La Preghiera e il Significato Profondo dell'Ascolto Divino

La Necessità e la Natura della Preghiera

L'universo sarebbe un inferno se Dio non se ne prendesse cura. Non c'è eco nel mondo dell'agonia e del pianto dell'umanità; solo Dio è lì che ascolta. La sproporzione tra la miseria umana e la compassione divina è abissale. La profondità dell'angoscia è immensa, i suoi percorsi sono un vero labirinto, e la nostra capacità di capirla potrebbe essere confrontata con quella di una farfalla che vola sopra il Grand Canyon. Se non ci fosse la certezza che Dio ascolta il nostro pianto, nessuno potrebbe resistere a tanta miseria e insensibilità.

Il mistero e la grandezza della premura del Dio infinito per l'uomo finito costituiscono la prospettiva fondamentale della tradizione biblica. Questo mistero è accresciuto dall'immediatezza: Dio è premuroso direttamente, senza agenti intermedi. La preghiera è più di un'implorazione della misericordia divina o di un'improvvisazione spirituale; essa è la condensazione dell'anima. È l'anima intera in un solo momento, la quintessenza di tutti i nostri atti, il punto culminante di tutti i nostri pensieri. Perché la preghiera possa vivere nell'uomo, l'uomo deve vivere nella preghiera.

L'unico modo in cui possiamo trattare della preghiera è sulla base dell'autoriflessione, cercando di descrivere che cosa ci è capitato nei rari e preziosi momenti di preghiera. Quello che avviene in un momento di preghiera può essere descritto come lo spostamento del centro dell'esistenza: dalla coscienza di sé alla resa di sé. La preghiera inizia come un rapporto "esso-Egli". Non è un dialogo nel senso tradizionale, ma piuttosto un atto di immersione, confrontabile con l'antica usanza ebraica dell'immersione completa di una persona nelle acque come modalità di autopurificazione. Ci si sente circondati, abbracciati, sprofondati nelle acque della misericordia. Nella preghiera "l'io" diventa "esso", perché ciò che per noi è un "io", per Dio è anzitutto ed essenzialmente un "esso".

illustrazione di una persona che si immerge in acqua, simbolo di purificazione e resa

L'Ascolto di Dio: Tra Supplica e Verità

"Ascoltaci, o Signore": Una Riflessione sulla Formula Orante

La domanda sul perché si usi la formula "ascoltaci o Signore" durante le preghiere in comune è profonda e risuona nell'anima di molti. È importante non formalizzarsi sulla parola "ascoltaci". La Bibbia stessa offre numerosi esempi di tali suppliche. Ad esempio, Salomone, consacrando il tempio di Gerusalemme, si rivolge a Dio con queste parole:

“Volgiti alla preghiera del tuo servo e alla sua supplica, Signore, mio Dio, per ascoltare il grido e la preghiera che il tuo servo oggi innalza davanti a te! Siano aperti i tuoi occhi notte e giorno verso questa casa, verso il luogo di cui hai detto: «Lì porrò il mio nome!». Ascolta la preghiera che il tuo servo innalza in questo luogo. Ascolta la supplica del tuo servo e del tuo popolo Israele, quando pregheranno in questo luogo. Ascoltali nel luogo della tua dimora, in cielo; ascolta e perdona!” (1 Re 8,28-30).

Questa stessa preghiera di Salomone è riportata anche nel secondo libro delle Cronache. Anche la Chiesa, nel corso della sua storia, fa abbondante uso di questa espressione. Va ricordato che la preghiera non serve a Dio per fargli conoscere ciò di cui abbiamo bisogno, poiché Egli conosce ogni cosa. Anzi, non sentiremmo il bisogno di pregare se Dio stesso non ci stimolasse segretamente. Per questo, se dopo aver pregato non si ottiene, è necessario interrogarsi se vi sia qualcosa che non è secondo Dio nella nostra preghiera o nella nostra vita, come affermava San Basilio: “Per questo domandi e non ottieni, perché domandi malamente, o con poca fede, o con leggerezza, oppure chiedendo cosa che non ti giovano, o senza insistere”.

