Basilica Cattedrale di Foggia

La Basilica Cattedrale di Foggia, cuore pulsante della Chiesa foggiana e sede della Cattedra vescovile, è uno dei monumenti più belli e maestosi della città. Oltre a essere la casa di tutti i foggiani, essa racchiude capolavori artistici di pregiato valore, purtroppo non sempre conosciuti dal grande pubblico.

Veduta esterna della Basilica Cattedrale di Foggia

Origini e Fondazione

La Cattedrale di Foggia risale all'XI secolo e nasce come santuario della Beata Vergine Maria dell'Iconavetere. Riguardo la sua origine, si potrebbe parlare di due chiese in una sola. La prima Cattedrale, oggi conosciuta come Cripta del Succorpo, fu edificata nel 1080 per volere di Roberto il Guiscardo, duca di Puglia, Calabria e Sicilia. La struttura era finalizzata a custodire il quadro dell’Iconavetere.

Il Ritrovamento dell'Iconavetere

Secondo la tradizione, la Madonna fu ritrovata da un pastore in un pantano, dove ora sorge Piazza del Lago. La Vergine era ricoperta da sette Veli e custodita all’interno di una teca rettangolare con un foro ovale in corrispondenza del volto della Madonna. I pastori, prima del ritrovamento, furono attratti da tre fiammelle che si sollevarono dall’acqua. Al ritrovamento miracoloso di questa antica immagine mariana si deve la nascita della stessa Foggia.

Evoluzione Architettonica e Stili

D'impianto originariamente romanico, la Cattedrale fu restaurata in stile barocco dopo il terremoto del 1731. Nel 1172, sulla cripta fu eretta una Chiesa più grande, per volere di Guglielmo il Buono. Si trattò di un capolavoro dell’arte romanica che, in seguito ai vari interventi di ristrutturazione, in particolare quello successivo al terremoto del 1731, vide confluire tracce di barocco e rococò. Una serie di studi recenti hanno suggerito che la cattedrale sia stata usata come cappella palatina dell’imperatore Federico II, e che lo stesso abbia contribuito al suo completamento o rimaneggiamento.

L'attuale edificio all'interno è costituito da un’unica navata a croce latina ed è prevalentemente in stile barocco.

Dettaglio degli esterni della Cattedrale di Foggia, con elementi romanici e barocchi

Gli Esterni

La Cattedrale conserva all'esterno buona parte dei raffinati prospetti romanici in pietra squadrata e scolpita, con il prezioso cornicione marcapiano decorato con motivi classicheggianti e figure zoomorfe, ricco di sculture, molto probabilmente opera dell'architetto-scultore Bartolomeo da Foggia, lo stesso che avrebbe eseguito alcune opere per il palazzo imperiale di Federico II.

La facciata presenta una composizione a cinque archi nella parte inferiore. Il centrale, più ampio, ospita il portale, più volte modificato. La parte superiore, modificata, ha perso il suo aspetto romanico, pur conservando tuttavia tracce di un antico rosone racchiuso da un’arcata che cadeva su due coppie di colonnette. L'arcatura prosegue anche sui fianchi esterni della chiesa. Sul lato Nord sono presenti due semicapitelli con testine dai caratteri regali.

Il Portale di San Martino

Sul lato sinistro della Cattedrale, subito dopo la chiesa dell’Annunziata, si trova il Portale di San Martino. Questo portale, con l’interessante cornicione e le pregevoli sculture, è stato aggiunto o modificato presumibilmente in epoca sveva, sempre ad opera di Bartolomeo da Foggia. Nel portale si distinguono, nella lunetta superiore, un Cristo tra due angeli in volo e sull’arco sono presenti anche due leoni alati. Al di sotto si distingue un rilievo raffigurante presumibilmente San Martino a cavallo (secondo alcuni potrebbe trattarsi di Federico II). A sinistra del personaggio a cavallo si trova Sansone in lotta con un leone e a destra un profeta o un alto prelato, o San Martino.

Dettaglio del Portale di San Martino con le sue sculture

Gli Interni e la Cripta

L'interno della Cattedrale, per quanto riguarda la cripta del Succorpo, presenta tre navate su colonne basse ricoperte da volte a crociera gotiche, i cui capitelli portano la firma dello scultore napoletano Nicola Bartolomeo, risalenti al 1200. Di grande pregio artistico sono quattro capitelli che sormontano le colonne centrali, attribuiti da alcuni studiosi a Bartolomeo da Foggia e risalenti al XIII secolo. Questo testimonierebbe che nella primitiva cripta non ci fossero queste colonne e che, secondo lo studioso Giuseppe De Troia, sarebbero state inserite nella chiesa del Succorpo per volere di Federico II con l'intento di farla assomigliare al "Cenacolo di Gerusalemme" dopo il ritorno dello Svevo dalla Terra Santa.

