 2010 la Chiesa è stata acquistata da Luciano Benetton, che l’ha poi donata alla Fondazione Benetton.

L'Intervento di Restauro di Tobia Scarpa

I complessi lavori di restauro sono stati affidati all’architetto Tobia Scarpa, che ha ripristinato la copertura distrutta dai bombardamenti del 1944, riportando l’ambiente alla sua originaria configurazione a navata unica. Per assolvere alle nuove esigenze funzionali, sono state ideate e realizzate delle tribune reclinabili a scomparsa. Ogni traccia di decorazione sopravvissuta, come il raffinato ciclo di affreschi, è stata recuperata con un minuzioso e sapiente lavoro.

Interno della Chiesa di San Teonisto restaurata, con elementi di arredo

L’importante intervento di carattere architettonico-strutturale è stato completato dal restauro e dal riposizionamento di quasi tutte le opere pittoriche originarie, commissionate nel corso del Cinquecento e del Seicento dalle monache benedettine. Tra gli artisti coinvolti figurano alcuni dei più importanti pittori del XVI e XVII secolo, tra cui Paolo Veronese, Palma il Giovane, il Padovanino, Pietro Della Vecchia, e dall’innesto di creativi elementi d’arredo, come i quattro grandi lampadari in vetro soffiato che illuminano la sala.

Recenti Acquisizioni e Adeguamenti

Tra la fine del 2022 e l’inizio del 2023, la chiesa è stata protagonista di una nuova fase di lavori di adeguamento tecnico e del restauro del timpano in facciata. Un’altra importante operazione culturale è stata l’acquisizione di tre nuove tele, commissionate all’artista bosniaco Safet Zec, che completano il ciclo artistico laddove non era stato possibile recuperare i dipinti originari. Attigua all’aula si trova l’ex sacrestia, parzialmente ricostruita e articolata in tre ambienti distribuiti fra piano terra e piano primo, collegati da una nuova scala in ferro e legno.

La "Crocifissione dei Santi" di Jacopo Bassano

La “Crocifissione dei Santi” di Jacopo Bassano, eseguita tra il 1561 e il 1562, è uno dei dipinti più importanti e caratterizzanti della produzione dell'artista. Fu commissionata dalle suore del convento di San Paolo per la pala dell'altare dell'omonima chiesa a Treviso, legata in quel periodo al movimento manieristico. Il dipinto fu trasferito nel 1810 nella chiesa di San Teonisto a Casier, a causa delle soppressioni napoleoniche. Successivamente, nel 1946, fu donato al Museo Luigi Bailo di Treviso, dove è attualmente conservato.

Crocifissione dei Santi di Jacopo Bassano, illustrazione dettagliata

Descrizione Artistica e Iconografia

Il dipinto, alto tre metri e largo uno e mezzo, è realizzato in olio su tela e riprende ampiamente la "Crocifissione" del Tiziano in San Domenico ad Ancona, la grafica del Parmigianino e del Veronese, e lo stile luministico del Tintoretto.

Raffigura la crocifissione di Cristo e assume una struttura piramidale avente come vertice il volto di Gesù e come base i quattro personaggi principali: Maria, la Maddalena, San Giovanni e San Girolamo. Il tema principale del quadro è il dolore, ma anche la misericordia nel volto di Cristo, rappresentato attraverso lo sguardo e la posizione delle figure. Jacopo Bassano riprende alcuni elementi della “Crocifissione con Santi” di Hans Memling, come il perizoma svolazzante, la cromia chiara e forte, imperniata sulla triade di blu, rosso e bianco, e la Maddalena che afferra il basamento della croce.

Le Figure e il Loro Dolore

  • Nella prima fase, a sinistra, si trova la Vergine Maria, con le mani giunte e lo sguardo intriso di un dolore contenuto. La sua è una sofferenza intrinseca, il dolore accettato di una madre consapevole della missione di suo figlio, raccolta nel silenzio della preghiera.
  • Nella seconda fase, vi è Maria Maddalena, riversa sulla croce, quasi nel disperato tentativo di salvare il Cristo da una morte ormai certa. Al contrario della Vergine Maria, la sua è una sofferenza manifestata apertamente, non supportata da una reale consapevolezza del ruolo salvifico di Gesù, ma molto umana e affettiva. Il contrasto tra la Vergine Maria e la Maddalena si può osservare anche dal punto di vista cromatico: le due donne sono vestite con colori “contrastanti”, rosso e blu, entrambi colori caratteristici della passione.
  • Al centro vi è San Girolamo, raffigurato nell'atto di leggere l'Antico Testamento, lì dove si annuncia la venuta del Messia.
  • Sulla destra si osserva San Giovanni, intento a osservare il compimento delle antiche profezie; il suo volto non manifesta un particolare tormento, in quanto egli è consapevole di ciò che sta accadendo. Questi due personaggi bilanciano cromaticamente l'opera, evidenziando nuovamente l'isolamento di Maria.