L'Umiltà e la Verità della Preghiera

La preghiera è il momento in cui l'umiltà diventa realtà, perché l'umiltà non è una virtù, bensì la verità stessa, mentre tutto il resto è illusione. Non è come un "io" che noi accostiamo Dio, ma piuttosto comprendendo che esiste un solo "Io" supremo. È il nostro essere preziosi per Lui che ci separa dall'essere semplicemente un prodotto secondario e accidentale del processo cosmico. L'obiettivo della preghiera è di essere portati all'attenzione di Dio: essere da Lui ascoltati e compresi. Il vero compito dell'uomo non è di conoscere Dio, ma di essere da Lui conosciuto. Rendere la nostra vita degna di essere conosciuta da Dio è il significato dell'esistenza vissuta secondo la disciplina religiosa.

La preghiera è l'affermazione della preziosità dell'uomo; essa può non salvarci, ma ci rende degni di essere salvati. Non c'è miseria umana più profondamente sofferta della condizione di essere abbandonati da Dio. Il timore di essere dimenticati costituisce per la persona un indizio potente che è giunto il momento di entrare nella preghiera, di portare se stessa all'attenzione di Dio. Nella preghiera possiamo imparare che è meglio essere colpiti dalla Sua punizione che essere abbandonati a noi stessi. La preghiera può essere sintetizzata nell'espressione: "Signore, non abbandonarmi". Nella preghiera, Dio non è oggetto, ma soggetto; cerchiamo di approfondire una reciproca fedeltà, desiderando ardentemente di essere conosciuti da Lui e di essere giudicati da Lui.

dipinto di Abramo che intercede per Sodoma, mostrando la sua umiltà e audacia

La Preghiera del Responsabile: Esempi Biblici

La preghiera di un capo, di un responsabile o di un presbitero, è intrisa di un ardimento e un'audacia che sarebbero insoliti nella preghiera di un principiante. Queste preghiere nascono da una situazione in cui la conoscenza di Dio è molto raffinata, profonda e quasi pericolosa, tipica di un uomo maturo, coinvolto e responsabile, che porta il peso di un popolo.

Abramo: Ascolto, Lamentazione e Intercessione

Abramo è un esempio preminente di preghiera di un capo. La sua prima grande attività orante è l'ascolto: Dio parla e Abramo ascolta e si muove, ascolta e cammina. Se Abramo può essere così ardito e petulante nelle sue preghiere, è perché è prima di tutto un reverentissimo ascoltatore della parola di Dio, un uomo che ha fondato la sua vita su essa. I veri figli di Abramo sono coloro che ascoltano la parola di Dio e la mettono in pratica.

Un secondo tipo di preghiera di Abramo è la lamentazione o interrogazione, che ha molte affinità con i salmi di lamentazione. È la preghiera dell'uomo nella prova, che lotta con Dio e non capisce ciò che succede. Domande come "Mio Signore, che mi darai? Io me ne vado senza figli" (Gn 15,2) o "come potrò sapere che ne avrò il possesso?" (Gn 15,8) emergono da un'accoglienza della parola di Dio, non da incredulità, ma dal bisogno di penetrare meglio il Suo piano. Questa preghiera scaturisce dallo scarto, almeno apparente, tra la promessa divina e ciò che si vede nella realtà. È uno sforzo amoroso e sofferto di conoscere più a fondo chi è Dio, anche quando non si riesce a comprenderLo pienamente.

La terza caratteristica è la preghiera di intercessione, o penetrazione teologica, esemplificata dalla famosa contrattazione di Abramo su Sodoma (Gn 18). Questo lungo dialogo con Dio è una pagina teologica detta in forma drammatica di preghiera, una meditazione sul mistero della vicenda umana così come Dio la giudica. È una preghiera di coinvolgimento, poiché Abramo, amico di Dio e progenitore di un grande popolo, partecipa ai disegni divini sulla storia. Egli si avvicina a Dio basandosi su un principio giuridico fondamentale: "Davvero sterminerai il giusto con l’empio? Lungi da te far morire il giusto con l’empio" (Gn 18,23-25). Abramo usa questa audacia per discutere con Dio, dimostrando che la preghiera non è sempre sottomissione passiva, ma può essere anche un confronto appassionato e amicale.

