San Michele Arcangelo, il cui nome ebraico "Mi ka - ‘El" significa "Chi è come Dio?", è una figura centrale nella tradizione cristiana, venerato come il Principe della milizia celeste e il difensore e protettore dei fedeli. La Chiesa lo venera come colui che, per una divina virtù, respinge negli abissi infernali gli spiriti maligni che errano nel mondo per la perdita delle anime. Questo angelo protettore ha anche una particolare missione nell'accompagnare le anime dei defunti verso i loro fini eterni.
L'Arcangelo Michele nella Storia della Chiesa e del Culto
Origini del Culto e Festività
Monsignor Duchesse notò giustamente che il solo angelo la cui festa fosse celebrata prima del IX secolo era San Michele, ma in quell'epoca si trattava prevalentemente di commemorazioni di dedicazioni di chiese. La festa dell'Arcangelo all'8 novembre si riportava alla dedicazione della chiesa di San Michele eretta nelle terme di Arcadio. La festa dell'8 maggio si applicava al santuario del Monte Gargano, e quella del 29 settembre alla chiesa della via Salaria a Roma. Oggi, la Chiesa celebra la festa di San Michele il 29 settembre, anniversario della prima apparizione al Vescovo di Siponto al Gargano e, in modo particolare, celebrazione dell'episodio della vittoria (seconda apparizione) dei sipontini sui barbari invasori.
Santuari e Diffusione della Devozione
L'imperatore Costantino I, a partire dal 313, tributò una particolare devozione a San Michele, fino a dedicargli il Micheleion, un imponente santuario fatto costruire a Costantinopoli. In Oriente, San Michele è venerato con il titolo di "archistratega", che corrisponde al titolo latino di princeps militiae caelestis (principe delle milizie celesti) che compare nella preghiera a San Michele. Secondo la tradizione, l'arcangelo sarebbe apparso a San Lorenzo Maiorano, vescovo di Siponto, l'8 maggio 490, e indicatagli una grotta sul Gargano lo invitò a dedicarla al culto cristiano. Il Basilica di San Michele Arcangelo a Monte Sant'Angelo (Foggia), detta anche "Celeste Basilica", fu decisivo per lo sviluppo della devozione all'Arcangelo e per la sua propagazione nell'Occidente europeo.

Il culto micaelico, così, superando la valenza religiosa, divenne un formidabile collante politico, testimoniato dal fatto che varie personalità politiche, religiose, militari abbiano nei secoli visitato la Montagna Sacra. Il santuario garganico fu importante anche per l'ampia frequentazione di pellegrini provenienti da varie parti d'Europa. Ciò è testimoniato dall'origine da San Michele nel Gargano della "Via Sacra Langobardorum", che successivamente, raccordandosi con la "Via Francigena", proseguì per la Val Susa, dove sorge l'imponente Sacra di San Michele, per terminare in Normandia.
Un altro luogo di venerazione dell'Arcangelo Michele è l'isolotto francese di Mont Saint-Michel. Qui, secondo la leggenda, l'Arcangelo Michele apparve nel 709 a Sant'Uberto, vescovo di Avranches, chiedendo che gli fosse costruita una chiesa sulla roccia. Il vescovo ignorò tuttavia per due volte la richiesta finché San Michele non gli bruciò il cranio con un foro rotondo provocato dal tocco del suo dito, lasciandolo tuttavia in vita. Ricorrenze particolari del Santuario del Gargano si diffusero in tutta l’Europa, e diverse chiese, cappelle e oratori gli sono dedicati in tutto il continente. L'Arcangelo è anche molto caro ai russi assieme all'arcangelo Gabriele e oggetto di diverse icone.
San Michele nel Rito Liturgico
La Presenza nel Confiteor
La menzione dell'arcangelo Michele appare nel testo del Confiteor. Tuttavia, questo testo, che si accosta in una forma alla forma attuale, non data che del XII secolo. L'arcivescovo di York, Egberto, e il vescovo di Metz Chrodegang, nel secondo quarto del VIII secolo, davano della preghiera per la confessione dei peccati una formula che si rivolgeva a Dio solo senza menzione dei santi: “Confiteor, Domine et tibi frater, quod peccavi …”. Fu necessario aspettare la fine dell'XI secolo per veder comparire la menzione dei santi. Nella Messa tridentina, San Michele è ricordato espressamente più volte, innanzitutto nel Confiteor, primo fra i santi dopo la Vergine Maria.
