La figura di Gesù, adulto ma ancora radicato nella casa paterna, viene spesso associata al lavoro quotidiano. L’ombra proiettata dalla luce vespertina su un asse di legno, dove sono riposti gli attrezzi da falegname, preannuncia simbolicamente il mistero della croce. È un Dio profondamente umano, che si nasconde in una quotidianità di periferia e in una vita di lavoro semplice e nascosta, la cui vicinanza talvolta ci scandalizza.

L’identità di Gesù come falegname
Gesù era conosciuto non solo come “il figlio del falegname”, ma anche come “il falegname” stesso (Mc 6,3; Mt 13,55). Il termine greco téktōn, tradotto come falegname o carpentiere, indica un artigiano esperto che lavora materiali vari. Nell'antichità, tale professione esigeva un elevato livello di conoscenze tecniche, poiché non esistevano depositi di legname o rivenditori di materiale edile pronto all'uso. Il falegname doveva selezionare personalmente gli alberi che crescevano sul posto, come cipressi, querce, cedri, sicomori e olivi.
Un’impresa di famiglia e l'apprendistato
Spesso l’apprendistato iniziava tra i 12 e i 15 anni. Era solitamente il padre a trasmettere il mestiere al figlio. Giuseppe avrà trascorso molte ore con Gesù, insegnandogli non solo a usare gli attrezzi, ma anche a comprendere le caratteristiche del legno e la tecnica necessaria per trasformare la materia grezza in manufatti utili.
Manufatti e utilità quotidiana
Il lavoro del falegname si divideva tra la creazione di mobili e la fornitura di strumenti per l'agricoltura. Gli abitanti di Nazaret si rivolgevano a lui per:
- Mobili: credenze con cassetti, mensole, sportelli, sgabelli, sedie e tavoli di varie fogge.
- Attrezzi agricoli: gioghi ricavati da legno duro, forconi, rastrelli, pale e aratri robusti, necessari per scavare solchi nel terreno roccioso.
- Trasporti: carri di diverse misure con ruote piene o provviste di raggi.

Strumenti e tecniche del I secolo
Un falegname dell'epoca doveva padroneggiare una serie di strumenti fondamentali per garantire precisione e solidità alle sue opere:
| Strumento | Utilizzo |
|---|---|
| Sega | Struttura in legno con lama dentata per il taglio. |
| Squadra e Piombino | Per impostare il lavoro e verificare la perpendicolarità. |
| Tornio e Sgorbia | Per tagliare e affusolare pezzi di legno. |
| Mazzuolo e Scalpelli | Per intagliare e lavorare i giunti. |
| Coltello a petto e ascia | Per modellare e smussare le superfici. |
Il lavoro come fonte di ispirazione spirituale
Gesù attinse spesso al suo passato di lavoratore per insegnare profonde verità spirituali. Il riferimento alla trave che impedisce di vedere la pagliuzza nell'occhio del fratello (Mt 7,3) o l'invito a prendere su di sé il suo giogo, descritto come "piacevole" (Mt 11,30), riflettono la sua esperienza diretta con gli strumenti della bottega. Anche parlando dell'aratro (Lc 9,62), Gesù utilizzava un linguaggio che il suo pubblico, dedito all'agricoltura, comprendeva perfettamente.
La vita era così in Galilea ai tempi di Gesù.
La figura di San Giuseppe negli apocrifi e nella tradizione
Sebbene i vangeli canonici siano parchi di dettagli sulla vita lavorativa di Giuseppe, la tradizione apocrifa, come la "Storia di Giuseppe il falegname" e il "Vangelo dello pseudo-Matteo", arricchisce la sua figura. In quest'ultimo viene narrato un miracolo in cui Gesù aiuta il padre a correggere un errore di taglio su un'asse di legno, sottolineando la collaborazione divina nell'umile lavoro artigianale.
Nel tempo, la Chiesa ha elevato il culto di San Giuseppe: Pio XII nel 1955 ha istituito la festa di San Giuseppe Artigiano il 1° maggio, sottolineando come il lavoro sia partecipazione all'opera di salvezza. Come afferma Papa Francesco nella Patris corde, il falegname di Nazaret è il patrono di chi cerca nel lavoro quotidiano la dignità e la possibilità di collaborare con Dio stesso, creatore del mondo.