Il Buon Pastore: Significato Teologico e Rappresentazione Artistica

Il concetto di "Buon Pastore" rappresenta una delle immagini più evocative e centrali della fede cristiana, incarnando il ruolo di Gesù Cristo come guida, protettore e custode dei suoi seguaci. Questa metafora, profondamente radicata nella vita pastorale, simboleggia la cura, la dedizione e il sacrificio che Cristo dimostra verso l'umanità, paragonandola a un pastore che veglia sul suo gregge.

Gesù come buon pastore che accoglie e guida il suo gregge

Il Significato Teologico del "Buon Pastore"

La Profondità del Termine Greco "Kalos"

Nel Vangelo secondo Giovanni, al capitolo 10, Gesù si definisce come il "buon pastore". Tuttavia, l'aggettivo "buono" nella traduzione italiana non rende appieno la profondità del termine greco utilizzato dall'evangelista Giovanni, che è "kalos". Questo termine non si limita al senso estetico, ma racchiude anche significati legati all'utilità, alla nobiltà d'animo e alla moralità. Gesù non si presenta solo come un pastore mite e affettuoso (agathos), ma come un pastore giusto e bravo, un modello affidabile. Dal brano evangelico emerge chiaramente che Gesù è il bel/buon pastore perché offre la vita per le sue pecore.

L'Offerta della Vita come Segno Distintivo

Il "buon pastore" è colui che è disposto a deporre la propria vita per il suo gregge. Per il buon pastore la vita delle pecore è più importante della sua stessa vita. La motivazione principale per cui Gesù si definisce "buon Pastore" è che offre la vita per le pecore, mentre gli altri pastori si servono delle pecore per difendere la propria vita. Gesù offre la sua vita in assoluta libertà, senza costrizione, con il potere di riprenderla. Questo dono della vita è fatto per comandamento di Dio. Come afferma in Gv 10,11-18: «Io sono il buon pastore. Il buon pastore dà la propria vita per le pecore. Il mercenario - che non è pastore e al quale le pecore non appartengono - vede venire il lupo, abbandona le pecore e fugge, e il lupo le rapisce e le disperde; perché è un mercenario e non gli importa delle pecore.»

Il Contesto Evangelico: Accusa ai "Cattivi Pastori"

Il Discorso del Buon Pastore si colloca immediatamente dopo l'episodio del cieco nato nel Vangelo di Giovanni e rappresenta un forte atto d'accusa contro i dirigenti giudei, descritti come sfruttatori del popolo e guide cieche. Gesù si presenta come modello unico di guida e pastore, in contrapposizione a coloro che, pur avendo la luce, la respingono. Nell'Antico Testamento, i re erano chiamati pastori del loro popolo, e l'immagine del pastore e del gregge è molto diffusa. Profeti come Ezechiele (34,1-6) criticavano i pastori di Israele per il loro fallimento nel prendersi cura del gregge. In questi versi, JHWH stesso dichiara che assumerà l'ufficio di pastore del suo gregge (Ez 34,7-10), parole che Gesù porta a compimento dichiarandosi il Buon Pastore.

Gesù inizia il suo discorso con la formula di rivelazione: «In verità, in verità vi dico chi non entra nel recinto delle pecore per la porta, ma vi sale da un'altra parte, è un ladro e un brigante; chi invece entra per la porta è il pastore delle pecore. A lui il guardiano apre, e le pecore ascoltano la sua voce; egli le chiama per nome e le conduce fuori. E dopo averle spinte fuori cammina innanzi a loro, e le pecore lo seguono perché conoscono la sua voce. Un estraneo invece non lo seguono anzi fuggono da lui perché non conoscono la voce degli estranei.» (Gv 10,1-6).

Parabola, Paroimìa o Allegoria?

L'evangelista Giovanni definisce questo racconto "similitudine" o "proverbio" (in greco "paroimìa"), mentre nei Vangeli sinottici si usa "parabolè". La differenza tra i due termini è significativa: una parabola è un racconto verosimile che va interpretato nella sua struttura naturale e umana, dove gli attori non rappresentano direttamente qualcos'altro, ma il senso globale della vicenda viene accostato alla realtà spirituale. Un'allegoria, invece, è un tipo di discorso in cui ogni elemento della raffigurazione corrisponde parallelamente a un elemento della realtà spirituale oggetto dell'insegnamento. Il brano del Buon Pastore può essere interpretato sia come parabola che come allegoria, e questa distinzione ha generato diverse posizioni tra gli esegeti.

