Avezzano, capoluogo marsicano, è un luogo in cui storia millenaria e tradizioni contemporanee si fondono, offrendo scenari suggestivi. Questa dinamica è particolarmente evidente durante le festività, dove la storica Cattedrale dei Marsi funge da maestoso sfondo per eventi comunitari che celebrano simboli come l'albero di Natale. Ma la connessione tra la città, la sua cattedrale e gli alberi, intesi anche come elementi di rinascita, affonda le radici in secoli di storia.
Avezzano in Festa: L'Albero di Natale e la Comunità
La festa dell'Immacolata ad Avezzano è un momento di grande aggregazione. L'accensione delle luminarie e dell'albero di Natale è un evento culmine, che si svolge con un tradizionale conto alla rovescia. L'amministrazione comunale ha scelto per l'accensione dell'albero dell'8 dicembre un formato nuovo, molto più vicino allo spirito autentico del Natale: non un grande nome sul palco o un testimonial famoso, ma tanta, tantissima vita vera. Piazza Risorgimento si riempie di volontari in divisa, sorrisi larghi e sciarpe sportive, che rappresentano i protagonisti invisibili di ogni giorno, coloro che costruiscono qualcosa per tutti.
Le scale che portano alla fontana e al nuovo albero brillano di un'energia speciale, mentre la Cattedrale dei Marsi, illuminata in modo suggestivo, fa da sfondo a questa scena coinvolgente. Alle 17, la musica si infila tra la folla con lo Zampogne Street Show, portando in piazza quel profumo antico di Abruzzo che precede le feste. Alle 17:30 si inaugurano i Mercatini di Natale e la pista di pattinaggio, contribuendo a creare un'atmosfera magica e crescente.

Quando arrivano le 18, l'accensione dell'albero e delle luminarie si trasforma in un movimento collettivo, superando il semplice gesto rituale degli anni passati. Il sindaco Giovanni Di Pangrazio, coinvolto dai selfie dei ragazzi e da decine di abbracci, sottolinea l'importanza di questo evento che pone al centro la comunità: “Avezzano è guida della Marsica anche nello spirito del Natale. Oggi abbiamo voluto mettere al centro dell’evento chi ogni giorno costruisce qualcosa per tutti: i volontari, il mondo dello sport, la nostra splendida comunità.” La voce di Michela Olivieri accompagna l'accensione, trasformandola in un istante sospeso, quasi cinematografico, avvolgendo e illuminando quanto le luci dell'albero appena acceso. Quattro ore fitte di emozioni, musica, incontri e applausi, che rendono la piazza un grande salotto condiviso, trasmettendo il messaggio che non serve essere famosi per essere preziosi, e che l'unione rafforza ogni gesto.
Il Comune di Avezzano dimostra attenzione per il ciclo di vita degli alberi natalizi anche dopo le festività, prevedendo una raccolta straordinaria degli alberi di Natale a domicilio.
La Cattedrale di San Bartolomeo Apostolo: Un Simbolo di Resilienza
Le Origini e le Prime Menzioni
Le radici della Cattedrale di Avezzano affondano in un passato remoto, legato all'evoluzione del territorio marsicano. Secondo alcune fonti, nel 1156, avverrebbe una profonda ristrutturazione della chiesa di Sant'Antonio Abate, che da questo momento pare essere menzionata con il nuovo nome di Chiesa di San Bartolomeo. Questa data segnerebbe l'inizio ufficiale della storia della chiesa. La prima citazione ufficiale della chiesa di San Bartolomeo di Avezzano è del 1188, quando la bolla di Papa Clemente III cita chiaramente la presenza di una chiesa in questi luoghi dedicata a San Bartolomeo apostolo.

Avezzano nel Contesto Storico della Marsica
Nel X secolo, la Marsica si trovava soggetta alla signoria dei Berardi, conti dei Marsi dal 926. In questo periodo, il piccolo villaggio di Avezzano probabilmente dipendeva sul piano amministrativo dal più grande e importante centro di Pietraquaria, presente sul Monte Salviano. Per molti secoli, la Diocesi dei Marsi è stata un'istituzione priva di valore a causa della scarsa importanza dei suoi vescovi.
Nel 1143, dopo circa 70 anni di continui combattimenti e armistizi, i conti Berardi si arresero al potente vicino normanno in cambio di un suo peso politico nella gestione locale. Dopo l'assorbimento del territorio marsicano nel regno di Sicilia, i Normanni procedettero ad una riorganizzazione amministrativa della Marsica, suddividendola nelle tre contee di Albe, Celano e Carsoli, affidate secondo gli accordi a membri della famiglia Berardi. Pietro Berardi, conte di Alba Fucens dal 1167, divenne per via ereditaria anche conte di Celano e si rivelò un abile politico, riuscendo ad accattivarsi la simpatia di Papa Innocenzo III. Questa simpatia gli fruttò il cumulo di molte cariche politiche, portandolo a diventare una sorta di reggente del regno siciliano. Pietro Berardi riuscì a cumulare tanto potere poiché nel regno siciliano all'inizio del XIII secolo vi era un vuoto di potere causato dalla minore età dell'erede al trono.