SB 05 06 Vocazione di Abramo - Sodoma e Gomorra

Altri Grandi Oranti: Gesù, Mosè, Giacobbe, Davide, Elia

Anche Gesù prega, ed è in Lui che troviamo il maestro di preghiera per eccellenza. Dopo una faticosa giornata, Gesù si ritira in luoghi solitari a pregare (Mc 1,35; Lc 5,15-16), in contrasto con la fama che si diffondeva e le folle che lo cercavano. La preghiera di Gesù è il luogo dove si percepisce che tutto viene da Dio e a Lui ritorna; è un abbandonarsi nelle mani del Padre, come nell'orto degli ulivi, dicendo: "Padre, se è possibile ..., ma si faccia la tua volontà".

Mosè, la cui figura è spesso raffigurata con le mani tese verso l'alto, ci sprona a pregare con lo stesso ardore di Gesù, a intercedere per il mondo. Perfino quando il popolo ripudia Dio e lui stesso, Mosè non si sente di abbandonare la sua gente, dicendo a Dio: "Questo popolo ha commesso un grande peccato... Ma ora, se tu perdonassi il loro peccato... Altrimenti, cancellami dal tuo libro che hai scritto!" (Es 32,31-32). Mosè è il ponte, l'intercessore, tra il popolo e Dio.

Giacobbe, nel suo "lottare con Dio" (Gn 32,25-33), non ha altro da presentare che la sua fragilità e impotenza, inclusi i suoi peccati. Si scopre fragile e avvolto dalla misericordia divina, passando da uomo scaltro a consapevole del suo bisogno di grazia. Davide, l'uomo di preghiera in ogni circostanza, ci insegna a far entrare tutto nel dialogo con Dio: la gioia come la colpa, l'amore come la sofferenza, l'amicizia quanto una malattia. Tutto può diventare parola rivolta al "Tu" che sempre ci ascolta.

Il profeta Elia, personaggio avvincente della Sacra Scrittura, ci mostra come la preghiera possa bussare alla porta del nostro cuore quando ci sentiamo inutili e soli. Tornando davanti a Dio con la preghiera, anche dopo aver sbagliato o sentito paura, si può ritrovare serenità e pace.

La Preghiera nella Vita Quotidiana: Impegni e Forme

Il presidente Spencer W. Kimball ha sottolineato l'assoluta necessità della preghiera, affermando che "il peccato generalmente si commette quando si interrompono le linee di comunicazione" con Dio. Nessuno dovrebbe essere troppo impegnato da non poter meditare in preghiera. Nelle nostre preghiere dobbiamo esprimere gratitudine per le benedizioni ricevute, pregare per i nostri dirigenti, per il vasto programma missionario, per i nemici, per la saggezza, la capacità di giudicare e la protezione nei momenti di tentazione.

Le Diverse Espressioni della Preghiera

Esistono diverse forme di preghiera, ognuna con la sua importanza:

  • Preghiera Personale e Solitaria: È inestimabile e proficua. Il Salvatore trovava necessario isolarsi sulle montagne o nel deserto per pregare, così come l'apostolo Paolo e Enos. Joseph Smith trovò intimità nel bosco. Anche noi dovremmo trovare un luogo in cui ritirarci per pregare, senza mascherare nulla o cadere nell'ipocrisia, ma mostrando al Signore la nostra vera natura con un "cuore spezzato ed uno spirito contrito". Al termine delle preghiere, è importante ascoltare attentamente.

  • Preghiera Familiare: È un passo verso l'unità e la solidarietà familiare, edificando una coscienza comune e creando uno spirito di interdipendenza. I figli, inginocchiandosi accanto ai genitori, imparano abitudini che rimarranno per tutta la vita. Se non dedichiamo tempo alla preghiera in famiglia, è come dire ai figli che non è molto importante. La preghiera familiare dovrebbe essere appropriata ai bisogni e all'età dei figli, evitando di essere troppo lunga per non causare perdita di attenzione o avversione.

  • Preghiera Pubblica o in Comune: Quando si prega insieme agli altri, è meglio rivolgere l'attenzione a una comunicazione affettuosa e onesta con Dio, piuttosto che preoccuparsi di ciò che gli ascoltatori possano pensare. Le preghiere in pubblico dovrebbero sempre essere appropriate all'occasione: una preghiera di dedicazione può essere lunga, ma un'invocazione o una benedizione del cibo dovrebbero essere più brevi e concise.

famiglia che prega insieme, seduta o in ginocchio

Ostacoli e Pericoli nella Preghiera Autentica

L'emozione è una componente importante della preghiera, ma il presupposto primario è la convinzione. Se la presenza di Dio è solo fantasia, allora la preghiera è un inganno. Ciò che ci rende capaci di pregare è anzitutto il senso dell'ineffabile, la comprensione profonda del mistero della realtà. Finché rifiutiamo di prendere atto di ciò che è al di là della nostra capacità di vedere o della nostra ragione, la via alla preghiera resta sbarrata.

