Assunta Mario Pietravalli: Un Percorso nella Scrittura Femminile Meridionale

Questo approfondimento si propone di esplorare la figura di Assunta Mario Pietravalli, collocandola nel contesto più ampio della produzione letteraria femminile in Campania tra la fine dell'Ottocento e tutto il Novecento. La riflessione parte da una prospettiva critica che mira a riconsiderare il ruolo e le modalità espressive delle scrittrici, spesso penalizzate o lette attraverso filtri maschili.

La Soggettività Femminile nella Scrittura: Una Nuova Prospettiva

La citazione di Virginia Woolf serve a stabilire un quadro per le opere qui presentate: tutte le scrittrici, anche del passato, sono donne che riescono, pur attraverso mille difficoltà, a procurarsi lavoro intellettuale come professione. Esse riescono a dare forma, all’interno di quello che viene definito "campo d’ambiguità", alla propria immaginazione, al proprio sapere, alla propria esperienza e al proprio punto di vista. Virginia Woolf ci ricorda che sono stati gli uomini a sottolineare il genere di chi scrive, stabilendo una gerarchia tra le diversità e definendole a modo loro.

La Necessità di una Lettura Eccentrica

Virginia Woolf sostiene che è necessario per le donne, anche nella scrittura, impossessarsi di tale differenza e leggerla dal proprio punto di vista. Per "leggere" un’opera, infatti, è indispensabile collocarla nel suo contesto, riconoscendo lo scenario in cui nasce, le citazioni e i riferimenti a cui allude, e assumendo quel contesto come parte integrante del testo. Ciò significa essere capaci di riconoscere il rapporto tra punto di vista, sguardo, corpo e lettura/scrittura del mondo, ovvero il fare poietico.

D'altra parte, un’opera di poesia testimonia la libertà assoluta della scrittura: in questo caso, la differenza femminile-maschile, pur restando tale, non ha importanza per quanto riguarda il "grado" della qualità della scrittura, diventando ininfluente nel giudizio critico. Tuttavia, per comprendere questo livello sublime, è fondamentale che chi legge (e chi scrive) abbia assunto la nozione di scritture di genere. È ormai comune che lo scrittore sia "parlato" dal linguaggio che usa, ovvero che lo spazio creativo muti a seconda del contesto circostante, del sistema linguistico, della moda, delle scoperte scientifiche, degli eventi politici e sociali, e delle guerre. Le arti, la pittura, la musica, la scienza, gli avvenimenti politici e la cultura di un’epoca entrano nell’opera e forgiano la lingua dell'autore, creando il suo linguaggio e il suo stile, mediando tra socioletto e idioletto, tradizione e innovazione.

Lo Spazio Creativo delle Scrittrici e il Punto di Vista Femminile

Ciò che ancora si fatica a comprendere è che lo spazio creativo delle scrittrici è diverso: la percezione della realtà, delle scoperte scientifiche, degli avvenimenti pubblici, dei fatti culturali, dei dibattiti politici o intellettuali, e dunque la tensione e le modalità per "dare forma" alla propria percezione (e la stessa autonomia del segno), sono diverse per le donne. Le tematiche scelte, quando non coincidono con quelle privilegiate dagli scrittori, non testimoniano semplicemente contenuti altri, ma indicano come alla percezione femminile della realtà, quelle e non altre risultino degne di nota: sono quelle le esperienze memorabili che vanno raccontate.

Schema che illustra le intersezioni tra contesto sociale, linguaggio e soggettività nella scrittura femminile

Leggendo correttamente le scritture delle donne dalla fine dell’Ottocento a tutto il Novecento, in Campania, si assiste alle trasformazioni, alle articolazioni e ai ripiegamenti di un percorso inedito e fertile di suggestioni. Questo percorso ha un procedere autonomo, che accoglie, dal suo punto di vista, tutto ciò che gli serve (incluse le presenze maschili) e che a tratti si intreccia fortemente con l’altro percorso, quello che si riteneva unico e centrale, a tratti se ne distacca. Questa lettura di genere, definita eccentrica non in ossequio al vecchio "centro" ma per utilità di enunciazione, sposta non solo l’attenzione su oggetti altri dai consueti, ma sposta il punto di vista stesso. Leggere è scrivere, e anche per chi legge vale quanto detto per chi scrive.

Innovazioni e Tematiche della Soggettività Femminile

Così si scopre che la soggettività femminile nella scrittura, portatrice di forti innovazioni nella tradizione, si esplica a più livelli: essa mette al centro una donna come protagonista, disegna uno scenario dove la relazione tra donne, seppur diverse, crea un clima e un’atmosfera che permette una grammatica che rompe gli schemi tradizionali, riappropriandosi della parola detta (del suono e della voce), che è parte del linguaggio del corpo.

Inoltre, la soggettività femminile si manifesta nell'affrontare tematiche "trasparenti" per lo sguardo dello scrittore (e del lettore), dando visibilità non solo a esse ma a un punto di vista inedito e cosciente di sé che abbraccia la visione del mondo. È da qui che nascono i grandi libri di denuncia della propria condizione, dei comportamenti maschili, dei conflitti tra i due generi, ma anche dei guasti universali (come la guerra, la violenza) e i grandi libri di felicità, gioco e libertà.

