Dopo le eccellenti prove registiche offerte con The Raid - Redenzione e The Raid 2 - Berandal, in cui ha saputo rivoluzionare il cinema action grazie a una direzione ipercinetica e virtuosistica in grado di riscrivere a pieno i dogmi di tale genere, Gareth Evans, con la sua opera Apostolo, intraprende una nuova sfida.
Si tratta di una produzione anglo-statunitense, la prima che vede Evans fuori dall’Indonesia, nonché la sua prima collaborazione con Netflix. Apostolo si è rivelata una prova cruciale per il regista, che ha dimostrato di non essere solo in grado di dirigere film d’azione ma di saper spaziare anche in altri generi, cimentandosi con atmosfere folk-horror e portando la propria visione autoriale.

Trama e Ambientazione
La vicenda è ambientata nel 1905. Ci ritroviamo a seguire le gesta di Thomas Richardson (interpretato da Dan Stevens), un ex missionario ormai privo di fede. Thomas si reca in una lontana isola per salvare la sorella Jennifer (Elen Rhys), rapita da una misteriosa setta religiosa che chiede un riscatto per liberarla. Il ruvido Thomas Richardson giunge sull'isola di Erisden sotto mentite spoglie, alla ricerca della sorella, a quanto si dice occultata negli oscuri meandri di una bigotta comunità religiosa.
Questa comunità è capitanata dall’invasato Profeta Malcolm (Michael Sheen), prodigo a diffondere uno stranissimo Verbo. La setta governa il territorio ed è devota a una divinità locale chiamata dagli abitanti con il semplice appellativo di “Lei”. Presto sarà chiaro che la setta si pentirà amaramente di aver sfidato Thomas, in grado di scavare nei segreti più profondi e nelle bugie su cui il culto si è basato per anni.
Con l’aiuto del giovane Jeremy (Bill Milner) e della ribelle Andrea (Lucy Boynton), Thomas cercherà di penetrare il terribile culto proferito dalla setta, portando alla luce un segreto a dir poco inimmaginabile.
Regia e Stile: Dalla Suspense all'Orrore Viscerale
Tecnicamente, lo stile di Evans si riconosce immediatamente, pur trattandosi di un’opera differente rispetto alle sue precedenti. Il cambio di genere ha permesso al regista gallese di cimentarsi con ritmi più blandi e un cinema maggiormente descrittivo e introspettivo. Nella prima parte del film, il cineasta accantona l’azione vera e propria a favore di una maggiore analisi delle atmosfere e dei personaggi. Qui emergono ugualmente le sue capacità, grazie a una regia accorta e mai banale, in grado di mostrare qualità nascoste che con fatica si rivelavano nei suoi precedenti lavori, pur mantenendo intatte quelle peculiarità che ne hanno distinto il talento.
Dopo la prima ora, Apostolo cambia decisamente registro: i ritmi si fanno più incessanti e con essi il sangue, quasi del tutto puramente simbolico nella metà iniziale dell’opera, scorre letteralmente a fiumi. Questa virata abbandona quasi completamente il lato "vitale" legato alla divinità dell’isola a favore di scene al limite dello splatter, cruente e di pregevolissima fattura. Evans dimostra anche qui che l’azione e la messa in scena della violenza sono decisamente nelle sue corde, e scontri e torture sono costruite in maniera minuziosa e con un’abilità fuori dal comune, grazie a movimenti di macchina perfetti e mai scontati.
Apostolo - Trailer ufficiale SUB ITA HD
Temi e Fonti d'Ispirazione
Evans si rifà al filone horror basato sui culti pagani, con il capolavoro The Wicker Man del 1973 come punto di riferimento, dal quale però il regista riesce abilmente a distanziarsi dopo un incipit che lo ricorda molto. Il film attinge direttamente a classici del genere, con The Wicker Man di Hardy come richiamo più evidente, ma non mancano echi a The Village di Shyamalan e a tutta quella tradizione narrativa che assume come soggetto il bigottismo, l'utilizzo della superstizione come strumento del potere e il pericolo dell'ideologia nelle comunità chiuse.
L’orrore si fa ancora una volta veicolo di denuncia, soffermandosi sull’analisi delle credenze e di come l’uomo, abbandonando la razionalità per la superstizione, tralasci paradossalmente quei dogmi di compassione e uguaglianza che ne sono alla base per inseguire potere e interessi personali. La ferrea disciplina e l'obbedienza assoluta ai tre "padri pellegrini" fondatori della comunità sono scandite dal culto e dai sacrifici alla Divinità, la cui capacità di dialogare con essa costituisce il fondamento per un esercizio del potere incondizionato.
Ciò che rende originale e interessante la costruzione narrativa di Apostolo è l'inversione di rotta che Evans mette in gioco rispetto alla tradizione. Se in opere come The Village lo spettatore era condotto verso una razionalizzazione della paura, qui il cammino è inverso: da un'iniziale spiegazione razionale dei fatti si vira verso l'elemento sovrannaturale, che prende sempre più piede nella seconda parte del film, in un crescendo di gore e sangue che sancisce il passaggio dal thriller all'horror vero e proprio.
