L'Invito All'Apertura del Cuore nel Tempo di Avvento e del Giubileo
Questo Avvento apre le porte a un tempo prossimo di preparazione al Giubileo che inizia a Natale. Nell'ultima domenica prima di Natale, che chiamiamo Domenica dell'Incarnazione, ci viene chiesto: "Apri la porta del cuore!". Dopo tutte le porte che abbiamo aperto, questa è quella decisiva per accogliere il Signore Gesù che nasce. Solo spalancando la porta del cuore possiamo davvero incontrarlo e attraversare quella "Porta Santa" che verrà aperta e che è Gesù stesso. Con il Natale alle porte, ci prepariamo non solo a celebrare la nascita di Gesù, ma anche l'inizio del Giubileo. Questo tempo straordinario ci invita a vivere la gioia della presenza di Dio che viene ad abitare in mezzo a noi. La Porta Santa che si aprirà nella notte di Natale, a San Pietro, non è solo un simbolo: è un invito concreto a lasciarci trasformare dall’amore di Dio, che ci rinnova e ci rende capaci di portare speranza agli altri, con gesti concreti, da vivere ogni giorno in modo speciale, sentendo forte il compito di diffondere gioia e speranza. Lasciamoci attraversare dalla luce che il Signore vuole far entrare nel nostro cuore!

Gesù Bussa: Un Desiderio di Abitazione e Trasformazione
«Gesù bussa per entrare nella tua vita. Gesù bussa. Non smette mai di farlo. Non si stanca di chiamarci, perché desidera entrare nella nostra vita, trasformarla, abitarla.» Questo costante bussare è un invito personale. Abbiamo attraversato settimane di attesa, preparazione e speranza, e ora siamo all’ultima domenica prima di Natale, la Domenica dell’Incarnazione. Sta a noi spalancare questa porta, lasciando nascere dentro di noi la presenza viva di Gesù.
L'Esempio di Maria: L'«Eccomi» che Spalanca le Porte
Maria ci ha mostrato come fare. Davanti all’annuncio dell’angelo, non si è lasciata bloccare dalla paura, ma ha scelto di affidarsi a Dio. Il suo «Eccomi» ha spalancato le porte all’amore più grande che il mondo abbia mai conosciuto. Oggi ci viene chiesto di fare una scelta personale, unica e originale, come ha fatto Maria. Lei non si è lasciata condizionare da quello che gli altri avrebbero potuto pensare di lei. Ma ha voluto fidarsi completamente di Dio. Ha aperto il suo cuore. E ora il Figlio di Dio abita in mezzo a noi, perché è nato a Betlemme di Giudea circa duemila anni fa. Le nostre scelte per Dio fanno la differenza, perché attraverso il nostro cuore il Signore può passare, il suo amore può passare attraverso il nostro cuore.
La Gioia Vera e l'Amabilità: Chiavi per un Cuore Aperto
Per questo c’è bisogno della nostra amabilità, che si possa sentire, ascoltare, vedere! San Paolo ci invita a vivere nella gioia: «Siate sempre lieti nel Signore, ve lo ripeto: siate lieti». Ma come possiamo essere davvero lieti, soprattutto quando le cose non vanno come vorremmo? La gioia vera nasce da un cuore che si lascia amare da Dio. Lasciamoci amare dunque e poi traduciamo e trasformiamo questo amore, donando agli altri: amore di Dio e amore per il prossimo vanno allo stesso ritmo e allo stesso passo. Non dobbiamo dividere il cuore fra Dio e le persone, ma nemmeno escludere Dio o le persone dal nostro cuore. Apriamo il cuore, perché c’è posto per tutti! San Paolo ci dà una chiave importante per aprire il cuore: «La vostra amabilità sia nota a tutti.» Essere amabili non significa essere perfetti, ma lasciare trasparire, nel nostro modo di parlare e di vivere, che abbiamo un cuore aperto agli altri, un cuore che cerca il bene, che sa perdonare e accogliere e fidarsi delle altre persone. Proveremo, un passo alla volta, la pace vera, quella pace che, come dice l’apostolo, «supera ogni intelligenza».

