La Corale Polifonica "Padre Giovanni dello Spirito Santo": Storia, Evoluzione e Contributo alla Musica Sacra

La storia della corale, che oggi può identificarsi con la Corale Polifonica "Padre Giovanni dello Spirito Santo", affonda le sue radici nell'esperienza del Coro Parrocchiale di Poggio Rusco. Quella che, per il primo anno di attività, è stata considerata una vera e propria nascita del gruppo, ha visto la sua istituzione formale nel 1983, anno in cui il coro ha acquisito anche una denominazione ufficiale. A quei tempi, l'esigenza di formare un coro parrocchiale era sentita come necessaria e urgente, dato che da tempo immemorabile non esisteva nella comunità un'esperienza di questo genere. Il gusto per il canto liturgico si era fortemente indebolito nell'assemblea domenicale e, con esso, anche la partecipazione attiva alla Santa Messa.

Le Origini del Coro Parrocchiale di Poggio Rusco

La Nascita e le Prime Attività (1982-1983)

L'intento programmatico iniziale del fondatore era forse quello di dare più spazio al canto gregoriano, genere di elevato valore mistico e spirituale, particolarmente adatto alla preghiera e alla celebrazione liturgica. Il programma svolto durante il primo anno, che includeva l'impegnativa "Messa degli Angeli", le Sequenze e altri brani, ne diede testimonianza.

I "Veterani" e l'Influenza de "I Cantori di Poggio Rusco"

Il gruppo era rafforzato da alcuni elementi che, avendo alle spalle una storia di canto corale, costituivano un punto d'appoggio fondamentale, conferendo così maggior legame e stabilità. Questi "veterani" si erano iniziati al canto corale nell'antica formazione denominata "I Cantori di Poggio Rusco", poi trasformatasi nella più conosciuta e affermata corale "Accademia Polifonica Claudio Monteverdi", diretta dal prof. Paolo Vaccari.

L'Istituzione Formale e il Nome "Mons. Eugenio Martini"

Fu nel suo secondo anno di vita che il Coro parrocchiale venne istituito come gruppo di attività vero e proprio, ricevendo un riconoscimento formale nella comunità poggese. Questo processo portò ad identificarlo con il nome di "Coro Parrocchiale Mons. Eugenio Martini". Mons. Eugenio Martini, figura di spicco e nipote di Mons. Achille Martini, ha lasciato un segno nella storia della comunità, come documentato nella pubblicazione del 1998 "Poggio Rusco, dal mille al duemila" (pag. 65).

L'Emblema Artistico di Fausto Benfatti

La fondazione del Coro ha trovato un "imprimatur" figurativo da parte di un ben noto artista poggese, Fausto Benfatti, che è stato anche corista durante i primi nove anni di attività. I temi raffigurati nelle sue opere erano a sfondo religioso, di interesse universale (Anno Santo della Redenzione, Anno Mariano, ricorrenza di S. Cecilia). Il primo di questi, risalente al 1983, è dedicato alla fondazione del Coro Parrocchiale. Con un apprezzabile risultato artistico, ottenuto con la difficile tecnica dell'incisione speculare, vi è raffigurata la chiesa parrocchiale vista dall’arco del portico d’angolo tra via Roma e via Matteotti. In alto è riportata la dedica: "Coro Parrocchiale Mons. Eugenio Martini". Fausto Benfatti ha donato al Coro anche una splendida voce baritonale e una preziosa esperienza di canto corale, maturata durante il periodo dei "Cantori di Poggio Rusco".

Lo Sviluppo del Repertorio e l'Affiliazione A.N.S.P.I.

La Direzione di Don Alfredo Bruneri: Polifonia e Gregoriano

Il repertorio proposto da Don Alfredo Bruneri è stato di genere prevalentemente polifonico, con alcuni accenni al canto gregoriano. Accanto a semplici corali di notevole suggestione mistica, non sono mancati brani di squisita melodia polifonica e altri ancora più elaborati, di impronta anche barocca, contrassegnati da preziosi virtuosismi vocali e organistici. L'opera di Don Alfredo è stata fervida e intensa, con un programma fatto di autorevoli compositori che attraversano un po' tutti i periodi e i generi musicali.

