Basilica Santissima Annunziata di Ispica: Storia e Architettura

La Basilica della Santissima Annunziata, situata nella Piazza Santissima Annunziata di Ispica, rappresenta uno degli edifici religiosi più significativi della città. La sua storia è profondamente legata ai drammatici eventi del terremoto del 1693, che devastò gran parte del Val di Noto, inclusa l'antica chiesa adiacente al palazzo marchionale. Fu proprio in risposta a questa catastrofe che ebbe inizio la ricostruzione, segnando un nuovo capitolo per il patrimonio religioso della Sicilia sud-orientale.

Pianta della Basilica Santissima Annunziata di Ispica

Le Origini e la Ricostruzione Post-Terremoto

Dopo il terremoto che distrusse l'antico tempio presente all'interno del castello della forza (Fortilitium), anch'esso andato distrutto, fu provvisoriamente allestita una baracca di legno. Nel gennaio del 1727, un altro sisma causò la divaricazione dell'arcata maggiore, che venne prontamente rifatta per evitare il crollo. La pietra di fondazione per la nuova basilica fu posta il 21 ottobre 1703, dieci anni dopo il violento terremoto che aveva sconvolto il Val di Noto. La costruzione si protrasse per circa 15 anni, e la basilica venne consacrata il 23 marzo 1720. L'iniziativa fu del principe Francesco Statella, a cui si deve anche la ricostruzione del paese.

La Basilica della Santissima Annunziata è uno dei primi edifici religiosi a essere ricostruiti dopo il terribile terremoto del 1693, che distrusse la vecchia città e la chiesa attigua al palazzo marchionale. Costruita a partire dal 1704, in sostituzione dell'omonimo edificio distrutto nell'antica Spaccaforno, la sua edificazione avvenne tra il 1704 e il 1720, in pieno stile barocco con elementi decorativi tipici del Rococò.

Facciata della Basilica Santissima Annunziata di Ispica

La Maestosa Facciata

La maestosa facciata attuale è stata realizzata dallo scalpellino Carlo Di Gregorio in stile tardo-barocco, con una notevole capacità artistica tipica dell'architettura tardobarocca. La facciata, realizzata nel XIX secolo, presenta tre ordini sovrapposti che creano una figura piramidale, con la statua dell'Annunciazione che spicca nel terzo ordine. Essa si eleva su tre ordini architettonici ed è di notevole effetto artistico. È ripartita in tre ordini, raccordati da volute. Il primo ordine presenta 8 colonne in stile ionico con un elegante portone centrale e due laterali. Il secondo ordine è in stile corinzio, mentre il terzo ordine presenta una finestra decorata con grandi rose scolpite. Inizialmente lasciata aperta per ottenere l'effetto di trasparenza del cielo azzurro, in seguito si preferì collocare all'interno della finestra una statua dell'Annunciazione, opera di Giuseppe Nobile.

Nel primo ordine, costituito da otto colonne binate in stile ionico poste sopra alti plinti in calcare, si delimitano ciascun varco. Completano due oculi ovali con cornici e grate in corrispondenza delle entrate minori. Il portale principale è incorniciato da un timpano ad arco spezzato con stemma intermedio. Separa i primi due livelli uno spesso cornicione - marcapiano con dadi aggettanti in corrispondenza della coppia di colonne binate dell'ordine superiore.

Il secondo ordine, in stile corinzio, è caratterizzato da un finestrone in vetro a sua volta delimitato da coppie di colonne binate. Due grandi vele con volute a ricciolo raccordano i due ordini, alle estremità sono presenti dei vasi a conca. Il terzo ordine è la parte intermedia del timpano spezzato delle colonne binate del secondo.

Dettaglio delle colonne ioniche sulla facciata della Basilica

L'Interno e le Opere d'Arte

L'interno della Chiesa, settecentesco, è a croce latina, realizzato da Rosario Gagliardi con tre navate. Ciò che salta subito agli occhi del visitatore sono il bianco e l'azzurro degli stucchi, opera del palermitano Giuseppe Gianforma, lo stuccatore più importante nel '700 siciliano. Gli stucchi narrano principalmente storie dell'Antico Testamento (come, ad esempio, Abramo con i 3 angeli e Giuditta e Oloferne e Isaia), con i due cornicioni laterali dell'altare maggiore che raffigurano la Natività di Cristo con l'adorazione dei pastori e dei re magi.