Il Rito dell'Incensazione
Nel corso delle messe solenni dove ha luogo, all'Offertorio, il rito dell'incensazione dell'altare, San Michele è di nuovo invocato. La sua inserzione nelle preghiere rituali è relativamente recente e risulta da un cambio d'interpretazione. A Roma, a partire dal XIII secolo, l'arcangelo Michele ha rimpiazzato l'arcangelo Gabriele. Successivamente, si identificò l'angelo anonimo che l'Apocalisse presenta come avente un incensiere presso l'altare d'oro con l'arcangelo Michele. Questo accesso dell'Arcangelo San Michele ad un ruolo più importante nel rituale della messa proviene dall'estensione considerevole del suo culto in Occidente, e dal successo incontrato dalla traduzione latina delle opere di Dionigi l'Areopagita da parte dell'abate di San Dionigi Hilduin (verso l’831-835) e da parte di Erigene (nell'860). Fu soprattutto quest'ultima traduzione che fu ampiamente diffusa nel corso del Medio Evo. Lo si ritrova nella preghiera di benedizione dell'incenso, in cui l'Arcangelo viene invocato come «colui che sta alla destra dell'altare dell'incenso».
L'Accompagnamento delle Anime (Psicopompo)
San Michele Arcangelo viene riconosciuto anche come guida delle anime al cielo, un ruolo conosciuto come psicopompo, colui che introduce nell’aldilà le anime dei defunti. Già nel V secolo i cristiani bizantini vedevano soprattutto in Michele colui che guarisce e prende cura del debole e del morente degli uomini.
La Pesatura delle Anime
Il tema della pesatura delle anime al momento del supremo giudizio risale all'antico Egitto e all'India. Esso è adottato dai padri della Chiesa; così sant'Agostino, nel suo primo sermone della vigilia di Pentecoste, assicura che le buone e le cattive azioni saranno come sospese in una bilancia, e se la moltitudine delle cattive ha il sopravvento, il colpevole sarà trascinato verso gli inferi. San Giovanni Crisostomo esprime la stessa idea. La formulazione definitiva di questo tema della Pesatura delle anime appare nel XII secolo nel portale della chiesa di Conques, e si troverà ripetuta nei portali delle grandi cattedrali di Laon, di Parigi, di Chartres, di Bourges e di Amiens.

San Michele nella Messa dei Defunti
La messa dei defunti si ordina intorno a questi stessi temi. All'epistola, una lettura è fatta dal versetto della Lettera di San Paolo (Tessalonicesi 1, 4), che ricorda la presenza dell'Arcangelo nel momento del giudizio: “quondam ipse Dominus in jussu et in voce arcangeli et in tuba Dei descendet de cælo”. Nella liturgia cristiana si volle inserire: “sed signifer sanctus Michael repraesentet eas in luce sancta” (ma l’alfiere san Michele le porti nella luce santa) nell’offertorio gregoriano ‘Domine Iesu Christe’ della messa dei defunti, con la preghiera: “Liberale, o Signore, le anime di tutti i fedeli defunti dalle pene dell’inferno e dal profondo baratro; liberale dalla bocca del leone, affinché l’inferno non le assorba e non cadano nelle tenebre, ma il vessillifero San Michele, tuo santo e glorioso arcangelo, per i santi segni, le conduca alla luce santa che promettesti ad Abramo e alla sua discendenza.” Anche nella lettera di Giuda v. 9 è scritto: “L’arcangelo Michele quando, in contesa con il diavolo, disputava per il corpo di Mosè”.