L'Affiliazione all'A.N.S.P.I. e la Struttura Amministrativa

Il Coro fu affiliato all'A.N.S.P.I. (Associazione Nazionale San Paolo Italia), che include vari filoni di attività, tra cui quello musicale (C.E.S.M.A.), e ha continuato ad operare in tale ambito. Questa scelta fu opportuna per tutelare l'attività del coro sotto diversi aspetti, inclusa la copertura assicurativa dei componenti e la regolarizzazione del movimento economico, seppur modesto, necessario per le spese di gestione. Il Coro fu dotato di una cassa amministrativa propria, inizialmente alimentata da libere offerte, della cui gestione è tenuto a rendere conto all'A.N.S.P.I. La partecipazione all'A.N.S.P.I. si attua anche con l'inserimento nel suo Consiglio Direttivo di un rappresentante del gruppo corale, nominato dai componenti stessi.

L'Età d'Oro Sotto la Direzione del Maestro M. Pinotti

Un Salto di Qualità e la Ricerca di Giovan Battista Merighi

Nei primi tempi della direzione del maestro M. Pinotti, il Coro ebbe modo di effettuare un ulteriore balzo di qualità, sia nel repertorio dei brani e degli autori, sia nella tecnica vocale. I canti di questo primo periodo si rivelarono di grande effetto, di elevata espressività melodica e di apprezzabile difficoltà di esecuzione, mostrando un tocco di professionalità nella sua preparazione. Per i primi due anni, Don Alfredo partecipò anche come corista alle prove di canto, nella sezione dei bassi. Successivamente, il genere divenne più tradizionale e meno impegnativo, anche a causa della trasformazione dell'organico che il Coro subì durante gli otto anni di direzione di M. Pinotti.

Il maestro Pinotti intraprese anche una significativa ricerca su Giovan Battista Merighi, sacerdote originario di S. Nicolo Po, compositore di musica sacra. La fama di Merighi era giunta fino al Duomo di Mantova, dove gli fu affidato l'incarico di comporre una Messa per Coro e Orchestra, destinata ad essere eseguita in occasione della festa patronale di S. Anselmo. Tuttavia, la Messa di Merighi non fu mai eseguita, in quanto giudicata troppo prolissa e difficile anche per l'epoca.

Spartito musicale antico o ritratto di Giovan Battista Merighi

La Messa di Merighi: Dalla Riscoperta all'Esecuzione Storica

Il maestro Pinotti fu tentato di sottrarre all'oblio la Messa di G. B. Merighi, dedicandosi a un paziente lavoro di studio, trascrizione e revisione dei manoscritti. Questo sforzo fu coronato dall'esecuzione del brano, in esclusiva assoluta, nell'ambito di un memorabile "Concerto di Pasqua", tenutosi nella Chiesa Parrocchiale. L'esecuzione lasciò stupefatti tutti i presenti per la sua originalità e per il sorprendente effetto musicale.

Ulteriori Progetti e Trasformazioni Organizzative

Un altro aspetto dell'attività di M. Pinotti fu l'esecuzione di composizioni ottocentesche, come il "Gloria" di Merighi e il "Magnificat" di E. D’Astorga, quest'ultimo notevole per la sua complessità e vastità. Verso la fine della sua direzione, il maestro Pinotti avviò anche il progetto di preparare una Messa polifonica del Novecento, rimasto incompleto e limitato al solo "Kyrie", la cui preparazione si rivelò particolarmente impegnativa per il Coro a causa della novità e difficoltà del genere musicale. Durante il periodo di M. Pinotti si verificarono significative trasformazioni della struttura organizzativa del Coro, quali il superamento della dimensione parrocchiale, cui conseguì il cambiamento di nome, l’autonomia amministrativa e l’integrazione con un altro coro parrocchiale, quello di S. Giovanni del Dosso. Nel Coro poggese confluirono progressivamente anche componenti provenienti da altre parrocchie, vicine e più distanti. Negli anni tra il 1994 e il 1998, il Coro fu particolarmente "cosmopolita", con la partecipazione di coristi da S. Giovanni Dosso, Villa Poma, S. Giacomo delle Segnate, Quistello, Sermide, Magnacavallo e Sermide. In questi anni si verificò anche una significativa trasformazione dell'organico, grazie all'integrazione con parte del Coro parrocchiale di S. Giovanni del Dosso. La nuova configurazione del Coro e il suo più ampio ruolo lo avevano ormai portato lontano dalla dimensione strettamente parrocchiale in cui era nato. Il nuovo nome, la Corale Polifonica "Padre Giovanni dello Spirito Santo", venne assunto per riflettere le caratteristiche fondamentali dell'attività del nuovo gruppo, che non erano variate rispetto a quelle iniziali. Va ricordata l'opera svolta con impegno e dedizione dal responsabile del Coro durante l'intero periodo di permanenza del maestro M. Pinotti, Cristina Oliani, che ha sempre svolto il suo ruolo con passione e forza d'animo.