I pregevoli stucchi del palermitano Giuseppe Gianforma, considerato il più importante stuccatore del Settecento siciliano, decorano l'intera navata centrale, il transetto e il cappellone. Si contano 13 grandi pannelli di stucco, in basso ed alto rilievo. Sull'articolato cornicione si sviluppa un camminamento protetto da corrimano in ferro battuto.

All'incrocio con il transetto si innalza un'elegante cupola, sullo stile della cupola di San Pietro a Roma, e nei pennacchi troviamo i 4 evangelisti con i loro simboli. Nel transetto a sinistra troviamo Davide con in mano la testa di Golia e a destra Abramo che sacrifica il figlio Isacco, in corrispondenza rispettivamente delle cappelle dedicate al Cristo risorto e al SS. Cristo che porta la croce.

L'edificio è a croce latina e la navata centrale comprende quattro arcate con volta a botte e all'incrocio del transetto si erge la maestosa cupola. Lungo il soffitto delle navate laterali si articolano dei cupolini, così come la cupola centrale, con una fitta trama di decorazioni geometriche: i colori predominati sono il bianco dello stucco, il blu, il turchese e il verde acquamarina.

Stucchi interni della Basilica Santissima Annunziata

Le Cappelle e le Opere Devotionali

Nell'altare maggiore domina una bellissima tela ad olio dell'Annunciazione, settecentesca. Al centro dell'altare maggiore domina una bellissima tela ad olio dell’Annunciazione, settecentesca. Poche cose si salvarono dalla vecchia sede religiosa, tra cui la bellissima pala dell’altare maggiore (oggi conservata in sagrestia) che raffigura l’Annunciazione alla Vergine Maria.

Nell'altare destro nel transetto è custodita la sacra immagine del SS. Cristo con la Croce. L'ambiente presenta un'architettura convessa costituita da coppie di colonne delimitate esternamente da figure allegoriche in stucco policromo, opera di Giovanni Gianforma del 1773. Nell'edicola dell'altare è custodita l'immagine del Santissimo Cristo con la Croce.

Nel transetto a destra si trova la Cappella del Santissimo Cristo con la Croce. Nell'edicola dell'altare è custodita l'immagine del Santissimo Cristo con la Croce. L'ambiente presenta un'architettura convessa costituita da coppie di colonne delimitate esternamente da figure allegoriche in stucco policromo, opera di Giovanni Gianforma del 1773.

Nel transetto a sinistra si trova la Cappella del Cristo Risorto. Nell'edicola dell'altare è custodita l'immagine del Cristo Risorto. Entrambi i simulacri sono oggetto di particolare devozione durante i riti della Settimana Santa. L'architettura convessa richiama lo stile della cappella frontale anch'essa costituita da coppie di colonne e delimitata esternamente da figure allegoriche in stucco policromo, anch'essa opera di Giovanni Gianforma del 1773.

Nell'edicola dell'altare è custodita l'immagine del Cristo Risorto. L'architettura della sopraelevazione segue l'andamento concavo del carino absidale. Coppie di colonne ioniche con capitelli corinzi sostengono un timpano ad arco, aggettante nella parte centrale. All'esterno due candide figure allegoriche, in alto una coppia di angeli sorregge uno stemma con simboli mariani sormontato da putto e corona, il tutto contornato da una magnifica raggiera dorata. Al centro del manufatto campeggia il dipinto raffigurante l'Annunziata, olio su tela, attribuzione a Vito D'Anna.

Grandissima devozione, in questa Basilica, vi è per i riti della Settimana Santa ed in particolare per il Venerdì Santo e la Domenica di Pasqua, anteriori al terremoto del 1693. Nella cappella di destra troviamo, infatti, l’immagine del SS. Cristo che porta la croce sulle spalle, opera di Francesco Guarino da Noto, realizzata nel 1729 in sostituzione di quella distrutta dal terremoto e raffigura Gesù nell’atto di salire verso il calvario, portato avanti con violenza da un uomo nero e da uno bianco.

