Jean Astruc e l'Analisi delle Fonti Bibliche: Il Caso del Diluvio Universale

I testi biblici, in particolare quelli della Genesi, costituiscono pilastri fondamentali della nostra cultura e sono stati oggetto di studi approfonditi. Uno dei contributi più significativi alla comprensione della loro composizione proviene da Jean Astruc (1684-1766), medico francese considerato il padre dell'Ipotesi Documentaria. Il suo metodo, basato sull'identificazione di diversi "autori" o "fonti" all'interno del testo biblico, ha rivoluzionato l'approccio agli studi biblici. Questa analisi si concentra in particolare sul tema del diluvio universale, un esempio eccezionale di come differenti narrazioni siano state intrecciate.

L'Ipotesi Documentaria e i Nomi Divini

L'intuizione di Astruc si fonda sull'osservazione che nella Genesi i nomi divini siano usati con grande frequenza, ma non in maniera uniforme. Egli notò, ad esempio, l'alternanza tra Jahveh (o Geova, caro ai suoi Testimoni) ed Elohim. Ad esempio, in Genesi 3, nel corso del dialogo tra Eva e il serpente, si riscontra l'uso di Jahveh. Il riconoscimento dei versetti in cui è usato l'uno o l'altro dei nomi di Dio è il punto di partenza per distinguere le fonti originali.

La ripetizione del nome divino "Dio" (Elohim) ricorre ben 29 volte in alcuni contesti, spesso associato a frasi come "Dio disse: «Sia...» e Dio vide che...". Questi due nomi divini sono separati anche da altre evidenti differenze stilistiche e teologiche, che hanno permesso ai successivi studiosi di delineare le cosiddette fonti Jahvista (J), Elohista (E), Sacerdotale (P) e Deuteronomista (D).

Analisi delle Fonti nella Genesi: Il Racconto del Diluvio

Le Diverse Versioni della Creazione

Il principio di analisi delle fonti è evidente fin dai primi capitoli. La Genesi tratta di due racconti della Creazione, distinti per stile e terminologia. Ad esempio, mentre Genesi 1 presenta la creazione dell'uomo e della donna ("maschio e femmina li creò") in un unico atto divino, Genesi 2 si concentra sulla creazione del suolo e dell'uomo da esso ("suolo...", Gen 2, 4b-6).

Schema che illustra le diverse fonti bibliche (J, E, P, D) e la loro interazione nella composizione del Pentateuco.

Il Diluvio Universale: Un Intreccio di Narrazioni

Applicando rigorosamente la logica di Astruc, il racconto del diluvio universale in Genesi 6-9 rivela un sorprendente intreccio di fonti. La narrazione è una continuazione di quanto si è detto in Genesi 6,13, ma presenta ripetizioni e apparenti contraddizioni che indicano la fusione di almeno due testi originali, principalmente le fonti Jahvista e Sacerdotale.

Dettagli Lessicali e Materiali

Un esempio di attenzione lessicale riguarda il legno dell'arca. Ci si chiede se si trattasse davvero di legno di cipresso. Il termine ebraico utilizzato (גפר) un tempo era tradotto appunto con "cipresso", ma nella Bibbia per indicare il cipresso è "erez", ed è ben diversa. La Nuova Diodati, ad esempio, riporta "gofer", da cui viene il termine "gopher", indicando una specifica essenza legnosa non facilmente identificabile.

Le Cronologie e il Numero degli Animali

Le narrazioni delle fonti J e P si distinguono per i dettagli. La fonte Jahvista tende a essere più vivida e antropomorfica, mentre la fonte Sacerdotale è più schematica e attenta a dati cronologici e ritualistici.

  • Nel racconto Jahvista, si legge che Dio chiede a Noè di prendere con sé un paio per specie di animali "di ogni carne in cui è soffio di vita". Ma in altri passi, come in Genesi 7,2, l'autore usa il nome di Jahveh e specifica: "di tutti gli animali puri ne prenderai sette paia, il maschio e la femmina; degli animali che non sono puri, un paio, il maschio e la femmina". Questo modo di procedere, con specificità quali quelle elencate in Levitico 11 (insetti alati con due zampe per saltare, il topo, il toporagno e il camaleonte), è caratteristico della fonte Jahvista.
  • La fonte Sacerdotale, invece, spesso descrive un ingresso nell'arca di solo un paio per specie, come conferma l'uso del nome Elohim in 7,9 ("nell'arca ne entrano solo un paio per specie").

Un altro esempio di discrepanza si trova nelle cronologie. Nel racconto Jahvista, il diluvio dura quaranta giorni e quaranta notti (Gen 7,12). Tuttavia, compare una diversa cronologia, ben più precisa e "assoluta": "nell'anno seicentesimo della vita di Noè, il secondo mese, il diciassettesimo giorno del mese, in quello stesso giorno eruppero tutte le fonti del grande abisso e si aprirono le cateratte del cielo" (Gen 7,11). Questa precisione (600 anni, 2 mesi e 17 giorni nella vita di Noè) è tipica della fonte Sacerdotale, interessata alla geometria e alle date esatte, spesso riconducibili ai tempi dell'esilio in Caldea o alla prigionia in Egitto.