Ostacoli e Pesi che Ingombrano il Cuore
«Passate per le porte, sgombrate la via al popolo, spianate la strada, liberatela dalle pietre.» Le parole del profeta Isaia ci raggiungono come un appello urgente: è il momento di fare spazio al Signore che viene. Non possiamo accogliere Gesù senza prima liberare il nostro cuore dai pesi che lo ingombrano: la paura, il rancore, la distrazione, la mancanza di fiducia. Non è solo il Signore che ci attende: siamo anche noi, quelli attesi da Dio, scelti e amati, per attraversare la porta che ci offre. È la porta della sua salvezza, il dono di sé stesso per amore. Questa è la promessa: il Signore verrà davvero e non tarderà. Allora, in questi giorni che ci separano dal Natale, non rimandiamo più. Prepariamo il nostro cuore. Con l'avvicinarsi del Giubileo, siamo nel momento giusto per far crescere in noi la speranza e aprire le nostre porte a Gesù.
Il Bisogno di Redenzione: "Continenti senza Dio" nel Cuore
Il miracolo della guarigione del sordomuto nel territorio della Decàpoli, lontano dal vero Dio, è significativo. È indicativo di una situazione di lontananza, di assenza di fede, che è appunto la vera sordità da cui bisogna essere guariti. La nostra vita può essere ancora lontana da Dio, senza di Lui. Noi abbiamo bisogno di essere redenti. Giacomo Biffi diceva che «ci sono nel mio cuore interi continenti in cui la croce di Cristo non è ancora stata piantata». Ci sono in noi interi territori senza Dio, chiusi alla sua parola, e quindi bisognosi di redenzione. Redenzione significa acquisto, riacquisto, presa di possesso. Ci sono aspetti della nostra vita (fatti accaduti, tratti della personalità, desideri, paure…) che devono tornare sotto la proprietà di Cristo. Riconoscere concretamente di essere bisognosi di redenzione non è scontato.
L'Orgoglio e il Disprezzo di Sé: Tentazioni della Chiusura
La prima tentazione è l’orgoglio di chi si crede giusto, di chi non riconosce di dovere cambiare. Gesù ha denunciato con forza, in particolare contro i farisei, la tentazione dell’orgoglio. La parabola del fariseo e del pubblicano è un richiamo costante: l'atteggiamento del fariseo, che si vanta della propria giustizia, è triste. «O Dio, abbi pietà di me peccatore» - è questo l’atteggiamento più vero da vivere.
Una seconda tentazione è il disprezzo di sé, pensarsi troppo sproporzionati, pensare che il nostro male sia un’obiezione. In fondo, la tentazione è pensarsi incurabili, malati terminali. «È troppo grande il male fatto, è troppo radicato in me, è da troppo tempo che sono così…». Questa tentazione è spesso accompagnata dalla paura del giudizio degli altri. Anche Pietro ha avvertito la sproporzione tra sé e Cristo quando, dopo una pesca miracolosa, esclamò: «Signore, allontanati da me che sono un peccatore.» Cristo non nega l’indegnità di Pietro ma allo stesso tempo lo invita a seguirlo.
L’orgoglio e il disprezzo di sé hanno una radice comune: la misura di sé. Entrambi questi atteggiamenti sono caratteristici di chi è occupato a misurarsi, di chi è ripiegato su di sé. Si esce da queste tentazioni imparando ad appoggiarsi su Cristo, a misurarsi in base alla sua presenza. È chiesto un cambiamento di preoccupazione: non "quanto sono grande io", ma "quanto è grande Cristo". Lasciando da parte orgoglio e disprezzo di sé, cercando un atteggiamento di umiltà, chiediamoci: che cosa deve essere redento in noi? Cosa deve essere sanato?
Rumori, Razionalismo e la "Sordità" verso Dio
Benedetto XVI osserva che «ci sono troppi rumori, frequenze diverse che occupano i nostri orecchi e che ci impediscono di ascoltare la parola di Dio.» Questi sono i pareri della mentalità in voga, che ci portano a dare un valore assoluto a cose limitate: la riuscita, il riconoscimento, il potere. Benedetto XVI parla anche di una mentalità razionalista, che ci fa guardare a Dio come a qualcosa di poco ragionevole, di “pre-scientifico”. Le questioni relative a Dio, e in generale alla vita spirituale, ci appaiono in fondo un po’ magiche, favolistiche, irrazionali. «Non esiste soltanto la sordità fisica, che taglia l’uomo in gran parte fuori della vita sociale. Esiste una debolezza d’udito nei confronti di Dio di cui soffriamo specialmente in questo nostro tempo. Noi, semplicemente, non riusciamo più a sentirlo - sono troppe le frequenze diverse che occupano i nostri orecchi. Quello che si dice di Lui ci sembra pre-scientifico, non più adatto al nostro tempo.»

