Oleggio (NO) si presenta oggi come un centro di rilievo grazie al suo sviluppo economico e alla produzione di vino e latte di qualità, vantando al contempo una lunga storia e monumenti importanti. Tra questi spicca la Basilica di San Michele Arcangelo, un'imponente struttura romanica in pietra, inglobata nel cimitero cittadino e considerata una delle principali testimonianze dell'arte romanica nella provincia di Novara, sia per la sua architettura che per gli affreschi che la decorano internamente.

Introduzione e Cenni Storici
Le prime testimonianze dell'esistenza della chiesa dedicata a San Michele si ritrovano in alcuni documenti del 973, sebbene non sia specificato se si tratti già della chiesa di Oleggio. Nel 982, la "Basilica Sancti Michaelis Archangeli" viene citata in una pergamena in cui Aupaldo, vescovo di Novara, permuta beni con Adalberto di Oleggio. La sua importanza crebbe nel tempo: nel 1133, è ricordata come pieve nella Bolla di Innocenzo II, ed è molto probabile che la chiesa plebana fosse proprio San Michele, come suggerisce il cimitero circostante. Una testimonianza esplicita del 1347 conferma che San Michele era un'Arcipretura, ovvero il capo della Pieve.
Nel corso del XV secolo, venne eretta la nuova chiesa dei SS. Pietro e Paolo, e per maggiore comodità di accesso, le funzioni parrocchiali furono trasferite in essa, sebbene l'anno preciso del trapasso non sia noto. Scavi archeologici condotti nel 2001 hanno evidenziato che l'attuale basilica protoromanica fu edificata, verso la metà dell'XI secolo, sui resti di un'antica chiesa di matrice longobarda, anch'essa dedicata a San Michele. La costruzione è di ambito ottoniano e risale ai secoli X-XI.
Oleggio raccontata...
Architettura Esterna
La Basilica di San Michele Arcangelo è una struttura di ragguardevoli dimensioni, caratterizzata da tre navate che terminano con absidi semicircolari e sono coperte dal solo tetto. La facciata, orientata ad ovest, presenta un profilo a salienti interrotti ed è asimmetrica, scandita da sottili lesene raccordate da archetti pensili. È possibile notare alcune asimmetrie sia nelle dimensioni delle due navate laterali, sia nella collocazione della porta d'ingresso, posta in posizione eccentrica rispetto all'asse longitudinale della facciata. Questa particolarità si spiega probabilmente con l'adattamento della costruzione a un edificio preesistente, forse un campanile, che impediva un ingresso assiale; tracce delle fondamenta di tale struttura furono scoperte durante i restauri.
Le cornici di archetti pensili che coronano ogni specchiatura non seguono l'andamento rampante del tetto, ma hanno un andamento orizzontale. L'aspetto complessivo della facciata è stato in parte alterato dall'apertura di una finestra in corrispondenza della navata sud, originariamente rivolta verso l'ossario costruito nel 1710 e demolito nel '900. Accanto a questa finestra è ancora visibile un affresco datato 1630, raffigurante scene della peste.

Sui fianchi, la muratura mostra le stesse caratteristiche della facciata, con ciottoli disposti su corsi orizzontali e lesene che scendono fino a terra, scandendo sia le navate laterali che quella centrale. Su entrambi i lati è presente un coronamento di archetti pensili, raggruppati a tre o quattro, e su entrambi si apre un portale secondario. Le tre absidi, a loro volta scandite da lesene, si presentano indipendenti l'una dall'altra; le due minori sono coronate da archetti pensili raggruppati a tre per volta.
Le finestre esterne sono a doppia strombatura, con archivolto semicircolare, mentre nei due frontoni si trovano croci luminose. Le porte sono molto semplici, sormontate da un arco di scarico con lunetta in sfondo. Esternamente, i contrafforti, creati in corrispondenza dei semipilastri appoggiati alle pareti laterali, sono rettangolari in pianta e di dimensioni modeste; gran parte di essi risulta ricostruita nel restauro.
La muratura dell'edificio è piuttosto rozza, costituita principalmente da ciottoli e qualche pezzo di mattone, disposti in corsi orizzontali. In alcuni punti si nota una tendenza alla disposizione a spina di pesce, ma in generale si è cercata la semplice orizzontalità degli elementi, il che ha generato un certo disordine nei paramenti. Il cotto, inclusi pezzi di tegole e mattoni, è di spoglio, e i mattoni, per dimensioni, impasto e cottura, appaiono di origine romana. Sono impiegati di norma solo nelle spalle delle finestre e delle porte, negli archi e nelle lesene della decorazione esterna, e non mostrano tracce di lavorazione con la lima sulle superfici piane. I giunti di calce sono piuttosto spessi, anche nelle parti regolarmente eseguite in mattoni (1,5-2 cm), ma si è cercato di ridurli al minimo numero possibile disponendo i mattoni di piatto, come lastre di rivestimento.
Struttura Interna
Le Navate e il Presbiterio
L'interno è suddiviso in tre navate, con quella centrale più ampia e alta delle altre, separate da pilastri a sezione rettangolare raccordati da arconi semicircolari. Le arcate di separazione sono quattro per ogni lato e si distinguono per la loro grande semplicità, essendo sostanzialmente aperture praticate entro un muro piano. Sotto due degli arconi a sud affiorano i resti di muratura in ciottoli, residui di un edificio più piccolo dell'attuale.
Originariamente, era intenzione dei costruttori gettare volte sull'ultima campata in tutte e tre le navate, al fine di formare un presbiterio coperto da muratura. Questa ipotesi è supportata dalla presenza di membrature appropriate nei due pilastri iniziali (una grossa lesena verso la nave e tre lesene sovrapposte verso le navatelle) e di elementi simili appoggiati ai muri laterali delle navatelle e nei punti d'attacco dei muri longitudinali con le absidi. Tuttavia, tutte queste lesene sono interrotte ad altezza variabile tra uno e tre metri, a riprova che il progetto venne abbandonato durante i lavori di costruzione.

