Ogni anno nuovo porta con sé l’attesa di un mondo migliore. In questo contesto, Papa Benedetto XVI, in occasione dell'inizio dell'anno, ha rivolto alla Chiesa e al mondo messaggi densi di significato, incentrati sulla pace, la benedizione di Dio e la missione dell'uomo di essere "operatore di pace". Questi auguri si sono spesso inseriti nel contesto della celebrazione della Giornata Mondiale della Pace, che ricorre l'otto giorni dopo il Natale.

La Benedizione di Dio per il Nuovo Anno
In questo primo giorno del nuovo anno, Benedetto XVI ha voluto far giungere ad ogni uomo e ogni donna del mondo la benedizione di Dio, utilizzando l’antica formula contenuta nella Sacra Scrittura: «Ti benedica il Signore e ti custodisca. Il Signore faccia risplendere per te il suo volto e ti faccia grazia. Il Signore rivolga verso di te il suo volto e ti dia la pace!» (Nm 6,24-26). Il Papa ha spiegato che, come la luce e il calore del sole sono una benedizione per la terra, così la luce di Dio lo è per l’umanità, quando Egli fa brillare su di essa il suo volto.
Questo è avvenuto con la nascita di Gesù Cristo. Dio ha fatto risplendere per noi il suo volto, inizialmente in modo molto umile e nascosto a Betlemme, ma a poco a poco, come il sole che dall’alba giunge al mezzogiorno, la luce di Cristo è cresciuta e si è diffusa ovunque. Già nel breve tempo della sua vita terrena, Gesù di Nazaret ha fatto risplendere il volto di Dio sulla Terra Santa; e poi, mediante la Chiesa animata dal suo Spirito, ha esteso a tutte le genti il Vangelo della pace.
La celebrazione della Giornata Mondiale della Pace
Otto giorni dopo il Natale, quando la Chiesa, come la Vergine Madre Maria, mostra al mondo il neonato Gesù, Principe della Pace, celebriamo la Giornata Mondiale della Pace. Come recita il Vangelo: «Gloria a Dio nel più alto dei cieli e sulla terra pace agli uomini del suo compiacimento» (Lc 2,14). Il Bambino, che è il Verbo di Dio fatto carne, è venuto a portare agli uomini una pace che il mondo non può dare (cfr Gv 14,27). La sua missione è abbattere il «muro dell’inimicizia» (cfr Ef 2,14).
Gli Operatori di Pace: Missione e Identità
Nelle sue «Beatitudini», proclamate sulle rive del lago di Galilea, Gesù afferma: «beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio» (Mt 5,9). Benedetto XVI ha rilanciato questa beatitudine come ispirazione per il Messaggio per la Giornata Mondiale della Pace.
Chi sono gli operatori di pace
Gli operatori di pace sono tutti coloro che, giorno per giorno, cercano di vincere il male con il bene, con la forza della verità, con le armi della preghiera e del perdono, con il lavoro onesto e ben fatto, con la ricerca scientifica al servizio della vita, con le opere di misericordia corporale e spirituale. Il Pontefice ha sottolineato che gli operatori di pace sono tanti, ma non fanno rumore, evidenziando come la loro azione sia spesso silenziosa ma profondamente efficace.
Le Beatitudini come promessa di felicità
Le beatitudini, proclamate da Gesù (cfr Mt 5,3-12 e Lc 6,20-23), sono promesse. Nella tradizione biblica, infatti, il genere letterario della beatitudine porta sempre con sé una buona notizia, un vangelo, che culmina in una promessa. Esse non sono solo raccomandazioni morali, la cui osservanza prevede una ricompensa nell'altra vita, ma consistono nell’adempimento di una promessa rivolta a tutti coloro che si lasciano guidare dalle esigenze della verità, della giustizia e dell’amore. Gesù dichiara che coloro che si affidano a Dio e alle sue promesse scopriranno di essere figli di Dio già in questa vita, e che Egli è solidale con loro.