Il Cammino della Purificazione e della Rinascita Spirituale
Il Tempo di Avvento è, soprattutto, una stagione di preparazione per mezzo della purificazione. Le parole di San Giovanni Battista - in un vero senso, il santo del Tempo di Avvento - che esprimono la sua missione nel mondo spiegano il significato del cammino di Avvento: “Preparate la via del Signore, raddrizzate i Suoi sentieri!” (Mt 3:3).
L'Importanza della Penitenza e del Sacramento della Confessione
La prassi della penitenza e, soprattutto, la confessione dei nostri peccati e la loro assoluzione per la grazia di Dio nel Sacramento della Penitenza stanno al cuore della nostra preparazione di Avvento. La nostra preghiera e penitenza raggiungono la loro pienezza e, allo stesso tempo, sono sostenute dal nostro regolare incontro con il Signore nel Sacramento della Penitenza. Con la confessione dei nostri peccati, che siano grandi o che siano piccoli, ci purifichiamo e dilatiamo i nostri cuori, cosicché Cristo possa prender più pienamente la Sua dimora con noi e in noi. Sebbene non sia in sé necessaria, la confessione delle colpe veniali è tuttavia vivamente raccomandata dalla Chiesa, poiché anche le mancanze piccole inibiscono il regno totale di Cristo nei nostri cuori.
La Speranza come Cammino con Cristo
Gesù è la Speranza per il mondo, l’unico capace di trasformarci e migliorarci, anche se dobbiamo affrontare prove e sofferenze. La speranza, mai è ferma, la speranza sempre è in cammino e ci fa camminare. Questa speranza, che il Bambino di Betlemme ci dona, offre una meta, un destino buono al presente, la salvezza all’umanità, la beatitudine a chi si affida a Dio misericordioso. San Paolo riassume tutto questo con l’espressione: «Nella speranza siamo stati salvati» (Rm 8,24). Cioè, camminando in questo mondo, con speranza, siamo salvi.
L’elmo della speranza
Preghiera: Colloquio Intimo e Fonte di Vita
La preghiera è l’elevazione della nostra mente e del nostro cuore al Cielo; è un colloquio intimo con Dio; è l’unione della creatura con il Bene supremo; è l’occupazione degli Angeli in Cielo, permessa agli uomini sulla terra; è la vita del Cielo iniziata qui. «Se la mia meditazione», dice Davide, «non fosse stata per la tua santa Legge, o mio Dio, forse sarei morto nella mia miseria. Non smetterò mai di meditare i tuoi precetti, perché in essi c’è la fonte della vita». Solo la preghiera ci preserva dalle cattive abitudini, dal rilassamento, dall’abbandono successivo delle pratiche di pietà e ci preserva dalle illusioni sullo stato della nostra coscienza. S. Bonaventura dice: “Senza preghiera non c’è progresso nelle virtù”. La preghiera non è solo necessaria, ma è anche infinitamente utile, per le grazie che fornisce. Se non vuoi lasciare andare le cose terrene, non potrai elevare il tuo spirito al cielo. Devi davvero cercare l’intimità con Dio e dare un taglio assoluto a una vita dissipata, che si perde in pensieri inutili e distrazioni.
Il Miracolo dell'Effatà: Aprire i Sensi Spirituali
Il brano del vangelo di Marco che narra la guarigione del sordomuto è emblematico per comprendere l'apertura del cuore. Di ritorno dalla regione di Tiro, Gesù passò per Sidone, dirigendosi verso il mare di Galilea. Gli condussero un sordomuto, pregandolo di imporgli la mano. E portandolo in disparte lontano dalla folla, gli pose le dita negli orecchi e con la saliva gli toccò la lingua; guardando quindi verso il cielo, emise un sospiro e disse: “Effatà” cioè: “Apriti!”. E subito gli si aprirono gli orecchi, si sciolse il nodo della sua lingua e parlava correttamente. Le parole che utilizza Gesù, accompagnando il miracolo, ci aiutano a capire cosa è realmente accaduto a questo uomo. Era sordo e muto. Non poteva ascoltare e parlare, e quindi non poteva comunicare. Viveva una chiusura, un impedimento a entrare in comunione con gli altri. Il miracolo di Gesù consiste nell’aprire la vita di quest’uomo: effatà. A che cosa si apre? Certo si apre al mondo e ai rapporti, può ascoltare e parlare. Ma in particolare si apre al rapporto con Cristo, può ascoltare lui e parlare con lui. I miracoli di Cristo sono sempre legati alla fede, cioè al rapporto della persona con lui. Lo scopo di Gesù è dunque aprire quest’uomo alla fede. Non si tratta solo di restituire il senso dell’udito e quindi della parola.

