Giovanni Battista Gaulli, il Baciccio, e le Ricchezze della Basilica di Santa Maria sopra Minerva

Giovanni Battista Gaulli, meglio noto come il Baciccio (o Baciccia), fu uno dei più grandi interpreti della spettacolare decorazione barocca, capace di esprimere lo spirito e lo spazio del Barocco con un continuo sconfinamento e un'incontinenza delle forme, specialmente nelle vaste superfici di volte e cupole. Insieme a Pietro da Cortona, che lo precedette, e ad Andrea Pozzo, suo contemporaneo, il Baciccio ha lasciato un'impronta indelebile nella storia dell'arte.

Vita e Carriera di Giovan Battista Gaulli (Il Baciccio)

Le Origini Genovesi e l'Arrivo a Roma

Giovanni Battista Gaulli nacque a Genova l'8 maggio del 1639, figlio di Lorenzo, membro di una famiglia di origini veneziane. Il suo soprannome "Baciccio" è il diminutivo genovese del nome "Giovanni Battista". Poco si sa dei suoi inizi nella città ligure, se non per un rapporto con il versatile e fantasioso pittore Giovanni Battista Castiglione, detto il Grechetto. A soli 18 anni, nel 1657, Baciccio perse i genitori a causa della peste e si trasferì a Roma.

L'Ascesa Professionale e l'Influenza di Bernini

Nella capitale, tra varie esperienze, Gaulli incontrò, grazie al mercante d'arte Pellegrino Peri, Gian Lorenzo Bernini, che prese il giovane pittore sotto la sua protezione agli inizi degli anni '60. In quel periodo, Baciccio si sposò e fu accolto dagli Accademici di San Luca, dove assunse ruoli di crescente rilievo fino a quello apicale di Principe nel 1673. Tra le sue prime opere si ricorda la pala con la Madonna e i santi Rocco e Antonio per la Chiesa di San Rocco, databile verso il 1661.

Ritratto di Gian Lorenzo Bernini, il mentore del Baciccio

Le Grandi Commissioni e l'Influenza Stilistica

La sua prima importante commissione risale al periodo 1666-1671 per i pennacchi della cupola di Sant'Agnese in Agone, su richiesta della famiglia Pamphili. In questo frangente, con la raccomandazione di Bernini, Baciccio si recò a Modena, presso la corte Estense, cogliendo l'occasione per studiare da vicino le opere di Correggio a Parma, specialmente le grandi cupole, riproducendone la pittura calda, sensuale e veloce. Se Correggio non fu mai a Roma, Baciccio ne riportò lo spirito nella città eterna. Negli anni successivi, Baciccio lavorò per la nobiltà romana, ritraendo papi come Alessandro VII e Clemente IX Rospigliosi. Nel 1667, dipinse per Flavio Chigi, un "dandy" dell'epoca. Fu un periodo fertile anche per lo studio e l'approfondimento delle opere di Van Dyck, Annibale Carracci e Guido Reni. Nel 1668 realizzò il capolavoro Endimione spiato da Diana per la camera da letto di Palazzo Odescalchi, ora trasferito in Palazzo Chigi. Altri papi, tra cui Clemente X, commissionarono a Baciccio opere per la loro cappella gentilizia in Santa Maria sopra Minerva.

"Il Trionfo del Nome di Gesù": Capolavoro al Gesù

Contesto e Realizzazione

Nel 1672, Gaulli dipinse la Gloria di Santa Marta per il soffitto della Chiesa di Santa Marta al Collegio Romano, un'opera caratterizzata da una morbidezza e leggerezza di esecuzione tali da impressionare il padre generale dei Gesuiti, Giovanni Paolo Oliva, genovese come il Baciccio. Questo portò, sempre nel 1672, all'affidamento al pittore della decorazione della cupola e delle volte della Chiesa del Gesù a Roma, chiesa madre dei Gesuiti, con la benedizione del Bernini. Quest'opera, bozzetto e modello finale dell'affresco della volta della navata centrale della Chiesa del Gesù, fu eseguita dal Gaulli tra il 1676 e il 1679, anni dedicati alla decorazione della volta e culminata nella scoperta il 31 dicembre 1679.

