L'inchiesta giudiziaria denominata "Angeli e Demoni", scoppiata a fine giugno nel Comune di Bibbiano, in provincia di Reggio Emilia, ha acceso i riflettori su un presunto sistema illecito di gestione dei minori in affido. Il caso ha coinvolto assistenti sociali, psicologi, ma anche parenti e amici degli stessi, provocando una reazione molto forte nel mondo politico, civile e nell'Avvocatura, che ha chiesto riforme normative e maggiori controlli a tutela dei minori. L'indagine, che ha portato all'applicazione di misure cautelari tra cui diversi arresti domiciliari, ha evidenziato complesse dinamiche legate all'affidamento dei bambini e alla gestione dei servizi di psicoterapia.

L'Avvio delle Indagini e le Prime Accuse
La vicenda di Bibbiano ha avuto inizio più di un anno prima degli arresti, nell'estate del 2018. La Procura di Reggio Emilia, guidata dal procuratore capo Marco Mescolini e dalla pm Valentina Salvi, si è insospettita a fronte di un aumento atipico di segnalazioni per presunti abusi sessuali o maltrattamenti ai danni di minori, provenienti dal Servizio Sociale dell'Unione dei Comuni della Val d'Enza. Le indagini, guidate dal Gip Luca Ramponi, hanno rivelato un insolito ripetersi delle casistiche.
Il Presunto "Copione" degli Allontanamenti
Dalle intercettazioni delle sedute dei minori e dall'analisi dei fascicoli, è emerso un presunto "copione" comune: tutto iniziava con una segnalazione, talvolta da parte di insegnanti o parenti, che secondo l'ordinanza poteva riguardare anche "comportamenti interpretabili, e di fatto interpretati puntualmente dagli assistenti sociali e psicologi indagati, in termini di erotizzazione precoce". Bastava una frase ambigua, un disegno ritenuto rivelatore o un comportamento giudicato anomalo per mettere in moto la macchina dei servizi sociali, spesso culminando con un provvedimento di allontanamento del minore.
Secondo l'accusa, le relazioni dei servizi sociali venivano manipolate per screditare i genitori naturali. Ad esempio, le abitazioni dei bambini venivano descritte come sporche, fatiscenti o pericolanti, mentre ai carabinieri incaricati delle ispezioni si rivelavano essere case assolutamente normali. Venivano stilate relazioni false che attestassero violenze, maltrattamenti e scarsa igiene, il tutto per ottenere il decreto di allontanamento dei minori.
Le Accuse Formali
L'ordinanza del Gip Luca Ramponi ha contenuto accuse pesanti nei confronti degli indagati, tra cui reati di frode processuale, depistaggio, maltrattamenti su minori, falso in atto pubblico, violenza privata, tentata estorsione, abuso d’ufficio, peculato d’uso e lesioni gravissime. Secondo gli inquirenti, alcuni funzionari pubblici, assistenti sociali e psicologi avrebbero fatto parte di un'organizzazione criminale volta a togliere bambini a famiglie in difficoltà e affidarli, dietro pagamento, a famiglie di amici o conoscenti.

Il Ruolo della Onlus Hansel e Gretel e del Centro "La Cura"
Il passo successivo all'allontanamento dei bambini prevedeva il loro invio presso la struttura pubblica "La Cura", nata per dare sostegno ai minori abusati, che era stata data in gestione a una onlus di Moncalieri, "Hansel e Gretel". Questa onlus, un centro privato specializzato nella gestione degli abusi su minori, era diretta dallo psicoterapeuta Claudio Foti e da sua moglie, Nadia Bolognini, entrambi indagati.
Metodi di Psicoterapia e Manipolazione
Presso il centro "La Cura", i bambini venivano fatti seguire da psicoterapeuti privati che, secondo l'accusa, chiedevano compensi di circa 135 euro a seduta, "a fronte della media di 60-70 euro e nonostante il fatto che l’Asl potesse farsi carico gratuitamente del servizio". Per l'accusa, i bambini venivano convinti a dichiarare di aver subito abusi sessuali inesistenti. I disegni, strumento utilizzato dagli psicologi per interpretare il mondo interiore dei minori, sarebbero stati alterati al fine di avvalorare la tesi dell'abuso sessuale.