Altro aspetto da sottolineare nell'opera è che nessuna delle cinque figure guarda l'altra in modo diretto: ciò sta a simboleggiare che ciascuno è solo con la propria sofferenza e non può chiedere aiuto a nessuno.

Il Simbolismo del Teschio di Adamo

In basso a destra vi è il teschio di Adamo, simbolo del peccato originale e ricorrente in molte crocifissioni, ad esprimere la sconfitta della morte. Con Adamo ha avuto infatti inizio il peccato, la “morte spirituale” dell'uomo, e ora, con il sacrificio di Cristo, si apre il cielo e l'uomo viene liberato.

Stile e Tecnica di Jacopo Bassano

Il colore nell'opera è chiaro, ma pieno di risonanze; la forma è ben definita e di proporzioni canoniche, sicché la stilizzazione porta ad un equilibrio misurato e classico. Ciò è stato reso possibile grazie alla particolare cura del Bassano nella scelta dei pigmenti per la composizione delle tinte. In particolare, è stato provato l'impiego di bitume e di lacche rosse e gialle (lacca d'alizarina, giallo santo), di cui Jacopo fa largo uso nelle velature per ottenere effetti cromatici di luminosa trasparenza e preziose iridescenze nella sua ultima maniera.

Il Manierismo e il "Lume Serrato"

La fonte più antica che riguarda il pittore è rappresentata dal volume “Il Bassano” del 1577 di Lorenzo Marucini, concittadino di Bassano, che esalta la capacità inarrivabile dell'artista di imitare in pittura qualsiasi cosa animata e inanimata. Jacopo si fa interprete del movimento manierista, corrente di pensiero che rappresenta la natura così come appare all'occhio. L'adesione alla corrente del Manierismo si può osservare in particolare nella raffigurazione del Cristo, nel quale si può notare l'estremo realismo nel sangue che sgorga dalle ferite del corpo, una rappresentazione che insolitamente si vede nelle crocifissioni, poiché avvicina Gesù al mondo terreno, non più elevandolo a una figura celeste, ma piuttosto ad una realtà umana.

Attorno al volto di Cristo può essere osservata una tipica tecnica di Jacopo Bassano, chiamata “lume serrato”, opposta a quella del “lume aperto”: esso ci appare soffusamente rischiarato da una piccola fonte luminosa, evidenziando così i dettagli del volto addolorato e misericordioso, a discapito del cielo sullo sfondo.

Interpretazioni del Cielo

Il cielo nel dipinto può essere interpretato in tre modi differenti:

  1. La prima consiste nella raffigurazione della realtà, ovvero il tramonto imminente.
  2. Nella seconda, ci viene proposta il compimento delle profezie contenute nella Bibbia, dove si narra che il giorno del sacrificio di Cristo il cielo si sarebbe oscurato, diventando quasi “apocalittico”.
  3. La terza è una spiegazione allegorica: il cielo cupo rappresenta la sofferenza patita da Cristo per conseguire l'obiettivo di sconfiggere il peccato.

La luce che dal fondo illumina i personaggi sancisce dunque la vittoria sulla morte e fa quindi presagire la futura resurrezione di Gesù.

Profilo dell'Artista

La formazione di Jacopo si è sviluppata nella bottega del padre. L'artista si occupò prevalentemente di soggetti religiosi e “di genere”, e la sua pittura fu influenzata fortemente dal Parmigianino e dal Salviati, in particolare nella scioltezza delle forme e nella luminosità dell'età matura. La sua produzione fu però oggetto di critiche in epoca classicistica, in cui veniva accusato di povertà d’invenzione, mancanza di nobiltà, di grazia e d’eleganza, e l'insistenza su temi considerati triviali.

Il diario di bottega e i dipinti ci forniscono l'immagine di un uomo sereno, equilibrato, integrato nella società del tempo, di fede profonda, privo di ansie e turbamenti. Si azzardano su di lui possibili adesioni alle opposte Riforme, protestante e cattolica, ma questo fatto resta tutto da indagare. Curiosamente, è proprio da quest'individuo, solitario, lavoratore, apparentemente lontano dai grandi movimenti artistici dell'epoca, che nascono alcune delle maggiori rivoluzioni sul piano pittorico e contenutistico del Cinquecento.

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