  • Interpretazione come Parabola: Si fa riferimento agli usi palestinesi di allevamento delle pecore. Alcune presunte incongruenze, come il pastore che cammina davanti al gregge, vengono spiegate considerando le diverse usanze tra pastori orientali e occidentali. L'espressione "le chiama per nome" può riferirsi all'usanza di dare un nome alle pecore più care.
  • Interpretazione come Allegoria: Il pastore è il Messia, le pecore sono i fedeli e il recinto (aulè) indica l'atrio del Tempio di Gerusalemme. Il guardiano è il Levita che custodisce l'ingresso al Tempio. In questa chiave, chi entra nel Tempio senza l'approvazione del sacerdote-custode è un ladro o un brigante, alludendo ai falsi messia. La frase "Egli chiama le sue pecore una per una e le conduce fuori" si riferisce alla chiamata di Gesù ai credenti e ai discepoli, mentre "conduce fuori" può alludere all'uscita dal recinto di Israele, simboleggiando la dispersione dei cristiani nel mondo o il piano di Dio che non richiede più terre, templi o feste per la salvezza, ma ha in Gesù l'unico riferimento.

Gesù: La Porta, il Pastore e la Vita in Abbondanza

Gesù come "Porta delle Pecore"

Gesù afferma: «Io sono la porta delle pecore; tutti coloro che sono venuti prima di me sono ladri e briganti ma le pecore non li hanno ascoltati. Io sono la porta; se uno entra attraverso di me sarà salvo... Io sono venuto perché abbiano la vita e la abbiano in abbondanza.» (Gv 10,7-10). Interpretando in chiave allegorica, Gesù è la porta attraverso cui i credenti accedono a Dio e ottengono la salvezza. Prima di Gesù, l'accesso a Dio avveniva attraverso il Tempio di Gerusalemme. Ora, per vedere Dio, è necessario incontrare Gesù. La frase "Tutti coloro che sono venuti prima di me sono ladri e briganti" si riferisce agli agitatori del popolo che promettono vita e salvezza, ma fuggono nel momento della difficoltà.

La Conoscenza Reciproca tra Pastore e Gremgge

«Io sono il buon pastore, conosco le mie pecore e le mie pecore conoscono me, così come il Padre conosce me e io conosco il Padre, e do la mia vita per le pecore.» (Gv 10,14-15). Il rapporto tra le pecore e il pastore è di conoscenza reciproca: Gesù conosce i suoi discepoli personalmente, chiama ognuno per nome. Tra il pastore e le sue pecore esiste un legame intimo, fatto di amore e fiducia. L'ascolto è il primo impegno del credente, il primo servizio a Dio e al prossimo. Amare è ascoltare. Per riconoscere la voce di Dio, è necessario custodirla e meditarla nel cuore, come Maria. La fiducia espressa in Sal 23,1: "Il Signore è il mio pastore, nulla mi mancherà", esprime calma e pace, richiamando la cura divina.

La Universalità della Chiamata e la Libertà di Gesù

«E ho altre pecore che non provengono da questo recinto: anche quelle io devo guidare. Ascolteranno la mia voce e diventeranno un solo gregge, un solo pastore.» (Gv 10,16). Queste parole di Cristo rappresentano uno dei migliori antidoti alla chiusura su se stessi dei vari raggruppamenti, comunità o istituzioni cristiane. Dicono a tutti i fedeli che la Parola di Verità di Gesù è per tutti, e nessun gruppo può pensare di essere il primo o migliore degli altri. Giovanni ci mostra anche la libera volontà di Gesù, il Figlio, nei confronti del Padre: «Nessuno me la toglie: io la do da me stesso. Ho il potere di darla e il potere di riprenderla di nuovo. Questo è il comando che ho ricevuto dal Padre mio.» (Gv 10,18). Questo mistero del Figlio che è tutt'uno con il Padre, che si spoglia della sua "pienezza" per sperimentare la vita e la morte, l'incarnazione e la croce, è al centro del messaggio.

#2minutiDiVangelo Giovanni 10,1-10

Il Buon Pastore nell'Arte e nell'Iconografia Cristiana

Le Radici nell'Iconografia Classica: Il "Crioforo"

La produzione figurativa cristiana fin dall’origine ha utilizzato questo tipo di rappresentazione, ma all’inizio per questo soggetto venne utilizzata l'immagine del pastore con le pecore conosciuta del mondo classico-pagano. L'effige del pastore, desunta dall’iconografia pagana, risale all’immagine del pastore crioforo (dal greco: κριοφόρος, kriophoros, il "portatore di ariete"), e proviene da una lunga tradizione figurativa classica che affonda le radici nel mondo bucolico greco-ellenistico. Nella cultura latina, al pastore venivano conferiti valori di saggezza, cura e contemplazione della natura. Anche se trasformato nel concetto e nel significato, iconograficamente il Buon Pastore si riallaccia a figurazioni pagane come l'Hermes crioforo di Tanagra o il Moschophòros di Rhombos.

