William Gibson (Conway, 1948) è uno scrittore statunitense di fantascienza, figura iconica che ha profondamente influenzato il genere e l'immaginario collettivo. La sua carriera di autore è un percorso che ha attraversato stili e stagioni diverse, partendo dalla ridefinizione della fantascienza con il cyberpunk fino all'esplorazione di nuove forme narrative come il fumetto.
Biografia e Carriera di William Gibson
All'età di diciannove anni, Gibson si trasferì in Canada per evitare l'arruolamento per la guerra del Vietnam. Nel 1977, si laureò in letteratura inglese a Vancouver, dopodiché intraprese un anno di viaggi in Europa. Successivamente, rientrò a Vancouver, città nella quale vive ancora oggi, per permettere alla moglie di completare gli studi universitari.
Nel suo primo romanzo, Neuromante (Neuromancer, 1984), William Gibson ha inaugurato il genere cyberpunk, presentando un futuro prossimo in cui l'esistenza umana appare drammaticamente plasmata dalla rivoluzione informatica. Quest'opera ha consolidato la sua fama come scrittore dotato di una straordinaria capacità visionaria, capace di intuire le trasformazioni psicologiche e sociali mentre sono ancora in divenire.

"Inverso" (The Peripheral): Un Viaggio tra Tempi e Realtà
Inverso, edizione italiana dell'ultimo romanzo di William Gibson, The Peripheral, è un'opera che, sebbene parli di un futuro a cui capitano un tot di disgrazie (alcune non ben specificate, ma di cui si percepisce il peso sui personaggi dalla povertà al semplice disagio/senso di colpa), non è mai una distopia. Il romanzo suggerisce sempre una sorta di luce in fondo al tunnel, l'idea che niente sia definitivo e che si possa cambiare, rivelando un certo ottimismo nonostante le tragedie.
La Trama e i Personaggi
La storia si snoda tra due linee temporali e luoghi distinti. Nell'America di un futuro prossimo, Flynne Fisher vive in una zona rurale dove il lavoro è scarso per chi sceglie di non dedicarsi alla produzione di droghe sintetiche, l'unica attività remunerativa. Dopo un periodo in cui è stata ingaggiata per combattere in un gioco online, Flynne ora cerca di mantenersi facendo l'assemblatrice in un negozio locale di stampa 3D. Ma arrivare a fine mese è difficile. Suo fratello Burton, ex Marine, non è in una condizione migliore, e come unica forma di sostentamento ha il denaro che gli viene passato dall'esercito in quanto veterano di guerra con gravi lesioni neurologiche riportate sul campo.
Contemporaneamente, settant'anni dopo, nell'Inghilterra di un futuro avanzato, Wilf Netherton vive a Londra. È un professionista affermato e un uomo potente all'interno di una società in cui i ricchi sono la maggior parte e i poveri sono stati eliminati quasi interamente. Una realtà in cui tornare indietro nel tempo è solo un hobby come tanti.
Flynne e Burton accettano un lavoro come parte della sicurezza occulta nel prototipo di un nuovo gioco online ambientato in una Londra simile a quella che conoscono, ma con alcune distorsioni. In questa piattaforma non si spara, ma i crimini a cui Flynne assiste sono molto peggiori. Flynne e Wilf sono destinati a conoscersi in una terra di mezzo, un incontro che cambierà per sempre il modo di vedere il presente e il futuro di ciascuno di loro.