Ruoli Biblici e Teologici dell'Arcangelo
Il Principe della Milizia Celeste e Difensore
San Michele arcangelo è uno dei tre arcangeli menzionati nella Bibbia, assieme a San Gabriele e San Raffaele. Nel Nuovo Testamento è definito come arcangelo nella Lettera di Giuda, mentre nell'Apocalisse di Giovanni Michele è l'angelo che conduce gli angeli nella battaglia contro il drago, rappresentante il demonio, e lo sconfigge: “Scoppiò quindi una guerra nel cielo: Michele e i suoi angeli combattevano contro il drago. Il drago combatteva insieme con i suoi angeli, ma non prevalsero e non ci fu più posto per essi in cielo. Il grande drago, il serpente antico, colui che chiamiamo diavolo e satana e che seduce tutta la terra, fu precipitato sulla terra e con lui furono precipitati anche i suoi angeli”. Di qui l'antica invocazione: “San Michele Arcangelo, difendici nel combattimento, affinché non periamo nel giorno del tremendo giudizio”. La nostra fede è messa alla prova e chiede sempre l'abbandono autentico a Cristo. Quando è buio gridiamo: “San Michele, aiutaci”. Chi sa rivestire l’armatura della fede in Cristo, vince, come Michele il male e la morte. I cristiani hanno così sempre considerato l'Arcangelo il più potente difensore del popolo di Dio, e la Chiesa, Popolo della nuova Alleanza, si è affidata alla custodia dell'Arcangelo Michele.
Un arcangelo nelle grotte Il culto di S Michele nell`Italia medievale
Il Taumaturgo e Protettore
Taumaturgo significa colui che fa miracoli, che guarisce. Da sempre, Dio ascolta, comprende, guarisce, riconforta, calma e dà coraggio, e lo fa con i suoi angeli e i suoi santi. Così Michele è opera di misericordia e di salvezza di Dio. I cristiani bizantini vedevano in Michele soprattutto colui che guarisce e prende cura del debole e del morente. Si riporta: “Non solo hai sconfitto il drago grande e terribile nel tuo santuario di Chone, ma si è formato un corso d’acqua guaritrice di ogni malattia del corpo”.
Le scritture presentano diversi episodi in cui un angelo, spesso interpretato come Michele, interviene per proteggere o salvare:
- Michele salva Lot durante la distruzione di Sodoma (Genesi 19).
- Egli ferma il braccio di Abramo mentre sta per sacrificare suo figlio Isacco (Genesi 22, 11).
- Conduce il Popolo eletto alla terra promessa (Esodo 13, 21).
- Incoraggia il profeta Elia disperato e depresso (1 Re 19, 5).
- Sta vicino ai tre fanciulli nella fornace ardente (Daniele 3, 49).
- Protegge Daniele dalla bocca dei leoni che volevano divorarlo (Daniele 6, 23).
- Si crede che l'Arcangelo fosse colui che, scendendo nell’acqua, la agitava guarendo da qualsiasi malattia (Giovanni 5, 4).
- L’Arcangelo libera San Pietro dal carcere (Atti 5, 19).
- Michele incoraggia Filippo a dare all’eunuco della regina d’Etiopia un senso alla propria vita.
È sotto quest'aspetto di protettore e guaritore che Michele è più conosciuto.
La Guida del Popolo di Dio
Michele dice a Daniele che sta per respingere i Persiani (Dan 10, 12-13 e 21). È implicitamente nominato anche in altre parti delle Scritture, ad esempio in Zaccaria 3, che rimanda a Giosuè 5, e si ricollega a Esodo 23 ed Esodo 33. Ulteriori riferimenti si trovano in Isaia 14 e Isaia 37, e ancora in 2 Samuele 24. Lo si rintraccia anche quando Giosuè era presso Gerico e vide un uomo in piedi davanti a sé che aveva in mano una spada sguainata. Chiedendo "Sei tu per noi o per i nostri avversari?", la risposta fu: «No, io sono il capo dell’esercito del Signore. Giungo proprio ora». E il capo dell'esercito del Signore a Giosuè disse: «Togliti i sandali dai tuoi piedi, perché il luogo sul quale tu stai è santo» (Giosuè 5, 13-15). Ancora, l'angelo del Signore sconfisse centottantacinquemila uomini nell’accampamento degli Assiri che venivano per profanare Gerusalemme (2 Re 19, 35).
