Se sei affascinato dal potere degli arcangeli e desideri connetterti con un'entità angelica di elevata vibrazione, il libro di Michele Pio Cardone e Matteo Iannacone "Sigillo e Rituali dell'Arcangelo Metatron per Illuminare il Tuo Cammino" può essere la chiave per aprire nuove porte spirituali. Questo libro permette di esplorare le profondità dell'energia spirituale e connettersi con uno di questi potenti alleati nel percorso di crescita personale: l'Arcangelo Metatron.
Contrariamente a quanto si pensa, gli Arcangeli non appartengono solo alla religione cattolica o cristiana, ma sono presenti nell’Ebraismo, nell'Islam e in tanti altri credi religiosi orientali e occidentali. Essi appartengono a Dio, non a uno specifico sistema teologico. Perciò, questi spiriti celesti lavorano con persone di ogni fede e di qualunque percorso spirituale. Questi esseri di luce sono tra le prime creature di Dio: hanno avuto origine direttamente da lui ed esistevano quindi già molto tempo prima del genere umano, essendo i suoi principali messaggeri. Ciascuno di loro ha una specialità e rappresenta un aspetto di Dio.

L'Arcangelo Metatron: Origini e Ruolo nella Tradizione Mistica
Nel ricco arazzo di entità e archetipi spirituali, Metatron, spesso identificato come l'Angelo dell'Altare, si erge come una figura avvolta nel mistero e nella venerazione. Questo nome risuona negli annali del misticismo e degli insegnamenti esoterici e appartiene a un arcangelo tenuto in grande considerazione dalla gerarchia spirituale. Metatron è un ponte tra il divino e il terreno, incarnando la confluenza del temporale e dell'eterno. La sua presenza nelle antiche scritture e nella spiritualità moderna cattura l'immaginazione di ricercatori e studiosi. Questo essere celeste, spesso associato alla profonda saggezza, all'equilibrio delle energie e al tessuto stesso dell'esistenza, ricopre una posizione chiave nel cosmo, come rappresentato da diverse fedi e credenze.
Metatron è una figura presente nei testi mistici ebraici, in particolare nella Kabbalah. Viene spesso descritto come il Capo degli Angeli, con ruoli che variano da scriba di Dio a mediatore tra il regno divino e quello terreno. L'Angelo dell'Altare non è menzionato nella Bibbia ebraica né nelle Scritture cristiane, ma è presente in modo prominente in vari Apocrifi ebraici, testi mistici come il Talmud e nella mistica della Merkabah. Nella narrazione delle sue origini, Metatron è talvolta equiparato alla figura biblica di Enoch, che fu portato in Paradiso e trasformato in angelo. Questo rende Metatron un'entità unica, un angelo con un'esperienza umana vissuta, che colma il divario tra Cielo e Terra.
Significato e Simbolismo
Si dice che i compiti di Metatron includano la registrazione delle azioni, la manutenzione degli archivi eterni del Cielo e il governo del flusso di energia divina attraverso l'Albero della Vita. Metatron è una delle figure più enigmatiche della tradizione mistica ebraica e della spiritualità esoterica. A differenza di altri arcangeli, Metatron non compare esplicitamente nelle Sacre Scritture canoniche, ma la sua figura emerge in testi mistici come il Sefer Ha-Hechalot e lo Zohar, fondamentali per la tradizione cabalistica. Nonostante le sue origini siano esterne ai canoni scritturali centrali, l'Angelo dell'Altare è considerato un potente intercessore e un maestro delle prime tradizioni mistiche, svolgendo un ruolo cruciale nelle interpretazioni esoteriche dell'interazione divina con il mondo.