Un bozzetto dell'opera, un olio su tela di 179,5x120 cm, fu presente in diverse mostre prestigiose, tra cui la "Mostra della Pittura italiana del ‘600 e del 700" (Firenze, 1922) e "Genova nell’età Barocca" (Genova, 1992). Questo dipinto, ritrovato nell'appendice al Fidecommesso del 1862 nella terza Sala dell'attuale collezione, è sempre descritto come "Bozzetto della volta del Gesù, Baciccio". Probabilmente pervenne al Cardinale Fabrizio Spada tramite dono o acquisto dai padri Gesuiti, che avevano solidi rapporti con la sua famiglia; nel 1670, ad esempio, il padre generale Giovanni Paolo Oliva battezzò un nipote del Cardinale, Alessandro.

Il Trionfo del Nome di Gesù, bozzetto di Baciccio

Iconografia e Composizione Illusoria

L'opera rappresenta il culmine dell'arte del Baciccio, un vortice di cielo che si ispira all'affresco del Correggio nel Duomo di Parma, arricchito dal movimento delle nubi che, su protesi di stucco, coprono le superfici dei finestroni del tamburo. Questa meravigliosa composizione intende stupire con effetti speciali, come il soffitto che si spalanca davanti allo spettatore, mostrando il monogramma di Cristo in un tripudio di angeli. Il soggetto celebra la gloria di Gesù e il suo potere di salvezza, di cui la Chiesa è mediatrice, conformemente al programma teologico dell'ordine gesuita e alle regole dottrinarie della Controriforma. La soluzione iconografica fu probabilmente influenzata dal Padre Oliva o da altri dotti Gesuiti.

La scena si svolge vorticosamente dall'alto verso il basso con giochi di controluce che creano effetti di coinvolgimento. Da essa si irradia una luminosissima luce verso le figure sottostanti, aperte a semicerchi, raffiguranti santi e fedeli. A destra, un personaggio che tende in alto il modellino della chiesa del Gesù è forse il Cardinale Alessandro Farnese, circondato dalla sua famiglia. A sinistra sono distinguibili i Re Magi. Al centro, in penombra, l'Allegoria della Chiesa spinge con forza in basso, nell'oscurità del peccato, i dannati. Dall'intreccio delle figure, emergono in controluce le simbologie dei vizi: in alto a destra la Vanità o la Superbia, impersonata da una donna con un pavone; al di sotto, l'Avarizia, che sorregge una borsa e stringe a sé un lupo, e l'Eresia, con capelli di serpenti che la rendono simile a una medusa.

Il segreto di Gesù. Riflessione sulla Trasfigurazione.- Don Luigi Maria Epicoco

Dettagli e Differenze dal Bozzetto

Rispetto all'affresco finale, il dipinto presenta alcune differenze. Oltre a varianti nelle figure e a un diverso punto di vista (frontale e non "di sotto in sù"), nel modello non è curata la realizzazione della cornice dell'ovale centrale e degli angeli che la sorreggono. Inoltre, alla volta dorata dell'affresco si sostituisce nel dipinto una tinta neutra verdastra. La quantità delle immagini si fonde nella luce, in un vortice che appare senza limite, in uno straripamento dai limiti della cornice. La tribuna, con la Gloria dell'Agnello mistico, fu inaugurata il 30 luglio del 1683.

Influenze Stilistiche e la Teoria del Bernini

Per la realizzazione del bozzetto, così come dell'affresco, fu fondamentale l'influsso dell'opera di Gian Lorenzo Bernini. Il Tessin precisa che fu lo stesso Bernini, amico e tra i primi estimatori di Gaulli a Roma, a suggerire al pittore di "gettare la grande ombra sopra gli stucchi e l'oro". In particolare, Gaulli si accostò alla Cattedra di San Pietro di Bernini, articolando i gruppi pittorici allo stesso modo in un insieme di realtà e fantasia. Pur ispirandosi ad altri grandi decoratori come Pietro da Cortona, Lanfranco, Correggio e Rubens, è da Bernini che Gaulli trasse una maggiore forza illusiva, ponendosi in linea con la sua concezione di pittura illusionistico-decorativa, intesa come sintesi di masse plastiche e coloristiche.

