Biografia dell'Arcivescovo Antonio Cantisani

L'arcivescovo Antonio Cantisani, oggi emerito, originario di Lauria (Potenza) e classe 1926, ha segnato profondamente la storia della Chiesa italiana. Il 20 settembre 2020 ha segnato un importante quarantesimo anniversario dall'inizio del suo ministero episcopale a Catanzaro, e la stessa data del 20 settembre 1995 ha visto il venticinquesimo anniversario della promulgazione del primo Sinodo dell'arcidiocesi di Catanzaro-Squillace, indetto e chiuso dallo stesso mons. Cantisani.

Vita e Formazione

Antonio Cantisani è nato a Lauria (Potenza), già Diocesi di Policastro Bussentino e ora di Tursi-Lagonegro, il 2 novembre 1926. Entrato nel Pontificio Seminario Regionale di Salerno il 10 ottobre 1942, è stato ordinato presbitero a Lauria dal Vescovo di Policastro, Mons. Federico Pezzulo, il 16 giugno 1949.

La sua formazione accademica include un baccellierato in Sacra Teologia e una laurea in Diritto Canonico conseguita presso la Pontificia Università Lateranense il 28 giugno 1954, discutendo la tesi intitolata “Testimonianze di diritto e disciplina ecclesiastica nelle opere pastorali di S. Agostino”.

Primi Incarichi e Ministero Sacerdotale

Dopo l'ordinazione, Mons. Cantisani ha ricoperto diversi ruoli significativi: vicerettore del Seminario Diocesano di Policastro e insegnante di Lettere, Latino e Greco nel Ginnasio del Seminario dal 1949 al 1971. È stato nominato Canonico del Capitolo Cattedrale di Policastro il 25 febbraio 1953. Ha ricoperto l'incarico di Assistente Diocesano della Gioventù Femminile di Azione Cattolica dal 1953 al 1969 e, dal 1970, Assistente Diocesano di tutta l’Azione Cattolica. Dal 7 ottobre 1956 è stato Parroco di Sapri (Salerno). Fu anche membro del Consiglio Presbiterale Diocesano e della Commissione Presbiterale Regionale, nonché Segretario del Consiglio Pastorale Diocesano.

Foto di Mons. Antonio Cantisani giovane sacerdote

Episcopato: Da Rossano a Catanzaro-Squillace

La sua carriera episcopale iniziò con l'elezione ad Arcivescovo di Rossano da Papa Paolo VI il 18 novembre 1971. Ricevette l’Ordinazione Episcopale a Sapri il 27 dicembre 1971 per le mani di Mons. Federico Pezzullo, Vescovo di Policastro. I conconsacranti furono Mons. Enrico Nicodemo (Arcivescovo di Bari), Mons. Umberto Altomare (Vescovo di Teggiano e Amministratore Apostolico di Policastro), Mons. Giovanni Rizzo (già Arcivescovo di Rossano), Mons. Vincenzo De Chiara (Vescovo di Mileto) e Mons. Santo Bergamo (Amministratore Apostolico di Rossano). Entrò nell’Arcidiocesi di Rossano il 16 gennaio 1972.

Dal 1 maggio 1978 al 16 giugno 1979 fu Amministratore Apostolico di Cassano Jonio. Il 7 aprile 1979 fu nominato Vescovo di Cariati, diocesi unita in pari data "aeque principaliter" all’Arcidiocesi di Rossano.

Trasferimento a Catanzaro e Squillace

Il 31 luglio 1980, Papa Giovanni Paolo II lo trasferì all’arcidiocesi di Catanzaro e in quella di Squillace. Il suo ingresso solenne nella Cattedrale di Catanzaro, il 20 settembre 1980, segnò l'inizio del suo ministero episcopale in Calabria. In Squillace, il ministero ebbe inizio il 27 settembre 1980. Ricordando quel giorno, Mons. Cantisani espresse la sua gratitudine al Signore e l'entusiasmo per la grande folla che lo accolse, pensando che con quel popolo avrebbe percorso un buon cammino.

Mons. Cantisani apprese della sua nomina durante una chiamata a Roma presso la Congregazione dei Vescovi il 15 marzo 1980, con la raccomandazione di continuare a fare il pastore, come già fatto a Sapri e Rossano, aiutando il popolo a vivere nello spirito del Concilio Vaticano II. Una confidenza rivela che fu mandato a Catanzaro anche per l’amore che nutriva per il Seminario Teologico Regionale “S. Pio X”.

L'Unificazione delle Diocesi e la Visione Pastorale

Le realtà di Catanzaro e Squillace furono unite nel 1986 nell’unica arcidiocesi di Catanzaro-Squillace, poi elevata nel 2001 a sede metropolitana. Inizialmente, Mons. Cantisani si oppose all'unificazione, sostenendo l'autonomia di Squillace, che riteneva avesse tutte le condizioni necessarie per un proprio vescovo, incluse oltre 100mila anime, un clero sufficiente e qualificato, e una vivace attività pastorale. Scrisse alla Santa Sede a marzo 1982 per sostenere il diritto di Squillace a mantenere un proprio vescovo. Nonostante il suo impegno, la decisione di Roma fu quella di unificare, probabilmente a causa della vicinanza con Catanzaro. Nonostante il disagio iniziale, accettò la decisione in spirito di fede, e in seguito giudicò positivo l'intervento della Santa Sede, credendo che con l'unione delle forze la comunità diocesana fosse più qualificata spiritualmente e pastoralmente.