La Guarigione della Mente: Un Nuovo Uso della Ragione
Ciò che deve essere sanato in noi è allora la testa, la mentalità. Abbiamo bisogno di un uso nuovo della ragione. Essa deve riaprirsi al mondo invisibile. Non c’è solo quello che vedo e tocco. C’è anche qualcosa oltre la realtà. Una ragione che si apre all’invisibile è una ragione capace di cogliere i segni del Mistero nella realtà, e quindi è l’unica ragione capace di cogliere la realtà nella sua interezza. Perché la realtà non è solo quello che vedo e tocco, parte della realtà è anche chi l’ha voluta e perché l’ha voluta. La guarigione consiste nel tornare ad ascoltare la sua voce nella realtà, cioè a riconoscere Cristo presente. La strada per guadagnare questa nuova e sorprendente mentalità è la conoscenza, la frequentazione della persona di Cristo, del suo modo di guardare alla vita e al mondo. È la sua persona che troviamo nella vita della Chiesa. È il suo pensiero che scopriamo nella Scrittura, nella liturgia, nella tradizione della Chiesa. Per questo avvenga, ci è chiesto però un lavoro sistematico di correzione dei giudizi falsi che abbiamo dentro. L'amore di Cristo ci spinge, ci prende, ci urge, ci assedia, ci reclama, ci sequestra!
La Guarigione del Cuore e dell'Affetto: Vincere la Paura di Non Essere Amati
Abbiamo bisogno, poi, di una guarigione del cuore e dell’affetto. Noi viviamo per amare e per essere amati. Ma troppo spesso questo nostro bisogno è macchiato dal dubbio e dalla paura. Per tante ragioni ci troviamo facilmente addosso la paura di non essere amati, e di non sapere o potere amare. Vi sono ragioni culturali, perché una società che disistima la famiglia, che separa il sesso dall’amore, che non ha pietà della vita debole, insinua uno scetticismo circa la possibilità di amare veramente. Ci sono ragioni morali, perché il nostro male ci fa sentire indegni di essere oggetto di amore e di donare il nostro amore.
Il Presepe: Simboli di un Cuore Accogliente
Nelle case dei cristiani, durante il tempo di Avvento, viene preparato il presepe, secondo la tradizione che risale a san Francesco d’Assisi. Contemplando il presepe, ci prepariamo al Natale del Signore. Sarà veramente una festa se accoglieremo Gesù, seme di speranza che Dio depone nei solchi della nostra storia personale e comunitaria. Ogni “sì” a Gesù che viene è un germoglio di speranza. Abbiamo fiducia in questo germoglio di speranza, in questo sì: “Sì, Gesù, tu puoi salvarmi, tu puoi salvarmi”.

Betlemme e la Santa Famiglia
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Betlemme: L'Umiltà della Provvidenza
Prima di tutto notiamo il luogo in cui nacque Gesù: Betlemme. Piccolo borgo della Giudea dove mille anni prima era nato Davide, il pastorello eletto da Dio come re d’Israele. Betlemme non è una capitale, e per questo è preferita dalla provvidenza divina, che ama agire attraverso i piccoli e gli umili.
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Maria: Madre della Speranza
Poi guardiamo Maria, Madre della speranza. Con il suo “sì” ha aperto a Dio la porta del nostro mondo: il suo cuore di ragazza era pieno di speranza, tutta animata dalla fede; e così Dio l’ha prescelta e lei ha creduto alla sua parola. Colei che per nove mesi è stata l’arca della nuova ed eterna Alleanza, nella grotta contempla il Bambino e vede in Lui l’amore di Dio, che viene a salvare il suo popolo e l’intera umanità. La Madre di Dio è solitamente vestita di rosa e azzurro, due colori che rimandano a due appellativi della Vergine, “rosa mistica” e “madre celeste”. Maria ha un volto riflessivo, infatti “meditava queste cose nel suo cuore” (Lc 2,19). La meditazione della Madre di Dio è proprio l’atteggiamento che bisogna seguire davanti al presepe.