La sede di Metatron è la prima Sephira, o Turbine NETTUNO - KETER. Fra i turbini delle 10 Sephirot (cioè nel disegno dell’Albero della Vita che rappresenta i vortici degli Angeli e degli Arcangeli), Metatron figura all'apice della Gerarchia, essendo la sua vibrazione la più "vicina" all'emanazione diretta di Dio. È chiamato anche Re degli Angeli, Principe del Ministero Angelico, Cancelliere del Paradiso, Supremo fra gli Angeli della Morte, Custode e Ordinatore delle Anime. Ha "72 ali" (quanti i nomi di Dio) e innumerevoli occhi (come Dio stesso); come Dio ha molti nomi, supera in potenza tutti gli angeli messi insieme, tanto che è spesso confuso, nella Bibbia, con Dio stesso: e in effetti egli è uno dei volti di Dio. Descritto anche come una Spira Infiammata o come un essere immerso in una luce bianca, ha come 'gemello' Sandalphon ed è anche colui che raccoglie le anime dei bambini morti appena nati.
Metatron è impulso divino per tutte le questioni che attengono al mondo fisico: accorda alla sensibilità umana il potere di recepire ciò che esiste nei Mondi dello Spirito sotto forma di ispirazioni per possibili creazioni e dà luogo all’unione fra Desiderio e Ragione, allo scopo di materializzare le realtà, portandole dai Mondi Superni ai Mondi Inferiori. È l'Arcangelo che rende consapevoli della potenza del pensiero e infonde la Volontà: indirizza i desideri umani nei confronti della vita reale permettendo all'uomo di plasmare il mondo "a propria immagine".
Il Cubo di Metatron
Uno degli elementi più noti associati a Metatron è il suo simbolo geometrico, il Cubo di Metatron. Questa forma contiene tutte le strutture della geometria sacra e rappresenta l’ordine divino del cosmo. Il Cubo di Metatron è una figura geometrica sacra che affonda le sue radici nella tradizione esoterica e nella geometria sacra. Il suo nome deriva dall’Angelo Metatron, una figura centrale della tradizione cabalistica e mistica ebraica, considerato uno degli arcangeli più potenti e il custode della conoscenza divina.

Il Cubo di Metatron è anche strettamente legato al Fiore della Vita, un altro simbolo della geometria sacra dal quale può essere derivato. Questa figura è stata utilizzata per secoli in diverse tradizioni, sia per fini meditativi che per la protezione energetica. Se affrontiamo l’analisi del Cubo di Metatron attraverso una prospettiva che si avvicina alla teoria noetica della spiegazione, possiamo considerarlo non solo come una costruzione simbolica, ma come un modello euristico per comprendere l’organizzazione della conoscenza e dei fenomeni. Un parallelo significativo può essere tracciato con la progressione dalla figura piana del quadrato alla terza dimensione del cubo, un’analogia utilizzata in molte tradizioni iniziatiche per rappresentare l’espansione della coscienza.
Come in “Flatlandia” di Edwin A. Abbott, l’iniziato che si eleva dalla bidimensionalità alla tridimensionalità inizia a percepire nuovi livelli di realtà che prima erano inaccessibili. Questo concetto si collega alla relatività di Einstein, secondo cui lo spazio e il tempo non sono entità fisse, ma dipendono dal punto di osservazione. La meccanica quantistica ha introdotto un paradigma di realtà che sfida la visione deterministica e meccanicistica, ponendo al centro l’idea di connessioni non locali, sovrapposizione e relazioni probabilistiche. In questo contesto, il Cubo di Metatron può essere reinterpretato come una struttura che simboleggia un tessuto informazionale, dove i nodi rappresentano le possibili correlazioni tra elementi dello spazio-tempo.
Dal punto di vista della geometria dell’informazione, si può ipotizzare che il Cubo di Metatron rappresenti una matrice organizzativa che anticipa alcuni concetti della computazione quantistica e delle strutture di rete non lineari. Le sue connessioni sembrano suggerire un modello di trasmissione e trasformazione dell’informazione, dove le relazioni non sono rigide e statiche, ma si attualizzano in base alle condizioni del sistema. In questo senso, il Cubo di Metatron potrebbe essere interpretato come una geometria universale dell’informazione, una struttura che riflette non solo i principi dell’elaborazione dell’informazione, ma anche la modalità con cui la realtà stessa si organizza a livello fondamentale. In una prospettiva più ampia, il Cubo di Metatron può essere visto come una guida intuitiva per concettualizzare l’ordine implicato di Bohm, un livello più profondo della realtà in cui tutte le informazioni sono interconnesse in una struttura coesiva. Questo ci porta a riflettere su come la conoscenza umana abbia da sempre tentato di formalizzare i principi fondamentali della realtà attraverso schemi geometrici e simbolici. Questa visione si lega al concetto di relatività einsteiniana dello spazio-tempo: se la percezione della realtà è relativa all’osservatore, allora anche le dimensioni superiori potrebbero esistere in uno stato latente, accessibile solo attraverso un cambiamento di paradigma. In sintesi, il Cubo di Metatron può essere inteso come una rappresentazione archetipica di un ordine sottostante alla realtà, un modello che trascende la mera decorazione esoterica per divenire un possibile schema interpretativo delle dinamiche che regolano l’universo.