Mappa storica delle diocesi di Catanzaro e Squillace

Una Chiesa "Profezia, Servizio, Comunione"

Nell’omelia per l’ingresso in città, Mons. Cantisani parlò di una “scelta di povertà” e di una “Chiesa Profezia, Servizio, Comunione”. Ha sempre ritenuto fondamentale la “scelta di povertà” per un’efficace attività pastorale, sottolineando come oggi Papa Francesco desideri una Chiesa povera, che significa soprattutto libera. Per lui, la Chiesa deve dire “no” ad ogni compromesso col potere e ripristinare il privilegio come tentazione antievangelica. Deve contare sull’onnipotenza della grazia, non sui mezzi umani, e la sua povertà deve essere evidente anche nel senso più ovvio del termine: più il rumore del denaro è lontano dall'altare, più essa può annunciare che l'unico tesoro è Gesù Cristo.

Un valido programma pastorale, secondo lui, consiste nel puntare alla costruzione di una Chiesa che sia Profezia, Servizio, Comunione, insistendo sulla sinodalità, dimensione costitutiva della Chiesa.

Eventi Significativi del suo Episcopato

Accoglienza delle Comunità di Base

A pochi mesi dal suo insediamento a Catanzaro, Mons. Cantisani fu il primo (e forse unico) vescovo ad accogliere i partecipanti a un Congresso nazionale delle Comunità di base. Invitato all'evento, ritenne suo dovere di vescovo accogliere l'invito, credendo nel dialogo come strumento essenziale per l'evangelizzazione. Andò al convegno per ascoltare, e ascoltò davvero.

La Visita di Papa Giovanni Paolo II

Il 6 ottobre 1984, Mons. Cantisani accolse a Catanzaro Papa Giovanni Paolo II, un evento considerato una data storica per la comunità. Il Pontefice, proveniente in elicottero da Paola, fu accolto al campo sportivo del quartiere Sala. Mons. Cantisani accompagnò il Papa in papamobile, indicandogli i tre Colli, e fu presente all'omaggio in Cattedrale, al saluto alle autorità in episcopio, al saluto ufficiale in Piazza Prefettura di fronte a una folla mai vista, e alla Messa solenne allo stadio con non meno di 25mila fedeli e un coro di settecento persone. Seguì un commovente saluto agli ammalati all’Ospedale “Pugliese” e la conclusione al Seminario “S. Pio X” per l’incontro con 600 preti. Salutando il Papa prima della Messa, Mons. Cantisani gli disse: “Un papa, Callisto II, ha fondato questa Chiesa, un altro Papa, Giovanni Paolo II, viene a rifondarla”, vedendo nella grazia della visita apostolica l’inizio di una vita nuova per l’intera comunità.

Papa Karol Wojtyla a Catanzaro...35 anni dopo...

Il Primo Sinodo Diocesano

Il primo Sinodo dell’arcidiocesi di Catanzaro-Squillace, celebrato dal 1993 al 1995, è stato senza dubbio l'evento più importante del suo episcopato. In nove secoli di storia della diocesi di Catanzaro, era solo il terzo sinodo. La sua importanza risiedeva nel fatto che, per la prima volta, a decidere non era solo il vescovo con i presbiteri, ma l’intero popolo di Dio, con ben 250 delegati, in maggioranza laici. Fu un'esperienza forte di comunione, la cui preparazione era iniziata già nel 1989 e durò due anni. La promulgazione avvenne il 20 settembre 1995, 15° anniversario del suo servizio a Catanzaro. In quell'occasione, commosso, consegnò il Libro del Sinodo, definendolo “un dono da custodire, un messaggio da annunziare, un impegno da condividere”, sottolineando che il Sinodo, pur finendo, in realtà iniziava.

Impegno Sociale e la Questione delle Migrazioni

Nel 2002, in occasione di San Vitaliano, Mons. Cantisani utilizzò parole molto dure contro la legge Bossi-Fini, promuovendo, insieme ai parroci, alla Caritas e all’Azione Cattolica, la raccolta di 100mila firme. Sebbene fosse accusato di incitare alla disobbedienza civile, egli affermò: “La legge Bossi-Fini pone dei problemi alla mia coscienza di uomo, di cristiano, di vescovo”. La legge lo colpiva perché considerava reato l’aver fame. Non fu lui a promuovere la raccolta delle firme, ma furono raccolte spontaneamente. Egli ribadì che i diritti umani, a cominciare dal diritto alla vita, sono inalienabili, inviolabili, universali e uguali per tutti. Definì miope la politica di chiudere i porti per impedire l'arrivo di quanti rischiano la vita per fuggire a guerra, persecuzione e fame, riconoscendo che le migrazioni sono un fenomeno strutturale e un problema complesso che va risolto a livello europeo e internazionale, aiutando i Paesi più deboli e regolando i flussi migratori. Vedeva il suo intervento come un accorato appello al rispetto della Costituzione.