È importante aggiungere che la capacità affabulativa femminile, soprattutto per il passato, non si poggia sulla meravigliosità delle avventure (l’esperienza memorabile di viaggiatori, cacciatori, guerrieri) ma su quella dell’immaginazione che pone al centro il rapporto individuo-mondo. In questo modo le scrittrici, attraverso la fantasia e il sogno, legati al quotidiano, trasfigurano il quotidiano, a volte per allontanarsene ma spesso per tornarci sopra, forti di un’immaginazione e di un desiderio che possa trasformarlo. Questo è il nucleo forte della soggettività femminile nella scrittura, facilmente rintracciabile nei testi delle scrittrici presentate.

Il Contesto Campano: Meridionalismo e Identità Culturale

Tutte queste scrittrici mostrano una forte sensibilità nei confronti dei problemi e della ricchezza culturale della nostra terra, dando prova di un meridionalismo molto interessante, per niente autoreferenziale, nostalgico o populista, ma inteso come fiducia nella capacità di recupero e di valorizzazione di identità al fine di una relazione forte con gli altri paesi. Molto vivo era, ed è, nelle scrittrici, l’attaccamento alle radici e alle tradizioni popolari, con le quali le donne hanno una dimestichezza molto forte anche quando appartengono a classi privilegiate.

Napoli: Centro di Produzione Culturale

Per tutte vale quanto notato riguardo la produzione maschile, ovvero che è difficile riferirsi a una "cultura campana": Napoli, per molti motivi, si impone nella Regione come centro di produzione e di consumo a tal punto che è rarissimo trovare cenni sui "Campani" (come avviene per i Lombardi, i Veneti, i Piemontesi, i Toscani, i Calabresi, i Siciliani e così via) e tanto meno sulle "Campane". Le ragioni storiche, politiche e culturali che spiegano il passaggio da definizioni precise e circoscritte (Napoli, i Napoletani, la cosiddetta napolitudine) alle dilatazioni (il Sud, i Meridionali, eccetera) sono molteplici. Anche per le scrittrici, Napoli, con le sue case editrici, i suoi giornali e la sua cultura, è un punto di riferimento per le attività di tutto il Meridione e, in un certo senso, diventa metafora dell’attività di un territorio molto ampio.

Napoli la città le donne - episodio 2, Francesca Galgano racconta Teresa Filangieri

Va sottolineato che, sebbene le scrittrici, lungo l’arco del Novecento, provengano da varie zone del territorio, la produzione letteraria femminile era, ancora fino a pochi anni fa, ampiamente e profondamente penalizzata. Se scrivere era una pratica diffusa tra molte donne di media-alta cultura e sicura condizione economica, era il riconoscimento della professionalità che stentava ad arrivare. Dunque, a maggior ragione, le donne dovettero "andare in città", cioè vivere Napoli come obbligato capoluogo culturale.

Metodologia di Ricerca e Periodizzazione

Nel lavoro di ricognizione sulla presenza della produzione femminile nella Regione Campania, si è partiti, per il passato, dai dati, cioè dai testi editi in Campania, per risalire poi, quando possibile, alle autrici e alla natura del circuito culturale in cui esse si muovono. Questa operazione privilegia il dato editoriale come segno della cultura di un territorio.

È stato ritenuto utile e significativo suddividere, inevitabilmente schematizzando, la produzione femminile in Campania in più periodi:

  • La produzione tra la fine dell’Ottocento e i primi del Novecento
  • Il primo Novecento
  • Dagli anni Trenta agli anni Settanta
  • Da questi ai giorni nostri

Ci si augura che questo lavoro solleciti ulteriori indagini sull’intera produzione femminile in Campania, tanto da imporre studi monografici su ciascuna scrittrice, completamente riletta e collocata in uno scenario completo, che, va detto subito, richiederà tempo per essere ricostruito. Eppure, già leggendo queste pagine, sarà necessario disporsi a uno scenario nuovo, sebbene appena abbozzato, differente dal consueto (cioè da quello in cui si muovono scrittori, poeti, studiosi, scienziati, eccetera). Bisognerà cercare di immaginare ciò che le scrittrici vedono, ciò che le scrittrici guardano.

Il Pubblico delle Scrittrici e il "Campo d'Ambiguità"

Anche il pubblico, femminile e maschile, è nello sguardo delle scrittrici e fa parte dello scenario: il pubblico femminile delle scrittrici, abbastanza folto, è composto prevalentemente da donne che si sentono in qualche modo rappresentate da chi scrive, mentre tradizionalmente devono convivere unicamente con personaggi femminili creati dalla fantasia maschile. Il pubblico femminile, sollecitato dai testi delle scrittrici, deve così fare i conti, da una parte, con ciò che delle donne si sa e si dice (ciò che gli uomini raccontano di loro), dall’altro con ciò che esse stesse vivono. Anche il pubblico femminile vive nel campo d’ambiguità: da una parte l’immaginario che la cultura maschile ha creato e che ha influito sulla mentalità anche delle donne, e dall’altro la realtà delle cose, l’immediatezza del sentire.