Metatron e i Cori Angelici: Il Serafino Cahetel
I Serafini sono le entità angeliche più "distanti" dalla condizione umana in quanto più prossime alla sorgente cosmica. Il loro nome significa "gli ardenti", dal termine "Seraf" il cui significato è bruciante, incendiato. Nome in sé stesso evocatore: essi sono infatti i portatori di Luce e delle energie che comunicano il fuoco. Sviluppano le potenzialità latenti e aiutano a esprimerle, guidando a prendere consapevolezza del proprio ruolo sulla Terra. La numerazione degli Angeli, da 1 a 72 (cioè per l'intero numero dei Nomi di Dio che li rappresentano) prende inizio da qui: il primo raggio del coro angelico dei Serafini, l'Angelo Vehuiah, è anche noto come l'Angelo n°1. L'angelo Cahetel appartiene al Coro degli Angeli Serafini guidato dall'Arcangelo Metatron.

Cahetel: L'Ottavo Serafino e Le Sue Qualità
Cahetel, o Kahetheel, o Kahethe’el è l'ottavo Soffio e ultimo raggio angelico nel Coro nettuniano degli Angeli Serafini guidato dall’Arcangelo Metatron, nel quale governa le energie della Luna. Questo Angelo amministra le energie della Luna; di conseguenza, benché il suo elemento sia la Terra, egli è anche un Angelo delle Acque. L'energia che accorda fertilizza, espande e fa progredire tutto ciò che viene intrapreso. Invocandolo e assecondandolo, i suoi protetti potranno avere successo in tutto ciò che concerne la fecondità e l'agricoltura, in tutte le professioni legate all'acqua e alla navigazione, nonché nel commercio (che è anch’esso un campo lunare) e in tutto ciò che deriva da questi ambiti. Secondo Haziel, Cahetel è anche l'Angelo del focolare e favorisce tutto ciò che riguarda la famiglia e il suo miglioramento. Conferisce inoltre estrema lucidità alle emozioni, alle cause dei nostri sentimenti di molteplice natura, alle loro origini, al loro potenziale. Di conseguenza, e per analogia, quest'Angelo è colui che permette di scoprire i veri sentimenti che animano le persone a noi vicine, nonché di interpretare le autentiche emozioni della Società.
Le qualità sviluppate da Cahetel sono: risveglio spirituale, pollice verde, amore per la natura, gli animali e per i lavori della terra; immaginazione, modestia, riconoscenza; dona mentalità fortemente pratica, propensa agli affari e al lavoro, successo in qualsiasi tipo d'attività che produce sostentamento per gli uomini; potere di allontanare gli spiriti malvagi e le energie negative. L'Angelo dell’Abisso a lui contrario si chiama Akariel e rappresenta le attività sterili. Induce ingratitudine, cattivo carattere, rifiuto della natura; causa fallimenti commerciali, danni ai frutti della terra, rischi di aborti.
Le Osservazioni di Igor Sibaldi su Cahetel
Igor Sibaldi osserva che nei giorni del Serafino Kahethe’el nacque il duca di Wellington: quello che a Waterloo assestò il colpo definitivo alle ambizioni imperiali di Napoleone e si dedicò poi serenamente all’amministrazione delle colonie indiane. Sotto quest'angelo nacquero anche Edward Gibbon, l’autore della monumentale Storia del declino e della caduta dell’impero romano, e Saddam Hussein, che volle un impero e finì per distruggersi, pressando troppo i popoli dell’Iraq con il suo pesante regime. Per quanto diversissimi tra loro, sia il duca, sia lo storico, sia il dittatore rappresentano altrettanti aspetti del principale talento dei Kahethe’el, che è quello di saper criticare spietatamente i sogni - i propri o quelli altrui, per loro non fa differenza.