L'Evoluzione Artistica Post-Gesù

La Fase Più Composta e il Nuovo Classicismo

Dopo tanta enfasi barocca, la critica riscontra in Baciccio una fase più composta, con ritmi meno vorticosi e un cromatismo più freddo. Per alcuni, come Lione Pascoli, ciò sarebbe stata la conseguenza del dolore per la morte del figlio Lorenzo; per altri, più legati alla storia delle forme, un adeguamento alla nuova sensibilità estetica verso un "bello ideale ritrovato", secondo le idee di Carlo Maratta, che preludeva a un nuovo classicismo. A questo gusto corrispondono opere come l'Immacolata tra i santi Francesco e Chiara per la Chiesa di Santa Margherita in Trastevere, il Sacrificio di Isacco e il Ringraziamento di Noè (oggi al Museo di Atlanta), e la Continenza di Scipione in Palazzo Doria a Genova, che mostrano una progressiva rarefazione della sua esuberante personalità. Altri esempi includono la Natività del Battista in Santa Maria in Campitelli e la Madonna con Sant'Antonio da Padova per la chiesa distrutta della Santissima Annunziata di Imperia, ora nell'oratorio della Santissima Trinità a Monte Calvario.

Opere della Maturità e l'Eredità Artistica

Nell'ultimo decennio del secolo, Baciccio ebbe diverse commissioni a Genova e altrove, come la Conversione di San Paolo a Fiastra, nelle Marche, e opere ancora in Sant'Andrea al Quirinale. Del 1707 è l'ultima impresa dell'artista, la decorazione della Chiesa dei Santi Apostoli, che, secondo il Ratti, fu compiuta in cinquanta giorni. Baciccio morì a Roma nel 1709. Anche nella ritrattistica, con importanti committenti, cardinali e papi, Baciccio si rivelò innovativo, mostrando una capacità, prima di lui solo del Correggio, di rappresentare la morbidezza della carne e l'abbandono a espressioni di beatitudine o di compiacimento, in morbidezze ineguagliabili. Con il "Trionfo del nome di Gesù", realizzato sulla volta della navata centrale della chiesa del Gesù, Giovan Battista Gaulli ha scritto una delle pagine più incredibili e note della storia dell'arte mondiale.

La Basilica di Santa Maria sopra Minerva: Storia e Arte

Dalle Origini Antiche alla Basilica Dominicana

La Basilica di Santa Maria sopra Minerva, dal 1566 basilica minore con titolo cardinalizio, sorge in un luogo di grande antichità a Roma. Già nell'VIII secolo fu aggiunto il toponimo di Minervum, a indicare che l'oratorio originario sorgeva nei pressi dell'antico tempio di Minerva Chalcidica, e di quelli dedicati a Iside e Serapide. Successivamente, nel Medioevo, la chiesa, allora di proprietà delle monache di Campo Marzo, fu concessa ai Padri Domenicani al tempo di Gregorio XI. Nel 1280 iniziarono i lavori di costruzione della basilica, che rappresenta l'unico esempio di grande architettura religiosa gotica conservatosi a Roma. Il primitivo nucleo conventuale fu ampliato, articolandosi intorno a un grande chiostro, acquisendo prestigio e disponibilità economiche tali da diventare uno dei più importanti conventi della città, ospitando due conclavi nel secolo successivo (1431 per Eugenio IV e 1447 per Nicolò V).

Facciata della Basilica di Santa Maria sopra Minerva

Trasformazioni e Sviluppo del Complesso

La costruzione della basilica proseguì con l'aggiunta di una copertura a capriate visibili verso la metà del XIV secolo. Il Cardinale Orsini, nel 1453, fu un propulsore del progetto, elargendo una ingente somma di denaro nel 1295. Nella seconda metà del Quattrocento, il cardinale umanista Oliviero Carafa promosse la costruzione di un secondo chiostro, quello della Cisterna. Tra il 1558 e il 1570, sotto il generale dell'ordine Vincenzo Giustiniani, avvennero le maggiori trasformazioni del complesso, che si conclusero nel corso del Seicento. La grande tribuna, minacciando rovina, fu rifatta dai signori Palombari con l'architettura di Carlo Maderno, che vi aggiunse il coro. D'ordine di Clemente VIII, di Casa Aldobrandini, fu fabbricata la cappella in memoria del padre e della madre, con i loro sepolcri e statue.