Il presbiterio, dove è situato l'altare, si trova in una posizione rialzata rispetto al pavimento della chiesa e vi si accede tramite una scala centrale abbastanza ampia. Nella navatella a giorno si trova un antico pozzo, di pianta rettangolare e molto semplice, destinato senza dubbio a fornire l'acqua per gli usi liturgici.
La Cripta Semisotterranea
Sotto il presbiterio e l'abside della navata centrale si estende una cripta semisotterranea. L'accesso avviene tramite due scalette laterali dalle navatelle, mentre una scala centrale, ricostruita durante i restauri del 1920 ripristinando le aperture laterali, permette di salire dal piano della chiesa al presbiterio. La cripta è una struttura a tre navatine, ciascuna con quattro campate coperte da volte a crociera, e si estende per dodici campatelle.
I semipilastri appoggiati al muro a ponente, verso la nave della chiesa, sono formati da tre piccole lesene sovrapposte, mentre negli angoli vi sono tre spigoli. Lungo gli altri muri si trovano invece gruppi costituiti da una lesena e una semicolonna. Questi semipilastri sono riuniti da un basamento sporgente che forma un sedile, il quale si estende per tutta la parete curva. I supporti mediani sono in numero di sei: quelli della prima coppia, verso ponente, sono monolitici e hanno sezione rettangolare o quasi, mentre gli altri quattro hanno sezione ottagonale e sono realizzati in cotto. Le volte sono piccole crociere cilindriche con nervature longitudinali e trasversali che presentano un certo aggetto in chiave e si internano quasi interamente nelle vele all'imposta; nei muri di perimetro sono presenti anche costole sporgenti. Il tracciato delle volte non è semicircolare ma rialzato e gli spigoli diagonali sono ad angolo acuto. La muratura della cripta e dei pilastri della navata presenta un uso largo e abbondante di laterizi, a differenza della muratura più rozza dell'edificio principale.

La cripta è priva di decorazioni elaborate: le colonnette ottagonali, ben eseguite, i due pilastrini in pietra e i semipilastri appoggiati alle pareti sono sprovvisti di basi e capitello, e le membrature delle volte iniziano direttamente dai supporti senza soluzione di continuità. Le finestre laterali sono a doppia strombatura, mentre quelle di testa, verso la nave, hanno spalle rette, fungendo da fenestella. Sono inoltre degne di nota le due nicchie che ornano i fianchi della cripta verso le navatelle, elementi integrati nel recente restauro.
I Tesori Pittorici: Affreschi Romanici e Successivi
L'ornamento più interessante e prezioso dell'edificio è costituito dagli affreschi romanici che ricoprono gran parte della nave e delle absidi, rappresentando uno dei pochi esempi di arte romanica ancora visibili nel Nord Italia.
Il Giudizio Universale sulla Controfacciata
Sulla controfacciata d'ingresso è rappresentato un imponente Giudizio Universale di gusto medievale, secondo l'usuale iconografia. L'opera, databile intorno al 1060, mostra il classico schema medievale del giudizio, articolato su fasce orizzontali sovrapposte, e si distingue per lo stile del primo romanico lombardo, con influenze ottoniane e bizantine. La figura centrale è quella del Cristo Giudice; ciò che ne resta - purtroppo rovinato a causa di un'antica apertura di una finestra rettangolare, ora chiusa e tamponata - ne fa intuire l'immagine vestito regalmente e seduto su un trono all'interno della tradizionale mandorla ovale.