Il suo impegno per i migranti fu una costante. È stato il primo Presidente della Commissione CEI per le Migrazioni, eletto durante la XXV assemblea generale della CEI (1982-1985). Fu poi Presidente della Commissione CEI per le Migrazioni per il quinquennio 1985-1990 e dal 1987 Presidente della Fondazione “Migrantes”, eretta dalla CEI. Fu confermato Presidente della Commissione per un altro quinquennio (1990-1995) e nominato Consultore del Pontificio Consiglio della Pastorale per i Migranti e gli Itineranti il 17 dicembre 1990. Mons. Cantisani ha “accompagnato la nascita e i primi anni di vita della Fondazione Migrantes con passione e intelligenza per oltre un decennio”, contribuendo a far sì che l’episcopato italiano si aprisse al nuovo tema dell’immigrazione. I suoi testi dedicati alla pastorale delle migrazioni rimangono importanti per costruire una ‘cultura dell’incontro’ nelle comunità cristiane e nella vita sociale.

Arcivescovo Emerito e Cittadino Onorario

Dal 1 gennaio 1995, Mons. Cantisani è stato Presidente della Conferenza Episcopale Calabra. Concluse il suo mandato di arcivescovo di Catanzaro-Squillace per raggiunti limiti di età il 31 gennaio 2003. Anche dopo il suo ritiro, non ha mai lasciato la sua arcidiocesi, mantenendo un "omaggio d’amore alla Sposa" con la sua presenza e predicazione. Ha continuato a pregare per la sua gente ogni giorno, celebrando nella chiesa del Rosario e offrendosi per attività pastorali come cresime o predicazioni, partecipando regolarmente alle manifestazioni diocesane e alle riunioni della Conferenza Episcopale Calabra.

Nel 2001, ha ricevuto la cittadinanza onoraria di Catanzaro, riconoscimento del Consiglio comunale di cui andava fiero. Ha vissuto a Catanzaro per oltre 40 anni, sentendosi cittadino a pieno titolo sin dal primo momento in cui baciò quella terra. Pur notando che la città sembrava più rassegnata e passiva, manteneva fiducia, auspicando scelte chiare, progetti mirati e il coinvolgimento di tutti per far emergere nuove energie, ricordando il dovere civico per il bene comune.

Opere e Studi

Negli anni da emerito, Mons. Cantisani ha dedicato molto tempo alla scrittura. Ha pubblicato “Vescovi a Catanzaro” (dal Concilio di Trento al 1918) in quattro volumi, la biografia di Mons. Fiorentino e, soprattutto, la traduzione in lingua italiana del Commento ai Salmi di Cassiodoro in sei volumi (circa 3.500 pagine). Ha inoltre consegnato al suo editore la "Storia della Diocesi di Catanzaro" in vista del IX Centenario della sua fondazione (1121-2021). Il suo motto episcopale era “Evangelizo vobis gaudium magnum” (Vi annuncio una buona novella di grande gioia), che ha rispecchiato il suo ministero.

Copertina del libro

La Scomparsa e il Ricordo

Mons. Antonio Cantisani si è spento a Catanzaro il 20 luglio 2021, all'età di 94 anni (quasi 95, dato che era nato il 2 novembre 1926), circondato dai suoi preti nel Seminario arcivescovile di Catanzaro, dove aveva scelto di vivere e morire. La sua scomparsa, avvenuta nel giorno in cui si celebra il Preziosissimo Sangue di Gesù, a cui era devotissimo, ha lasciato in lutto la comunità cristiana cattolica della provincia catanzarese. Nonostante l'età e gli acciacchi, aveva continuato a partecipare a incontri e manifestazioni pubbliche finché le forze glielo hanno consentito.

Il suo successore alla presidenza della Commissione CEI per le Migrazioni e della Fondazione Migrantes, Monsignor Gian Carlo Perego, ha ricordato Mons. Cantisani come una guida appassionata e intelligente, sottolineando che anche dopo il suo mandato ha “continuato a seguire la vita e l’azione pastorale della Migrantes con suggerimenti e interventi”.

I suoi nipoti lo ricordano con affetto come “zio Tonino”, un uomo sorridente, curioso e colto, con l'ironia delle persone erudite e la meraviglia di un eterno bambino. Un uomo che, pur da emerito, rimaneva una figura attenta alla vita dei presbiteri e del suo popolo, visitando le comunità parrocchiali e rimanendo attivo nella vita sociale e culturale del territorio. Ha insegnato a vivere con gioia e impegno in una Chiesa “sinodale”, “in uscita” e “inquieta”, lasciando un esempio, insegnamenti e segni d’amore che continueranno a indicare la via.

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