Pace: dono messianico e opera umana
Gesù Cristo ci dona la pace vera che nasce dall’incontro fiducioso dell’uomo con Dio. La beatitudine di Gesù indica che la pace è un dono messianico e un’opera umana ad un tempo. Essa presuppone un umanesimo aperto alla trascendenza ed è frutto del dono reciproco, di un mutuo arricchimento che scaturisce da Dio e permette di vivere con gli altri e per gli altri. L’etica della pace è etica della comunione e della condivisione.
Benedetto XVI: nei media, una voce al servizio della pace
I Pilastri della Pace: Verità, Giustizia e Amore
Per costruire la pace, è indispensabile che le varie culture odierne superino antropologie ed etiche basate su assunti meramente soggettivistici e pragmatici, dove i rapporti sono ispirati a criteri di potere o di profitto. La cultura e l’educazione non devono essere centrate solo sugli strumenti, sulla tecnica e sull’efficienza.
Superare il relativismo e l'egoismo
Una precondizione della pace è lo smantellamento della dittatura del relativismo e dell’assunto di una morale totalmente autonoma, che preclude il riconoscimento dell’imprescindibile legge morale naturale scritta da Dio nella coscienza di ogni uomo. La pace è costruzione della convivenza in termini razionali e morali, poggiando su un fondamento la cui misura non è creata dall’uomo, bensì da Dio. «Il Signore darà potenza al suo popolo, benedirà il suo popolo con la pace», ricorda il Salmo 29 (v. 11).
Pace con Dio, interiore ed esteriore
La pace concerne l’integrità della persona umana e implica il coinvolgimento di tutto l’uomo. Essa è pace con Dio, nel vivere secondo la sua volontà; è pace interiore con se stessi, e pace esteriore con il prossimo e con tutto il creato. Come scrisse il beato Giovanni XXIII nell’Enciclica Pacem in terris, si tratta di costruire una convivenza fondata sulla verità, sulla libertà, sull’amore e sulla giustizia.
La negazione della vera natura dell’essere umano, nella sua intrinseca capacità di conoscere il vero, il bene e Dio stesso, mette a repentaglio la costruzione della pace. Senza la verità sull’uomo, iscritta dal Creatore nel suo cuore, la libertà e l’amore sviliscono, e la giustizia perde il fondamento del suo esercizio. Per diventare autentici operatori di pace, sono fondamentali l’attenzione alla dimensione trascendente e il colloquio costante con Dio, Padre misericordioso, mediante il quale si implora la redenzione. Così l’uomo può vincere quel germe di oscuramento e di negazione della pace che è il peccato in tutte le sue forme: egoismo e violenza, avidità e volontà di potere e di dominio, intolleranza, odio e strutture ingiuste.
La pace non è un sogno, non è un’utopia: è possibile. I nostri occhi devono vedere più in profondità, sotto la superficie delle apparenze, per scorgere una realtà positiva che esiste nei cuori, perché ogni uomo è creato ad immagine di Dio e chiamato a crescere, contribuendo all’edificazione di un mondo nuovo. La Chiesa è convinta dell’urgenza di un nuovo annuncio di Gesù Cristo, primo e principale fattore dello sviluppo integrale dei popoli e anche della pace. Gesù, infatti, è la nostra pace, la nostra giustizia, la nostra riconciliazione (cfr Ef 2,14; 2 Cor 5,18).
Difesa della Vita e Dignità Umana
L’operatore di pace, secondo la beatitudine di Gesù, è colui che ricerca il bene dell’altro, il bene pieno dell’anima e del corpo, oggi e domani. Da questo insegnamento si evince che ogni persona e ogni comunità è chiamata ad operare la pace, che è principalmente realizzazione del bene comune delle varie società, a livello locale, nazionale e mondiale.