Dunque, lettrici e scrittrici fanno i conti con un "doppio": da una parte ciò che del mondo si racconta (la visione, il punto di vista, i temi, la scala dei valori) e che ha inciso sul proprio sentire, e dall’altra ciò che ciascuna di esse vive nella propria vita, nella propria esperienza sentimentale, artistica, intellettuale e politica. Bisognerà anche riflettere, già leggendo queste pagine, sul fatto che il femminile, ben prima del Novecento, era presente e visibile in Campania, faceva parte del panorama e a sua volta era produttore di cultura in quelle arti dove il corpo, il gesto e la voce venivano immediatamente recepiti. Per esempio, la cultura popolare meridionale (intendendo con questo anche parte della tradizione intellettuale e artistica) vede da sempre in campo donne protagoniste a cui dedica grande attenzione, ed è abituata alla visione dei "corpi".

Relazioni e Figure Femminili a Napoli

Infine, vale la pena di sottolineare come a Napoli esistano da sempre profonde relazioni tra le protagoniste, le quali si conoscevano e si frequentavano se contemporanee, e si studiavano l’una l’altra se appartenenti a epoche diverse. Senza risalire molto nel tempo, si pensi alla presenza di intellettuali, nel Settecento, come Giuseppa Eleonora Barbapiccola, Maria Angela Ardinghelli, Orsola Benincasa, oltre a Eleonora Pimentel De Fonseca e alle tante gentildonne di illustri famiglie come la Pignatelli, o di poete che scrissero e pubblicarono a Napoli.

Dei primi anni dell’Ottocento, si pensi a personaggi rappresentativi, spesso al centro di salotti intellettuali, come Maria Raffaella Caracciolo, Carolina Cosenza Decio, Maria Giuseppa Afan De Rivera, Cecilia De Luna Folliero, Maria Giuseppa Guacci Nobile, Laura Beatrice Oliva Mancini, Maria Adelaide Amendolito Chiulli, Enrichetta Caracciolo Forino, Teresa Filangieri. E certo a Napoli doveva esserci un certo fervore e una certa attenzione da parte del pubblico, se nel 1870 venne stampata, prima della traduzione della Mozzoni, l’opera di Stuart Mill, "La soggezione delle donne", tradotta dall'inglese per Giustiniano Novelli.

Gli antagonismi e le rivendicazioni, presenti nella produzione letteraria nazionale dell’Ottocento, con queste autrici cedono il passo a un’affermazione di soggettività più serena e sicura di sé. Le prime tre, pur ostacolate dalla mentalità corrente, si battono apertamente per i diritti delle donne. Le altre due, forti di un’autorevolezza che possiedono, si muovono con caparbietà e naturalezza nella produzione letteraria. Tutte si misurano, ciascuna a suo modo, oltre che con la poesia e/o con la narrativa, con la saggistica e/o con i mezzi di comunicazione di massa: quasi tutte dirigono e fondano giornali, e le prime quattro rompono in alcune opere i canoni rigidi di separazione tra i generi letterari.

Protagoniste assolute dei dibattiti che a quel tempo (ma anche oggi) si portavano avanti, compiutamente coscienti della propria condizione di donne, di meridionali, di appartenenti a quella fascia tra aristocrazia illuminata e borghesia intellettuale che determinò i modi del processo di formazione dell'Italia (e che delimitò gli spazi per le donne eppure comportò anche che esse ne conquistassero), vissute in ambienti familiari e culturali che influirono molto sulla loro formazione (la figura paterna e soprattutto la materna crearono una genealogia che va tenuta ben presente), viaggiatrici, attente ai fenomeni politici e culturali in generale, al destino delle donne, alla loro vita, alla loro produzione letteraria, impegnate quasi tutte su temi "femministi" centrali di quegli anni (il diritto al lavoro, il diritto di voto e in certi casi anche di eleggibilità, la famiglia, il matrimonio, il divorzio, l'educazione -specialmente quella femminile-, l'impegno politico, la guerra, la dignità della donna sola, il rapporto con le Istituzioni, eccetera), Aurelia, Fanny, Grazia, Maria, Matilde, tornano tutte, ciascuna a suo modo, sulla necessità della visibilizzazione del corpo femminile, perché simbolica della diversità del punto di vista ed esemplare del fatto che le idee non provengono da astrazioni puramente intellettuali ma dall’incontro (cioè dalle esperienze di vita e intellettuali) tra le soggettività (e dunque i generi) e il mondo circostante. Per Aurelia Folliero De Luna Cimino, nata a Napoli nel 1827, fu certamente importante essere figlia della poeta e scrittrice napoletana Cecilia De Luna. A 10 anni Aurelia si trasferisce con la madre a Parigi dove conosce personaggi (uomini e donne) rappresentativi della cultura francese e italiana. Tornata in Italia, sposa il poeta e patriota Tommaso Cimino, col quale nel 1848 deve esulare in Inghilterra.

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