Il Complesso Monumentale di San Francesco delle Monache, situato ad Aversa, rappresenta uno dei patrimoni storico-artistici più significativi della città, nota in passato come "la città delle cento chiese". La sua storia, che si intreccia profondamente con le vicende nobiliari e religiose del territorio, affonda le radici nel XIII secolo.

Origini e fondazione
La fondazione del monastero risale al periodo compreso tra il 1230 e il 1235. Il nucleo originario dell'edificio era costituito dalla casa della nobile famiglia aversana dei Rebursa, successivamente trasformata in clausura. Le figure chiave di questo avvio furono le pie donne Artrude e Margherita, rispettivamente madre e moglie di Riccardo de Rebursa, barone aversano giustiziato per aver sostenuto Corradino di Svevia contro Carlo I d'Angiò. Dopo la sconfitta degli Svevi, le donne si ritirarono in preghiera, abbracciando la Regola francescana e dando vita al monastero delle Clarisse.
La Chiesa di San Francesco: il "Barocco Aversano"
Il complesso ha subito numerosi interventi nel corso dei secoli. La chiesa, originariamente una struttura primitiva, fu radicalmente trasformata in stile barocco e consacrata dal Vescovo Niccolò Spinelli il 3 giugno 1753. Il progetto è attribuito a Cosimo Fanzago, il celebre architetto della Certosa di San Martino a Napoli, motivo per cui il complesso è soprannominato "la San Martino di Aversa" per lo sfarzo dei suoi interni.
L'interno si presenta a croce latina con un'unica navata, arricchita da sei cappelle laterali. Gli elementi distintivi includono:
- Marmi policromi: tipica decorazione napoletana che riveste le pareti.
- Soffitto stuccato: di chiara ispirazione romana, privo di dorature.
- Opere d'arte di rilievo: sull'altare maggiore spicca la tela dell'Estasi di San Francesco di Jusepe de Ribera (1649); tra le altre opere si segnalano tele di Paolo de Majo e Francesco Mura.
- Portone ligneo: risalente al XVII secolo, intagliato con le figure di San Francesco e Santa Chiara.

Il chiostro e le testimonianze di clausura
Il chiostro rimane l'unica testimonianza dell'aspetto romanico originario. In passato, le sue pareti erano decorate con affreschi di impronta bizantina, purtroppo imbiancati durante la Seconda Guerra Mondiale quando il complesso fu utilizzato come ospedale da campo dalle truppe americane.
Un luogo di particolare interesse storico è lo "scolatoio delle monache". In assenza di cimiteri diffusi, le religiose defunte venivano deposte in questo ambiente per il processo di decomposizione. La figura dello "schiattamuorto" era incaricata di forare le salme per permettere ai gas di defluire attraverso un foro nel soffitto. Questa pratica ha dato origine, secondo la tradizione popolare, all'offesa napoletana "puozze sculà".
Il monastero oggi
Oggi il complesso è gestito dall'associazione "Amici di San Francesco", che ne cura la tutela e la valorizzazione. Oltre alla chiesa, i visitatori possono scoprire il parlatorio, caratterizzato da un enorme affresco che riproduceva il mondo esterno per le monache recluse, e il museo dei presepi, allestito nella parte superiore della chiesa. Il complesso funge da memoria storica di una vita di clausura che ha segnato profondamente l'identità di Aversa.