Il rispetto della vita umana in tutte le sue fasi
Una via fondamentale per la realizzazione del bene comune e della pace è anzitutto il rispetto per la vita umana, considerata nella molteplicità dei suoi aspetti, a cominciare dal suo concepimento, nel suo svilupparsi, e sino alla sua fine naturale. Veri operatori di pace sono, allora, coloro che amano, difendono e promuovono la vita umana in tutte le sue dimensioni: personale, comunitaria e trascendente. Chi vuole la pace non può tollerare attentati e delitti contro la vita. La fuga dalle responsabilità, che svilisce la persona umana, e l’uccisione di un essere inerme e innocente, non potranno mai produrre felicità o pace. Ogni lesione alla vita, specie nella sua origine, provoca inevitabilmente danni irreparabili allo sviluppo, alla pace, all’ambiente. Non è giusto codificare falsi diritti o arbitrii che, basati su una visione riduttiva e relativistica dell’essere umano, minacciano il diritto fondamentale alla vita attraverso la promozione dell'aborto e dell'eutanasia.
La tutela del matrimonio e la libertà religiosa
Anche la struttura naturale del matrimonio va riconosciuta e promossa, quale unione fra un uomo e una donna, rispetto ai tentativi di renderla giuridicamente equivalente a forme radicalmente diverse di unione che, in realtà, la danneggiano e contribuiscono alla sua destabilizzazione. Questi principi non sono verità di fede, né derivano solo dal diritto alla libertà religiosa, ma sono inscritti nella natura umana stessa, riconoscibili con la ragione, e quindi comuni a tutta l’umanità. L’azione della Chiesa nel promuoverli è rivolta a tutte le persone, prescindendo dalla loro affiliazione religiosa. Perciò, è anche un’importante cooperazione alla pace che gli ordinamenti giuridici e l’amministrazione della giustizia riconoscano il diritto all’uso del principio dell’obiezione di coscienza nei confronti di leggi e misure governative che attentano contro la dignità umana, come l’aborto e l’eutanasia.
Tra i diritti umani basilari, anche per la vita pacifica dei popoli, vi è quello dei singoli e delle comunità alla libertà religiosa. È sempre più importante che tale diritto sia promosso non solo come libertà da obblighi e costrizioni circa la scelta della propria religione, ma anche come libertà di testimoniare la propria religione, di annunciarne l’insegnamento, e di compiere attività educative, di beneficenza e di assistenza che permettano di applicare i precetti religiosi. Purtroppo, anche in Paesi di antica tradizione cristiana si stanno moltiplicando gli episodi di intolleranza religiosa, specie nei confronti del cristianesimo e di coloro che semplicemente indossano i segni identitari della propria religione.
Il diritto al lavoro e la funzione sociale dello Stato
L’operatore di pace deve anche tener presente che le ideologie del liberismo radicale e della tecnocrazia insinuano il convincimento che la crescita economica sia da conseguire anche a prezzo dell’erosione della funzione sociale dello Stato e delle reti di solidarietà della società civile, nonché dei diritti e dei doveri sociali. Tra i diritti e i doveri sociali oggi maggiormente minacciati vi è il diritto al lavoro. Benedetto XVI ha ribadito che la dignità dell’uomo, nonché le ragioni economiche, sociali e politiche, esigono che si continui «a perseguire quale priorità l’obiettivo dell’accesso al lavoro o del suo mantenimento, per tutti». Una precondizione è una rinnovata considerazione del lavoro, basata su principi etici e valori spirituali, che ne irrobustisca la concezione come bene fondamentale per la persona, la famiglia, la società.
Verso un Nuovo Modello di Sviluppo
L'importanza di uno sviluppo integrale e sostenibile
È oggi riconosciuta la necessità di un nuovo modello di sviluppo, così come un nuovo sguardo sull’economia. Un sviluppo integrale, solidale e sostenibile, così come il bene comune, esigono una corretta scala di beni-valori, strutturabile avendo Dio come riferimento ultimo. Non è sufficiente avere a disposizione molti mezzi e molte opportunità di scelta, pur apprezzabili.
Il primato dei valori spirituali nell'economia
Tanto i molteplici beni funzionali allo sviluppo, quanto le opportunità di scelta devono essere usati secondo la prospettiva di una vita buona, di una condotta retta che riconosca il primato della dimensione spirituale e l’appello alla realizzazione del bene comune. In caso contrario, essi perdono la loro giusta valenza, finendo per assurgere a nuovi idoli.