Come fossero tutti quanti lettori appassionati di Gibbon, anche i più idealisti tra i protetti di questo Serafino hanno la tendenza, l’ansia anzi, di individuare in qualsiasi ideale i sintomi della sua fatale decadenza, e di potersi impedire così di crederci. Come Wellington, provano un senso di sollievo più o meno dissimulato ogni volta che qualche idolo ormai invecchiato cade, che qualche sogno che ha fatto il suo tempo si infrange: «Lo sapevo, io» dicono annuendo, e si sentono saggi e in pace con se stessi. Ma questa severa attitudine rischia di eccedere nel tener d’occhio e frenare il proprio animo (e quello degli altri), spegnendo all'origine sogni e speranze.
Igor Sibaldi - ANGELOLOGIA 2. Che cosa sono gli Angeli?
Molti invece osano, assecondano le proprie ambizioni, specie nella loro giovinezza, e appaiono affascinanti, brillanti, belli anche nel fisico, pieni di fiducia nel loro prossimo e ricambiati da eguale fiducia, complimentati, e tanto radiosi da dissolvere ogni forza ostile, visibile o invisibile, che possa trovarsi nel loro raggio d’azione. Ma attenzione: controllino bene che in loro stessi non sia in agguato una controparte interiore che segretamente scommette contro di loro, in attesa della sconfitta e di poter dire «Lo sapevo, io»... Invece questi non sono certo esiti fatali del loro destino: si muovano per tempo per impedire a se stessi di preparare tranelli. È bene che i Kahethe’el prendano assolutamente sul serio tale loro lato nascosto e se ne tutelino. Non devono diventare gli oppressori di se stessi.
Tutte le volte, per esempio, che si scoprono in flagrante a cullare il pensiero di una piccolissima felicità domestica, di un posto di lavoro sicuro e subordinato, di vacanze banali, e sospirano pensando a come se ne staranno tranquilli in pensione, sappiano che il loro lato peggiore sta agendo a loro danno, restringendo la loro visuale, inclinandoli a quelle poche pretese il cui unico pregio kaheteliano è di somigliare pochissimo a desideri propriamente detti. Quelli che cedono a queste inclinazioni svilupperanno un conformismo irritabile, pieno di sarcasmi rancorosi o di quella particolarissima ipocrisia che è tipica delle persone che si sono imposte di non sperare e non gioire mai. E se si considera che i Kahethe’el amano esercitare un certo potere su chi li circonda, e sono generalmente dotati di un buon talento comunicativo, è facile capire quali ombre possano rischiare di irradiare sugli animi altrui. Non per niente nel geroglifico del Nome del loro angelo si nasconde il messaggio 'io domino i profondi desideri dell’anima'.
Affrontare la "Zona d'Ombra" di Cahetel
Come affrontare ed esorcizzare questo "demone"? Come sempre si deve fare con le proprie zone d’ombra: ascoltandole, intendendone la profonda ragione, che è in realtà nobilissima. Come altri protetti dai Serafini, i Kahethe’el si trovano fin dalla nascita in quel punto chiave della crescita spirituale in cui l’io comincia a detestare tutto ciò che è egoistico. Il loro animo sta per librarsi ad altre altezze, è alla soglia di un nuovo modo di essere, più aperto, generoso, luminoso, e li indispettisce, li offende addirittura, ogni tratto dell’io ordinario che sappia badare soltanto al proprio vantaggio, alla propria piccola affermazione. I sogni di felicità che i Kahethe’el si sentono spinti a censurare e a schiacciare sono in realtà quelli dell’io limitato, poco evoluto: se ne accorgano, e non cedano alla tentazione di fare di ogni erba un fascio, rifiutando ogni sogno a priori.
