Le indagini condotte dalla Guardia di Finanza di Salerno hanno portato alla luce un complesso sistema basato sull'uso di soggetti prestanome, nel quale figuravano tra i principali attori Zeno e Arcangelo Bove. Questo meccanismo era volto a interporre fittiziamente individui in ruoli direttivi o con quote sociali all'interno di diverse società.

L'Inchiesta della Guardia di Finanza: Il Sistema dei Prestanome
Accordo tra Zeno e Bove e il Modus Operandi
Dall'inchiesta è emerso un accordo tra Zeno e Bove. Il modus operandi prevedeva il ricorso a soggetti prestanome, solitamente inquadrati come dipendenti, nelle stesse società da interporre fittiziamente. Questo avveniva attraverso l'attribuzione di ruoli direttivi o quote sociali. La prassi dell'uso di prestanome è stata confermata da una serie di intercettazioni, le quali segnalavano l'organizzazione di appuntamenti presso vari notai per la redazione degli atti costitutivi di società fittiziamente intestate a prestanome.
Queste società erano destinate a ottenere la titolarità delle attività commerciali di pertinenza del gruppo imprenditoriale. In un'occasione, Zeno, nel rappresentare a Bove l'intenzione di avviare una nuova società con sede legale a Roma, ha rimarcato la necessità di individuare un "soggetto schermo" a cui attribuire fittiziamente l'amministrazione, menzionando Ciro Villani come persona a cui non voleva più affidarsi per incarichi amministrativi societari.
Bove, dal canto suo, discuteva con Antonio Libretti, commercialista dello Studio Libretti - Viglione, l'individuazione di un notaio per formalizzare la costituzione di nuove società riferibili alla sfera imprenditoriale Zeno-Bove, operanti a Roma e con veste giuridica di Srls. Per queste erano stati individuati come soggetti "schermo" due dipendenti dei bar Zerottonove di Roma, Italo D’abbrusco e Alam Jahangir detto Sanny, i quali venivano contattati da Zeno per definire i dettagli relativi alla predisposizione dei documenti e all'appuntamento dal notaio. Dalle intercettazioni è emerso che era abituale ricorrere a prestanome per la gestione delle società.
Coinvolgimento di Antonio Libretti e Altri Intestatari Fittizi
Anche per la posizione del commercialista Antonio Libretti, la gravità indiziaria è stata ritenuta integrata. Le intercettazioni mostravano che Libretti si interfacciava con Zeno ritenendolo referente dell'attività commerciale, pur essendo pienamente consapevole del reale assetto societario e, di conseguenza, dell'assenza di qualsiasi carica o ruolo formale che potesse giustificare il potere gestorio a lui attribuito. Il suo studio commerciale si occupava delle incombenze relative alle società proprietarie delle attività commerciali.
La gravità indiziaria è stata ritenuta sussistente anche a carico di Casciello Vincenzo, D’alessio Salvatore e Iuliano Carmine, i quali erano intestatari fittizi delle quote sociali e rappresentanti legali formali. Costoro si prestavano all'intestazione fittizia della società, nella piena consapevolezza del loro ruolo di prestanome, dato che la concreta gestione societaria e commerciale era di fatto rimessa a Zeno e Bove, senza che essi svolgessero alcun ruolo. Ciò è emerso significativamente dalle conversazioni intercettate, nelle quali il Casciello si limitava a dare attuazione alle direttive impartite da Bove o da Zeno. Per Zeno è stato disposto il sequestro di circa 60mila euro.

Criticità Operative delle Attività Commerciali
Dalle intercettazioni è emerso che non tutto procedeva senza intoppi nella gestione dei locali. Presso il Chiosco, nel dicembre 2021, si è registrato un blackout dovuto all’interruzione della fornitura elettrica da parte della compagnia erogatrice per il mancato pagamento di fatture, nonostante fossero stati forniti i fondi per procedere al saldo. Una situazione analoga si è verificata per Il Pastificio, dove la Tim aveva avviato un'azione di recupero crediti per 750 euro, relativi a fatture non saldate.
Le Accuse Contro Arcangelo Bove e la Sospensione da ANAFE
In seguito a un comunicato stampa dei Carabinieri, nel quale si prospettavano reati che comprendevano l'evasione fiscale e la ricettazione, l'associazione Anafe decise di procedere con la sospensione di Arcangelo Bove dall'associazione. Le forze dell'ordine agirono per fare in modo che Arcangelo Bove potesse rispondere delle accuse che gli erano state mosse, non potendo ignorare le circostanze.
Procedura Penale - Capitolo 6: Pubblico Ministero e Polizia Giudiziaria
La Sentenza del Tribunale del Riesame e lo Scagionamento Completo
La Posizione di Arcangelo Bove
Arcangelo Bove ha espresso piena soddisfazione dopo aver appreso i contenuti della sentenza del Tribunale del Riesame di Benevento: "Nessun reato commesso; nessuna sanzione comminata; dissequestrati magazzini e stabilimento". Bove ha sempre sostenuto che si trattava di una mancanza di alcuni documenti, che sono stati integralmente forniti e in tempo. La contestazione iniziale era riferita ad alcune fatture che non risultavano in possesso dell'amministrazione.
Tuttavia, per un puro fatto temporale, la merce, arrivata un paio di giorni prima dell'ispezione, non era stata ancora fatturata, come consentito dalla legge. Bove, fondatore di Svapoweb, è stato completamente scagionato da quelle accuse che, nei mesi precedenti, avevano impedito all'azienda di operare come in passato. Questo insieme di situazioni non ha agevolato l'attività del portale, che si è trovato accusato di un fatto non compiuto.
Impatto sull'Attività di Svapoweb
In merito alla situazione attuale, Bove ha spiegato: "Ora in magazzino c’è un po’ di disordine dovuto alle perquisizioni. Entro un paio di giorni però il sito Svapoweb tornerà ad essere attivo".
Dettagli su Svapoweb
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