Saluti e Auguri alle Comunità del Mondo
In questo primo Angelus del nuovo anno, il Pontefice ha rivolto a tutti l’augurio più cordiale: possa essere veramente un buon anno, e lo sarà se accoglieremo in noi e tra di noi l’amore che Cristo ci ha donato.
Auguri alle comunità ecclesiali e ai giovani
Benedetto XVI ha rinnovato il suo affettuoso saluto ai giovani venuti a Roma per l’Incontro europeo della Comunità di Taizé. Ha espresso la sua spirituale vicinanza alle iniziative ecclesiali in occasione della Giornata Mondiale della Pace, come la Marcia nazionale che ha avuto luogo a Lecce, e quella a Roma, animata dalla Comunità di Sant’Egidio. Ha salutato anche gli aderenti al Movimento dell’Amore Familiare che hanno vegliato in preghiera in Piazza San Pietro, a Milano e L’Aquila.
I saluti multilingue del Pontefice
Il Papa ha rivolto saluti in diverse lingue ai pellegrini presenti:
- Francese: Ha salutato i francofoni in questo primo giorno dell’anno civile in cui si celebra la Vergine Maria, Madre di Dio, lodando la sua fede profonda e il suo «sì» senza riserve alla volontà divina. Ha auspicato che Maria interceda presso suo Figlio affinché si trovino i cammini per la realizzazione della pace.
- Inglese: Ha salutato i pellegrini e i visitatori di lingua inglese, ricordando la Solennità di Maria, Madre di Dio, e la sua fiducia affettuosa nel messaggio rivelatole dall’angelo.
- Tedesco: Ha dato il benvenuto ai pellegrini di lingua tedesca con un gioioso augurio di Capodanno, sottolineando come la Chiesa celebri il primo giorno dell’anno il Hochfest della Gottesmutter Maria e si affidi alla sua protezione materna.
- Spagnolo: Ha salutato i fedeli di lingua spagnola, esprimendo la sua vicinanza spirituale e il suo sincero affetto a tutti coloro che, ispirati alla Parola di Gesù Cristo, si sforzano di costruire un mondo più giusto e fraterno, in cui non ci sia spazio per la guerra.
- Portoghese: Ha augurato ai popoli e alle nazioni di lingua portoghese, alle loro case e comunità, ai loro governanti e istituzioni, la pace del Cielo.
- Polacco: Ha salutato tutti i polacchi, augurando che l’anno che inizia sia pieno della pace e della benedizione di Dio, e che questo tempo, vissuto in spirito di amore fraterno, porti loro ogni prosperità.
- Italiano: Infine, ha salutato tutti i pellegrini di lingua italiana, inclusi gruppi parrocchiali, famiglie, giovani, e in particolare i ragazzi di Gioventù Studentesca della Liguria.
Un messaggio di speranza e fiducia in Dio
Un messaggio ricorrente di speranza è quello che arriva dalle parole di Papa Benedetto XVI, in occasione della prima udienza generale dell’anno. Egli ha riflettuto su come, a volte, anche nel cammino e nella vita di fede si possa avvertire la propria povertà e inadeguatezza di fronte alla testimonianza da offrire al mondo. Ha ricordato che Dio ha scelto proprio un’umile donna, in uno sconosciuto villaggio, in una delle province più lontane del grande impero romano. Ha esortato ad avere sempre fiducia in Dio, rinnovando la fede nella sua presenza e azione nella nostra storia, come in quella di Maria, perché nulla è impossibile a Dio. Se spesso ci sentiamo deboli, poveri, incapaci davanti alle difficoltà e al male del mondo, la potenza di Dio agisce sempre e opera meraviglie proprio nella debolezza. Il messaggio del Natale, che esprime un annuncio sempre nuovo, porta speranza e gioia al nostro cuore perché ci dona ogni volta la certezza che, anche se spesso ci sentiamo deboli, poveri e incapaci di fronte alle difficoltà e ai problemi del mondo, lo spirito di Dio agisce proprio nella debolezza, e la sua grazia è la nostra forza.