L'Assistenza davanti al Trono Divino e la Lode
San Michele, infine, ha il singolare privilegio di prestare l'ufficio dell'assistenza davanti al trono della Maestà Divina. Egli stesso afferma: «Io sono Michele e sto sempre alla presenza di Dio». La liturgia è l'incontro di Dio con il suo Popolo per la celebrazione della loro alleanza, dove Dio ha l'iniziativa, alla quale risponde il Popolo. Gli angeli sono esseri per la lode, totalmente rivolti verso Dio. Essi benedicono, lodano e cantano a Dio.
Alcuni brani biblici, con Michele in testa anche se non sempre nominato esplicitamente, parlano di questo compito di lode:
- Isaia 6, 1-3: “Io vidi il Signore seduto su un trono alto ed elevato; i lembi del suo manto riempivano il tempio. Attorno a lui stavano dei serafini, ognuno aveva sei ali; con due si copriva la faccia, con due si copriva i piedi e con due volava. Essi gridavano l’uno all’altro e dicevano: «Santo, santo, santo è il Signore degli eserciti. Tutta la terra è piena della sua gloria»”.
- Apocalisse 8, 3-4: “Poi venne un altro angelo e si fermò all’altare, reggendo un incensiere d’oro. Gli furono dati molti aromi perché li unisse alle preghiere di tutti i santi bruciandoli sull’altare d’oro, posto davanti al trono. E dalla mano dell’angelo il fumo degli aromi salì davanti a Dio, insieme con le preghiere dei santi”.
- Salmo 148, 1-2: “Lodate il Signore dai cieli; lodatelo nei luoghi altissimi. Lodatelo voi tutti i suoi angeli; lodatelo voi tutte le sue schiere”.
Iconografia e Rappresentazione Artistica
L'Arcangelo che Sconfigge il Drago
L'immagine di Michele arcangelo, sia per il culto che per l'iconografia, dipende fortemente dai passi dell'Apocalisse che lo vedono come il comandante dell'esercito celeste contro gli angeli ribelli del diavolo, che vengono precipitati a terra. Nelle chiese dedicate a San Michele, come sugli altari laterali di cui uno è molto spesso votato all'Arcangelo, una raffigurazione dipinta o scolpita appare alla maniera della statua posta su di un piedistallo di marmo nella grotta del Monte Gargano fin dall’inizio del XII secolo. L'arcangelo è generalmente rappresentato in piedi che perfora la sua lancia nella coda del dragone. È così che è raffigurato sul sigillo dell’abate di Monte San Michele, Roberto Torigni.

L'Arcangelo con la Bilancia
San Michele psicopompo viene spesso rappresentato con la bilancia in mano per pesare le anime dei defunti, tema la cui formulazione definitiva appare nel XII secolo nei portali delle grandi cattedrali europee, riprendendo antiche iconografie come quelle presenti nel Noviziato di S. D 4 Bol.
Dettagli su una Serigrafia di San Michele Arcangelo
Scheda Inventariale
Un esempio di rappresentazione artistica dell'Arcangelo Michele è rintracciabile attraverso una scheda inventariale specifica:
- Identificazione: S. MICHELE ARCANGELO
- Numero inventario: S-FC122475
- Inventario matrice: M-975_20
- Cronologia matrice: Sec. XVII SECONDA META'
- Collocazione: Gabinetto Disegni e Stampe, Fondo Corsini; volume 58N22
- Autori:
- Incisore: Anonimo
- Disegnatore: Testa Pietro (1612/ 1650)
- Inventore: Testa Pietro (1612/ 1650)
- Titolo proprio: S. MICHELE ARCANGELO (bibliografia)
- Serie: RACCOLTA DI DIVERSI DISEGNI E PENSIERI DI PIETRO TESTA RITROVATI DOPPO LA SUA MORTE DATI IN LUCE DA FRANCESCO COLLIGNON
- Fondo: Fondo Corsini
- Dati tecnici:
- Misure: mm. 284 x 186
- Misure foglio: mm. 284 x 186
- Materia e tecnica: acquaforte
- Stato di conservazione: buono
- Editori/Stampatori:
- Editore: Billy Vincenzo (attivo Roma seconda metà sec. XVII)
- Luogo e data di edizione: Roma (?)
- Bibliografia: R. D'AMICO, P. (Il resto della bibliografia è incompleto nel testo fornito.)
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