Sono visibili gli antichi ingressi che consentivano, con delle scalinate, il passaggio dalla chiesa superiore alla cripta, prima che fosse demolito l'antico impianto a tre navate ed elevato il piano della navata della chiesa superiore. A reggere quest'ultima fu creato il nuovo Succorpo, a tre navate, dove si conservano l'urna in legno dorato del Cristo morto e le statue della Passione.

La Chiesa superiore si presenta con un’unica navata a croce latina che termina con l’altare maggiore settecentesco in marmi policromi, ai cui lati sono posizionati due grandi angeli in marmo, opera di Sanmartino. Lo stile settecentesco è evidente anche negli altri altari che decorano le cappelle.

L'interno è ad un’unica navata, a croce latina. La navata principale sui due lati è divisa in quattro zone, con due arconi su alti pilastri che formano due cappelle, e le zone delle quattro estremità hanno ciascuna due colonne incassate negli angoli, sulle quali poggia l’architrave. Nella prima di queste cappelle vi sono due lapidi, nella seconda il battistero, nella terza un altare dedicato a S. Giuseppe e nella quarta l’ingresso secondario, che porta al piano inferiore del campanile.

Nel lato sinistro: nella prima cappella vi è una lapide, nella seconda la tomba di Mons. Farina, nella terza un altare dedicato all’Immacolata e davanti alla quarta, di fronte al predetto ingresso secondario, vi è uno stallo di noce, sormontato dallo stemma della città, dove, nelle feste patronali ed altre solenni circostanze, veniva allestito con tappeti e poltrone il posto d'onore per la rappresentanza municipale.

Segue il transetto, terminante sulle due estremità con una edicola a forma di piccola abside. Sul lato meridionale vi è l’altare dedicato ai Santi Patroni Guglielmo e Pellegrino, e in quello settentrionale l’altare dedicato alla Pietà. Al centro dell’abside, in asse con l’ingresso principale, vi è l’altare maggiore, avente sui lati le cappelle dell’Iconavetere e del Crocifisso. Lo stile dell’interno del tempio è barocco, ma molto modesto. Le volte della navata longitudinale e del transetto sono a mezza botte, la cupola centrale, quelle delle due cappelle e delle due edicole sono a catino, l’abside e la rispettiva volta seguono la linea di un semi-decagono, mentre all'esterno le due cupolette delle cappelle dell'Iconavetere e del Crocifisso, nonché quelle delle due edicole, sono rivestite da piccole piastrelle di maiolica.

Le Opere d'Arte Principali

L'Iconavetere (Madonna dei Sette Veli)

Alla destra del presbiterio, sorge la cappella dove è custodita l'Iconavetere. Si tratta di un’antica immagine raffigurante la Vergine Kyriotissa o Nicopeia, nota anche come "Madonna dei Sette Veli", patrona della città. Nel 1855 la Cattedrale divenne tale con la formazione della diocesi di Foggia, e ricevette prima il titolo di Basilica minore. Nel 1782 venne decretata l'incoronazione dell'Iconavetere dal Capitolo Vaticano. Dopo l’occupazione militare della città di Foggia da parte delle truppe anglo-americane, a seguito di vive richieste del popolo foggiano, il Sacro Tavolo fu riportato nella Chiesa Madre il 13 agosto 1944, accolto da una fiumana di popolo che lo trasportò processionalmente.

Immagine dell'Iconavetere o Madonna dei Sette Veli

Il Crocifisso di Pietro Frasa

Altra importante testimonianza di fede e d'arte è il prezioso Crocifisso in cartapesta, di scuola napoletana, venerato nella cappella a sinistra dell'altare maggiore. Quest'ultimo, opera del Sammartino, è un pregevole esempio di arte barocca. Degno di nota è il grande Crocifisso realizzato dal chierico milanese Pietro Frasa nel 1678. Egli, morto a soli 33 anni di pleurite nel 1711, è sepolto proprio sotto il crocifisso nella cappella alla sinistra dell’altare maggiore. Il Crocifisso di Pietro Frasa è l'ultima opera del predicatore milanese. Il Frasa collaborava con scultori del tempo per la realizzazione di crocifissi e ne curava personalmente la progettazione e la rifinitura tramite pittura.

La sua opera si differenzia dai classici crocifissi: il corpo del Cristo, oltre ad essere disposto su una posizione più inclinata per trasmettere il dolore delle torture, è cosparso totalmente da piaghe e ferite. Tante sono le leggende legate a quest’opera. Nel 1933 si verificò un episodio singolare: il crocifisso venne portato in processione per le strade della città e, durante la predica di Padre Leandro Montini, si sarebbero sprigionate più volte delle scintille dalle stimmate della statua, nell’arco di un quarto d’ora. Il fenomeno non si sarebbe più verificato, neanche durante le successive occasioni in cui il crocifisso venne portato al di fuori della Cattedrale di Foggia.