La prima fascia orizzontale, in alto, è dedicata ai cori angelici e agli intercessori. Al centro dovrebbero essere rappresentati i quattro arcangeli (Michele, Gabriele, Raffaele e Uriele), di cui due sono ancora parzialmente visibili. Seguono le figure intercessorie della Madre di Gesù e di San Giovanni Battista. Il secondo registro è occupato dal tribunale celeste, formato dai dodici Apostoli, che indossano tunica e mantello, siedono su scranni di legno e poggiano i piedi su una predella. Sebbene non abbiano attributi particolari, possono essere riconosciuti dalle fattezze dei volti, come nel caso di San Pietro e San Paolo.
La terza fascia raffigura la corte celeste dei beati. A destra della porta d'ingresso era raffigurato l'Inferno, sintetizzato nell'immagine apocalittica di Lucifero incatenato (oggi scomparso). A sinistra, invece, è rappresentato il Paradiso, secondo l'immagine bizantina del Seno dei Patriarchi. Le figure venerande e ieratiche di Abramo, Isacco e Giacobbe siedono in tre nicchie ad arco, separate da colonnine, e raccolgono nel grembo, in un lembo dei loro mantelli, le animulae dei beati. Questa iconografia trae ispirazione dalla pagina del Vangelo di Luca dedicata alla vicenda del povero Lazzaro e del ricco Epulone, dove si narra che, alla sua morte, l'anima del mendicante fu portata dagli angeli nel seno di Abramo.
Affreschi nelle Navate e Absidi
Sulla parete sud della navata centrale, subito a destra entrando, si ammira il Ritrovamento o Traslazione di un Santo, una scena ambientata in un paesaggio urbano che ingloba la monofora. In basso a destra si distingue la figura di un pavone, simbolo dell'immortalità. Sulla parete nord, invece, si trovano i resti di un affresco raffigurante il busto di una donna aureolata, identificata da Noemi Gabrielli come la Vergine Addolorata.
Al di sotto di questa, un affresco ormai praticamente illeggibile, denominato "I Cavalieri", è collocato nella parte centrale del tamburo absidale. Questo ciclo raffigura due gruppi di cavalieri che si inseguono; in uno dei gruppi si intravede una donna, con il manto rosso che incorniciava il viso, stretta al petto un bambino. Uno dei sette cavalieri inseguiti è raffigurato mentre cade a terra, colpito dalla lancia degli inseguitori. Il tema dell'affresco è di difficile identificazione, ma potrebbe raffigurare un episodio del 1119 in cui la contessa di Biandrate, alla testa delle truppe novaresi e vercellesi, con il figlio Guido in braccio, combatteva le truppe comasche. Ai fianchi della porta si trovano i beati, mentre a sinistra frammenti di affreschi di varie epoche includono, tra i medievali, una testa rivolta verso il centro dell'abside e i contorni di due animali di difficile identificazione, forse due buoi o un cavallo e un bue.
Assieme alle immagini sacre, le pareti sono decorate con motivi geometrici e immagini di animali come pavoni e cervi.
Altre Opere Pittoriche
Oltre ai cicli romanici, la basilica ospita altre opere pittoriche di notevole interesse. Nella navata maggiore si trova una Resurrezione di Cristo, databile tra la fine del XV secolo e l'inizio del XVI, attribuibile al pittore novarese Franceschino Cagnola. Sono inoltre presenti affreschi di santi con arma nobiliare e Sant'Antonio Abate, risalenti al XIV secolo. Nella cripta, gli affreschi dei santi Vescovi sono anch'essi del XIV secolo. Infine, un'immagine di San Michele Arcangelo è stata dipinta da Johannes Maria de Rumo, pittore di origine polacca ma oleggese d'adozione, attivo verso la metà del XVI secolo.
Restauri e Trasformazioni
La storia del monumento è segnata da diverse fasi di restauro e trasformazione. Nel periodo barocco, la basilica fu restaurata secondo il gusto del tempo: i presbiteri delle navatelle furono ridotti a cappelle con la creazione di nuovi muri divisori e l'aggiunta di volte e sopraelevazioni alla navatella e all'absidiola a notte. Anche il presbiterio della nave fu alterato con la costruzione di una nuova scalea, e le navate furono soffittate con assi inchiodate. All'esterno, il muro a giorno della navatella, che si trovava in precarie condizioni statiche, fu rinforzato; le finestre e le porte furono modificate nella forma, le cornici di archetti pensili furono in parte distrutte e i muri furono deturpati con intonaci sovrapposti. In questo periodo, sulla facciata venne anche eseguito un affresco funebre in memoria di alcuni membri della famiglia Negri, deceduti durante la peste del 1631.
Un restauro radicale fu intrapreso nel 1920. Dopo aver migliorato le condizioni statiche del monumento, rimettendo a piombo la parete a giorno della navatella, il tetto fu ripristinato con gli antichi embrici. Le finestre a strombatura furono riaperte e rifatte, così come la porta, della quale si rintracciò metà dell'antica forma. La navatella a notte fu abbassata, gli intonaci rimossi e gli affreschi interni furono in parte raschiati e restaurati. Durante questi lavori, vennero alla luce le basi, molto rozze, dell'ambone, che fu innalzato ex novo su di esse, e fu ricostruita la scala centrale della cripta, ripristinando le aperture laterali.