La Transizione e le Nuove Direzioni

L'Esperienza con Daniele Stradi

Successivamente, il maestro D. Stradi, parrocchiano di Camposanto (MO), profondo conoscitore della liturgia, sebbene non professionista della musica, ma animato da un grande amore per la musica sacra, prese la direzione. Abile nell’accompagnamento strumentale e dotato di voce purissima e di notevole estensione, Stradi aveva già maturato una significativa esperienza direttiva alla guida del Coro "Agàpe" di S. Felice sul Panaro. L'esperienza maturata dal Coro con D. Stradi fu tanto rapida quanto significativa e formativa. Il metodo adottato dal maestro Stradi poneva un forte accento sulla tecnica vocale dei singoli coristi, che venivano invitati a migliorare costantemente la propria voce anche con specifici esercizi vocali e di respirazione. Questo metodo comportò un notevole impegno da parte del Coro, che fu chiamato ad affrontare un notevole salto di qualità. La risposta fu positiva, con un aumento graduale del numero dei coristi e un mantenimento costante di alto impegno e attenzione durante le prove. Tuttavia, in un periodo così breve, il Coro non ebbe il tempo di maturare sufficientemente, avendo subito anche un profondo rinnovamento dell'organico, perdendo alcuni elementi e acquisendone di nuovi, anche dalle precedenti stagioni corali. L'attività risultava discretamente impegnativa anche per il direttore stesso, che richiedeva sempre la collaborazione di un organista durante le prove per meglio dedicare tutte le sue energie a curare costantemente la qualità e lo stile del canto. Un limite di questa esperienza fu l'uso massiccio di trascrizioni e adattamenti di brani musicali.

Terminato il periodo di Natale, Daniele Stradi lasciò la direzione sia del Coro parrocchiale di Poggio Rusco sia del Coro di S. Felice sul Panaro. L'entusiasmo, troncato quasi sul nascere, e l'incertezza per il futuro crearono un clima di instabilità nel Coro parrocchiale, che uscì provato da questa esperienza, non senza un pizzico di scoraggiamento e delusione.

Il Ritorno di Silvio Zanini e Don Alfredo Bruneri

Approssimandosi la Pasqua, l'incarico di guidare il Coro fu affidato al dr. S. Zanini, originario di Poggio Rusco. Zanini, dopo aver vissuto molti anni lontano per motivi professionali, era ritornato nella terra nativa, coltivando con dedizione l'amore per la musica classica e corale (sua profonda passione), e partecipando alla nota formazione corale pievese "Harmonia Matildica". Inizialmente, S. Zanini si dedicò al canto gregoriano, preparando una Messa polifonica del '900. Alla ripresa autunnale, per desiderio generale dei componenti il Coro, fu chiesto a Don Alfredo Bruneri, parroco di Pieve di Coriano, di curarne la preparazione, allo scopo di tentare una coraggiosa ripresa del genere polifonico che lo stesso sacerdote aveva impresso nella formazione dello storico "Coro Parrocchiale Mons. Eugenio Martini". L'attività di Don Alfredo si interruppe ai primi di dicembre del 1999 per consentire al Coro e a S. Zanini di preparare autonomamente la celebrazione del Natale e della fine del millennio. La ripresa dell'attività, inizialmente fissata per febbraio 2000, non si verificò come previsto e l'esperienza con Don Alfredo si esaurì con la fine del vecchio millennio.