Il Palazzo della Minerva e la Biblioteca Casanatense

Il cosiddetto "Palazzo della Minerva", costruito nella seconda metà del Cinquecento per incarico di Vincenzo Giustiniani, pur appartenendo all'insula domenicana, ne costituì per molto tempo una sorta di corpo periferico. L'ultimo grande evento architettonico nella storia dell'insula fu la costruzione, a partire dal 1700, della Biblioteca Casanatense, sulla base del testamento del 5 ottobre 1698, con cui il cardinale Girolamo Casanate destinava la sua ricchissima raccolta libraria ai Domenicani per garantirne la libera consultazione al pubblico.

Indagini conoscitive hanno permesso il rinvenimento di reperti di età romana e medievale, come le tracce dei Saepta Iulia, un'ampia piazza porticata di epoca augustea destinata alle votazioni. Basi di colonne e frammenti del piano pavimentale dell'antica piazza offrono preziosi dati per la ricostruzione dell'impianto dei Saepta e dell'antica topografia romana dell'area su cui sorge il palazzo. Il rinvenimento di uno strato di schegge di marmo ha confermato che, dopo aver perso la sua funzionalità, il complesso fu largamente utilizzato come cava di marmo nel periodo medievale. È stata rinvenuta anche una parte di canalizzazione, probabilmente per acque scure, successiva alla prima realizzazione dei Saepta.

Palazzo della Minerva, prospettiva storica o attuale

Rientrati in possesso della propria sede nel 1814, i padri programmarono una serie di lavori di risanamento. L'occupazione francese del 1849 comportò l'utilizzo della Minerva come caserma fino al 1867. Il palazzo fu ristrutturato attorno al 1860 da Andrea Busiri Vici senior, che elevò il corpo seicentesco ridisegnando l'esterno secondo i canoni estetici del purismo romano. Nel 1871, la palazzina divenne sede del Ministero delle Finanze, poi del Ministero della Pubblica Istruzione nel 1873, e nel 1899 una parte fu sede della Direzione Generale delle Poste e Telegrafi. Gli interventi più rilevanti furono il rimaneggiamento del lungo fronte su via del Seminario e di quello all'angolo verso S. Ignazio su piazza S. Macuto, che assunsero l'attuale facies eclettica.

Nel 1974, il complesso, già in uso al Ministero delle Poste e Telecomunicazioni, fu assegnato alla Camera dei Deputati per ospitare la propria Biblioteca. Le condizioni del palazzo erano inadeguate a sopportare il peso delle raccolte librarie, poiché la crescita del fabbricato aveva assimilato fondazioni di diverse epoche romane. Interventi significativi hanno comportato il consolidamento e l'irrigidimento delle strutture, soprattutto ai livelli inferiori, un lungo lavoro di restauro che ha rispettato il manufatto storico secondo il principio della conservazione integrata. Il monitoraggio strutturale è stato effettuato con estensimetri, piezometri elettrici, fessurimetri e celle di pressione. L'intervento complessivo si è ispirato a una reintegrazione dell'immagine che omaggia la storicità dell'edificio, riassumendosi nella sua facies ottocentesca e nella testimonianza storica della presenza del Ministero dell'Istruzione, con figure illustri come Francesco De Sanctis e Benedetto Croce.

Tesori d'Arte nella Minerva

Il Cristo Risorto di Michelangelo

Tra le opere più celebri conservate nella Basilica di Santa Maria sopra Minerva vi è il Cristo Risorto di Michelangelo Buonarroti. La statua fu oggetto di particolare attenzione fin dalla sua creazione. Si narra che l'artista scoprì una venatura nera sul volto della statua, che decise di conservare "come suo grandissimo onore, come fosse d'oro". La statua, destinata alla chiesa, presentava una nudità che, per i canoni del decorum seicentesco, divenne "oltraggiosa". Per questo motivo, fu posto un panneggio dorato per coprire le nudità michelangiolesche. Nonostante la vicenda con il committente principale, Metello Vari, la statua fu collocata nella Chiesa di Santa Maria sopra Minerva.