Le Prime Raffigurazioni Cristiane: Dalle Catacombe a Galla Placidia

Il Buon Pastore è la più diretta e significativa immagine "velata" di Cristo nell'iconografia cristiana in formazione. Il pastore è simbolo di Cristo Risorto che strappa l’anima dell’uomo dalle tenebre (la pecora portata sulle spalle), riportandola in paradiso. Infatti, nel IV secolo l’immagine appare soprattutto in ambito funerario, come negli affreschi delle catacombe (ad esempio, le catacombe di Priscilla a Roma, III secolo, e San Callisto), sui sarcofagi, nelle decorazioni delle lucerne in terracotta o nei vetri dorati. Nel mausoleo di Galla Placidia, a Ravenna, risalente alla prima metà del V secolo, al di sopra della porta d'ingresso è rappresentato, con la tecnica del mosaico, il Buon Pastore. La scena lo mostra imberbe, con aureola, vestito di una tunica dorata, appoggiato a un'alta croce, seduto e attorniato da sei pecorelle che lo contemplano, rispecchiando Giovanni 10, 3-4.

Mosaico del Buon Pastore nel Mausoleo di Galla Placidia, Ravenna

Evoluzioni Artistiche: Il "Bambino Gesù Buon Pastore" di Murillo e l'Arte Contemporanea

Nel Seicento ritroviamo un Cristo Buon Pastore bambino, di Bartolomé Esteban Murillo (1617-1682), esposto al Museo del Prado di Madrid, che stringe il bastone usato per guidare e difendere il gregge nella mano destra, mentre poggia in atteggiamento protettivo la sinistra sul dorso della pecora ritrovata, con il resto del gregge sullo sfondo. Questa immagine del "bambino Gesù Buon Pastore" ha avuto un grande successo popolare, diffondendosi attraverso santini e rappresentazioni devozionali. Nell’arte sacra contemporanea del sacerdote e pittore tedesco Sieger Köder (1925-2015), è rappresentato il Buon Pastore del brano di Luca (Lc 15, 3-7), raffigurato al centro della scena con una pecora sulle spalle e attorniato da un gruppo di persone che partecipano alla gioia del ritrovamento, sotto un grande sole illuminante.

Il Buon Pastore come Modello di Vita Cristiana

Un Modello per Tutti i Credenti, non Solo per il Clero

L'immagine del Buon Pastore è impegnativa: è un modello di vita per tutti i cristiani, non solo per il clero. Gesù non si è dichiarato buon pastore solo per i futuri papi, vescovi e sacerdoti, ma per tutti coloro che lo ascoltavano. Pertanto, il "Buon Pastore" che si espone per difendere e nutrire le sue pecorelle è un modello di vita per tutti i cristiani: laici e chierici, sposati e non, genitori e non. Tutti sono "pecore" chiamate a conoscerlo e ad ascoltare la sua voce, e a rendersi disponibili a dare la loro vita per le altre pecore.

"Dare la Vita": Azioni Quotidiane e Impegno Concreto

Il "dare la vita per le pecore" non si limita a gesti eccezionali o eroici, ma si realizza anche e soprattutto attraverso le piccole e quotidiane azioni: un sorriso, una pace, un perdono, una parola buona, una stretta di mano, un silenzio. È un impegno nel prendersi cura degli altri, specialmente di coloro che sono deboli e bisognosi di cure. La figura di Gesù pastore non appare statica, ma in movimento, come se stesse percorrendo un tratturo attraverso campi, descrivendo la bellezza e la misteriosità della realtà attraverso la presenza attiva del Signore nella vita quotidiana degli uomini.

Fiducia e Sicurezza nel Buon Pastore

La domanda "E chi ce la fa?" trova risposta nella fiducia nel Buon Pastore, che non impone carichi, ma invita a seguirlo e cammina con noi, con la sua misericordia e il suo perdono. Le parole "non andranno perdute" e "nessuno può strapparle dalla mano del Padre" offrono sicurezza e confermano l'appartenenza a Dio, dove il cuore trova riposo. L'immagine del "buco nel recinto" suggerisce il rispetto di Dio per la nostra libertà, lasciando libero il nostro cuore di scegliere e aderire alla sua chiamata. La vocazione, la fede e l'esperienza con Gesù sono la conferma di questo sentimento di intimità totale, confidenza e abbandono reciproco che il verbo "conoscere" esprime nel significato biblico.

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