Il Bacio di Aiuti e Iardino: Simbolo della Lotta contro lo Stigma dell'HIV

Il primo dicembre 1988 ha segnato un momento epocale con la celebrazione della prima Giornata Mondiale contro l'AIDS, un evento cruciale per la prevenzione dell'HIV e la promozione di un'informazione corretta su questa atroce malattia. In quegli anni, parlare di AIDS e sieropositività era un profondo tabù. L'AIDS era percepito non solo come un problema sanitario, ma anche sociale, spesso visto come un castigo divino. Similmente a quanto accaduto in passato a lebbrosi e malati di mente, il virus perdeva il suo carattere scientifico, assumendo invece quello di un marchio d'infamia. Il malato era considerato un sovversivo dell'ordine costituito e la malattia una giusta punizione, un'onta di cui vergognarsi, portando il mondo a fare un passo indietro verso il medioevo.

Il Gesto Simbolico: Un Bacio che ha Fatto il Giro del Mondo

Durante un congresso nazionale a Cagliari, mentre l'Organizzazione Mondiale della Sanità si soffermava sul rischio di trasmissione dell'infezione anche attraverso un bacio, una giovanissima attivista sieropositiva compì un gesto audace. Questa attivista, Rosaria Iardino, venne immortalata mentre baciava simbolicamente l'immunologo Ferdinando Aiuti. Rosaria Iardino, sieropositiva da oltre 30 anni e oggi presidente della Fondazione The Bridge, ha ricordato come nacque quello scatto nel 1991. «Quella foto ha fatto il giro del mondo e pensare che l'abbiamo scattata quasi per gioco, a un congresso medico per la giornata per la lotta all'Aids, a Cagliari». Il 2 dicembre 1991, alla Fiera Campionaria di Cagliari, l'idea nacque dalla volontà di smentire le continue disinformazioni che circolavano, definite oggi "fake news". Un articolo de Il Mattino di Napoli, ad esempio, aveva erroneamente affermato che l'HIV si potesse contrarre anche con un bacio.

Foto storica in bianco e nero di Rosaria Iardino che bacia Fernando Aiuti

«Avevamo deciso di darci quel bacio la sera prima», prosegue Rosaria Iardino, «perché eravamo ormai molto scoraggiati, sembrava che non servissero più né le parole né gli articoli scientifici». Questo gesto fu volutamente provocatorio. «È servito tantissimo. Non immaginavamo che avrebbe fatto tanto scalpore e quanto quella foto riuscisse a girare nel mondo». Il bacio divenne un simbolo nella lotta contro lo stigma verso chi è affetto da AIDS, dimostrando che un bacio sulla bocca non trasmette la malattia in anni in cui i malati erano trattati come appestati. «Lo avevamo fatto pensando all'Italia, ma arrivarono giornali anche dal Giappone. Il nostro messaggio era rivolto alle persone con l'HIV perché allora lo stigma uccideva molto più dell'infezione». Rosaria Iardino stessa ha dichiarato: «Quel bacio è stato la più efficace campagna di comunicazione sull’Hiv in Italia».

Morte Aiuti, Rosaria Iardino: ''Quel bacio fu la miglior campagna contro lo stigma verso l'Hiv''

Fernando Aiuti: Scienziato e Difensore

Il bacio storico di Fernando Aiuti, pioniere della lotta contro l'HIV, sulla bocca di una donna sieropositiva, Rosaria Iardino, è diventato un simbolo potente. Fernando Aiuti, scomparso successivamente, è ricordato da Rosaria Iardino come «un grande scienziato e un uomo di immenso coraggio». Fu il primo a chiedere al ministero l'uso di profilattici e a schierarsi a difesa dei malati di AIDS affinché non subissero discriminazioni. In anni in cui per un malato era difficile persino trovare un dentista o un ortopedico, e persino da morti si veniva discriminati, con difficoltà a trovare onoranze funebri disposte a fare il funerale, il suo impegno fu fondamentale. Rosaria Iardino, che non era paziente di Aiuti ma era in cura tra lo Spallanzani di Roma e Milano, lo incontrò a Roma nel 1988 e lui le chiese di entrare in Anlaids. I racconti di quel periodo oggi sembrano incredibili, e Rosaria Iardino piange «quell'uomo così importante che ha aiutato migliaia di persone».

La Vita di Rosaria Iardino e la Lotta Continua

Rosaria Iardino, che contrasse il virus a 17 anni ed era sieropositiva da otto al momento del bacio, non ha mai voluto rivelare come ha contratto il virus, ritenendolo irrilevante. Ha sottolineato l'importanza del sostegno familiare: «È sicuramente un grande farmaco avere accanto una famiglia intelligente». I suoi familiari si informarono autonomamente, e suo fratello e sua sorella subirono discriminazioni indirette sul posto di lavoro, cosa che le raccontarono solo molti anni dopo. Rosaria iniziò a essere sempre più spesso ospite di programmi televisivi, contribuendo a "bombardare i giovani di informazioni".

Impegno Attuale e Nuove Sfide

Oggi, Rosaria Iardino vive a Milano con sua moglie Chiara e le loro due figlie, di 13 e 5 anni. Per la figlia più piccola, Anita, nata dalla volontà della loro relazione, ha avviato la richiesta di adozione. Da tre anni, guida la Fondazione The Bridge, un'associazione con un comitato scientifico di trenta professionisti in ambito medico, impegnata nello sviluppo di progetti di intervento sociale e sanitario. Tra gli ultimi progetti, d'intesa con l'Ania, vi è la definizione di nuovi indicatori per realizzare polizze assicurative che consentano ai sieropositivi di stipulare un mutuo.

La qualità della vita per le persone sieropositive è migliorata notevolmente. Rosaria afferma: «Oggi la qualità della nostra vita è migliorata tanto, trent’anni fa era difficile prevedere il futuro. All’inizio la mia principale preoccupazione era di arrivare alla stagione successiva, adesso è di conservare l’ottima salute che ho». Tuttavia, questa "eredità di salute" rischia di essere messa in discussione. «I pazienti che prendono farmaci per tutta la vita sono più esposti a sviluppare resistenze, per questo è indispensabile avere nuove cartucce per rimanere in salute». Purtroppo, alcune Regioni, tra cui Lazio, Campania, Puglia ed Emilia-Romagna, faticano a dare la possibilità ai medici di prescrivere farmaci di ultima generazione nei loro piani terapeutici.

La Superficialità dei Giovani e l'Importanza della Prevenzione

Il fatto che oggi si possa curare e convivere bene con l'HIV produce talvolta una certa leggerezza nelle precauzioni contro la trasmissione sessuale. «Troppi ragazzi si accontentano del fatto che il virus si può curare, senza considerare quanto costi prendere i farmaci». C'è ancora molta ignoranza: «Credono che l’Hiv riguardi solo l’Africa, o pensano che bastino il coito interrotto e la pillola a scongiurare il contagio». Per questo motivo, Rosaria Iardino continua a testimoniare il suo impegno, come previsto per un evento a Bergamo, a chiusura della settimana degli #AbbracciConsapevoli di prevenzione dell'AIDS.

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