Le intercettazioni dei colloqui, secondo l'accusa, avrebbero evidenziato significative induzioni, suggestioni e contaminazioni, che rischiavano fortemente di contribuire alla costruzione di falsi ricordi. La tecnica di ascolto utilizzata non avrebbe rispettato le linee guida della Carta di Noto "per l’esame del minore in caso di abuso sessuale", preferendo un'impostazione considerata "altamente suggestiva" e a rischio di impiantare falsi ricordi.
- Una psicoterapeuta avrebbe dichiarato sistematicamente a una minore che aveva subito comportamenti sessuali da parte di un uomo di cui si fidava, con riferimenti inequivocabili al padre, insistendo sulla necessità di "svuotare gli scatoloni" dei ricordi.
- Le affidatarie, attivamente partecipando alle sedute, avrebbero colpevolizzato la bambina, anche con urla e parolacce, per costringerla a "svuotare la cantina dei ricordi".
- In un caso, a un bambino si sarebbe suggerito di intraprendere una "terapia di elaborazione del lutto" per considerare il padre emotivamente morto, al punto da indicargli la necessità di fare un "funerale".
La Controversia sull'Elettroshock
Nelle prime ore dopo la notizia degli arresti, era circolata con enfasi la notizia dell'utilizzo di elettroshock sui bambini, basata su un comunicato dei carabinieri non del tutto chiaro. Tuttavia, questa informazione è stata prontamente smentita. L’apparecchio trovato dagli investigatori non era destinato all'elettroshock e non serviva a trasmettere scariche elettriche, bensì era un dispositivo usato nell’ambito della psicoterapia EMDR (Eye Movement Desensitization and Reprocessing), una tecnica riconosciuta dalla comunità scientifica per il trattamento dei traumi, che permette di inviare stimoli acustici e tattili.

Gli Indagati e le Misure Cautelari
Il 27 giugno, i carabinieri di Reggio Emilia hanno messo agli arresti domiciliari 6 persone e notificato misure cautelari ad altre 10 persone. Tra i principali indagati e destinatari delle misure cautelari figuravano:
- Federica Anghinolfi, dirigente dei servizi sociali dell'Unione Val d'Enza, accusata di aver gestito il presunto sistema illecito di affidamento e di aver obbligato gli operatori sociali a redigere verbali falsi.
- Francesco Monopoli, assistente sociale, anche lui agli arresti domiciliari.
- Claudio Foti e la moglie Nadia Bolognini, psicoterapeuti della onlus Hansel e Gretel.
- Andrea Carletti, sindaco di Bibbiano (eletto in quota Pd), accusato di abuso d'ufficio e falso, ma non direttamente coinvolto nei crimini contro i minori. La sua condotta riguardava la violazione delle norme sull’affidamento dei locali dove si svolgevano le sedute terapeutiche e il presunto "ingiusto vantaggio patrimoniale" procurato al centro studi Hansel e Gretel.
- Tra gli altri indagati, anche gli ex sindaci di Montecchio Emilia e Cavriago, Paolo Colli e Paolo Burani.
Dalle carte dell'inchiesta sono emersi anche casi di "affidi fantasma", ovvero bambini sulla carta affidati a una donna che in realtà non li aveva mai accolti a casa.
Le Reazioni e le Proposte di Riforma
La vicenda di Bibbiano ha generato una forte reazione a livello nazionale, con richieste di modifica delle norme sull'affido e maggiori controlli a tutela dei minori.
- L'Avvocatura, tramite l'Organismo Congressuale Forense, ha chiesto l'adeguamento della normativa interna sull'affido a quella internazionale, l'istituzione di una banca dati nazionale per censire i bambini dati in affido e le strutture ospitanti, e una maggiore professionalità del personale preposto.
- Il Ministro Alfonso Bonafede ha confermato l'istituzione di una Squadra speciale di giustizia per la protezione dei minori.
- La senatrice Licia Ronzulli ha presentato una proposta di legge che prevede l'istituzione di un osservatorio ad hoc, un registro nazionale degli affidi, costi standard e la disposizione dell'affido previa decisione del PM con decreto motivato. La proposta include anche il controllo del giudice sull'allontanamento dei minori, il diritto alla difesa del bambino con un curatore speciale e la videoregistrazione delle indagini dei servizi sociali.
- Il segretario del Pd, Nicola Zingaretti, ha dichiarato che il partito avrebbe vigilato per fare chiarezza e che si sarebbe costituito parte civile nell'eventuale processo, impegnandosi a migliorare il regime degli affidi in Parlamento.

