Giacomo Baroffio e l'Essenza della Musica Liturgica come Preghiera

La riflessione sulla musica nel contesto liturgico ha visto in Giacomo Baroffio una delle figure più autorevoli e influenti. Nato a Novara nel 1940, Baroffio ha dedicato la sua vita allo studio della musicologia e della medievistica in Germania, laureandosi a Colonia nel 1964 con una tesi sul canto ambrosiano. La sua lunga esperienza monastica nell'ordine benedettino ha plasmato profondamente la sua visione, facendone un grande esperto di musica liturgica, direttore della “Rivista Internazionale di Musica Sacra” e autore di numerosi libri e saggi. La sua profonda conoscenza della tradizione e il suo approccio critico verso le derive contemporanee lo hanno portato a ridefinire il significato della musica sacra, specialmente il canto gregoriano, non come mera espressione artistica, ma come preghiera incarnata.

L'Incontro tra Canto Gregoriano e Nuove Sonorità: La Prospettiva di Baroffio

L'incontro tra la computer music e il canto gregoriano, concretizzato nelle opere di Luigi Ceccarelli come Exsultet (1996) e In Die Resurrectionis (1997), ha messo in luce affinità insospettate tra le origini della musica occidentale e le tecniche compositive più sofisticate. In questo contesto, la figura di Giacomo Baroffio è stata centrale, agendo come interlocutore privilegiato della riflessione di Ceccarelli sull'essenza sonora e spirituale del gregoriano. Baroffio ha sottolineato come la versione computerizzata del canto gregoriano si distacchi notevolmente dalle interpretazioni tradizionali, rivelando una genesi interiore, il travaglio di una preghiera che si libera gradualmente.

rappresentazione stilizzata dell'incontro tra note gregoriane e forme d'onda digitali

Questo approccio, lungi dall'essere una banalizzazione, riflette la capacità del canto di ripetere incessantemente un micro passaggio melodico finché una o due note riescono ad accogliere il contenuto orante, cantandolo nella fede. Il gregoriano, infatti, pur essendo profondamente connaturato alle radici della nostra cultura, mantiene una distanza che lo rende paradossalmente vicino alle esperienze sonore contemporanee, grazie alla sua melodia monodica concentrata sullo "spazio" e sul "timbro", due aree chiave della ricerca elettronica. La sua struttura ritmica elastica, quasi atemporale, evoca l'aspirazione di molta musica elettronica a farsi musica perennis, senza inizio né fine.

Il Canto Gregoriano: Oltre la Musica, Verso la Preghiera

Per Baroffio, il gregoriano prende corpo grazie al linguaggio sonoro, ma "non è musica; è essenzialmente preghiera". Questa affermazione radicale costituisce il fondamento della sua visione. L'"essere-preghiera" è, secondo Baroffio, l'unico parametro valido per giudicare l'autenticità della musica nella liturgia, un'esperienza di fede illuminata da una gioia estetica che scuote le fibre più profonde dell'esistenza. Lungi dal piacere effimero o dall'ammirazione del cantore, il canto liturgico è un dialogo con Dio, un'espressione che va oltre le parole e la loro comprensione razionale.

Hai mai sentito parlare di Canto Gregoriano?

Il melisma, ad esempio, non è un virtuosismo fine a sé stesso, ma corre "sull’onda dell’adorazione gratuita", diventando comunione con Dio e momento di estatico ascolto dei mirabilia Dei. La musica è il linguaggio privilegiato del cuore, sia di Dio che dell'uomo, capace di comunicare ciò che le parole non possono esprimere. In questo senso, la vera musica sacra è "più di mera musica vocale"; essa ha il compito di far emergere la forza del testo e ciò che esso narra di Dio e dell'uomo. Non si canta per piacere alla gente, ma per il Signore, con il cuore illuminato dalla fede.

Il Linguaggio Simbolico e l'Esperienza Liturgica

La liturgia, come spiegato da Baroffio e da altri esperti, è una celebrazione in cui prevale il linguaggio dei simboli. Essa non ha come obiettivo solo il conoscere, ma anzitutto il mettere in relazione col mistero. La celebrazione liturgica è anzitutto esperienza: un percorso che porta l'uomo a uscire dalla dimensione puramente razionale, ad attraversare tutti gli strati della propria umanità per entrare in solidarietà con gli altri e compiere un cammino di trasformazione.

infografica sui simboli liturgici e il loro significato

Tutto nella celebrazione - luogo, persone, clima, parole, oggetti, canti, silenzio - può divenire strumento per comunicare l'inesprimibile, a patto che faccia vivere l'esperienza evocata dalle realtà sensibili. Il rischio, come spesso si verifica, è la "mummificazione rituale" delle liturgie, dove i segni perdono il loro senso e diventano gesti reiterati e meccanici. Un'azione è simbolica solo quando attiva una capacità comunicativa di qualcosa che è difficile da esprimere, evocando il mistero cristiano senza trasformarsi in una rappresentazione teatrale.