Se si rendono conto che può esserci qualcosa di nuovo in cui valga la pena di credere, possono divenire splendidi strumenti dell’evoluzione umana, con la loro capacità di annientare tutto ciò che non sia altrettanto nuovo e valido e pretenda soltanto di esserlo. Tra i Kahethe’el illuminati si contano critici geniali delle vanità della loro epoca, come il polemicissimo Karl Kraus, tanto temuto nella Germania prehitleriana; o critici della filosofia, come Ludwig Wittgenstein, tanto rigoroso, nel suo pensiero da dar torto persino a se stesso: ripudiò infatti nella seconda parte della vita quel che aveva teorizzato nella prima; e felicissimi, wellingtoniani distruttori di miti esagerati o scaduti. Come educatori, benefattori e promotori, poi, i Kahethe’el possono essere splendidi, se sanno prendere a modello la fata che annichila le sorellastre di Cenerentola aiutando a far emergere in lei quelle doti che le altre avevano cercato di soffocare.
Meditazione e Invocazione di Cahetel
La meditazione associata a Cahetel si chiama "neutralizzare l'energia negativa e lo stress". Secondo la Kabbalah, infatti, la vibrazione di queste lettere agisce sull'ambiente che ci circonda (intendendo con ciò sia il nostro personale "campo energetico", sia l'energia dell'ambiente fisico in cui ci troviamo o quella trasmessa dalle persone), liberandolo dalla cupezza e da possibili influenze nocive.
Meditazione: ora, concentrando la tua visione sulle lettere ebraiche della radice del Nome, senza pensare ad altro, respira e, lasciandoti permeare profondamente e a lungo dal suo significato, pronuncia questa intenzione: per il potere di questo Nome, la luce che purifica cancella le forze invisibili che mi minacciano e disattiva ogni energia potenzialmente dannosa, comprese quelle che si annidano dentro di me. Lo stress si dissolve. La pressione si libera. Il mio ambiente è in equilibrio e pervaso di energie amiche.
Se sei nato nei giorni di reggenza di questo angelo, Cahetel è sempre in ascolto per te; ma in particolare le sue energie si schiudono nelle date del tuo compleanno e negli altri 5 giorni che ti sono dati dal calcolo della Tradizione. Suoi giorni di reggenza sono anche: 16 gennaio, 28 marzo, 10 giugno, 25 agosto, 5 novembre; ed egli governa ogni giorno, come "angelo della missione", le energie dalle h. 2.20 alle 2.40. Assiste perciò, in particolare, anche i nati in questi giorni e in questo orario, in qualunque data di nascita, ed è questo l'orario migliore in cui tutti lo possono invocare. La preghiera rivolta specificamente a Cahetel è il 6° versetto del Salmo 94: Venite, adoremus et procidamus et genua flectamus ante Domino, qui fecit nos. (Venite, adoriamo.)
Cahetel e le Corrispondenze con i Tarocchi
A ciascuna delle 22 lettere ebraiche sono associati dei numeri, dunque ad esse possono venire associate anche corrispondenze con le relative simbologie dei 22 Arcani maggiori dei Tarocchi; questo può essere interessante per chi desidera interrogare questi simboli sul piano dell'introspezione psicologica. Mentre le lettere ebraiche si leggono da destra a sinistra, però, i corrispondenti Tarocchi vanno letti da sinistra a destra. In questo caso, la radice kaph-he-thaw del Nome risponde alla configurazione: "la Forza - il Papa - il Matto"; da cui la riflessione interiore che nasce dalle domande poste da questi arcani:
- chiede la Forza (inizio creativo, nuova energia): qual è, e dov'è, la mia forza? cosa devo domare?
- chiede il Papa: che cosa comunico agli altri e con quali mezzi? ho un ideale?
- chiede il Matto: da cosa mi sto liberando? da cosa devo liberarmi?
L'angelo Cahetel appartiene al Coro degli Angeli Serafini guidato dall'Arcangelo Metatron. Questa decade in particolare (21-30 aprile) cade sotto l'influenza dell'Arcangelo Binael, mentre il segno del Toro nel suo complesso cade sotto il dolce influsso dell'Arcangelo Haniel. Infatti anche le energie di questi Arcangeli sono al loro fianco.