Il Rinnovamento del Repertorio con Zanini e il Maestro R. Diodati

S. Zanini ha proposto alcuni brani di grandi compositori, ma l'autore preferito è senza dubbio L. Perosi. Oltre ad aver ripreso, dopo alcuni anni di sospensione, la tradizione del Concerto di Natale (ribattezzato "Concerto di Auguri"), S. Zanini ha proposto al Coro anche il Concerto di Beneficenza, intessendo rapporti di collaborazione con un altro gruppo corale, "S. Maria ad Nives" di Quarantoli (MO), diretto dal prof. S. R. Diodati ha dimostrato grande abilità all'organo, donando al Coro e all'intera comunità poggese momenti di intensa commozione, con brani strumentali di sorprendente effetto e dalla nota artistica veramente qualificante durante i Concerti di Natale.

Un Momento Storico: La Celebrazione in San Pietro

La Messa del 2 Marzo 2002 e i Partecipanti

R. Diodati ha anche seguito e accompagnato il Coro durante la memorabile celebrazione liturgica del 02 marzo 2002 nella Basilica di San Pietro in Vaticano, con la direzione di Silvio Zanini, che costituisce una delle esperienze più significative della storia del Coro di questi ultimi anni. La corale ha animato con il canto la Santa Messa festiva anticipata, presieduta nella Basilica di San Pietro da Mons. Mario Rino Sivieri, vescovo di Proprià (Brasile), già conosciuto nella Parrocchia di Poggio Rusco. La liturgia è stata concelebrata dal parroco, Don Giuliano Spagna, e da altri quattro sacerdoti di origini mantovane che svolgono attività di studio e di servizio presso la Santa Sede. Tra questi, Don Andrea Ferraroni, poggese, laureando in Teologia Morale presso la Pontificia Università Gregoriana, e Padre Augusto Chendi, originario di Schivenoglia, che svolge il suo servizio nella segreteria del cardinale Ratzinger. Hanno partecipato anche Don Tazzoli, della Segreteria di Stato, e Don Dante Camurri, pure di origine poggese. Il gruppo corale, diretto da Silvio Zanini e accompagnato dal proprio organista Raffaele Diodati, ha eseguito durante la Santa Messa anche tre brani di L. Perosi, uno dei più significativi compositori di musica sacra della prima metà del Novecento e direttore del corpo musicale della Cappella Sistina. Al termine della liturgia sono stati presentati all’assemblea riunita in preghiera il Coro, Don Giuliano e gli altri Ministri presenti. In serata i sacerdoti si sono intrattenuti con il Coro per la cena conviviale presso la "Domus Carmelitana", che ha ospitato il gruppo durante i tre giorni di permanenza a Roma.

Foto della Basilica di San Pietro in Vaticano o del Coro che si esibisce

L'Importanza dell'Evento e le Impressioni

La celebrazione in San Pietro è stata anche un'occasione per una visita parziale alla capitale, offrendo uno sguardo veloce sul suo immenso patrimonio storico, artistico, culturale e religioso. Visitando la piazza e la basilica vaticana, restaurate in occasione del Giubileo del 2000, i partecipanti hanno avuto modo in particolare di accostarsi al corpo del Beato Giovanni XXIII, di recente esposto alla venerazione dei fedeli, e di S. Pietro. Alla "spedizione romana" hanno partecipato anche i familiari dei coristi, un ristretto gruppo di amici e l'Assessore alla Cultura e Vicesindaco del Comune di Poggio Rusco, il prof. Elia Zanini, che ha espresso vivo apprezzamento per l'iniziativa e per l'attività del Coro, con l'auspicio che possa continuare e progredire anche in futuro.

Il Contesto della Musica Sacra e l'Eredità di Giovanni Tebaldini

Il Ruolo del Canto Gregoriano e della Polifonia

Il canto gregoriano, essenzialmente monodico, affonda le radici nel VII secolo, durante il pontificato di Gregorio Magno (Papa dal 590 al 604), e si distingue per la sua purezza e profondità spirituale. La polifonia, invece, si sviluppò progressivamente dal XII secolo, con l'introduzione della voce aggiunta (organum) e poi con quarti e ottave parallele. Nel XVII secolo, l'avvento del melodramma ha segnato un allontanamento dalle tradizioni palestriniane, portando la musica operistica nelle chiese e rendendola talvolta inadatta alla funzione liturgica, con frasi melodiche barocche e un tono più teatrale.