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Giuseppe: Saggezza, Giustizia e Fiducia
Accanto a Maria c’è Giuseppe, discendente di Iesse e di Davide; anche lui ha creduto alle parole dell’angelo, e guardando Gesù nella mangiatoia, medita che quel Bambino viene dallo Spirito Santo, e che Dio stesso gli ha ordinato di chiamarlo così, “Gesù”. In quel nome c’è la speranza per ogni uomo, perché mediante quel figlio di donna, Dio salverà l’umanità dalla morte e dal peccato. Nella tradizione napoletana Giuseppe ha una veste viola e un mantello giallo ocra, che indicano rispettivamente il suo stato coniugale e l’appartenenza al popolo ebraico. Al contrario di Maria che è spesso raffigurata in ginocchio, Giuseppe è in piedi, appoggiato al bastone che è immagine della saggezza ma anche della giustizia. Nella scrittura Giuseppe è il Giusto. Ha compreso davvero cosa sia la giustizia di Dio, contraria a quella degli uomini che avrebbero voluto che ripudiasse Maria. Ma Giuseppe si è appoggiato a quel bastone, ha cercato conforto in Dio che gli ha detto, come alla Vergine: “Non temere”).
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I Pastori e gli Angeli
E nel presepe ci sono anche i pastori, che rappresentano gli umili e i poveri che aspettavano il Messia, il «conforto di Israele» (Lc 2,25) e la «redenzione di Gerusalemme» (Lc 2,38). In quel Bambino vedono la realizzazione delle promesse e sperano che la salvezza di Dio giunga finalmente per ognuno di loro. Chi confida nelle proprie sicurezze, soprattutto materiali, non attende la salvezza da Dio. L’unica sicurezza che ci salva è quella della speranza in Dio. E proprio il coro degli angeli annuncia dall’alto il grande disegno che quel Bambino realizza: «Gloria a Dio nel più alto dei cieli e sulla terra pace agli uomini, che egli ama» (Lc 2,14).
Simbolismi Profondi della Natività
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La Mangiatoia: Semplicità, Nutrimento e Destino Profetico
Sulla mangiatoia giace Gesù bambino. Anche la mangiatoia ha un significato ben preciso: secondo un’interpretazione non era soltanto un segno della miseria e umiltà che dovevano accompagnare la nascita di Cristo ma era soprattutto un simbolo profetico del suo futuro destino. La mangiatoia è fatta per contenere il cibo e Gesù sarà il cibo di quelli che crederanno in lui.
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Le Fasce: Prefigurazione di Morte e Resurrezione
Anche le fasce che avvolgono Gesù prefigurano la sua morte (Essi presero allora il corpo di Gesù, e lo avvolsero in bende insieme con oli aromatici, com’è usanza seppellire per i Giudei, Gv 19,40) e allo stesso tempo la sua resurrezione (Pietro tuttavia corse al sepolcro e chinatosi vide solo le bende. E tornò a casa pieno di stupore per l’accaduto, Lc 24,12).
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La Santa Famiglia: Immagine Terrena dell'Amore Trinitario
La Santa Famiglia nel presepe è inoltre immagine della Trinità, è la rappresentazione terrena dell’amore tra il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo.
L'Acqua nel Presepe: Simboli di Vita e Libertà
E poi i simboli del fiume, del pozzo, della fontana, elementi che ci parlano di purificazione e di relazione con Dio.
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Il Fiume: Fonte Battesimale e Prosperità Divina
Il fiume nel presepe è segno del fonte battesimale, ricorda il Giordano nelle cui acque sarà battezzato Gesù. L’irruenza del fiume che scorre attraverso il presepe è quella del Signore nella nostra vita. L’acqua di questo fiume è sempre alimentata, non finisce mai come dicono i profeti: “Ecco io farò scorrere verso di essa, come un fiume, la prosperità; come un torrente in piena la ricchezza dei popoli; i suoi bimbi saranno portati in braccio, sulle ginocchia saranno accarezzati” (Is 66,12).