Critiche e Stile Narrativo di "Inverso"
Partendo dal titolo, molti si sono interrogati sulla scelta del traduttore Daniele Brolli di cambiare il titolo originale The Peripheral in Inverso. Il senso del romanzo sta tutto lì, nel concetto di "Periferico", che non va tradotto banalmente come "la periferica", ma come un generico "Periferico".
Il libro rispecchia le caratteristiche di tutti gli ultimi romanzi di Gibson: una estrema complicazione nella trama (non a caso c'è una voce dedicata su Wikipedia solo per descriverne la trama), un'attenzione esagerata nei "dettagli materiali" come meccanismo per far percepire l'alienità degli scenari futuri, e una trama giallistica abbastanza debole. Spesso, dinamiche abbastanza banali come conflitti di potere e denaro sono ingigantite proprio tramite la complessità dell'azione, frustrando il lettore con una "banalità" finale, un vero anticlimax, come già notato in altre opere di Gibson.
Riconoscimenti per "The Peripheral"
- «Spaventosamente plausibile. Siamo in presenza di uno scrittore di fantascienza dal talento inimitabile, dotato della capacità visionaria di intuire le trasformazioni psicologiche e sociali mentre sono ancora in divenire.» - The Times
- «Le qualità di Gibson come scrittore di fantascienza sono ben note... e questo romanzo affronta alcune delle questioni etiche al centro del nostro tempo.» - Sunday Times
- «Il suo sguardo agli aspetti inquietanti del quotidiano è insuperabile.» - The New Yorker
- «Come Pinchon e DeLillo, Gibson eccelle nell'evidenziare le forze oscure che controllano il nostro mondo.» - Details
- «Lui è il poeta delle masse.» - San Francisco Chronicle
Un libro che prende pian piano, com'è giusto che sia con la fantascienza. Stabilite le "regole" del contesto e assorbito il concetto di dove, quando e perché, il romanzo rapisce. Chi conosce Gibson da tempo non può che rimpiangere le sue opere iniziali (diciamo fino a Aidoru) dove oltre al talento di scrittore era evidente una straordinaria capacità visionaria.
"Arcangelo" (Archangel): L'Esordio nel Fumetto di William Gibson
Per la prima volta, William Gibson affronta il mondo del fumetto firmando insieme a Michael St. John Smith l'opera più recente, Arcangelo (Archangel, 2017). Questa era in realtà l'idea iniziale di Gibson e St. John Smith, che avevano sviluppato il soggetto proprio pensando a una serie TV per un produttore in Germania. Gibson ha ripreso una sua vecchia idea, costruita fantasticando da bambino sulla Seconda guerra mondiale, che prevedeva una "Guerra Bizzarra" con i servizi segreti americani, britannici, la resistenza, operazioni insolite e misteriose con l'occultismo nazista e gli UFO.
Viaggio nel Tempo e Universi Paralleli
Poi entra in scena lo strumento fondamentale, cioè il viaggio nel tempo con i suoi paradossi, e qui si entra nel merito della storia. Dentro il tema delle linee temporali parallele, dei paradossi che generano i viaggi nel tempo, c'è una letteratura enorme, e non solo fantascientifica. È uno degli strumenti per lo sviluppo delle trame più amato e difficile da usare. Inoltre, gli universi paralleli e il tema della Seconda guerra mondiale sono altri luoghi tipici di molta produzione di genere. È un incrocio "facile", tutto sommato, forse perché consente di dire qualcosa di più rispetto a quel che la Storia ha registrato, e del quale Gibson e Smith si sono appropriati con gusto anche per la citazione delle atmosfere.
Da un lato ci sono le distopie e comunque gli universi paralleli nei quali è tutto molto simile a come viviamo noi oggi ma c'è qualcosa di profondamente diverso, e che siano ambientati durante o subito dopo la Seconda guerra mondiale, c'è da ricordare La svastica sul sole di Philip K. Dick. Dall'altro, sul tema più propriamente detto del paradosso temporale (e il modo con il quale si manifesta) lo stesso Gibson ricorda la "Guerra del Cambio" e le sue due fazioni che cercano di alterare la storia (sono i "venti del cambiamento" nel romanzo di Fritz Leiber Il grande tempo). La terza gamba, che regge lo sgabello narrativo di Gibson, è l'America alla fine della Guerra, che è poi l'America che avrebbe scoperto la paura dell'olocausto nucleare durante la Guerra fredda contro l'Unione Sovietica, un'America tornata improvvisamente d'attualità con l'elezione a presidente di Donald Trump che ha fatto di quel contesto una delle narrazioni dei nostri giorni, complice anche il suo sparring partner nordcoreano.

Il Contributo Artistico e lo Stile Visivo
Poi ci sono le atmosfere più squisitamente visive, che nel fumetto sono notevoli. Il team artistico di Arcangelo include Butch Guice (disegni e chine, con Tom Palmer), Alejandro Barrionuevo e Wagner Reis (disegni), con i colori di Diego Rodriguez e il lettering di Shawn Lee. Per Gibson, la cosa più emozionante è stata sicuramente vedere Butch dare vita alla storia sulla pagina. È stato più incredibile che vedere animate le sue sceneggiature per lo schermo, perché non è il risultato del lavoro di centinaia di persone e di una caterva di milioni di dollari, ma del talento di un solo essere umano, qualcuno che si siede con una matita e fa tutto a mano.
Il lavoro artistico cita sicuramente il fumetto supereroistico tradizionale, ma interpreta anche parte dell'immaginario legato alla Berlino dell'occupazione alleata, con atmosfere malinconiche, inquietanti e sporche. C'è l'immaginario visivo (e ci sono anche i colori) della pubblicistica americana e sovietica degli anni Quaranta. C'è lo stile imperiale tedesco. Ci sono anche le atmosfere un po' pulp degli anni Quaranta, l'immaginario fantascientifico della "golden age", il gusto dell'Uomo invisibile di H.G. Wells e dei primi racconti di Robert Heinlein. C'è poi una curiosità montante per l'esplorazione di strade alternative al racconto, con piacevoli scivolamenti verso il citazionismo.
In Arcangelo, Gibson dà il meglio negli spazi brevi, con storie nel quale si aprano spiragli, allusioni, scenari possibili e solo mostrati. L'azione è quella dettata dal piano americano, tre palchi (più raramente quattro o due) per tavola fatti da due-tre vignette per palco che lo costringono a correre, seguendo il ritmo dell'azione e soprattutto quello del feuilletton. Tuttavia, un elemento appare chiaramente: Gibson ha capito, forse anche grazie alla collaborazione del collega e amico Smith, i tempi del fumetto d'azione. L'elemento fantastico diventa una geometria euclidea, uno spazio in cui muoversi come nella realtà fattuale del realismo più spinto, e i suoi personaggi sono eroi, forse leggermente super ma certamente non sovrumani. Anche e soprattutto il principale personaggio femminile: una tipologia di donna giovane e forte, che "eccede gli standard", come dice lo stesso Gibson, e che appare sempre nei suoi racconti. Come lui stesso afferma: "Non saranno donne realistiche ma le amo."
Il Lascito di "Arcangelo"
Il lascito di Arcangelo è una eredità complessa ma ricca. Fatta di immagini ma anche di un tessuto coerente, che non ammette seguiti, costruita come un buon film di avventura con la densità visiva dell'immaginario di Gibson rivisto in chiave XXI secolo. O perlomeno, quello che possiamo fantasticare sia l'immaginario di William Gibson, perché accanto alla magia delle parole - e di parole ce ne sono molte, con balloon gravidi di piccole formichine, astine e cerchietti neri - c'è il colore, la forma e soprattutto il tratto dei disegni di una mezza dozzina di artisti che hanno lavorato per mesi alla realizzazione di questa miniserie. Magic Press pubblica in volume unico la serie creata dallo scrittore canadese insieme a Michael St. John Smith.