La liturgia, inoltre, è definita da Baroffio come un "cammino mistico", una via che porta il credente attraverso luci e ombre, certezze e smarrimento, ma che sfocia nella contemplazione e nell'incontro con Dio. In questo cammino, l'assemblea stessa è il primo fondamentale simbolo della celebrazione liturgica, una reale presenza di Cristo che dialoga con il Padre. La partecipazione attiva, consapevole, esteriore ed interiore, non è un mero espediente per "vivacizzare" la liturgia, ma espressione visibile della natura sacerdotale, profetica e regale del popolo di Dio.

La Crisi della Musica Sacra e l'Appello al Silenzio e all'Adorazione

La preoccupazione di Baroffio per la musica liturgica si inserisce in un contesto più ampio di crisi. Spesso, l'interesse per la musica sacra è scarso perché prima ancora manca un'attenzione profonda alla liturgia stessa. Vi è una "perversa infiltrazione mondana" che ha favorito il convincimento che la liturgia sia una serie di operazioni culturali dettate da gusti individuali, manipolabile per ottenere consensi. Tale visione, criticata anche da Pontefici come Benedetto XVI, ignora che la liturgia è un momento privilegiato e unico nella storia della salvezza, con Cristo come protagonista.

L'espulsione del canto gregoriano e la diffusione di musiche di scarsa qualità artistica e spirituale, spesso definite "schiamazzi e sdolcinature", sono sintomi di questa crisi. Il canto gregoriano, pur essendo monodico e apparentemente semplice, è "quanto di più difficile ci sia da interpretare in modo creativo" e rappresenta un'esperienza fondamentale e ancora attuale per la Chiesa.

immagine di un coro gregoriano in un'antica abbazia

Baroffio, in armonia con le esortazioni papali, insiste sulla priorità della preghiera e della meditazione sulla Parola di Dio per i musicisti di Chiesa. Prima di cantare, suonare o comporre, è necessario pregare, ritagliarsi spazi di silenzio per l'adorazione, inginocchiarsi davanti all'Eucaristia. Il rinnovamento della musica sacra non può prescindere da una profonda pietà che sboccia dall'ascolto della Parola e dalla preghiera che da essa deriva. Il silenzio è l'orizzonte vitale del canto nella liturgia, il contesto che permette alla Parola di risuonare e di essere un fatto di fede.

La musica nella liturgia "vive di silenzio, scaturisce dal silenzio che nell’adorazione scava nel cuore lo spazio adeguato ad accogliere la Parola". Questo silenzio, che talvolta è tacere e sempre ascoltare, è la condizione per far sì che la musica diventi una carezza d'amore, un alito di fede, un invito alla speranza, alimentando lo stupore dell'adorazione.

L'Importanza della Formazione e della Partecipazione Autentica

Baroffio evidenzia l'analfabetismo musicale diffuso come un grave ostacolo alla musica liturgica autentica. Senza una formazione musicale adeguata, le assemblee non sono capaci di cantare e manca il giudizio critico sui prodotti musicali commerciali. In un'epoca in cui la fruizione passiva della musica è prevalente, recuperare la dimensione attiva del canto è cruciale. Come può una persona che non canta mai la propria gioia o il proprio dramma pregare cantando ed esprimere la propria fede attraverso un linguaggio sconosciuto?

foto di bambini che cantano in un coro con insegnante

È necessario un impegno serio e costante nella formazione dei cantori e strumentisti, promuovendo scuole diocesane e zonali di musica sacra. La formula "Sforzati di cantare con le labbra ciò che nel cuore vivi nella fede e traduci canto e fede in carità operosa" deve essere il faro. La formazione deve essere biblico-liturgica e tecnica musicale, sempre in un clima orante di ascolto della Parola.

Il canto liturgico non deve esaurirsi nella linea melodica o nel ritmo, ma emergere dalla "comprensione esistenziale della Parola di Dio". Non si canta semplicemente "perché ci piace cantare" o "per rendere più vivace e solenne la liturgia", ma per far sì che il canto diventi preghiera appassionata, un momento d'incanto che eleva l'anima a Dio, rivelando l'amore infinito del Padre e conferendo una nuova dignità alla persona umana.

Per Baroffio, la liturgia autentica è un "gioco che mette in gioco tutti", un'esperienza impegnativa che esige la donazione di sé senza riserve, dove la musica diviene obbedienza e accoglienza di fede, comunione con Dio e meditazione. La celebrazione non è finita quando si torna a casa, ma continua nella vita di tutti i giorni, riflettendo se l'incontro con lo Spirito sia stato mediato o ostacolato. L'indifferenza verso la musica sacra nasconde un disinteresse totale per la liturgia stessa. L'autenticità dell'esperienza liturgica è confermata dalla carità operosa nel nascondimento e alimentata dal silenzio dell'adorazione, dal quale è nato il canto gregoriano e dal quale potrà nascere il canto per la liturgia di domani.

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