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Il Pozzo: I Peccati Profondi e la Fonte di Vita Eterna
Anche il pozzo è bene sia presente in ogni presepe. Rappresenta infatti, come la grotta, i nostri peccati più profondi, tutto ciò di cui ci scandalizziamo. Non pensiamo ci possa essere dell’acqua tanto è profondo. E invece in questa santa notte Cristo scende negli abissi e fa sì che attingiamo a questa fonte di vita eterna.
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La Fontana: La Libertà di Aprire o Chiudere l'Amore a Dio
La terza presenza dell’acqua nel presepe è la fontana. Al contrario del fiume dove l’acqua scorre sempre, e del pozzo dov’è statica, nella fontana quest’acqua può essere aperta o chiusa: è il nostro amore per Dio che siamo liberi di aprire o chiudere. Dio ci ha dato questa libertà. Ma come lo sposo alla sposa freme perché noi ci apriamo a lui: “Giardino chiuso tu sei sorella mia, sposa, giardino chiuso, fontana sigillata (CdC 4,12).
Lo Spirito Santo: Il Custode e la Guida del Cuore
Dopo il battesimo, veniamo confermati e riceviamo lo Spirito Santo. Questo è un dono divino. Lo Spirito Santo ci conforta, ci insegna, ci ammonisce, ci illumina e ci ispira. Lo Spirito Santo è un personaggio di spirito; ciò gli permette di dimorare nei nostri cuori e di comunicare direttamente con il nostro spirito. La voce dello Spirito è descritta come calma e sommessa e come un sussurro. Lo Spirito parla quasi sempre alle nostre menti e ai nostri cuori, piuttosto che alle nostre orecchie. Non è forse qualcosa che cerchiamo tutti, essere visitati dallo Spirito Santo, che il Signore ci sia più vicino per trovare gioia e consolazione?
La Purezza del Cuore e la Sensibilità Spirituale
Il cuore è qualcosa di fragile. È sensibile a molte influenze, sia positive che negative. Può essere ferito da altre persone. Può essere indebolito dal peccato. Può essere addolcito dall’amore. Molto presto nella vita impariamo a proteggere il nostro cuore. È come se costruissimo un recinto con un cancello intorno al nostro cuore. Nefi insegnò: «Quando un uomo parla per il potere dello Spirito Santo, il potere dello Spirito Santo lo porta fino al cuore dei figlioli degli uomini.» La libertà personale è talmente sacra che il Padre celeste non obbligherà il cuore umano, benché il Suo potere sia infinito. Nel Sermone sul Monte il Salvatore disse: «Beati i puri di cuore, perché essi vedranno Iddio.» Se una cosa è pura non è stata inquinata o alterata da ciò che non le appartiene. La purezza di cuore è sicuramente uno dei requisiti più importanti per ricevere l’ispirazione da Dio. Anche se il nostro cuore non è perfetto, più ci sforziamo diligentemente di eliminare l’impurità, o di buttare fuori le cose che non dovrebbero starci, e più apriamo il nostro cuore allo Spirito Santo.
L’elmo della speranza
Proteggere il Cuore dalle Cose del Mondo
Molti nel mondo oggi vivono in condizioni prosperose e pacifiche. Nel Libro di Mormon, la prosperità spesso ha guidato le persone lontano dal Signore. Il Signore ha sottolineato tre conseguenze naturali dell’avere il cuore rivolto verso le cose del mondo: Primo, cerchiamo di coprire i nostri peccati invece di pentircene. Secondo, cerchiamo di gratificare il nostro orgoglio e le vane ambizioni invece di cercare le cose di Dio. L’orgoglio rende meno sensibile il nostro cuore ai suggerimenti spirituali. La condizione del nostro cuore influisce direttamente sulla nostra sensibilità verso le cose spirituali. Facciamo in modo che aprire il nostro cuore allo Spirito diventi uno sforzo quotidiano. Siccome siamo i guardiani del nostro cuore, possiamo scegliere di farlo. Scegliamo ciò che lasciamo entrare o ciò che teniamo fuori. Possiamo noi sempre chiedere a Cristo di rafforzare il nostro cuore e di riempirlo con il Suo amore, questa è la mia preghiera, nel nome di Gesù Cristo.