Verso il 1210, in Germania, un vuoto di potere causò una guerra fra due opposte tensioni della grande nobiltà: Filippo di Svevia, zio del giovane Federico, che cercava di usurpare il trono tedesco al nipote, e Ottone di Brunswick, esponente del partito guelfo. Questa guerra si concluse con l'assassinio di Filippo di Svevia. Ottone di Brunswick, asceso al trono tedesco, andò in Italia per occupare anche il trono italiano. Pietro Berardi, reggente del regno siciliano, approfittò di Ottone per giungere a un accordo, liberandolo dal vincolo al papa e agli Svevi. Poco tempo dopo, la morte di Pietro Berardi nel 1212 fece il resto.
Nel 1221, dopo alcuni anni di sfide verbali fra Tommaso Berardi, che nel frattempo si era rafforzato politicamente divenendo anche conte del Molise, e il giovane re-imperatore Federico II, si arrivò allo scontro fisico. Federico II e le sue truppe misero a ferro e fuoco la Marsica cercando di piegare la resistenza di Tommaso, che riuscì a resistere a lungo, mettendo l'imperatore in seria difficoltà. Federico si vendicò poi del territorio marsicano per l'appoggio dato a Tommaso, portando a gravi conseguenze. Se sul piano sociale queste conseguenze furono risolte grazie all'intercessione papale, sul piano politico riemerse lo scontro fra Federico II e Tommaso Berardi. Tommaso, nominato dal Papa comandante delle truppe papali contro Federico II, desideroso di una rivincita, tornò nelle sue terre come padrone e procedette allo scontro. Federico II, nel 1229-30, tornò così con il suo esercito nella Marsica mettendola di nuovo a ferro e fuoco e scontrandosi nuovamente con Tommaso, vincendolo ancora.
In questa fase, Avezzano era ancora un semplice villaggio a ridosso del Lago Fucino. Tuttavia, anche questo paese fu coinvolto indirettamente nello scontro, portando terrore tra la popolazione. Allo stesso tempo, Avezzano, vista la sua posizione, divenne sempre più importante e da semplice villaggio perilacustre divenne la sede del piccolo feudo. Ciò è evidente dalla presenza di un primo castello, costruito dalle famiglie nobili che si succedettero alla guida del feudo di Avezzano. Con la distruzione di Pietraquaria, la sua popolazione si trasferì nei centri vicini, e Avezzano fu infeudata dalla famiglia De Poli, sostenitrice di Carlo I d'Angiò. Avezzano, in questa fase, sembra dotarsi di mura esterne, mai avute precedentemente, indicando una maggiore importanza del paese. Le mura di Avezzano erano costituite da forti mura e da tre porte esterne: Porta San Francesco, Porta San Bartolomeo e Porta S.
Terremoti, Ricostruzioni e Cambi di Dominio
Un grave sisma avvenne nel centro Italia nel 1349, producendo danni molto importanti nella Marsica, dove numerosi paesi furono fortemente danneggiati o distrutti, inclusa Avezzano. Nel frattempo, sul piano politico, si scatenò una grave guerra di successione seguita alla morte di Carlo II nel 1343. Gli Ungheresi invasero il regno napoletano, mettendolo a ferro e fuoco per diversi anni. Questi saccheggi e combattimenti avvennero in Abruzzo per tutti gli anni 1350 e 1360, mettendo a dura prova gli abruzzesi. Tra i saccheggi più spietati si ricorda il sacco di Avezzano del 1363 ad opera di Francesco del Balzo, duca d'Andria. Questo saccheggio, condotto dalla sua compagnia d'armi, distrusse in modo atroce l'intero borgo appena restaurato dal sisma. Durante la sua permanenza nella cittadina, conferì diversi privilegi alla chiesa di San Bartolomeo. Nel 1366, morì la contessa Maria Duzziaco e la contea albense, che sarebbe più esatto chiamare contea di Avezzano, ritornò al Regio Demanio.