Un problema significativo è il rapporto tra parole e preghiera. La nostra mancanza di sensibilità alle parole è un sintomo della crisi attuale, poiché le parole sono ricettacolo dello spirito. Abbiamo perso il rispetto reverenziale per le parole, usandole come giocattoli, scherzando con il Nome di Dio e prendendo alla leggera i suoi comandamenti. La purificazione del linguaggio è quindi un compito fondamentale della disciplina teologica, che deve puntare a santificare il discorso umano. La preghiera implica il rapporto tra la persona e la parola; se smarriamo questo rapporto, le parole diventano cliché e perdono la loro sacralità.

È vero che esiste anche una forma di preghiera che va oltre l'espressione verbale, ma è rara. Per lo più la preghiera vive di parole, e l'atto di culto si realizza nella lotta con l'anima delle parole. Dobbiamo imparare ad affrontare la grandezza delle parole e stabilire il giusto rapporto tra il cuore e la parola che stiamo per pronunciare.

Inoltre, Amulec ammoniva che se, dopo aver pregato, si respingono i bisognosi e gli ignudi, non si visitano i malati e gli afflitti, e non si impartiscono le proprie sostanze a coloro che sono nel bisogno, la preghiera è vana e non giova a nulla, rendendoci come gli ipocriti che negano la fede. La preghiera deve condurre all'azione.

mano che tiene un rosario o una bibbia, simbolo della preghiera e delle parole sacre

La Spiritualità dell'Ascolto Benedettino e la Crescita

La spiritualità benedettina è una spiritualità dell'apertura del cuore, che non lascia spazio per la grandezza isolata o per l'autarchia. Siamo tutti allievi e la vita stessa è la nostra maestra. L'ascolto è considerato un requisito fondamentale per la crescita personale. "Oggi, se udite la sua voce, non indurite il vostro cuore." San Benedetto considera la Scrittura come voce di Cristo, un medicamento divino e un'arma contro il diavolo. Insiste nel dire che la Scrittura dev'essere letta quotidianamente, poiché non possiamo sentire la voce di Dio se non ci è familiare. Dobbiamo imparare ad ascoltare le verità di chi ci circonda e la voce di Dio nel mondo attorno a noi, in ogni circostanza della nostra vita. Soltanto ascoltare. Questa ricerca di una saggia direzione è fondamentale per la crescita personale.

SB 05 06 Vocazione di Abramo - Sodoma e Gomorra

La Risposta di Dio e la Trasformazione Interiore

Dopo aver terminato la nostra preghiera, l'esperienza non è finita. Abbiamo pregato per ottenere consiglio e aiuto, e dovremmo trovare il tempo ogni giorno per ascoltare attentamente, anche per alcuni minuti. Spesso, quando rimaniamo in ascolto, sentiamo innumerevoli idee affollarsi nella nostra mente o sentimenti che si accavallano. Uno spirito di pace ci assicura che tutto andrà bene. Se siamo stati onesti e sinceri, avremo in noi un buon sentimento, un sentimento di calore verso il nostro Padre nei cieli e la coscienza del Suo amore per noi. Questa pace e calore spirituale sono la testimonianza che le nostre preghiere sono state udite.

Nelle nostre preghiere diciamo "Sia fatta la tua volontà", e intendiamo proprio questo. Dobbiamo pregare con fede, con la consapevolezza che quando il Signore risponde, potrebbe non essere la risposta che desideravamo o ci aspettavamo. Conoscere l'amore, il potere e la forza che scaturisce dalla preghiera offerta con il cuore ci permette di percepire la premura del Padre nell'aiutarci, istruirci e guidarci. Attraverso la preghiera fervida e retta, individualmente e in famiglia, possiamo ottenere la conoscenza personale che il nostro Padre nei cieli ascolta ed esaudisce veramente le preghiere. Egli vuole che ognuno di noi abbia questa conoscenza; dobbiamo cercarla con impegno, poiché è l'ossigeno della vita e ci attrae la presenza dello Spirito Santo che ci porta sempre avanti.

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