La Visione di Pio X e il "Motu Proprio"

Il Motu Proprio di Papa Pio X, promulgato il 22 novembre 1903 (giorno di Santa Cecilia), rappresentò un'importante riforma per la musica sacra. Pio X desiderava ripristinare il canto gregoriano, considerandolo il canto proprio della Chiesa romana e il modello per la musica sacra. Egli riteneva che la musica liturgica dovesse contribuire alla santificazione ed edificazione dei fedeli, possedendo le qualità di santità, bontà di forme e universalità. L'intento era quello di riportare i fedeli a una partecipazione piena e attiva all'azione liturgica, superando la tendenza a un canto "teatrale" e a una musica che talvolta non si adattava pienamente alla sacralità della cerimonia.

Ritratto di Papa Pio X o copertina del Motu Proprio sulla musica sacra

Giovanni Tebaldini: Un Valente Musicista e la Sua Riscoperta

La figura di Giovanni Tebaldini (1864-1952), a cui il nome della Corale "Padre Giovanni dello Spirito Santo" sembra richiamarsi, è di fondamentale importanza nel panorama musicale sacro. Tebaldini fu musicista, organista, compositore, musicologo, conferenziere, giornalista e critico musicale, un uomo di straordinarie qualità umane e artistiche che dedicò gran parte della sua vita alla musica sacra. La sua vasta produzione e il suo impegno didattico e divulgativo lo resero un punto di riferimento per la riscoperta e la valorizzazione della musica sacra italiana, in particolare quella pre-ottocentesca.

La riscoperta della figura di questo valente musicista, che ha lasciato una "linea tracciata da Tebaldini luminoso", è stata oggetto di ricerche approfondite. Molti si sono impegnati a far conoscere la sua opera. La sua azione si concentrò soprattutto nelle Marche, dove egli fu direttore della Cappella musicale di Loreto. Il suo contributo fu notevole, in un'epoca in cui la musica sacra italiana era spesso influenzata dal melodramma ottocentesco o da tendenze esterofile. Tebaldini lottò contro i reazionari, promuovendo una formazione interdisciplinare degli studenti e un approccio più autentico alla musica sacra. Egli fu un pioniere nel recupero e nella catalogazione di manoscritti musicali, molti dei quali conservati nei fondi musicali italiani e stranieri. La sua attività poliedrica incluse anche la pubblicazione di libri, articoli per riviste specializzate, testimonianze e commenti, contribuendo in modo significativo agli studi sul canto gregoriano nella musica moderna e alla riscoperta di compositori come Lorenzo Perosi.

L'Influenza di Tebaldini e il Suo Centro Studi

Il "Centro Studi G. Tebaldini" di Ascoli Piceno, in collaborazione con il Comune di San Benedetto del Tronto, ha svolto un ruolo cruciale nella valorizzazione della sua memoria. Questo centro si impegna a far eseguire annualmente sue composizioni e a diffondere la sua figura attraverso pubblicazioni e conferenze. L'obiettivo è quello di coinvolgere istituzioni per evitare che nulla del suo vasto patrimonio musicale e documentale vada disperso. La Biblioteca comunale di San Benedetto del Tronto è a lui intitolata, ulteriore segno del suo impatto. I suoi studi sono stati pubblicati in diverse sedi, tra cui il Bollettino di Santa Cecilia, e hanno spazi sempre più ampi grazie anche alla rete informatica, che permette la diffusione di scritti e documentazioni. Tra le sue composizioni più note, si ricordano la "Tempesta d'amore" e "Signora dolce, ave!".

Il contributo di Tebaldini è stato particolarmente significativo nel recupero di composizioni dimenticate e nella promozione di una musica sacra che tornasse alle sue radici più pure. La sua opera, spesso rimasta nascosta per troppo tempo, sta ora venendo alla luce grazie all'impegno di musicologi e interpreti. Questo sforzo contribuisce a rendere le celebrazioni liturgiche più partecipate e ricche di spiritualità, in linea con gli ideali di rinnovamento della musica sacra promossi da Papa Pio X.

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