Avezzano, dopo il sacco del 1363, procedette a una nuova ricostruzione del suo borgo, riparando tutti i danni materiali. La situazione aveva gravato duramente sull'economia dell'area. Successivamente, iniziarono lunghi anni di feroci battaglie con i Colonna per il possesso della Marsica occidentale. Nel 1456, un tremendo terremoto colpì l'Irpinia, producendo danni elevatissimi anche in altre regioni del centro Italia, tra cui l'Abruzzo. Nella Marsica, moltissimi centri riportarono danni consistenti; anche Avezzano fu molto colpita, subendo diversi crolli. La vecchia chiesa di San Bartolomeo, gravemente danneggiata dal sisma del 1349 e riparata in modo precario, fu ora intaccata dal nuovo sisma, che la danneggiò ulteriormente, portando alla sua chiusura per ragioni di sicurezza.
Nel 1464, gli Orsini, dopo alcuni anni, riuscirono a farsi riconoscere nuovamente proprietari delle contee di Albe e Tagliacozzo, scatenando la gelosia dei Colonna, loro famiglia rivale. Gli anni successivi furono difficili, poiché i Colonna crearono continui problemi agli Orsini per mettere le mani sulle due contee. Questo stato di guerra continuo portò a grandi scontri nella zona, determinando diversi episodi di battaglie locali più o meno importanti, comportando grandi crisi sociali ed economiche. Ciò durò fino al 1497, quando, attraverso alcune scuse, i Colonna riuscirono a defenestrare gli Orsini e a prendere possesso delle due contee.
Avezzano all'inizio del XVI secolo si trovava fuori dalle grandi vie del pascolo di pecore, che in questo periodo divennero una delle principali fonti di guadagno. Oltre a ciò, Avezzano all'inizio del XVII secolo era molto migliorata sul piano architettonico, con numerosi lavori di risistemazione urbanistica. Nel 1527, Ascanio Colonna, grande nemico di Papa Clemente VII, aveva favorito l'entrata dei Lanzichenecchi di Carlo V a Roma. Gli Orsini si vendicarono dei Colonna mettendo a sacco le loro terre, spingendosi fino in Abruzzo, dove batterono l'esercito colonnese presso Magliano dei Marsi. Avezzano potrebbe aver subito un saccheggio superficiale da parte orsina.
La Chiesa Cinquecentesca e il Grande Sisma del 1703
I lavori della nuova chiesa furono completati più o meno nel 1570, e alla fine la struttura appariva imponente a tre navate con volte ad arco. L'arco della navata centrale era sostenuto da dieci colonne quadrate in fila. L'abside era aperto in forma circolare, mentre la facciata era rivestita di pietra bianca, la stessa delle colonne, proveniente da un vicino monte. Avezzano all'inizio del XVII secolo visse una profonda crisi economica, data dalle gravose tasse spagnole e da raccolti andati male. Nel 1647, scoppiò una grande rivolta popolare nel meridione italiano contro il malgoverno spagnolo. Qui, il barone Squinzi dell'Aquila coordinò la rivolta locale, occupando il Castello Piccolomini e facendone la base centrale. Nel 1648, gli Spagnoli, servendosi anche dei briganti locali, arrestarono la rivolta in Abruzzo. Nel 1656, la grave situazione economica lasciò il posto alla disperazione e alla morte per la grave pestilenza che colpì l'intero meridione; nella Marsica si contarono circa 4000 morti.
I sismi sono quello dell'Aquila del 1703 e della Majella del 1706. Nel 1703, il grave sisma dell'Aquila produsse il crollo della chiesa cinquecentesca di San Bartolomeo. La ricostruzione della chiesa di San Bartolomeo iniziò quasi da subito e durò diversi anni.
La Cattedrale in Stile Tardo-Barocco
Al termine della ricostruzione, la chiesa apparve imponente in stile settecentesco di carattere tardo-barocco. L'impianto della nuova chiesa si presenta a croce latina, di una forma allungata, strutturata a tre navate. Il livello più alto ha nella parte superiore una statua svettante che regge una croce posta su una specie di balconcino. Scendendo nel secondo livello, si trova una grande finestra al centro di una cornice con quattro paraste, due su ogni lato, che reggono il cornicione. Il livello inferiore è costituito da tre zone, ognuna appartenente a una navata. Su ognuna di queste navate si trova un portale d'ingresso. Il portale centrale appare maestoso, incorniciato da una grande lunetta curvilinea. Le tre parti della facciata risultano incorniciate da otto paraste che fungono anche da elementi divisori fra le zone. Le paraste sono disposte due a due, partendo dal lato destro verso il sinistro, e terminano con una decorazione colonnare che regge la grande cornice che divide i due livelli. Nello stesso periodo Avezzano proprio in virtù della sua accresciuta importanza è pr...

Memoria e Commemorazione: Il Terremoto del 1915
La storia di Avezzano è profondamente segnata da eventi tragici come il terremoto del 13 gennaio 1915, che devastò la città e gran parte della Marsica. La città continua a commemorare questo evento con iniziative culturali e artistiche. Con il patrocinio del Comune di Avezzano, della Fondazione Carispaq e della Parrocchia della Cattedrale di San Bartolomeo Apostolo, l'arte contemporanea è ospite nella Città di Avezzano con le installazioni e le opere del Maestro Flavio Tiberio Petricca, che commemorano questo tragico evento. Un esempio è l'installazione 15 Tonnellate di Cielo. Inoltre, il 9 gennaio, nella sala consiliare del Comune di Avezzano, è prevista la presentazione di un inserto che il quotidiano Il Centro dedica alla ricorrenza dei 110 anni del terremoto, intitolato 110 anni dal terremoto della Marsica 1915-2025.
Il Terremoto di Avezzano (1915) — La Città che Sparì all'Alba
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