Cristo Risorto di Michelangelo nella Basilica di Santa Maria sopra Minerva

Altri Monumenti Sepolcrali e Opere Pittoriche

La basilica custodisce una ricchezza di opere d'arte e monumenti sepolcrali. La Cappella Carafa, nella crociata, è dedicata a San Tommaso d'Aquino e fu dipinta con storie del santo da Filippino Lippi Fiorentino, con una grande lunetta mirabile per l'epoca. La volta è di Raffaellino del Garbo. La tavola dell'altare, un'Annunziata, è ritenuta opera del Beato Giovanni da Fiesole (Fra' Angelico). All'interno si trovano i sepolcri di illustri personaggi, tra cui quello del cardinale Vincenzo Giustiniani e del cardinal Bonelli, quest'ultimo architettura del cavalier Carlo Rainaldi. Il sepolcro di Suor Maria Raggi fu realizzato dal Bernini, mentre un altro pilastro mostra un disegno di Pietro da Cortona. Le due statuette di marmo ai lati dell'altare nella cappella del Salvatore sono di Mino da Fiesole.

Tra le altre opere, si segnalano quelle di Carlo Maderno che architettò la cappella dedicata alla Santissima Annunziata, tutta colorita con fatti di Maria Vergine da Cesare Nebbia. Le statue dei SS. Pietro e Paolo all'altare sono di Cammillo Mariani. Nella cappella contigua, già dedicata a S. Agnese da Montepulciano e ora a S. Raimondo, il cui quadro dipinse Niccolò Magni d'Artesia, si vedono figure di Sante Caterina ed Agata a olio di Girolamo da Sermoneta. Il quadro dell'altare che rappresenta S. Pietro che conduce alla Vergine Maria i Santi canonizzati da Clemente X, è opera di Carlo Maratta. Nella sacrestia, il quadro e le pitture sull'altare, dove è raffigurato Cristo Crocifisso, sono di Andrea Sacchi.

Affreschi di Filippino Lippi nella Cappella Carafa

Le Opere nel Chiostro e negli Ambienti Connessi

Adiacente alla chiesa si trova un grande e magnifico convento, con un chiostro interamente dipinto. La facciata di quest'ultimo, sul lato destro dell'ingresso, presenta nella prima arcata un San Domenico dormiente dal cui petto sorgono i 15 Misteri del Rosario. Diverse cappelle ospitano opere di artisti come Gio. Valesio Bolognese (l'Annunziata), Giovanni Antonio Lelli Romano (la Visitazione di Santa Elisabetta) e Giuseppe Paglia del Bastaro (la Presentazione del Signore). Il chiostro contiene anche una serie di affreschi dedicati alla vita di Gesù, tra cui l'Orazione nell'orto, la Flagellazione, la Coronazione di spine, il Portar della Croce e il Gesù crocifisso, opere in parte di autore ignoto e in parte attribuite a Francesco Nappi Milanese (l'Ascensione, la Venuta dello Spirito Santo, l'Assunta). Le volte del chiostro sono dipinte con grottesche di grande bizzarria.

Nella Sala Atti Parlamentari e negli ambienti attigui dell'attuale Biblioteca del Senato, sono collocate opere di artisti italiani contemporanei. Tra queste, la "Ragazza in piedi" in rame, bronzo, nichel bianco e oro, realizzata nel 2003 da Giuliano Vangi, rinomato per i suoi numerosi monumenti in contesti prestigiosi. Sono presenti anche quattro arazzi del pittore sperimentalista Corrado Cagli, realizzati nel 1960, e un'opera "Astratta" di Emilio Vedova del 1964. Nel giardino del Chiostro Guidetti, è ospitata una statua in bronzo di Sandro Chia, uno dei massimi esponenti della Transavanguardia. Realizzata nel 2003, la scultura rappresenta un angelo con una sola ala che innalza al cielo un cuore d'oro, simboleggiando la necessità di unità e solidarietà umana per la realizzazione dell'aspirazione al volo e alla libertà.

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