La Cosmogonia Antica e Le Acque Primordiali

Per comprendere appieno il racconto del diluvio, è essenziale considerare la visione cosmologica degli antichi Israeliti. Essi non concepivano il mondo come noi oggi, ma come totalmente assediato dalle acque. Il firmamento era visto come una solida volta che separava le "acque superiori" dalle "acque inferiori" (gli oceani), con la terra che galleggiava come un'isola in un "deserto primordiale" liquido. Da questa prospettiva, l'"apertura delle cateratte del cielo" non implicava piogge stagionali (come grandine o precipitazioni atmosferiche), bensì la rottura di una barriera cosmica, con le acque superiori che si riversavano sulla terra. Lo "spirito di Dio" (Gen 1,2) aleggiava su questi strati di acque minacciose e ribollenti. Non si tratta dunque di un giorno come gli altri, ma di un contrasto all'opera creatrice di Dio. In questo contesto, il "diluvio" significava il ritorno del mondo allo stato di "tomba liquida".

Il concetto che le "acque dell'abisso" possano rifluire nel loro alveo originario o sommergere le terre è fondamentale. La fonte Sacerdotale, che redasse il testo probabilmente durante la cattività babilonese, pone l'accento sul "resto" di Israele, riflettendo un periodo in cui la loro speranza di salvezza era minacciata.

L'Antropomorfismo Divino e l'Intervento di Dio

Nella narrazione jahvista, Dio è spesso presentato con tratti antropomorfici. L'idea di un Dio che interviene direttamente nella salvezza dei giusti, che è "guardaspalle" di Noè chiudendogli la porta dell'arca, o che si manifesta per proteggere i prescelti, è un esempio di questa rappresentazione. La Bibbia racconta di un Dio che riveste Adamo ed Eva di pelli (Gen 3,21), un "Portinaio" che decide di cancellare ogni sua creazione dalla faccia del pianeta. Questo riflette una visione di Dio vicino alle vicende dell'uomo, pronto a risollevarlo, amarlo e correggerlo come un figlio.

5 risposte sulla storia di Noè e il diluvio

Il Ritmo del Diluvio: Durata e Ritiro delle Acque

Le differenze tra le fonti si manifestano anche nella durata e nelle modalità del diluvio. Mentre la fonte Jahvista parla di "quaranta giorni e quaranta notti" (Gen 7,12), la fonte Sacerdotale menziona che l'acqua restò sulla terra per "centocinquanta giorni" (Gen 7,24). Questo denota un diverso spirito narrativo e talvolta una netta contraddizione tra le cronologie. La pioggia viene fatta cessare non in un'unica soluzione, ma in un processo graduale.

Il ritiro delle acque è descritto con dettagli precisi. La fonte Sacerdotale enfatizza che "le acque si ritirano gradualmente" e il "suo racconto non [è] l'operato di Noè, ma quello di Dio". Non ci sono dubbi sull'attribuzione di questi brani alla fonte P.

In Genesi 8,13a, si menziona un giorno specifico ("nell'anno seicentesimo primo, il primo giorno del primo mese, le acque si erano asciugate dalla terra"), che potrebbe corrispondere al "genetliaco di Noè". In 8,14 si afferma che "il ventisette del mese, tutta la terra fu asciutta". Questi dettagli temporali evidenziano la meticolosità della fonte Sacerdotale.

Noè e il Patto Post-Diluvio

Dopo l'asciugatura della terra, Noè esce dall'arca con i suoi figli, sua moglie e le mogli dei suoi figli (Gen 8,18). L'intero evento del diluvio e il soggiorno nell'arca durano in tutto 375 giorni.

Subito dopo, in Genesi 8,20-22 e 9,1-17, troviamo due diverse narrazioni del patto che Dio stringe con Noè, la cosiddetta "alleanza noachica", che anticipa e prefigura quella mosaica sul Sinai. La descrizione del sacrificio di Noè dopo essere sceso dall'arca ("Noè costruì un altare al Signore e prese di ogni animale puro e di ogni uccello puro e offrì olocausti sull'altare") e la promessa divina di non mandare più diluvi sulla terra sono attribuibili alla fonte Jahvista. Questo mostra un Dio che gradisce il sacrificio e rinnova la sua benevolenza verso gli esseri viventi.

Illustrazione biblica che mostra Noè che offre un sacrificio dopo essere uscito dall'arca.

L'analisi di Astruc e la successiva Ipotesi Documentaria hanno dimostrato che la Bibbia, lungi dall'essere un testo monolitico, è una complessa tessitura di diverse tradizioni e narrazioni. Il riconoscimento di queste fonti permette di comprendere meglio le apparenti contraddizioni e le ricche sfumature teologiche presenti nel testo sacro.

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