Il Crocifisso in cartapesta di Pietro Frasa

Il Campanile

Il campanile, costruito in stile bizantino dall’architetto Nicola Bassi, avente un’altezza di quaranta metri, fu per volere dell’Imperatore Federico II arricchito di smerli ghibellini e di un’artistica campana lavorata a Napoli dallo scultore D’Apulia. Nel 1250, quando le truppe papaline conquistarono Foggia, venne modificato con la sostituzione degli smerli ghibellini con quelli guelfi. Nel 1251 Manfredi fece abbattere la parte superiore del campanile facendone curare la riattazione su disegno di Giordano da Manfredonia. Le truppe di Carlo D’Angiò ne fecero scempio, e il campanile danneggiato rimase fino al 1282, anno in cui per volere dello stesso Carlo I, veniva rialzato in stile gotico-lombardo. Carlo V piantò all’apice della cupola una croce con la scritta: IN HOC SIGNE VINCES.

Il 20 marzo 1731 il campanile venne distrutto dal terremoto. La sua ricostruzione fu tentata nel 1740 dall’architetto Garofano di Pisa, il quale, però, non riuscì a farlo uguale. Eretta tra il lato meridionale del tempio e l’adiacente braccio del transetto, vennero coperte non solo le arcate, che cingevano il tempio, ma venne eliminato l’altro ingresso secondario. L’attuale campanile, di stile rinascimentale, è a quattro piani, alto circa 50 metri. Nel 1965 il Comune vi fece installare un orologio elettrico fornito dalla ditta Trebino Roberto di Uscio (GE).

Una campana, fusa a Venezia nel 1799 e issata sul campanile il 12 agosto 1800, il 21 aprile 1866, a causa di una profonda incrinatura, fu lasciata inoperosa. Ultimati i lavori il 18 febbraio 1870, la campana venne benedetta da don Antonio Zicari, vicario capitolare, e il giorno successivo rimessa al suo posto nel campanile della Cattedrale.

Il campanile della Cattedrale di Foggia

Rimaneggiamenti e Restauri Moderni

Nel corso dell'800, la Cattedrale ricevette prima il titolo di Basilica minore. Dopo il terremoto, fu ricostruita a modello di quella di Troia. Dal 1926 al 1928 la Cattedrale venne chiusa al culto per compiervi lavori di restauro, in parte con oblazioni di S.E. il Vescovo Mons. Fortunato Maria Farina, e in gran parte ad opera e spese del Comune. Detti lavori furono inaugurati il 4 giugno 1928. Nel 1932 la Chiesa venne arricchita di finestroni disegnati dall’architetto Guido Milone, che ne derivò i soggetti dalle vicende del Tempio, attraverso la sua storia che per tanta parte si identifica con la storia stessa della città. I più importanti sono: quello rappresentante l’Invenzione del Sacro Tavolo dell’Iconavetere; l’ordine di Roberto il Guiscardo di far costruire la primitiva Basilica Collegiale (1080); l’incoronazione di Re Manfredi e sua presa di possesso del ducato delle Puglie; Carlo D’Angiò che dichiara Palatina la Basilica e dispone che a sua morte vi siano serbati i suoi resti; Ferdinando D’Aragona che convoca nella Basilica i prelati e i Baroni del Regno prima di muovere contro i turchi invasori d’Otranto (1489); Incoronazione dell’Iconavetere decretata dal Capitolo Vaticano nell’anno 1782; Pio IX che rimette a Mons. Al di sopra del portale vi era in passato, molto probabilmente, un rosone.

I giovani restaurotori della cattedrale di Foggia

Curiosità Storiche

Nel 1172, sulla cripta fu eretta una nuova Chiesa più grande, per volere di Guglielmo II il Buono, re di Sicilia. Questo testimonierebbe che in epoca sveva la cattedrale potrebbe essere stata rimaneggiata. Il 7 gennaio 1285 moriva a Foggia il sovrano Carlo I d'Angiò. Le viscere furono custodite nella cattedrale di Foggia, il cuore a Parigi e le spoglie a Napoli.

Giuseppe La Porta, partendo da una ricostruzione ipotizzata dell'artista e geometra Mario Soro nel 1969, ha chiesto all’intelligenza artificiale di elaborare un'immagine ricostruttiva della Basilica Cattedrale Beata Vergine Maria Assunta in Cielo, così come poteva essere nel medioevo. La ricostruzione fatta dalla I.A. ha usufruito di alcune notizie storiche ed architettoniche, ma il risultato finale ha evidenziato degli errori che solo la mente umana può evitare. Così, Giuseppe La Porta ha modificato l’elaborato grafico della I.A. per ottenere un'ipotesi ricostruttiva della Cattedrale di Foggia nel medioevo.

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