Nella cappella sinistra troviamo la cappella con il simulacro cinquecentesco del SS. Cristo risorto con due soldati spaventati alla vista della risurrezione: è una delle poche testimonianze della devozione degli abitanti di Spaccaforno che è ancora rimasta tra di noi dopo il terremoto del 1693 ma non viene portata in processione… La Domenica di Pasqua odierna infatti, durante i riti della Settimana Santa, viene portata una statua del Cristo Risorto donata da una famiglia in memoria del figlio scomparso in un incidente stradale e che si trova nel lato sinistro della navata centrale: caratteristica di questa giornata è, in dialetto, “A Cursa” (la Corsa) tra il SS. Cristo con la Madre addolorata la quale, alla vista del Figlio risorto, perde il velo nero e i portatori, festanti, alzano i simulacri in segno di gioia.

All'ingresso lo stemma del vescovo di Noto Giovanni Blandini raffigurante aquila bicipite coronata su cartiglio, sormontata da drappo con galero e fioccature di 12 nappe di colore verde. Sull'arco trionfale lo stemma sorretto da angeli recante l'iscrizione latina "EGO ... PRIMOGENITA", tratta dall'Ecclesiaste.

Si contano diverse cappelle e altari all'interno della basilica:

  • Prima campata: Altare delle Anime Purganti.
  • Seconda campata: Altare di San Giovanni Bosco.
  • Terza campata: varco laterale destro.
  • Quarta campata: Altare del Santissimo Crocifisso.
  • Prima campata: Altare del Battesimo di Gesù.
  • Seconda campata: Altare di San Vincenzo Ferreri.
  • Quarta campata: Altare di San Vito.

Altare maggiore della Basilica Santissima Annunziata

Il Campanile e il Loggiato

Il primo campanile fu costruito nella parte posteriore della chiesa, ma risultando inadatto alla propagazione del suono fu demolito e ricostruito nella parte anteriore nel lato sinistro su progetto dell'ingegnere Vincenzo Tomasi. Nel sagrato antistante la chiesa si trovano il campanile e il loggiato. Il loggiato (realizzato nel 1802) veniva utilizzato per la fiera di Pasqua e oggi è sede dell'Arciconfraternita.

La Basilica come Set Cinematografico

La facciata esterna della SS. Annunziata è stata scelta spesso come set cinematografico. Tra i tanti film ricordiamo Divorzio all’Italiana nel 1961, e il Commissario Montalbano con gli episodi “Le ali della sfinge” e “La pista di sabbia” nel 2008.

La Storia Antica di Ispica

Ispica, l'antica Hispicae fundus, chiamata fino al 1935 Spaccaforno, è posta su una collina leggermente in pendio, a 170 metri circa dal livello del mare da cui dista 6 km. Il suo nome si fa derivare da un fiume, Hyspa; per alcuni il nome deriverebbe dal nome latino Speca (grotte); facendo riferimento a Spaccaforno il termine deriverebbe da due voci: Spacca, derivazione fonetica di Ispica, e forno, voce latina adoperata per significare le tombe a forma di forno che si trovano vicino all'abitato (la voce forno potrebbe derivare dal latino fundus).

La città comprende un'area di impianto settecentesco, con una maglia stradale a scacchiera e un'area di impianto medievale con tracciati viari irregolari; quest'ultima area è adiacente a una rupe dove si trovano i ruderi di una fortezza, nucleo principale della città che prima del terremoto del 1693 si sviluppava anche nella parte finale della Cava d’Ispica. La fortezza vide una vita particolarmente intensa in età rinascimentale. Dopo il terremoto, se alcuni quartieri furono ricostruiti intorno alle chiese rimaste in piedi (seppur danneggiate).

Alla fine del XIII secolo la terra di Spaccaforno venne aggregata alla Contea di Modica. Nel 1393 il Castello di Ispica è compreso tra i possedimenti comitali di Bernardo Cabrera. La città, nel 1453, fu ceduta dai Cabrera ad Antonio Caruso di Noto, Maestro Razionale del Regno. Nel 1493 Isabella Caruso sposa Francesco II Statella, discendente dei Conti della Contea di Statel in Fiandra. Per effetto di tale matrimonio i successori di Francesco, nel 1537, assunsero il possesso e il governo della città. Gli Statella ressero Spaccaforno fino al 1812, anno in cui venne abolita la feudalità. La città fu incorporata nel distretto di Modica e nella provincia di Siracusa.

Panorama di Ispica con i ruderi della fortezza

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