Evans è interessato a mostrarci, con l’ambiguo finale, la fine di un’era e di una religione che cede il passo a un nuovo culto e a un nuovo Dio.
Aspetti Tecnici e Cast
A livello fotografico, nulla da eccepire: la natura e gli splendidi paesaggi sono riportati e dipinti in maniera magistrale da Matt Flannery, e la virata sui toni sanguinei di rosso e le oscurità della seconda parte sono anch'esse gestite ottimamente.
Il Contributo Musicale di Fajar Yusekemal e Aria Prayogi
Perfetto è il contrappunto musicale ad opera di Fajar Yusekemal e Aria Prayogi, fedeli collaboratori di Evans. La loro musica è in grado di supportare le immagini con efficacia e di alimentare la tensione nei momenti di maggiore thrilling, grazie a voci oscure e dissonanze ottimamente calibrate. Il loro notevole contributo dimostra che Evans è un narratore attento alle dinamiche del fantastico e capace di lavorare sui luoghi comuni del genere, mettendo uno di fianco all’altro tanti piccoli tasselli in grado di formare un unico, grande arco narrativo.
Prove Attoriali
Per quanto riguarda le prove attoriali, spiccano sicuramente quelle di Lucy Boynton e di Michael Sheen. La Boynton interpreta Andrea, voce edificante dell’intero film e simbolo, insieme alla giovane Ffion, di purezza, genuina ingenuità e amorevole compassione. Sheen veste i panni del Profeta Malcolm, il cui desiderio di guidare la comunità travalica alla fine ogni aspetto morale, se si esclude una piccola redenzione nell’atto finale. Ottima anche la performance di Mark Lewis Jones nel ruolo di Quinn, la cui sete di potere cresce di pari passo con l’avanzare della vicenda.
Punti di Forza e Debolezze
Il primo punto di forza di Apostolo è quello di cambiare continuamente strada, sorprendendo lo spettatore senza dover utilizzare colpi di scena che stravolgono la storia. L’impressione è quella di un film che crede fortemente nel ruolo del racconto: Evans supera il limite delle due ore di durata e costruisce un intreccio che si dipana progressivamente, prendendosi i suoi tempi e lasciando che lo spettatore si immerga poco alla volta in un film che non sembra possedere alcuna fretta di spiegare tutto e subito. Questo approccio quasi classico, improntato sull’attesa e poco sul colpo di scena, è in netta controtendenza rispetto a molti canoni attuali.
Nonostante ciò, se la regia è senza dubbio il punto di forza di Apostolo, a livello di sceneggiatura il film zoppica un po’ e alcuni passaggi non risultano del tutto chiari, seppur l’idea di imbastire sottotrame che portano alla luce le differenti voci degli abitanti dell’isola risulti azzeccata. La durata di oltre due ore appare anche leggermente eccessiva; un minutaggio più stringato avrebbe giovato alla fluidità dell’opera ed eliminato qualche ripetizione di troppo che in alcuni casi crea momenti di stanca.
La scrittura di Evans risulta meno interessante rispetto alla sua direzione e meriterebbe maggiore cura e spessore. Oltre alla malcurata evoluzione dei personaggi, che rimangono piuttosto appiattiti in sé stessi (fatta eccezione per il profeta interpretato da Michael Sheen), il problema principale del film sta nel senso di smarrimento generale e nella vaghezza delle conclusioni, che non forniscono una spiegazione di alcuni fatti centrali della vicenda narrata. Questo causa una certa perplessità nel pubblico, chiamato a colmare da sé, con ipotesi più o meno plausibili, i buchi lasciati dalla sceneggiatura.
"Apostolo" nel Contesto delle Produzioni Netflix
Risulta sempre più difficile orientarsi all'interno delle piattaforme di streaming online per quanto riguarda i film originali, che rischiano di perdersi in un calderone dove tutto è mescolato e dove spesso la qualità è bassa. Tuttavia, la loro centralità nel dibattito cinematografico contemporaneo, con l'apertura di importanti festival come quello di Venezia, fa sì che la critica non possa più permettersi di ignorarne i contenuti. Se è vero che, in media, la qualità di questi prodotti non è altissima, non sono pochi i casi di film notevoli che, anche se talvolta non direttamente prodotti dal colosso dello streaming americano, sono stati distribuiti proprio grazie a Netflix (come "Nocturama", "Annientamento", "Into the Inferno" o più recentemente "Sulla mia pelle", "Rimetti a noi i nostri debiti").
Il genere horror, tra tutti, sembra andare per la maggiore in termini di quantità di film prodotti, e tra questi, uno degli ultimi lavori è proprio Apostolo di Gareth Evans, che si presenta come un folk-horror a metà tra il thriller e il soprannaturale. In definitiva, con Apostolo Evans si conferma uno dei registi più innovativi e di talento della nuova generazione, capace di sfruttare il mezzo cinematografico come pochi altri e di creare inquadrature impossibili dove molti vedono solamente ostacoli.