L'Esito del Processo "Angeli e Demoni"
Dopo anni di indagini, udienze e un acceso dibattito pubblico, il processo di primo grado "Angeli e Demoni" si è concluso con un esito significativamente ridotto rispetto alle iniziali accuse.
Le Condanne e le Assoluzioni
A fronte di richieste della Procura che arrivavano fino a 15 anni di reclusione per tutti i 14 imputati, i giudici del tribunale di Reggio Emilia hanno emesso solo tre condanne, per reati meno gravi e con pena sospesa:
- Federica Anghinolfi, ex responsabile dei Servizi sociali dell'Unione Val d'Enza, è stata condannata a due anni per ipotesi di falso in atto pubblico.
- Francesco Monopoli, assistente sociale, è stato condannato a un anno e otto mesi, sempre per ipotesi di falso in atto pubblico.
- La neuropsichiatra Floriana Murru è stata condannata a cinque mesi per una rivelazione di segreto.
Tutto il resto è caduto, in parte per prescrizione e per la maggior parte tramite assoluzioni. In particolare:
- Lo psicoterapeuta Claudio Foti, il "guru" della onlus Hansel & Gretel, è stato assolto in via definitiva dalla Cassazione, dopo una condanna in primo grado.
- L'ex moglie di Foti, Nadia Bolognini, ha concluso il processo di primo grado senza alcun addebito.
- L'ex sindaco di Bibbiano, Andrea Carletti, è uscito dal processo in seguito all'abrogazione del reato di abuso d'ufficio decisa dal Governo di centrodestra. Il suo partito gli ha riconsegnato la tessera.
La difesa di Federica Anghinolfi ha commentato: "Oggi sappiamo che non esistono demoni contrapposti agli angeli, che la nostra assistita non è una 'ladra di bambini' e che non ha mai agito per interessi diversi da quello superiore della tutela dei minori. Questa verità giudiziale ci ripaga degli sforzi compiuti, ma non cancella la distruzione mediatica dell'immagine della nostra assistita né i danni irreparabili e incalcolabili provocati al sistema della tutela dei minori". Il tribunale collegiale non ha riconosciuto l'esistenza di un "business sugli affidi dei minorenni" in Val d'Enza.

Il Contesto Mediatico e la Strumentalizzazione Politica
Al di là del complesso iter giudiziario, il caso Bibbiano è stato al centro di un enorme clamore mediatico e di accese polemiche politiche, soprattutto a fine 2019, quando l'indagine è diventata uno dei temi principali della campagna elettorale per le elezioni regionali in Emilia-Romagna. Leader politici si sono alternati a fare comizi nel piccolo centro, indossando magliette a tema in Parlamento, tra strumentalizzazioni e scambi di querele.
Il sindaco di Reggio Emilia, Marco Massari, ha espresso "vicinanza alle persone che oggi vedono finire, o quasi, un incubo processuale durato anni. Persone per cui, come purtroppo sempre più spesso accade, si sono formulati giudizi affrettati senza attendere la verità giudiziaria; persone contro cui certa politica ha dato il peggio di sé, creando mostri, cavalcando paure, fomentando odio".
Un esempio emblematico di strumentalizzazione mediatica è stato l'inserimento della variabile omogenitoriale nella narrazione del caso. La notizia che una delle coppie affidatarie coinvolte nell'inchiesta fosse composta da due donne ha generato la falsa accusa che il Partito Democratico sottraesse i bambini alle famiglie in difficoltà per darli a coppie omosessuali, alimentando una vasta schiera di notizie false. Questo episodio è diventato un caso di studio sulla facilità con cui le informazioni possono essere distorte per fini propagandistici.
Come è finito il “caso BIBBIANO”?
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